Il futuro che non aspetta: mentre l’Italia si fermava, il mondo si è mosso

Competitività industriale e costo dell’energia: mentre l’Italia rinviava, Francia, Corea, USA e Cina costruivano vantaggi strutturali. Deindustrializzazione in corso, gap difficilmente recuperabile.
Competitività industriale e costo dell'energia: veduta aerea di un polo industriale con porto, gru, impianti petrolchimici e torre di raffreddamento nucleare al tramonto

(questo pezzo è la prosecuzione di https://grifonews.it/costo-dellenergia-elettrica-industria-italiana-e-veti)

Francia, Corea del Sud, Stati Uniti, Cina: negli ultimi vent’anni tutti i principali competitor industriali hanno costruito infrastrutture energetiche capaci di sostenere la produzione manifatturiera. L’Italia no. Le conseguenze non sono più future: sono già in corso.

C’è una domanda che non viene quasi mai posta nel dibattito pubblico italiano sull’energia: mentre noi accumulavamo veti e rinviavamo decisioni, cosa facevano gli altri? La risposta è scomoda. Facevano esattamente quello che noi non facevamo. E oggi il vantaggio competitivo che hanno costruito non è recuperabile nel breve periodo.

Il benchmark che brucia: la Francia

La Francia ha 56 reattori nucleari operativi. Produce il 70% della propria elettricità dal nucleare, a un costo marginale strutturalmente basso e immune alla volatilità del gas. Ha avviato un programma di costruzione di sei nuovi reattori EPR2 con opzione su altri otto. Tra venti anni avrà un parco nucleare rinnovato, costi elettrici stabili e una base industriale che potrà operare in condizioni di vantaggio competitivo permanente rispetto all’Italia.

Il differenziale attuale — 120 euro per megawattora in Italia, 67 in Francia — non è un’anomalia destinata a correggesi. È destinato ad allargarsi, perché la Francia investe nel nucleare mentre l’Italia discute se farlo.

La Corea del Sud: efficienza come strategia di Stato

La Corea del Sud ha costruito negli ultimi trent’anni una filiera nucleare tra le più efficienti al mondo. I suoi reattori costano 2-3 volte meno di quelli costruiti in Europa occidentale, con tempi di realizzazione sensibilmente inferiori. Non solo: esporta reattori — negli Emirati Arabi, in Polonia, in altri mercati emergenti. Ha trasformato la tecnologia nucleare in un asset di politica industriale ed estera. Il suo manifatturiero energivoro opera su basi di costo non comparabili con quello italiano.

Gli Stati Uniti: il sussidio che cambia i flussi di investimento

L’Inflation Reduction Act americano ha mobilitato centinaia di miliardi di dollari per la reindustrializzazione. Rinnovabili, nucleare di nuova generazione, catene del valore delle batterie, semiconduttori: tutto sussidiato con una logica esplicita di reshoring e di sicurezza energetica. Il gas americano — prodotto internamente in abbondanza — costa strutturalmente 3-4 volte meno di quello europeo importato come GNL. Le imprese che si installano negli Stati Uniti lo sanno. Quelle che valutano dove espandersi lo calcolano.

La Cina: la compression da sotto

La Cina controlla la filiera completa delle tecnologie rinnovabili: polisilicio, wafer, celle fotovoltaiche, moduli, inverter, batterie. Produce energia combinando carbone domestico, idroelettrico massiccio e la più grande capacità solare installata al mondo. Non è soggetta all’ETS europeo. Il suo manifatturiero opera con strutture di costo che non hanno termini di confronto con l’Europa occidentale, e la sua fascia di qualità sta risalendo rapidamente verso il medio-alto.

Il risultato è che l’Italia è compressa su entrambi i lati: sopra, competitor ad alto valore aggiunto con energia a basso costo (Francia, Corea, USA); sotto, competitor a basso costo del lavoro con energia in rapido miglioramento e qualità crescente (Cina, India, Vietnam, Turchia).

Strategia energetica e posizione competitiva · Principali economie industriali · 2025
Paese Leva principale Costo elettricità industriale Traiettoria
Francia Nucleare (70% del mix) ~67 €/MWh In calo (6 nuovi EPR2)
Corea del Sud Nucleare + export tecnologia Strutturalmente basso Stabile / in miglioramento
USA Gas domestico + IRA Gas a ~¼ del prezzo europeo Reindustrializzazione attiva
Cina Carbone + idro + solare Molto basso, no ETS Espansione qualità media
Italia Gas importato (GNL) ~120 €/MWh Gap strutturale in aumento

I settori già colpiti: non è previsione, è cronaca

La deindustrializzazione selettiva non è una proiezione futura. È già in corso, e in alcuni comparti ha superato il punto di non ritorno nel breve-medio periodo.

La chimica di base è in fase terminale in diversi siti storici: Porto Marghera, Brindisi, Priolo sono già in ristrutturazione profonda. La produzione primaria di alluminio è sostanzialmente scomparsa dal territorio nazionale. La siderurgia integrata a ciclo lungo — di cui Taranto è il caso emblematico ma non l’unico — non ha più struttura di costo compatibile con la produzione in Italia. La produzione automobilistica di Stellantis è scesa da 900.000 unità annue nel 2017 a livelli marginali oggi, e nessun segnale indica un’inversione.

Per i settori dove l’energia pesa il 20-40% dei costi di produzione, un differenziale strutturale dell’80% rispetto alla Francia non è una variabile da ottimizzare: è una sentenza economica.

Deindustrializzazione italiana in corso · Settori a rischio strutturale · 2025
Settore Incidenza energia sui costi Stato attuale Caso emblematico
Chimica di base 30–40% Ristrutturazione terminale Porto Marghera, Priolo
Alluminio primario 35–45% Produzione scomparsa
Siderurgia integrata 20–30% Insostenibile in Italia Taranto (ex Ilva)
Automotive (produzione) 15–25% −89% volumi dal 2017 Stellantis Italia
Vetro, carta, ceramica 20–35% Sotto pressione crescente Distretto Sassuolo

La nuova dipendenza: dalla Russia alla Cina

C’è un ulteriore elemento di rischio sistemico che viene sottovalutato. L’Italia ha ridotto la dipendenza dal gas russo dopo il 2022, sostituendola in parte con GNL da USA, Qatar e Algeria. Ma la transizione alle rinnovabili — fotovoltaico, eolico, batterie — introduce una nuova dipendenza tecnologica dalla Cina, che controlla le catene di fornitura di quasi tutta la componentistica. Sostituire una dipendenza energetica con una tecnologica non è progresso strategico: è cambio di rischio, con alcune caratteristiche potenzialmente peggiori perché meno visibili.

Il tempo che non si recupera

Ogni anno di ritardo nel costruire infrastrutture energetiche adeguate ha un costo che non è solo il costo energetico di quell’anno. È il costo degli investimenti industriali che non vengono fatti in Italia, degli impianti che vengono dismessi, delle competenze che si disperdono, delle catene di fornitura che si riorganizzano altrove. Quando un’impresa decide di non espandersi in Italia per ragioni energetiche, quella decisione raramente si revoca: la catena del valore si riorganizza attorno alla nuova localizzazione.

L’Italia arriverà al nucleare — se ci arriverà — quando Francia, Corea e USA saranno già alla seconda generazione di Small Modular Reactor con costi ulteriormente ridotti. La finestra per recuperare il gap non è infinita. E si sta chiudendo.

Domande frequenti

Perché la competitività industriale italiana è penalizzata dal costo dell’energia rispetto alla Francia?

La Francia produce il 70% della propria elettricità dal nucleare, a costo marginale quasi zero. L’Italia dipende dal gas, con un prezzo medio di circa 120 €/MWh contro i 67 €/MWh francesi. Il differenziale è strutturale e destinato ad allargarsi: la Francia costruisce sei nuovi reattori EPR2, l’Italia è ancora ferma alla discussione.

Cosa ha fatto la Corea del Sud in campo energetico che l’Italia non ha fatto?

Ha costruito una filiera nucleare tra le più efficienti al mondo, con reattori che costano 2-3 volte meno di quelli europei, e ora esporta la tecnologia negli Emirati Arabi, in Polonia e in altri mercati emergenti. Un asset industriale ed estero che l’Italia non ha mai costruito.

In che modo l’Inflation Reduction Act americano cambia la competitività industriale globale?

Ha mobilitato centinaia di miliardi per sussidiare rinnovabili, nucleare, batterie e semiconduttori con logica esplicita di reshoring. Combinato con un gas domestico che costa 3-4 volte meno di quello europeo, rende gli USA una destinazione privilegiata per nuovi investimenti industriali a scapito dell’Europa.

La dipendenza dalla Cina nelle rinnovabili è un rischio reale per l’Italia?

Sì. La Cina controlla polisilicio, wafer, celle, moduli, inverter e batterie. Una transizione basata solo sulle rinnovabili sostituisce la dipendenza energetica dalla Russia con una dipendenza tecnologica dalla Cina — più pervasiva perché integrata nelle infrastrutture produttive stesse.

Quali settori industriali italiani sono già stati colpiti in modo irreversibile dal differenziale energetico?

L’alluminio primario è sostanzialmente scomparso. La chimica di base è in fase terminale a Porto Marghera, Brindisi e Priolo. La siderurgia integrata non è più sostenibile. Stellantis ha ridotto la produzione italiana da 900.000 unità nel 2017 a livelli marginali, senza segnali di inversione.

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