Per i genitori che desiderano aiutare i figli a costruirsi una posizione previdenziale solida fin dall’inizio, il riscatto del corso di studi universitario per figli inoccupati rappresenta uno strumento particolarmente interessante sia dal punto di vista pensionistico sia sotto il profilo fiscale.
Se il figlio è fiscalmente a carico e non ha mai lavorato, infatti:
- il 19% di quanto versato per il riscatto della laurea è detraibile dall’Irpef del genitore
- il costo del riscatto è determinato con criteri agevolati, analoghi a quelli del riscatto “forfettario/agevolato” previsto dall’art. 20, co. 6, DL 4/2019
- i contributi accreditati possono essere, in un secondo momento, trasferiti gratuitamente presso una qualsiasi gestione previdenziale, incluse le casse dei liberi professionisti o alcune gestioni estere (Circ. INPS 14/2024)
Vediamo nel dettaglio come funziona
Che cos’è il riscatto laurea inoccupati
Il riscatto della laurea per gli inoccupati è una facoltà prevista dall’art. 1, co. 77, L. 247/2007 che consente di riscattare gli anni del corso di studi universitario prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Per poterlo richiedere, il soggetto deve non aver ancora iniziato un’attività lavorativa e non risultare iscritto, al momento della domanda, ad alcuna gestione previdenziale obbligatoria.
In questa fase, quindi, non si è ancora “lavoratori” in senso previdenziale, ma si può comunque iniziare a costruire la propria posizione contributiva.
Come si calcola il riscatto della laurea per gli inoccupati
Per gli inoccupati il costo del riscatto viene determinato applicando:
- l’aliquota IVS vigente presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), attualmente pari al 33%;
- al minimale di reddito previsto per le gestioni Artigiani e Commercianti, pari a 18.555 euro per il 2025.
In pratica è lo stesso meccanismo utilizzato per il riscatto agevolato della laurea.
Per le domande presentate nel 2025, ad esempio il costo del riscatto di 1 anno è pari a
18.555 × 33% = 6.123,15 euro, per 4 anni, la spesa è pari a 24.492,60 euro, per 5 anni, si arriva a 30.615,75 euro.
Si tratta di importi spesso più contenuti rispetto al riscatto “ordinario”, che è invece calcolato in percentuale sulla retribuzione effettiva del lavoratore.
| Anni riscattati | Costo totale 2025 | Detrazione 19% | Costo netto genitore |
|---|---|---|---|
| 1 anno | € 6.123,15 | € 1.163,40 | € 4.959,75 |
| 4 anni | € 24.492,60 | € 4.653,59 | € 19.839,01 |
| 5 anni | € 30.615,75 | € 5.816,99 | € 24.798,76 |
Dove vanno a finire i contributi riscattati?
L’esercizio della facoltà di riscatto non comporta, nell’immediato, l’iscrizione a una gestione previdenziale.
I contributi versati vengono infatti accreditati in una evidenza contabile separata del FPLD (Fondo pensioni lavoratori dipendenti) o “parcheggiati” in attesa che il soggetto inizi un’attività lavorativa e acquisisca una vera e propria posizione assicurativa.
Quando il figlio comincerà a lavorare, sarà possibile trasferire i contributi riscattati presso la gestione in cui risulta iscritto. L’INPS, infatti, ha precisato che non è previsto alcun trasferimento d’uffici. non esiste un termine massimo entro cui richiedere lo spostamento del montante.
Se il soggetto è, o è stato, iscritto a più gestioni di previdenza obbligatoria, potrà chiedere il trasferimento verso uno qualsiasi dei fondi di iscrizione, compresi:
- i fondi di previdenza degli Stati UE o aderenti al sistema di sicurezza sociale europeo (non fondi pensione privati, ma gestioni previdenziali obbligatorie);
- le Casse di previdenza dei liberi professionisti: in questo caso, il trasferimento sarà ammesso in base alle regole che ciascun Ente adotterà.
Attenzione: la richiesta di trasferimento può essere presentata solo dopo che l’operazione di riscatto è stata integralmente conclusa, quindi una volta pagate tutte le rate.
I vantaggi fiscali per i genitori
Se l’onere del riscatto è sostenuto non dal figlio, ma dal familiare che lo ha a carico, quest’ultimo ha diritto a una detrazione Irpef del 19% dei contributi versati.
La detrazione spetta a due condizioni
1.il figlio deve essere fiscalmente a carico del genitore;
2. il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili (bonifico, carte, ecc.).
Cosa succede quando il figlio inizia a lavorare e supera i limiti di reddito per essere considerato a carico?
- il genitore non potrà più detrarre le somme eventualmente versate successivamente;
- se il figlio interviene e prosegue lui stesso i versamenti, potrà dedurre integralmente gli importi pagati dal proprio reddito imponibile Irpef.
Immaginiamo il caso di Mario Rossi, figlio, e Franco Rossi, padre.
Mario si laurea nel 2024 e nel 2025 presenta domanda di riscatto di 5 anni di laurea, come inoccupato. L’onere viene pagato dal padre Franco, che ha Mario fiscalmente a carico, scegliendo la rateazione massima di 120 rate mensili (10 anni).
Nel 2025 Franco versa 3.061,58 euro (un decimo dell’onere complessivo annuo d’esempio) e detrae il 19% di tale importo, cioè 581,70 euro, direttamente dall’Irpef dovuta per l’anno.
Nel 2026 Mario è ancora inoccupato e sempre a carico, Franco continua a pagare 3.061,58 euro e detrae nuovamente il 19%, pari a 581,70 euro, secondo il criterio di cassa (quanto effettivamente pagato nell’anno).
Nel 2027 Mario inizia a lavorare e non è più a carico, avendo un reddito superiore a 2.840,51 euro annui (e più di 24 anni), Mario versa personalmente la rata di 3.061,58 euro e può dedurre l’intero importo dal proprio reddito imponibile Irpef.
In questo modo il beneficio fiscale “si sposta” dal genitore al figlio nel momento in cui quest’ultimo entra nel mondo del lavoro.
A che cosa serve il riscatto della laurea per gli inoccupati?
Dal punto di vista previdenziale il riscatto della laurea per gli inoccupati è pienamente utile:
- ai fini del diritto alla pensione, perché anticipa il raggiungimento dei requisiti contributivi per l’accesso alle varie forme di pensione;
- ai fini della misura dell’assegno, in quanto i contributi riscattati vanno ad incrementare il montante contributivo su cui verrà calcolata la pensione futura.
I contributi così accreditati, infatti, vengono rivalutati annualmente secondo le regole del sistema contributivo, a partire dalla data della domanda di riscatto.
In termini pratici, significa dare ai figli una sorta di “anticipo previdenziale”, trasformando in anni contributivi un periodo (quello degli studi universitari) che altrimenti non sarebbe coperto.
Per valutare la convenienza complessiva dell’operazione – considerando costi, benefici fiscali e impatto sulla futura pensione – è consigliabile procedere con una simulazione personalizzata della posizione previdenziale del figlio.
Domande frequenti sul riscatto laurea inoccupati
Chi può richiedere il riscatto laurea per inoccupati?
Può richiederlo chi ha conseguito la laurea ma non ha ancora iniziato un’attività lavorativa e non risulta iscritto ad alcuna gestione previdenziale obbligatoria al momento della domanda.
Quanto costa il riscatto laurea per inoccupati nel 2025?
Per il 2025, il costo è di 6.123,15 euro per ogni anno riscattato, calcolato applicando l’aliquota IVS del 33% sul minimale di 18.555 euro. Per 5 anni universitari l’onere totale è di 30.615,75 euro.
Quale detrazione fiscale spetta ai genitori per il riscatto laurea?
I genitori che sostengono il costo del riscatto per figli fiscalmente a carico hanno diritto a una detrazione Irpef del 19% sull’importo versato, purché il pagamento avvenga con strumenti tracciabili.
I contributi del riscatto laurea inoccupati sono trasferibili?
Sì, i contributi riscattati possono essere trasferiti gratuitamente presso qualsiasi gestione previdenziale obbligatoria quando il soggetto inizia a lavorare, incluse le casse dei liberi professionisti e alcune gestioni estere UE.
Cosa succede se il figlio inizia a lavorare durante il pagamento rateale?
Se il figlio supera i limiti di reddito per essere a carico, il genitore non può più detrarre le rate successive. Il figlio può però proseguire i versamenti e dedurre integralmente gli importi dal proprio reddito imponibile Irpef.
