I medici liberi professionisti rappresentano una categoria numerosa e fondamentale per il sistema sanitario italiano. Tuttavia, la loro posizione previdenziale può risultare complessa, ricca di particolarità normative e opzioni da valutare con grande attenzione. Una delle domande più ricorrenti tra i camici bianchi è: “Quando posso andare in pensione se lavoro come medico libero professionista?”
In questo articolo rispondiamo a questa domanda, analizzando nel dettaglio le possibilità offerte dalla Cassa di previdenza dei medici – EMPAM, e fornendo indicazioni pratiche su riscatto della laurea, penalizzazioni, e opzioni di ricongiunzione o cumulo contributivo.
La previdenza dei medici: la Cassa EMPAM e le sue gestioni
Tutti i medici, a prescindere dal tipo di inquadramento lavorativo, sono obbligatoriamente iscritti alla Cassa professionale EMPAM, e in particolare alla Quota A, che rappresenta la contribuzione obbligatoria di base, legata all’iscrizione all’albo professionale.
Nel caso dei liberi professionisti, però, oltre alla Quota A si aggiunge la Quota B, una gestione dedicata a chi esercita effettivamente la professione in forma autonoma, producendo reddito libero professionale.
Vediamo nel dettaglio le due tipologie di trattamento offerte da EMPAM.
Pensione da Quota A
La pensione di vecchiaia relativa alla Quota A può essere conseguita a partire dai 68 anni di età, ed è calcolata tenendo conto dei contributi versati durante tutta la carriera, secondo un sistema misto retributivo-contributivo.
Esiste anche la possibilità di accedere a una pensione anticipata a 65 anni, ma con due importanti precisazioni:
- è consentita solo in presenza di determinati requisiti di contribuzione;
- comporta una penalizzazione dell’assegno a causa del ricalcolo con il metodo integralmente contributivo.
La scelta tra attendere i 68 anni o anticipare a 65 va dunque valutata con attenzione, anche in funzione delle altre gestioni eventualmente accreditate (come la Quota B o contributi INPS).
Pensione da Quota B: più flessibilità, ma con penalizzazioni
La Quota B della Cassa EMPAM offre ulteriori possibilità di pensionamento ai liberi professionisti. Nello specifico:
- Pensione di vecchiaia: accessibile a partire dai 68 anni.
- Pensione anticipata:
- a 62 anni con almeno 35 anni di contribuzione;
- senza età minima, se si sono raggiunti 40 anni di contributi complessivi.
Tuttavia, come accade per molte casse previdenziali, anche l’EMPAM applica una penalizzazione economica a chi accede al trattamento anticipato. Tale penalizzazione si riduce progressivamente man mano che ci si avvicina ai 68 anni, per poi azzerarsi del tutto al compimento del requisito anagrafico pieno.
Il riscatto della laurea e dei periodi di specializzazione
Un aspetto fondamentale per molti medici riguarda la possibilità di riscattare gli anni di studio universitario o di specializzazione al fine di anticipare l’accesso alla pensione o aumentarne l’importo.
Il riscatto è un’opzione molto diffusa, ma la sua convenienza deve essere attentamente valutata caso per caso, perché:
- comporta un onere economico significativo, se calcolato con il metodo ordinario;
- può influenzare positivamente la misura della pensione e accorciare i tempi per il raggiungimento del diritto a pensione;
- può essere utilizzato anche per accedere a cumulo o totalizzazione, in presenza di più gestioni contributive.
Cosa succede se il medico ha contributi anche all’INPS?
Molti medici liberi professionisti hanno alle spalle carriere ibride, che includono anche periodi lavorativi in regime di lavoro dipendente, con contributi versati alla gestione INPS (ad esempio, come medici ospedalieri o universitari).
In questi casi, la scelta strategica consiste nel valutare il modo migliore per unificare le diverse posizioni assicurative, attraverso:
- ricongiunzione (operazione onerosa, ma che consente di ottenere un’unica pensione);
- totalizzazione nazionale (gratuita, ma con requisiti anagrafici stringenti);
- cumulo contributivo (gratuito e flessibile, compatibile con tutte le gestioni pubbliche).
Scegliere tra ricongiunzione, cumulo e totalizzazione non è un’operazione banale: ogni alternativa ha impatti economici e normativi specifici che richiedono una valutazione personalizzata.
In sintesi, non esiste un’unica risposta alla domanda “quando va in pensione un medico libero professionista”. Le possibilità dipendono da una molteplicità di fattori:
- gestione previdenziale di riferimento (Quota A, Quota B, INPS, ecc.);
- numero di anni di contributi versati;
- età anagrafica;
- eventuale riscatto della laurea o di altri periodi;
- presenza di contribuzioni multiple e modalità di unificazione delle stesse.
