Superbonus 110% prorogato al 2026: nuova linfa per la ricostruzione nelle aree terremotate del Centro Italia

Il Superbonus 110% è stato prorogato al 2026 per le aree terremotate di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. La Legge Omnibus conferma sconto in fattura e cessione del credito con 100 milioni di euro disponibili per la ricostruzione post-sisma.
Superbonus 110% prorogato al 2026 ricostruzione aree terremotate

La Legge Omnibus conferma l’agevolazione fiscale per Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Disponibili sconto in fattura e cessione del credito con un plafond di 100 milioni di euro

La ricostruzione post-sisma nelle aree del Centro Italia colpite dai terremoti del 2009 e del 2016 riceve un importante sostegno dal governo: il Superbonus 110% è stato prorogato per tutto il 2026. La misura, contenuta nella Legge “Omnibus” (L.118/2025) entrata in vigore il 10 agosto scorso, rappresenta una boccata d’ossigeno per migliaia di famiglie e imprese che stanno ancora affrontando il lungo percorso di ricostruzione.

Il quadro normativo della proroga

La conversione in legge del decreto-legge 30 giugno 2025 n. 95 ha ufficializzato la proroga del Superbonus nella misura del 110% anche per le spese sostenute nel corso del 2026, limitatamente agli interventi su immobili danneggiati dagli eventi sismici verificatisi dal 24 agosto 2016 nei comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza.

La norma estende inoltre il beneficio ai territori già inclusi nel cratere sismico del 2009, confermando l’attenzione del legislatore verso le aree più colpite dai fenomeni tellurici degli ultimi quindici anni. Una decisione che arriva in un momento cruciale, quando molti interventi di riqualificazione e messa in sicurezza erano a rischio di interruzione per l’imminente scadenza delle agevolazioni.

Le condizioni per l’accesso al beneficio

Il mantenimento del Superbonus al 110% è subordinato al rispetto di specifiche condizioni. Innanzitutto, l’agevolazione si applica esclusivamente all’importo eccedente il contributo di ricostruzione eventualmente già concesso dallo Stato. Questo significa che i proprietari potranno utilizzare il Superbonus per coprire le spese che rimangono a loro carico dopo aver ottenuto i fondi pubblici per la ricostruzione.

Un aspetto fondamentale della proroga è la conferma delle opzioni alternative alla fruizione diretta della detrazione: sconto in fattura e cessione del credito restano disponibili, garantendo la liquidità necessaria per sostenere interventi di grande portata economica. Questa possibilità, che era stata progressivamente ridotta per il resto del territorio nazionale, viene mantenuta proprio per sostenere la specificità delle aree terremotate.

Le risorse stanziate e i limiti operativi

Per finanziare questa proroga, il governo ha destinato un plafond di 100 milioni di euro, attingendo dalle risorse già previste dal decreto-legge 11/2023, noto come “Stop Cessioni”, che aveva bloccato in via generale le opzioni alternative mantenendole attive solo per le zone colpite da eventi sismici.

La disponibilità limitata di risorse impone un meccanismo di accesso “ad esaurimento”, che richiederà particolare attenzione nella tempistica di presentazione delle pratiche. Gli operatori del settore sottolineano l’importanza di una programmazione accurata degli interventi per ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili.

Il contesto della ricostruzione post-sisma

La proroga del Superbonus si inserisce in un quadro più ampio di sostegno alla ricostruzione nelle aree del cratere sismico. Dal terremoto del 2016 che ha devastato il Centro Italia, migliaia di edifici attendono ancora interventi di consolidamento strutturale e riqualificazione energetica. La sovrapposizione tra esigenze antisismiche ed efficientamento energetico trova nel Superbonus uno strumento ideale per affrontare entrambe le problematiche con un unico intervento.

La possibilità di cumulare lavori di riduzione del rischio sismico e di miglioramento delle prestazioni energetiche, mantenendo l’aliquota al 110%, rappresenta un’opportunità unica per realizzare una ricostruzione che non si limiti al ripristino dello stato preesistente, ma punti a standard più elevati di sicurezza e sostenibilità.

L’impatto sul territorio e sulle imprese locali

La proroga del Superbonus nelle aree terremotate è destinata ad avere ricadute positive significative sul tessuto economico locale. Le imprese del settore edilizio e impiantistico, duramente colpite dalla crisi economica seguita agli eventi sismici, potranno beneficiare di una domanda prolungata di interventi specializzati.

Secondo le stime degli operatori del settore, oltre 50.000 edifici nelle aree del cratere potrebbero potenzialmente beneficiare della misura. Questo significa non solo lavoro per le imprese locali, ma anche un miglioramento sostanziale del patrimonio immobiliare di questi territori, con effetti positivi sui valori degli immobili e sulla qualità della vita dei residenti.

Le differenze con il resto del territorio nazionale

Mentre le aree terremotate godranno del Superbonus 110% fino al 31 dicembre 2026, per il resto del territorio nazionale la situazione è decisamente diversa. Il Superbonus scadrà il 31 dicembre 2025, e già in questo periodo finale le condizioni sono molto restrittive.

Per condomìni, edifici fino a 4 unità immobiliari posseduti da un unico proprietario ed edifici delle organizzazioni senza scopo di lucro, l’aliquota è ridotta al 65% e possono accedere al beneficio solo gli interventi per i quali sia stato presentato il titolo abilitativo entro il 15 ottobre 2024.

Mantengono invece il diritto al Superbonus 110% fino al 31 dicembre 2025 le strutture sociosanitarie e assistenziali, purché rispettino specifici requisiti relativi alla proprietà e alla governance.

Le prospettive per il futuro della ricostruzione

La proroga del Superbonus per le aree terremotate rappresenta un segnale importante dell’attenzione del governo verso i territori colpiti dai sismi, ma pone anche interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine delle politiche di sostegno alla ricostruzione. Gli esperti del settore sottolineano la necessità di una programmazione più strutturata degli interventi, che consenta di massimizzare l’impatto delle risorse disponibili.

La combinazione tra Superbonus e contributi per la ricostruzione, se ben orchestrata, può diventare un modello per affrontare le emergenze future, integrando obiettivi di sicurezza sismica, efficienza energetica e sviluppo economico locale.

Considerazioni operative per beneficiari e professionisti

Per i proprietari di immobili nelle aree interessate, la proroga offre tempo aggiuntivo per programmare interventi complessi che richiedono un’attenta progettazione tecnica e finanziaria. La possibilità di utilizzare sconto in fattura e cessione del credito facilita l’accesso alla misura anche per soggetti con minore disponibilità finanziaria immediata.

I professionisti del settore – progettisti, imprese, intermediari finanziari – dovranno attrezzarsi per gestire la complessità normativa e operativa che caratterizza questa fase finale del Superbonus, caratterizzata dalla coesistenza di regimi diversi per diverse categorie di beneficiari e diverse aree geografiche.

La proroga del Superbonus 110% nelle aree terremotate del Centro Italia rappresenta quindi un’opportunità concreta per completare il processo di ricostruzione avviato dopo i devastanti eventi sismici del 2009 e del 2016, coniugando sicurezza strutturale, efficienza energetica e rilancio economico dei territori più fragili del nostro Paese.

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