Quando nasce il concetto e la forma mentis del ‘capitalismo’, alla base dell’economia moderna? Siamo alla fine del Medioevo, in Europa: chi si arricchisce è legato, in qualche modo, al commercio internazionale e al ‘nuovo mondo’ da esplorare, colonizzare o depredare, a seconda dei punti di vista. In Italia il pensiero va alle Repubbliche marinare come Venezia e Genova. Ma come si è arrivati a questo nuovo orizzonte partendo da un’economia prevalentemente agricola e feudale, basata sul piccolo commercio locale?
Alla metà del ‘400 la popolazione europea arriva a 45 – 50 milioni di persone, fortemente ridotta dopo il grande flagello della peste nera (1347 – 1353). A metà del ‘600 è raddoppiata, vicina ai 100 milioni di individui. Cosa ha determinato questa crescita demografica?
L’immunizzazione naturale, un leggero miglioramento climatico, salari più alti legati al rapporto più favorevole tra terra e popolazione. L’italia in questo periodo figura tra i paesi con maggior densità di popolazione con circa 40 abitanti per km quadrato. Un indicatore sicuramente collegato alla produttività dell’agricoltura ma c’è qualcosa di più che cambia il modo di vivere e vedere il mondo: l’apertura verso i nuovi mondi che allarga orizzonti sociali e commerciali sradicando vecchi modelli di pensiero.
Navi più potenti spiegano le vele verso l’ignoto, nuove scoperte aprono menti e commerci
Alla fine del medioevo grandi progressi tecnologici rivoluzionano le navi: a più alberi, sempre più grandi, con combinazioni di vele quadrate e latine capaci di navigare ‘di traverso’ al vento. Le galee a remi con vele ‘ausiliarie’ tipiche del commercio medievale vengono superate.
Per governare la nave compare il timone ‘incardinato al dritto di poppa’ al posto del remo. Aumenta la capacità di carico e la semplicità di navigazione: i viaggi si allungano. Dalla Cina arriva la bussola: si riduce l’approssimazione delle rotte e le carte geografiche e marine si perfezionano.
Gli italiani sono stati finora i capofila nell’arte della navigazione e non rinunciano a questo ruolo. Basta citare Colombo, Caboto, Vespucci, Verrazzano.
Nel 1291 una pionieristica spedizione genovese di Galee a remi si spinge lungo la costa occidentale dell’Africa nel tentativo di raggiungere l’India (senza ritorno).
Gli italiani hanno però un limite: sono tradizionalisti nella progettazione delle navi e vengono superati in ingegno da popolazioni abituate al mare aperto come i fiamminghi, gli olandesi e i portoghesi. Questi ultimi, in particolare, diventano imbattibili.
Esploratori come Enrico II il Navigatore dedicano la vita al mare, sfidando l’impossibile
Il Principe Enrico detto Il Navigatore (1393 – 1460), figlio minore del Re di Portogallo, è il perno cu sui ruota il progresso di questo secolo: dedica la vita alle esplorazioni della costa africana con l’obiettivo di raggiungere l’Oceano indiano. Dal 1418 alla morte organizza una spedizione circa l’anno.
Fonda nel suo castello sul promontorio di Sagres in Portogallo un centro di studi chiamando a raccolta astronomi, geografi, cartografi e navigatori di ogni nazionalità. I suoi marinai disegnano coste e correnti, colonizzano le isole atlantiche, stringono accordi commerciali con i capi indigeni della costa africana. Arriva poco più a sud di Capo Verde. Ma la sua opera pone le fondamenta delle esplorazioni successive.
Dopo la morte di Enrico l’attività di esplorazione rallenta per la mancanza del sostegno regale: più lucroso è in quel momento il traffico di avorio, oro e schiavi che i mercanti portoghesi iniziano con il Ghana.
Con Re Giovanni II, che sale al trono nel 1481, riprendono le esplorazioni: il Capo di Buona Speranza viene raggiunto nel 1488. Si traccia la strada per il successivo grande viaggio di scoperta, che consente a Vasco da Gama di raggiungere Calicut (oggi Kozhikode vicino a Kerala in India) nel 1499, circumnavigando l’Africa.
Malattie, ammutinamenti, tempeste e difficoltà con indù e arabi portano alla perdita di 2 delle 4 navi di Vasco da Gama e di quasi 2/3 del suo equipaggio.
Il carico di spezie con cui fa ritorno compensa però di gran lunga tutti i costi del viaggio.
Le spezie arricchiscono i Re: aumenta l’ambizione degli avventurieri fino alla circumnavigazione di Magellano
Vedendo i grandi profitti legati al mercato delle spezie i portoghesi non perdono tempo: nel 1513 attraccano a Canton, nella Cina meridionale e a metà del ‘500 sono in stretta relazione con il Giappone.
Nel 1484, mentre gli equipaggi di Giovanni II tentano di conquistare l’Africa, un genovese che ha servito il Portogallo e sposato una portoghese chiede al Re di finanziare una nuova ambiziosa impresa: una spedizione attraverso l’Atlantico per raggiungere l’Oriente viaggiando verso Ovest. Concentrato sull’Africa, il Re dice no. Ma Cristoforo Colombo trova appoggio in Ferdinando ed Isabella di Spagna. Per celebrare la ‘sconfitta contro i mori’ acconsentono al patrocinio della spedizione. Salpa il 3 agosto 1492 e il 12 ottobre avvista le isole battezzate ‘Indie occidentali’. Sgomentato dalla povertà delle popolazioni locali, torna l’anno successivo con 17 navi, 1500 uomini ed un equipaggiamento (comprendente bestiame) sufficientemente a fondare un insediamento permanente. Guida in totale 4 viaggi nei mari occidentali e crede fino alla fine di aver scoperto una via diretta per l’Asia.
Nel 1497 Giovanni Caboto, un marinaio italiano che vive in Inghilterra, si assicura l’appoggio di alcuni commercianti per un viaggio che lo porta a scoprire Terranova e la Nuova Scozia. Nel 1513 lo spagnolo Balboa scopre il ‘Mare del Sud’, oltre l’Istmo di Panama (Oceano Pacifico). E’ sempre più evidente che Colombo non sia sbarcato in India.
Nel 1519 Ferdinando Magellano, portoghese, convince il Re di Spagna a guidare una spedizione di 5 navi alle Isole delle Spezie passando per il Mare del Sud. Non vuole circumnavigare il globo: pensa di trovare l’Asia a pochi giorni di navigazione al di là di Panama. Il suo problema è trovare un passaggio e ci riesce. Il tempestoso e infido stretto in Sud America porta ancora il suo nome. Il Mare Pacificum in cui sbocca non gli porta purtroppo le ricchezze sperate ma lunghi mesi di fame e malattie e infine la morte sua e della maggior parte dell’equipaggio. Uno dei Luogotenenti di Magellano, Sebastian del Cano, guida l’unica nave rimasta attraverso l’Oceano indiano fino in Spagna, dopo 3 anni di viaggio: i primi uomini a portare a termine un’intera circumnavigazione del globo.
Il monopolio spagnolo e le novità del mercato: dai tacchini ai meloni alle zucche
Il primo secolo di espansione europea sui mari e le conquiste coloniali sono nel ‘500 di monopolio spagnolo e portoghese: i domini sono sterminati e la loro potenza non ha equali al mondo. Nel 1521 Hernan Cortes conquista l’Impero azteco in Messico mentre Francisco Pizarro sottomette l’Impero Inca in Perù nel 1530.
Alla fine del XVI secolo gli spagnoli controllano l’intero emisfero, dalla Florida alla California al Cile. La popolazione indigena, che all’epoca di Colombo è di circa 25 milioni di individui, a causa delle malattie europee, dell’alcol e delle armi si riduce a pochi milioni alla fine del secolo. Per ‘rimediare’, già dal 1501 gli spagnoli introducono gli schiavi africani.
Si importano dalle colonie soprattutto spezie e metalli preziosi. Tinture esotiche come indaco e cocciniglia aggiungono colore ai tessuti europei rendendoli più vivaci e più vendibili sia in Europa che oltremare. Il caffè africano, il cacao americano e il te asiatico diventano presto le più comuni bevande europeee. Lo zucchero, già noto in Europa, si diffonde con l’introduzione della canna da zucchero in America. Il ghiotto alimento diventa così alla portata di un qualunque cittadino europeo.
I prodotti di cotone arrivati dall’India in un primo momento sono generi di lusso destinati ai ricchi ma arrivano presto a più classi sociali. Così come la porcellana cinese. Il tabacco cresce rapidamente in Europa nonostante i decisi tentativi di bandirlo di Chiesa e Stato. Più avanti nel tempo frutta tropicale e noci integrano la dieta degli europei mentre pelli, pellicce, varietà esotiche di legname e nuove fibre arricchiscono le risorse europee.
Dall’America arrivano: patate, pomodori, fagiolini, meloni, peperoncini, zucche e mais, nonché il tacchino addomesticato, originario del Messico. Il riso, prodotto asiatico, comincia ad essere coltivato in Europa e in America.
Il Cambio dei prezzi: l’arrivo di lingotti d’oro e d’argento che cambia il mercato
L’afflusso di oro e argento dalle colonie spagnole triplica nel corso del ‘500 le scorte europee di metalli adatti alla ‘monetizzazione’. Il governo spagnolo cerca di vietare l’esportazione di metalli preziosi in lingotti ma è un’impresa impossibile. Lo stesso governo è il principale trasgressore: invia grandi quantità di metalli preziosi in Italia, Germania e Paesi Bassi per pagare i debiti e finanziare interminabili guerre. Da questi paesi i metalli si distribuiscono in tutta l’Europa, con il risultato di un immediato aumento dei prezzi, saliti di 3 o 4 volte alla fine del ‘500.
Chi gode di redditi elastici in rapporto ai nuovi prezzi come commercianti, manifatturieri, proprietari terrieri che coltivano le proprie terre, contadini con proprietà sicure che producono per il mercato viene avvantaggiato rispetto ai salariati e a chi dispone di redditi fissi con crescite lente (percettori di rendite, contadini soggetti ad affitti).
L’aumento della popolazione intanto incide sul ritardo dei salari poiché l’agricoltura e l’industria si rivelano incapaci di assorbire la forza lavoro in eccesso.
RIsultato? Impoverimento della classe contadina e della nobiltà con redistribuzione delle ricchezze e il cambio di mentalità legata al successo delle nuove imprese, con la nascita di un proto capitalismo, antenato del capitalismo moderno.
Fonte: Storia economica del mondo (dalla Preistoria al XVII secolo, Rondo Cameron, Larry Neal )Il Mulino edizioni.
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