L’impatto dei periodi di disoccupazione indennizzata sul calcolo della pensione è un tema spesso sottovalutato, ma centrale per molti lavoratori che, nel corso della carriera, hanno fruito di NASPI, ASPI, mini-ASPI o delle precedenti indennità di disoccupazione (DS).
In linea generale, questi periodi non sono “vuoti contributivi”: grazie ai contributi figurativi accreditati dall’INPS, consentono di raggiungere prima il diritto a pensione e, di norma, aumentano l’importo complessivo del trattamento. Tuttavia, in presenza di una quota di pensione calcolata con sistema retributivo, possono produrre effetti penalizzanti se non correttamente gestiti, rendendo necessario ricorrere al meccanismo della neutralizzazione.
Contributi figurativi da NASPI e altre indennità di disoccupazione
I periodi coperti da NASPI, ASPI e mini-ASPI e vecchia indennità ordinaria di disoccupazione danno luogo, a determinate condizioni, all’accredito di contribuzione figurativa.
Si tratta di contributi che sono riconosciuti gratuitamente dall’INPS, senza oneri a carico del lavoratore, sono utili ai fini del diritto a pensione, poiché incrementano l’anzianità complessiva, sono anche utili ai fini della misura, ma entro i limiti stabiliti dalla normativa sui massimali di retribuzione figurativa.
Per la NASPI, l’art. 12 del D.lgs. 4 marzo 2015, n. 22 prevede che la retribuzione figurativa accreditabile non possa superare 1,4 volte l’importo massimo mensile della NASPI. In pratica, per chi percepiva retribuzioni medio-alte prima della perdita del lavoro, la retribuzione figurativa NASPI risulta normalmente inferiore alla retribuzione reale che sarebbe stata percepita continuando a lavorare.
Effetti differenziati su sistema contributivo e retributivo
L’impatto dei periodi di NASPI sul trattamento pensionistico varia in funzione del metodo di calcolo applicato.
| Sistema di calcolo | Effetto contributi figurativi NASPI | Rischio penalizzazione | Rimedio disponibile |
|---|---|---|---|
| Interamente contributivo | Incrementa il montante individuale (con base limitata al massimale) | Assente — vale sempre più di un vuoto contributivo | Non necessario |
| Misto (retributivo + contributivo) | Può abbassare la media retributiva del periodo di riferimento | Presente — riduzione della quota retributiva | Neutralizzazione e scorrimento del periodo di osservazione |
Pensioni interamente contributive
Per le pensioni determinate integralmente con il sistema contributivo, i contributi figurativi da disoccupazione aumentano il montante contributivo individuale, seppur con una base retributiva limitata dal massimale e non determinano mai una riduzione “assoluta” dell’assegno rispetto all’ipotesi di totale assenza di contribuzione: il periodo NASPI, cioè, vale comunque più di un buco contributivo.
La potenziale criticità non riguarda, dunque, il sistema interamente contributivo, ma le pensioni a calcolo misto.
Pensioni a sistema misto (quota retributiva + quota contributiva)
Per la maggior parte dei lavoratori oggi prossimi al pensionamento si applica un calcolo misto: quota retributiva per i contributi maturati fino al 31.12.1995 (o, per chi aveva almeno 18 anni di contributi a tale data, fino al 31.12.2011) e quota contributiva per i periodi successivi.
Le quote retributive si basano sulla retribuzione pensionabile, ottenuta come media delle retribuzioni. effettive o figurativ, di un periodo di riferimento antecedente la decorrenza della pensione, ad esempio le ultime 260 settimane per molte fattispecie.
Se all’interno di tale periodo rientrano anni coperti da NASPI valorizzati con retribuzione figurativa inferiore alla retribuzione effettiva precedente, la media retributiva si abbassa con un impatto diretto negativo sull’importo delle quote retributive.
Il risultato è che il lavoratore, pur avendo “guadagnato” in anzianità complessiva, può vedere ridotta la parte retributiva del proprio assegno pensionistico.
Il rimedio: la neutralizzazione dei periodi di disoccupazione
Per evitare che i periodi di disoccupazione indennizzata producano un effetto distorsivo sulle quote retributive, l’ordinamento ha introdotto il principio della neutralizzazione.
| Elemento | Senza neutralizzazione | Con neutralizzazione |
|---|---|---|
| Periodo di riferimento per la media retributiva | Include le settimane NASPI con retribuzione figurativa ridotta | Le settimane NASPI vengono escluse; il periodo scorre a ritroso |
| Retribuzioni incluse nel calcolo | Mix di retribuzioni effettive e figurative (più basse) | Solo retribuzioni effettive da periodi lavorativi precedenti |
| Media retributiva risultante | Potenzialmente inferiore al reale livello salariale | Più rappresentativa della storia lavorativa effettiva |
| Impatto sulla quota retributiva | Riduzione dell’importo pensionistico | Importo più elevato o comunque non penalizzato |
| Obbligo INPS | Doppio calcolo obbligatorio; liquidazione dell’importo più favorevole all’assicurato | |
In sintesi:
- la neutralizzazione consiste nell’escludere dal calcolo della retribuzione pensionabile i periodi coperti da contribuzione figurativa derivante da disoccupazione
- a condizione che tali periodi non siano necessari per soddisfare il requisito minimo assicurativo e contributivo per il diritto a pensione.
Operativamente, ciò significa che ai fini della media retributiva, le settimane NASPI collocate nelle ultime 260 settimane possono essere “saltate” e il periodo di osservazione viene fatto scorrere a ritroso, includendo settimane più risalenti in cui la retribuzione effettiva era più elevata.
L’INPS è tenuto a effettuare un doppio calcolo con inclusione dei periodi di NASPI nel periodo di riferimento e con neutralizzazione dei periodi figurativi da disoccupazione e scorrimento a ritroso del periodo di osservazione.
Il trattamento da liquidare deve essere, in ogni caso, il più favorevole per l’assicurato.
Il rischio: calcoli non ottimali e importi inferiori al dovuto
Sebbene il quadro normativo preveda questo meccanismo di tutela, nella prassi possono verificarsi alcune criticità: la neutralizzazione non sempre viene applicata automaticamente in tutte le situazioni potenzialmente interessate, per pensioni già liquidate, l’eventuale ricalcolo richiede spesso una richiesta specifica da parte dell’interessato, accompagnata da una ricostruzione puntuale della posizione assicurativa, la complessità delle regole di calcolo rende difficile, per il singolo lavoratore, accorgersi di una penalizzazione legata alla mancata neutralizzazione.
Il risultato può essere una pensione più bassa di quanto spettante, senza che il pensionato ne sia consapevole, soprattutto in presenza di carriere con retribuzioni crescenti, poi interrotte da periodi di NASPI e una significativa quota di trattamento determinata ancora con metodo retributivo.
Il ruolo della consulenza previdenziale specializzata
Alla luce di quanto esposto, è evidente che la gestione dei periodi di NASPI e delle altre indennità di disoccupazione non può essere affrontata in modo approssimativo, richiede una analisi tecnica dettagliata del fascicolo contributivo, implica la verifica della convenienza della neutralizzazione e dell’effettiva applicazione del doppio calcolo.
Una consulenza previdenziale specialistica consente di ricostruire con precisione i periodi di lavoro e disoccupazione, distinguendo tra contribuzione effettiva e figurativa, simulare l’importo della pensione con e senza neutralizzazione dei periodi NASPI, verificare che l’INPS abbia liquidato il trattamento nella misura più favorevole, intervenendo, se necessario, con richieste di riesame o ricostituzione.
Per i lavoratori che hanno utilizzato la NASPI, in particolare nella fase finale della carriera, la verifica preventiva, o successiva, in caso di pensione già liquidata, rappresenta uno strumento essenziale per non rinunciare, inconsapevolmente, a una parte del proprio diritto pensionistico.
In un contesto in cui le carriere sono sempre più frammentate e l’uso degli ammortizzatori sociali è frequente, la corretta lettura del ruolo dei contributi figurativi da disoccupazione e l’applicazione rigorosa del principio di neutralizzazione diventano un passaggio indispensabile per garantire ai lavoratori una tutela economica adeguata e conforme alle previsioni di legge.
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Domande frequenti sulla neutralizzazione NASPI e la pensione
I periodi di NASPI vengono conteggiati ai fini della pensione?
Sì. I periodi coperti da NASPI, ASPI e vecchia indennità di disoccupazione danno luogo all’accredito di contributi figurativi da parte dell’INPS, utili sia per il diritto a pensione (anzianità contributiva) sia, entro i limiti del massimale, per la misura del trattamento.
La NASPI può ridurre l’importo della pensione?
In presenza di una quota di pensione calcolata con sistema retributivo, sì. Se i periodi NASPI ricadono nel periodo di riferimento usato per calcolare la media retributiva, la retribuzione figurativa — normalmente inferiore a quella reale — abbassa la media e quindi riduce la quota retributiva della pensione.
Che cos’è la neutralizzazione dei periodi di disoccupazione ai fini pensionistici?
La neutralizzazione è il meccanismo che consente di escludere dal calcolo della retribuzione pensionabile i periodi coperti da contribuzione figurativa derivante da disoccupazione indennizzata, a condizione che tali periodi non siano necessari per maturare il diritto a pensione. Il periodo di osservazione scorre a ritroso, includendo settimane con retribuzioni effettive più elevate.
L’INPS applica automaticamente la neutralizzazione NASPI?
L’INPS è tenuto a effettuare un doppio calcolo — con e senza neutralizzazione — e a liquidare l’importo più favorevole all’assicurato. Tuttavia, nella prassi la neutralizzazione non viene sempre applicata in modo ottimale. Per le pensioni già liquidate è spesso necessaria una richiesta di riesame o ricostituzione da parte dell’interessato.
Chi dovrebbe verificare l’applicazione della neutralizzazione NASPI sulla propria pensione?
In particolare i lavoratori con carriere caratterizzate da retribuzioni crescenti interrotte da periodi di NASPI, con una quota significativa di pensione calcolata con metodo retributivo, o con periodi di disoccupazione indennizzata collocati negli ultimi anni prima del pensionamento. In questi casi una consulenza previdenziale specialistica consente di verificare se la pensione è stata liquidata nella misura corretta.
