Casa, dolce casa. La polizza sull’abitazione

Polizza casa conviene davvero? In Italia molte abitazioni restano scoperte, soprattutto dai rischi catastrofali. Proteggere l’immobile significa trasformare un rischio potenzialmente devastante in un costo sostenibile e pianificato.
Polizza casa conviene davvero: interno domestico sicuro mentre fuori una violenta alluvione minaccia l’abitazione

Italiani, brava gente. Popolo di santi, poeti, navigatori…e risparmiatori. Abbiamo un’innata predisposizione ad accumulare sul conto corrente un’abbondante riserva di denaro contante, pronta per ogni evenienza. Una forma di tranquillità psicologica, più che finanziaria. Siamo, invece, molto meno abili ad impiegare quelle risorse in maniera efficiente per accrescere il patrimonio.

Accanto ai depositi a vista, c’è un secondo elemento distintivo dell’homo italicus: la propensione all’acquisto della casa. L’immobile costituisce il fulcro della ricchezza delle famiglie: con oltre 6.000 miliardi di euro di valore complessivo, si conferma l’asset prediletto dei nostri concittadini, per 3/4 proprietari e stabilmente ai vertici delle graduatorie continentali per vocazione al possesso.

La casa è tutto: nido, guscio confortevole, status symbol, investimento, eredità. Oggetto del desiderio e priorità assoluta. Per comprarla si fanno sacrifici, si stipulano mutui trentennali, non solo per sé, ma anche per i figli. E poi ci sono le seconde case, al mare, in montagna, nei borghi.

Pianificazione? What?

Cosa accomuna l’attitudine ad ammassare liquidità e quella a investire nel mattone?Una parola semplice, benché di solito ignorata: pianificazione. O, piuttosto, la sua assenza. L’italiano medio è poco incline a ragionare in termini di gestione del rischio. Mette da parte, acquista, ma di rado si prende cura in modo strutturato di quel che possiede.

Non è un caso se siamo gli ultimi in Europa ad aver introdotto l’obbligo di assicurare i veicoli a motore, nel 1969. Proprio così: la responsabilità civile per l’auto, che oggi diamo per scontata, è frutto di un’imposizione. Senza regole ferree, questa buona pratica non avrebbe mai attecchito. La domanda sorge, dunque, spontanea: serve un obbligo anche per preservare l’abitazione?

Un Paese fragile, una memoria corta

La questione diventa ancora più rilevante se si guarda al contesto. La Penisola è vulnerabile, soggetta a frane, alluvioni, terremoti. In anni recenti, inoltre, la frequenza e l’intensità degli eventi climatici estremi sono aumentate a dismisura. Eppure, continuiamo a sottovalutarne la portata.

Le motivazioni sono molteplici. Culturali, anzitutto, e sistemiche: fatalismo, scarsa alfabetizzazione assicurativa, l’abitudine a fare affidamento sull’intervento pubblico in caso di disastro. Si agisce dopo, quasi mai prima, trascurando azioni preventive come manutenzione del territorio, messa in sicurezza degli edifici, adeguamento sismico, e si arriva impreparati all’emergenza. Malasorte? Niente affatto.

Il PNRR ha rappresentato un’opportunità irripetibile per mitigare i pericoli tellurici ed idrogeologici, ma la sensazione è che il problema non sia stato affrontato con la necessaria incisività. Un’occasione sprecata, l’ennesima. Questa, però, è un’altra storia…

I numeri di un ritardo

Gli ultimi dati ANIA aiutano ad inquadrare meglio il fenomeno. A marzo 2025 in Italia risultano attive 12,3 milioni di polizze a tutela delle abitazioni civili (+5,8% a confronto con l’anno precedente). Il grado di penetrazione resta limitato, poiché solo un’abitazione su due è coperta da una polizza incendio o multirischio. L’altra è sguarnita, inerme di fronte alle intemperie (o alle effrazioni dall’esterno). E anche tra le dimore assicurate la copertura è spesso parziale: l’83% dei contratti in essere non include alcuna estensione alle catastrofi naturali, presente in un’esigua minoranza di residenze. Infine, il premio medio (escluse le tasse) della garanzia incendio ammonta a 184 euro.

Numeri inconfutabili: la minaccia più seria è la meno tutelata. L’offerta si va arricchendo, ma non riesce a catturare l’attenzione di una domanda in crescita, ma tuttora insufficiente.

Trasferire il rischio

Il contratto assicurativo è uno strumento di trasferimento del rischio. Funge da antidoto contro l’alea, l’imprevedibilità delle vicende umane. In cambio del pagamento di un premio contenuto, si evita un’esposizione potenzialmente devastante. È un meccanismo di facile comprensione, persino banale nella sua logica economica: trasformare un’incertezza elevata in un costo certo e sostenibile.

Questo passaggio razionale non è ancora pienamente interiorizzato. Si preferisce assumere un rischio confidando nella probabilità che non si verifichi, opzione forse accettabile per piccoli inconvenienti, ma assai pericolosa quando si tratta di danni gravi o di cataclismi: ricostruire una casa, o riparare cedimenti strutturali significativi non è assimilabile alla gestione di una spesa imprevista, ma ordinaria. È un impatto che può stravolgere l’equilibrio finanziario di una famiglia.

La polizza per la casa

Consideriamo adesso l’offerta. Si tende ad identificare la polizza per la casa con la sua versione essenziale, spesso legata al mutuo. In effetti, la voce incendio e scoppio è la più diffusa, anche perché richiesta dagli istituti di credito a tutela dell’immobile ipotecato. Ma è fin troppo basica, rispetto al vasto ventaglio di garanzie rese disponibili daunagamma prodotti molto articolata. Oltre alle clausole fondamentali, infatti, quelle accessorie permettono di coprire:

– il contenuto dell’abitazione,

– i danni da acqua e da eventi atmosferici,

– la responsabilità civile verso terzi,

– i furti e gli atti vandalici.

E, soprattutto, è possibile ampliare la salvaguardia alle calamità naturali. Dal punto di vista giuridico, il tema è sempre più al centro del dibattito. Un primo passo si è compiuto per le imprese, a seguito della Legge di Bilancio 2024, che ha sancito l’obbligo di sottoscrivere una polizza a copertura dei danni provocati da avvenimenti catastrofali (terremoti, alluvioni, frane) sui beni produttivi, dagli immobili ai macchinari. L’entrata in vigore è stata progressiva: dapprima le grandi aziende, nel 2025, quindi le medie e, infine, le piccole, seppur con una serie di proroghe che hanno spostato le scadenze al 2026 per specifici settori.

Un simile approccio in futuro si potrebbe applicare anche alle abitazioni private.

Conclusioni

Torniamo all’assunto di partenza. La casa, per gli italiani, non è un bene qualsiasi. È il bene per eccellenza. E allora, se siamo disposti a fare sacrifici per comprarla, dovremmo fare altrettanto per proteggerla. Serve davvero una costrizione per diffondere la cultura assicurativa sulla casa? Forse sì. L’esperienza della RC auto insegna che, in alcuni casi, la leva normativa può accelerare l’adozione di comportamenti virtuosi. Ma sarebbe una soluzione imposta dall’alto. Il vero salto di qualità dovrebbe essere culturale: non una coercizione, ma una scelta consapevole. Non un costo percepito, ma un investimento a difesa del proprio patrimonio, nemmeno troppo oneroso, peraltro.

Casa, dolce casa. A patto che rimanga tale, in particolare quando le cose non vanno nel verso giusto.

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