Quando il presepe napoletano vale più di un Picasso: l’economia dell’arte natalizia

L’arte natalizia rappresenta un mercato da milioni di euro. Dai presepi di San Gregorio Armeno alle opere contemporanee a tema natalizio, scopri come oggetti di tradizione si trasformano in investimenti che pagano dividendi emotivi e finanziari nel tempo.
Mercato dell’arte natalizia pastore del presepe napoletano del XVIII secolo esaminato da un perito d’arte con guanti bianchi su cuscino in velluto bordeaux in ambiente d’asta di lusso.

Il mercato delle statuine del presepe di San Gregorio Armeno fattura milioni, mentre opere d’arte contemporanee sul Natale battono record nelle aste internazionali. Un viaggio insolito nel mondo dove tradizione, bellezza e investimento si incontrano sotto l’albero.

Mentre la maggior parte delle persone si preoccupa di trovare il regalo perfetto sotto l’albero, pochi sanno che il Natale muove un mercato artistico da centinaia di milioni di euro. Non parliamo solo delle grandi aste di Christie’s o Sotheby’s che programmano vendite strategiche prima delle festività, ma di un fenomeno molto più capillare e sorprendente: dalle botteghe artigiane di Napoli ai mercatini dell’arte europea, il periodo natalizio trasforma oggetti di tradizione in veri e propri asset finanziari.

Via San Gregorio Armeno: la Borsa del presepe

Nella stretta via napoletana di San Gregorio Armeno, il valore dell’arte presepiale ha raggiunto quotazioni che farebbero impallidire molti collezionisti. Una singola statuina realizzata da maestri come Giuseppe Ferrigno può costare quanto un’auto di media cilindrata, mentre collezioni complete di presepi d’epoca settecenteschi vengono battute nelle case d’asta internazionali per cifre a sei zeri.

Il fenomeno non è solo napoletano: in Germania i mercatini di Norimberga e Rothenburg movimentano un indotto artistico-artigianale stimato in oltre 3 miliardi di euro annui, dove decorazioni lignee dipinte a mano diventano oggetto di collezione e rivalutazione nel tempo. Alcuni collezionisti tedeschi trattano le loro collezioni di Weihnachtspyramiden (piramidi natalizie) con la stessa serietà di un portafoglio azionario, documentando provenienza, autenticità e stato conservativo.

L’arte contemporanea guarda al Natale

Ma è sul fronte dell’arte contemporanea che il Natale diventa territorio di sperimentazione finanziaria. Nel 2023, l’opera “Christmas” di David Hockney è stata venduta per 12,8 milioni di dollari, mentre i “Balloon Dog” natalizi di Jeff Koons hanno generato un mercato secondario florido. Questi artisti hanno capito che il Natale non è solo un tema iconografico, ma un amplificatore emotivo che aumenta il valore percepito dell’opera.

Le gallerie d’arte hanno sviluppato vere e proprie strategie di “Christmas collection release”: edizioni limitate lanciate a novembre che beneficiano dell’emotività stagionale e della liquidità pre-bonus natalizi. Un caso emblematico è quello di Banksy, le cui opere a tema natalizio hanno visto apprezzamenti del 300% rispetto a opere non stagionali dello stesso periodo.

Il calendario dell’investitore artistico

Gli investitori più sofisticati conoscono bene il “calendario dell’arte”. Le maggiori case d’asta concentrano vendite importanti in due periodi: maggio-giugno e novembre-dicembre. Quest’ultimo non è casuale: il Natale porta liquidità nelle famiglie benestanti attraverso bonus aziendali e chiusure fiscali, ma soprattutto attiva un meccanismo psicologico di “regalo a sé stessi” che giustifica acquisti importanti.

Sotheby’s e Christie’s programmano le loro aste di arte impressionista e contemporanea strategicamente a inizio dicembre, quando le sale registrano una presenza di acquirenti del 15-20% superiore rispetto ad altri periodi. Il tasso di vendita (sold rate) si attesta mediamente al 85% contro il 70% di altri mesi.

Tradizione come asset class

Ciò che rende interessante l’arte natalizia come categoria d’investimento è la sua doppia natura: oggetto d’uso e bene rifugio. Un presepe napoletano, una corona d’avvento firmata, una decorazione d’epoca non sono solo investimenti, ma elementi che continuano a vivere nella quotidianità familiare, accumulando valore sentimentale oltre che economico.

Questo “dividendo emotivo” è un concetto che la finanza comportamentale studia con interesse crescente. A differenza di un’azione o di un lingotto d’oro, l’arte natalizia genera un rendimento immateriale immediato: la gioia nell’esposizione annuale, la trasmissione generazionale, il valore identitario. Elementi che, paradossalmente, sostengono il valore finanziario nel lungo periodo.

Le regole auree del collezionismo natalizio

Per chi volesse avvicinarsi a questo mercato con approccio professionale, gli esperti suggeriscono alcune linee guida. L’autenticità documentata è fondamentale: un presepe del ‘700 senza provenienza certificata perde il 60% del valore potenziale. Lo stato conservativo deve essere eccellente, considerando che si tratta di oggetti che vengono maneggiati annualmente.

La rarità conta: edizioni limitate di artisti contemporanei o pezzi unici di artigiani riconosciuti mantengono e aumentano valore. Il mercato privilegia pezzi con storia documentata e possibilmente legati a collezioni importanti. Un presepe esposto in un museo o presente in cataloghi d’arte acquisisce un “pedigree” che ne moltiplica il valore.

Natale tutto l’anno

L’aspetto più curioso di questo mercato è che, mentre il pubblico pensa all’arte natalizia solo a dicembre, i collezionisti seri operano tutto l’anno. Le acquisizioni migliori avvengono spesso a febbraio-marzo, quando il mercato è saturo di offerta post-festività e i prezzi calano del 20-30%. La rivendita ottimale è a novembre, quando la domanda esplode.

Alcune gallerie specializzate, particolarmente in Svizzera e Austria, hanno aperto sezioni permanenti dedicate all’arte natalizia d’investimento, con cataloghi che trattano questi oggetti esattamente come opere d’arte contemporanea: con certificazioni, perizie, e consegna in caveau climatizzati.

Il valore invisibile

C’è un elemento che distingue l’arte natalizia da altri investimenti: il suo valore cresce con l’uso, non con il non-uso. Ogni anno in cui un presepe viene esposto, ogni Natale in cui una decorazione viene ammirata, si aggiunge un layer di storia familiare che, per molti acquirenti, vale quanto l’apprezzamento finanziario puro.

Questo paradosso economico – in cui l’utilizzo accresce il valore invece di deprezzarlo – rende l’arte natalizia una categoria d’investimento unica. È come se un’auto d’epoca aumentasse di valore ad ogni chilometro percorso, o un vino pregiato migliorasse ad ogni bicchiere bevuto.

Non solo denaro

In un mondo finanziario sempre più dematerializzato, dove criptovalute e NFT rappresentano la frontiera degli investimenti, l’arte natalizia ci ricorda che i beni tangibili, carichi di tradizione e bellezza, mantengono un fascino e un valore costanti. Sotto l’albero, quest’anno, potrebbe esserci non solo un regalo, ma anche un piccolo tesoro che tra vent’anni varrà molto di più. E nel frattempo, avrà regalato a una famiglia vent’anni di gioia natalizia.

Non è forse questo il migliore degli investimenti? Quello che paga dividendi in sorrisi, oltre che in euro.

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