Il primo fondo comune della storia nacque per non fidarsi del gestore

Il primo fondo comune della storia nacque ad Amsterdam nel 1774 come risposta a una grave crisi finanziaria. Più che introdurre la diversificazione, rivoluzionò la tutela dei risparmiatori separando gestione, controllo e custodia del patrimonio, principio ancora alla base dei fondi moderni.
Primo fondo comune della storia, cassaforte con tre serrature e tre chiavi su un tavolo del XVIII secolo

Nell’estate del 1772 il titolo della Compagnia inglese delle Indie Orientali, gonfiato da anni di speculazione, crollò a Londra. La Ayr Bank scozzese fallì per l’esposizione a quella bolla, e il contagio attraversò il Mare del Nord fino ad Amsterdam, dove la casa bancaria Clifford & Co, tra le più solide della piazza, fu trascinata nello stesso dissesto. Le banche olandesi arrivarono sull’orlo del collasso non per un errore proprio, ma per aver scommesso in modo concentrato su un solo titolo, di un solo emittente, in un solo mercato.

Fu da questa lezione, non da un’intuizione astratta, che nacque il primo fondo comune della storia. Il 1° luglio 1774 il mercante e mediatore amsterdamese Abraham van Ketwich lanciò un veicolo chiamato Eendragt Maakt Magt, “l’unione fa la forza”, motto della Repubblica delle Sette Province Unite. Il capitale, suddiviso in duemila quote, venne investito in circa cinquanta obbligazioni ripartite su dieci categorie: titoli di banche e governi di Austria, Danimarca e Russia, oltre a prestiti su piantagioni nelle Indie Occidentali. Il prospetto del fondo imponeva esplicitamente una proporzione quanto più possibile equilibrata tra le posizioni. Non era un caso che il rimedio proposto fosse l’esatto opposto del problema appena vissuto: dove il 1772 aveva punito la concentrazione, Eendragt Maakt Magt imponeva per statuto la dispersione.

Dal crollo del 1772 al primo fondo aperto: le tappe essenziali

Anno Evento Rilevanza storica Luogo
1772 Crisi finanziaria internazionale Il crollo della Compagnia inglese delle Indie Orientali colpisce banche britanniche e olandesi, mostrando i rischi della concentrazione. Londra e Amsterdam
1774 Nasce Eendragt Maakt Magt Abraham van Ketwich crea un portafoglio collettivo diversificato, suddiviso in duemila quote e regolato da vincoli statutari. Amsterdam
1868 Foreign and Colonial Government Trust Il modello dell’investimento collettivo ritorna su scala più ampia e si avvicina alla configurazione finanziaria moderna. Londra
1924 Massachusetts Investors Trust Nasce il primo fondo comune a formula aperta, con possibilità di emissione e rimborso delle quote. Boston
1983 Legge 77/1983 L’Italia introduce la prima disciplina organica dei fondi comuni mobiliari aperti. Italia
1984 Primo collocamento italiano GestiRAS diventa il primo fondo comune distribuito sul mercato nazionale. Italia

Cronologia sintetica elaborata sulla base degli eventi ricostruiti nell’articolo.

Ma la parte più interessante dell’invenzione di Van Ketwich non è la diversificazione, un principio già presente, per quanto rudimentale, in altre iniziative del secolo. È la governance. Van Ketwich non gestì il fondo di persona: per evitare un conflitto di interessi tra chi raccoglieva il capitale e chi decideva come investirlo, ne curò solo l’amministrazione e affidò le scelte di investimento a due commissari indipendenti, Dirk Bas Backer e Frans Jacob Heshuysen. I titoli in portafoglio furono fisicamente custoditi in una cassaforte chiusa da tre serrature diverse, ciascuna con una chiave affidata a un soggetto distinto: nessuno dei tre poteva, da solo, disporre del patrimonio dei sottoscrittori.

È una soluzione a un problema che il 1772 aveva reso evidente: una crisi non nasce solo da una scommessa sbagliata, nasce quando chi scommette e chi ne subisce le conseguenze sono soggetti diversi, e nessun meccanismo lo impedisce. Van Ketwich rispose separando chi amministra da chi decide, e chi decide da chi custodisce. È la stessa architettura, con nomi diversi, che oggi il legislatore italiano ed europeo impone per legge a ogni fondo comune: la separazione tra la società di gestione del risparmio, che decide gli investimenti, e la banca depositaria, che custodisce il patrimonio e ne verifica la legittimità delle operazioni. Nessuno dei due soggetti, oggi come nel 1774, può muovere da solo il denaro dei sottoscrittori.

Dal fondo di Van Ketwich alla governance del risparmio gestito moderno

Funzione Nel fondo del 1774 Nel sistema moderno Finalità di tutela
Amministrazione Abraham van Ketwich organizzava il veicolo, raccoglieva il capitale e curava gli aspetti amministrativi. Le attività amministrative sono svolte dalla società di gestione e da soggetti specializzati. Separare l’organizzazione del fondo dalla disponibilità materiale dei suoi beni.
Decisioni di investimento Le scelte erano affidate ai commissari indipendenti Dirk Bas Backer e Frans Jacob Heshuysen. La SGR definisce e attua la politica di investimento prevista dal regolamento del fondo. Ridurre il conflitto tra chi promuove il prodotto e chi seleziona gli investimenti.
Custodia I titoli erano conservati in una cassaforte protetta da tre serrature e tre chiavi distinte. La banca depositaria custodisce gli strumenti e controlla la regolarità delle operazioni. Impedire che un solo soggetto possa sottrarre, trasferire o utilizzare autonomamente il patrimonio.
Diversificazione Il prospetto imponeva una distribuzione equilibrata tra circa cinquanta obbligazioni e dieci categorie. Regolamenti, limiti di concentrazione e politiche di rischio disciplinano la composizione del portafoglio. Limitare l’impatto del dissesto di un singolo emittente, settore o mercato.
Controllo reciproco Nessuno dei tre detentori delle chiavi poteva accedere da solo ai titoli del fondo. Gestore e depositario operano con funzioni distinte e responsabilità separate. Separazione dei poteri
Rendere la tutela indipendente dalla fiducia personale riposta nel gestore.

Confronto funzionale tra l’architettura introdotta da Abraham van Ketwich e il modello contemporaneo del risparmio gestito.

Eendragt Maakt Magt non sopravvisse a lungo: era un fondo chiuso, senza possibilità di nuove sottoscrizioni, e le restrizioni ai commerci imposte durante il periodo francese, tra il 1795 e il 1813, ne segnarono il lento esaurimento. Con esso si esaurì, per quasi un secolo, l’intera categoria. Bisognò attendere il 1868, a Londra, per il Foreign and Colonial Government Trust, e il 1924, a Boston, per il Massachusetts Investors Trust, il primo fondo a formula aperta e tuttora esistente, prima che il modello riprendesse la forma che conosciamo oggi. In Italia, la strada fu ancora più lunga: solo la Legge 77 del 23 marzo 1983 diede una cornice normativa ai fondi comuni mobiliari aperti, e solo a fine giugno del 1984 GestiRAS, promosso dalla finanziaria del gruppo RAS, divenne il primo prodotto collocato sul mercato nazionale.

Duecentocinquantadue anni dopo quella cassaforte a tre chiavi, secondo i dati definitivi di Assogestioni il patrimonio del risparmio gestito italiano ha raggiunto, a marzo 2026, 2.582 miliardi di euro, con 12,4 milioni di sottoscrittori, un italiano su cinque. Il principio che li governa non è cambiato: nessuno chiede al risparmiatore di fidarsi di chi gestisce il suo denaro. Gli si chiede, semmai, di fidarsi di una struttura pensata perché quella fiducia non serva.

Emanuele Farina

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