La più antica moneta di Roma: 335 a.c. La parola Italia compare nel 91 a.c.: ricorda un giuramento sacro

Dalla nascita della moneta a Roma alla comparsa del nome “Italia”, il percorso racconta l’evoluzione da economia agricola a sistema commerciale, tra innovazioni monetarie, conflitti e integrazione dei popoli italici nella cittadinanza romana.
La più antica moneta di Roma: 335 a.c. La parola Italia compare nel 91 a.c.: ricorda un giuramento sacro. Dalla nascita della moneta a Roma alla comparsa del nome “Italia”, il percorso racconta l’evoluzione da economia agricola a sistema commerciale, tra innovazioni monetarie, conflitti e integrazione dei popoli italici nella cittadinanza romana.

Perché nasce una moneta? Nel caso di Roma per facilitare i commerci con Neapolis (Napoli) nel 326 a.c. Il cambio di mentalità da un’economia agricola a ‘imprenditoriale’ basata sulla navigazione avviene quando Roma entra in contatto con la Magna Grecia.

La moneta nasce proprio per facilitare gli scambi; il primo contratto con Cartagine, antica città fenicia in Tunisia, si ha nel 508 a. c., cui seguono le guerre puniche (264 a.c. – 146 a.c.) e la conquista della Sicilia (241 a.c.).

La più antica moneta romana (335 circa a.c.) raffigura sul fronte la testa di Giano bifronte, divinità romana che guarda al passato e al futuro, e sul retro la prua di una nave. E’ evidente la vocazione commerciale nonostante una mentalità ancora contadina: si continua a pensare il valore del soldo, chiamato pecunia, in termini di bestiame, il pecus. La moneta è fusa in bronzo e pesantissima (272 grammi!), poco maneggevole per il volume, che verrà ridotto e alleggerito.

Prima di arrivare al Quadrigato: gli Aes rude, i lingotti con Pegaso, scudi, elefanti e maiali…

Nella prima parte della storia di Roma, dalla sua fondazione (21 aprile 753 a.C.) a tutto il periodo monarchico (753-509 a.C.) e parte del repubblicano fino al III secolo a.C., il commercio non si basa sull’uso della moneta, ma su scarti di lavorazione di bronzo informi, gli Aes rude, valutati in base al materiale.

Il valore dell’Aes rude dipende dal peso e va quindi verificato ogni volta. Intorno al IV secolo a.c. compare l’Aes Signatum, un lingotto in bronzo di forma rotonda o rettangolare su cui viene segnato il valore. Il peso è variabile tra 1,150 e 1,850 kg e introduce un concetto essenziale: la garanzia da parte dello Stato. Un’innovazione che facilita gli scambi. Affascinanti le figure scelte per segnare i lingotti: una su ogni lato. Fra le coppie più comuni compaiono: un’aquila con un fulmine tra gli artigli e Pegaso in volo; una spada e il suo fodero; il lato interno ed esterno di uno scudo; un elefante e un maiale…

La moneta più famosa è conosciuta col nome di quadrigato (introdotta nel 225 a.c. circa). Simboleggia il trionfo militare di Roma e la sua espansione in Italia e nel Mediterraneo. Mantiene al dritto una testa giovanile di Giano ed al rovescio Giove e la Vittoria che guida una quadriga, da cui il nome.

Il denario (denarius argenteus) o denaro è invece una piccola moneta d’argento che fino al III secolo d.C. rappresenta la moneta principale del sistema monetario dell’antica Roma.

Il nome Italia compare per la prima volta nel 91 a.c.: gli italici chiedono di essere cittadini romani

Il nome Italia compare per la prima volta  nel periodo della Guerra Sociale del 91 – 88 a.c. tra Roma e la Lega Italica. Non si tratta di una guerra per l’indipendenza: i popoli italici (Sanniti, Marsi, Peligni…) chiedono maggiore integrazione e la concessione della cittadinanza romana. Questo diritto viene negato dal Senato e inizia un drammatico scontro. La monete nasce a Corfinium (l’odierna Corfinio, in Abruzzo), proclamata capitale della Lega italica con il nome di Italica.

Bellissima la testa femminile sul Recto adornata con corona di alloro, accompagnata dalla scritta Italia in caratteri latini o, in alcuni casi, Viteliu in alfabeto Osco.

Sul Verso si trova invece una scena di giuramento di otto guerrieri italici con spade rivolte verso un suino sacrificale, simbolo di alleanza contro Roma.

La lega nasce come atto di resistenza e identità collettiva dei popoli italici che chiedono la cittadinanza romana a garanzia di maggior protezione giuridica, parità di diritti civili e accesso alla spartizione dei bottini di guerra.  Queste popolazioni sono stanche dello sfruttamento romano, che impone pesanti tributi e obblighi militari senza concedere il diritto di voto e la partecipazione politica. Utilizzate come ‘serbatoio di soldati’ per le campagne di Roma, condividono il rischio delle guerre senza alcun vantaggio e vedono i loro territori amministrati dall’alto senza poter intervenire nelle decisioni locali. Tutti gli Italici diventano cittadini romani con la legge dell’anno 90 – 89.

La moneta è stata scoperta nei pressi del Santuario di Pescosansonesco (PE) nel sito archeologico Monte Queglia; è conservata nella Biblioteca nazionale di Parigi.

La Bibliothèque Nationale de France vanta una delle più importanti raccolte al mondo di numismatica, tra cui la moneta da 20 stateri d’oro di Eucratide I (sovrano che muore nel 145 a.c.), la più grande moneta d’oro coniata nell’antichità: pesa 169,2 g con un diametro di 58 mm.

L’origine mitica di Roma: Enea figlio di Venere, Romolo figlio di Marte

Secondo la leggenda, l’origine mitica di Roma risale all’epopea di Enea, l’eroe figlio di Venere e del mortale Anchise. Dopo la caduta di Troia, Enea fugge con il padre e il figlioletto Ascanio, affrontando un lungo viaggio nel Mediterraneo. Approda a Cartagine e vive un anno con la Regina Didone prima di toccare le sponde del Lazio. Qui Ascanio fonda Alba Longa, che dà i natali a Romolo e Remo, figli della Vestale Rea Silvia e del Dio Marte. Costretta ad abbandonarli sul Tevere, li salva la mitica lupa e fondano Roma sul Palatino, dove sono cresciuti. Romolo è il primo Re: 21 aprile 753 a.C. è la data di fondazione di Roma in base ai calcoli astrologici di Marco Terenzio Varrone.

Più prosaicamente Roma nasce come singola città – stato dall’accordo tra alcune tribù. Prima 3 e poi 20 clan, che diventano presto 35.

A differenza delle grandi civiltà artistiche (mesopotamica, egizia, indiana, cinese) non basa la sua ricchezza sulla fortuna di un grande fiume. Difficile equiparare il Tevere al Nilo: il tufo vulcanico non può portare altrettanta fertilità, abbondanza e ricchezza. Questo suolo spesso calcareo si presta solo al magro pascolo delle pecore e di buoi con poche pretese.

Rapidi guadagni arrivano grazie a un surplus aggiunto all’agricoltura e alla pastorizia: il commercio. E’ l’elemento mercantile che porta Roma, attraverso il valico del Tevere e la Via del sale, verso impulsi di benessere e progresso.

I primi avventurieri guardano al futuro con ambizione e desiderano più di ogni cosa la libertà d’azione: gli ultimi Re di Roma sono etruschi. Cacciarli e fondare una Repubblica romana diventa un evento leggendario associato alla ‘liberazione dalla supremazia straniera’ (509 a.c.).

Fonte: Ranuccio Bianchi BandinelliRoma L’arte romana al centro del potere, Bur Arte

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