Come si calcola la NASpI

NASpI e pensione: i periodi di disoccupazione coperti da contribuzione figurativa contano ai fini previdenziali, ma possono ridurre l’importo dell’assegno. L’articolo spiega come funziona la neutralizzazione, i limiti per la pensione anticipata e le regole di compatibilità con la NASpI.
Calcolatrice in acciaio e penna moderna su documenti con formule e importi, simbolo di come si calcola la NASpI.

Come si calcola la NASpI, ovvero l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti? È un sostegno fondamentale in caso di perdita involontaria del lavoro. Ma qual è il suo impatto in ambito previdenziale? I periodi in cui si percepisce la NASpI valgono per la pensione? Possono addirittura anticiparla o, al contrario, rischiano di penalizzarla?

Vediamo di fare chiarezza su un tema tanto comune quanto spesso mal interpretato.

I periodi di NASpI sono utili ai fini pensionistici?

In generale, sì: i periodi coperti da NASpI sono validi sia per il diritto sia per la misura della pensione. Questo significa che contribuiscono al raggiungimento dell’anzianità contributiva necessaria per accedere al trattamento previdenziale e possono anche incidere sull’importo dell’assegno finale.

Tuttavia, occorre fare delle importanti distinzioni, soprattutto in riferimento alla componente retributiva della pensione.

Il rischio “neutralizzazione”: quando la NASpI può ridurre la pensione

Nel sistema pensionistico misto, in cui parte della pensione è calcolata con metodo retributivo (cioè in base alla media degli ultimi stipendi) e parte con metodo contributivo, il periodo di NASpI può determinare una media retributiva più bassa. Questo perché l’indennità di disoccupazione, pur coperta da contribuzione figurativa, non produce lo stesso reddito da lavoro e quindi abbassa la media.

Per evitare effetti penalizzanti sull’importo della pensione, l’INPS può applicare una “neutralizzazione”. In pratica, il periodo di disoccupazione viene escluso dal calcolo della media retributiva, e si considerano gli stipendi precedenti, andando indietro nel tempo. È un meccanismo di tutela, ma che non si applica automaticamente a tutti i trattamenti e non vale nel sistema contributivo puro.

NASpI e diritto alla pensione anticipata: attenzione ai 35 anni “utili”

Un altro aspetto da considerare riguarda la pensione anticipata, in particolare quella ordinaria (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne), la quota 103, e le pensioni per lavoratori precoci (41 anni di contributi).

Per accedere a questi trattamenti sono richiesti:

  • Un requisito contributivo totale (es. 42 anni e 10 mesi per l’anticipata ordinaria).
  • Un requisito specifico: almeno 35 anni di contribuzione effettiva, cioè al netto di determinati periodi figurativi non considerati utili, come appunto i periodi di disoccupazione.

Questo significa che chi ha accumulato molti anni di NASpI potrebbe trovarsi in difficoltà: pur avendo il totale degli anni richiesti, potrebbe non raggiungere i 35 anni “netti” per la pensione anticipata, e di conseguenza non avere diritto al trattamento.

E se percepisco NASpI mentre vado in pensione?

Anche questo è un punto importante. NASpI e pensione non sono compatibili tra loro.

Nel momento in cui:

  • si presenta domanda di pensione, e
  • si raggiunge la decorrenza del trattamento previdenziale,

la NASpI viene interrotta. Non si può quindi percepire contemporaneamente l’indennità di disoccupazione e la pensione. Questo vale per tutte le tipologie di pensione: anticipata, vecchiaia, quota 103, e così via.

In sintesi: opportunità e rischi della NASpI in ottica pensionistica

La NASpI rappresenta un periodo coperto da contribuzione figurativa che può rivelarsi utile per il diritto alla pensione, ma rischioso per la misura, soprattutto se ci si trova in un sistema di calcolo misto.

Inoltre, non bisogna mai dimenticare:

  • Il vincolo dei 35 anni effettivi per le pensioni anticipate.
  • La decadenza automatica della NASpI al momento dell’accesso alla pensione.
  • La necessità di valutare ogni situazione individualmente, soprattutto se si sono accumulati anni di disoccupazione.
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