Arte o azioni? Cosa ha reso più ricchi i collezionisti negli ultimi 20 anni

Arte o azioni? Dal 2004 al 2024 l’arte contemporanea ha battuto i mercati azionari in rendimento e stabilità. Un’analisi sui dati reali rivela vantaggi, rischi e strategie di diversificazione.
Arte o azioni: confronto rendimenti investimenti 2004-2024

Un’analisi comparativa dei rendimenti tra investimenti in arte e mercati azionari dal 2004 al 2024

Negli ultimi due decenni, investitori e collezionisti si sono trovati di fronte a una domanda sempre più pressante: è più redditizio investire in opere d’arte o puntare sui mercati azionari tradizionali? La risposta, supportata da dati concreti e analisi quantitative, rivela scenari sorprendenti che ribaltano molte convinzioni consolidate.

I numeri parlano chiaro: l’arte ha battuto Wall Street

Secondo i dati del Sotheby’s Mei Moses Index, l’indice di riferimento per il mercato dell’arte basato su oltre 80.000 vendite all’asta ripetute, l’arte ha registrato una crescita media annua dell’8,5% dal 1950 al 2021. Ma è nel periodo più recente che le performance diventano davvero interessanti: l’arte contemporanea ha registrato un tasso di crescita annuo composto del 12,6% dal 1995 al 2022, superando l’S&P 500 (9%), l’oro (5,9%) e altre classi di asset.

Questi risultati trovano conferma anche in altri studi. Secondo il Mei Moses All Art Index, l’arte ha superato il mercato azionario in termini di rendimento negli ultimi 20 anni, consolidando la sua posizione come asset di investimento alternativo sempre più appetibile.

L’S&P 500: performance solide ma inferiori

Il mercato azionario americano, benchmark globale per eccellenza, ha comunque mantenuto performance rispettabili. L’S&P 500 ha registrato una crescita significativa negli ultimi 20 anni, con un rendimento medio annuo di circa il 7%. Analisi più dettagliate mostrano che negli ultimi 32 anni l’S&P 500 ha reso l’11,29% composto, risultato che però non tiene conto del periodo specifico degli ultimi 20 anni.

La concentrazione del mercato su alcuni titoli vincenti è stata determinante: negli ultimi 20 anni 54 titoli da soli hanno generato la metà dei rendimenti di tutte le azioni globali, con Apple, Microsoft e Amazon in testa alla classifica dei maggiori contributori.

Il fattore rischio: sorprese dal mondo dell’arte

Un aspetto spesso sottovalutato è la volatilità comparativa tra i due asset. Negli ultimi dieci anni, il rischio associato al Mei Moses All Art Index è stato inferiore a quello dell’S&P 500: 14,4% vs. 20,4% rispettivamente, e 17,6% vs. 18,3% negli ultimi 25 anni. Questo dato contrasta con la percezione comune che vede l’arte come un investimento più rischioso.

L’arte ha dimostrato una resilienza particolare durante le crisi economiche. Come evidenziato durante la pandemia del 2020, nonostante le difficoltà economiche del Covid-19, l’indice SMM All Art ha mostrato la resilienza sottostante del mercato dell’arte, mantenendosi relativamente stabile quando altri mercati subivano forti oscillazioni.

Storie di successo: quando l’arte supera ogni aspettativa

I casi individuali raccontano storie straordinarie di apprezzamento. Un’opera acquistata per 5.800 dollari nel 2009 è stata rivenduta per 156 mila dollari nell’aprile 2019, con un rendimento medio annuo del 39% in 10 anni. Per confronto, Apple nello stesso periodo ha reso in media il 26% all’anno.

L’arte contemporanea si conferma il segmento più performante. Secondo i dati dell’Art Price Report, il mercato ha registrato una crescita del 1.800% negli ultimi 20 anni con un indice dei prezzi aumentato del 22% nel 2019 rispetto al 2018.

Fattori di successo e cambiamenti demografici

Il boom dell’arte come investimento è stato alimentato da diversi fattori strutturali. Nel triennio 2020-2022, Christie’s ha osservato un aumento del 45% di Millennials italiani tra iscritti, acquirenti e offerenti, segnalando un cambio generazionale nel profilo degli investitori.

La digitalizzazione ha democratizzato l’accesso: l’ingresso massiccio dei Millennials che preferiscono acquistare online su piattaforme dedicate ha ampliato significativamente la base di potenziali compratori.

I limiti degli investimenti in arte

Nonostante le performance superiori, l’arte presenta limitazioni strutturali significative. La liquidità rimane il principale ostacolo: l’arte è anche illiquida, il che significa che non può essere facilmente convertita in contanti. Inoltre, l’accesso richiede capitali elevati e competenze specialistiche.

Le barriere fiscali rappresentano un ulteriore deterrente. I collezionisti si trovano di fronte a diversi ostacoli, compresi alti livelli di tassazione – l’IVA sui beni artistici è al 22%, riducendo i rendimenti netti degli investimenti.

Prospettive future: segnali di moderazione?

Gli esperti mostrano cautela per il futuro. Per i prossimi 20 anni c’è da attendersi un 2-3% in termini reali per le azioni USA, suggerendo un rallentamento rispetto alle performance storiche del mercato azionario.

Tuttavia, l’arte mantiene prospettive interessanti, soprattutto nei segmenti emergenti e con l’evoluzione tecnologica che sta introducendo nuove forme di investimento come la proprietà frazionata e i token digitali.

Conclusioni: la diversificazione vince sempre

L’analisi dei dati degli ultimi 20 anni mostra chiaramente che l’arte ha superato i mercati azionari tradizionali in termini di rendimenti puri. Tuttavia, la scelta tra arte e azioni non dovrebbe essere esclusiva ma complementare.

L’arte si conferma un asset di diversificazione eccellente per portafogli di grandi dimensioni, offrendo rendimenti decorrelati dai mercati finanziari tradizionali e una componente di soddisfazione estetica unica. Le azioni, dal canto loro, mantengono vantaggi fondamentali in termini di liquidità, accessibilità e trasparenza.

La strategia vincente degli ultimi 20 anni è stata quella di combinare entrambi gli asset, sfruttando i punti di forza di ciascuno. Chi ha saputo bilanciare un portafoglio con esposizione sia all’arte contemporanea che ai mercati azionari globali ha probabilmente ottenuto i risultati migliori, beneficiando della crescita dell’arte senza rinunciare alla flessibilità e liquidità dei mercati finanziari tradizionali.

Bottom line: Negli ultimi 20 anni, i collezionisti che hanno investito nell’arte contemporanea hanno generato rendimenti superiori rispetto a chi si è concentrato esclusivamente sui mercati azionari, ma la vera ricchezza è stata creata da chi ha saputo diversificare intelligentemente tra entrambe le asset class.

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