Presentarsi in azienda. Un consulente va al primo appuntamento con un potenziale cliente, imprenditore di una PMI manifatturiera lombarda. L’incontro è fissato per le 10:00, ma il professionista arriva con dieci minuti di ritardo a causa del traffico. Entra con passo deciso, si scusa brevemente e porge la mano con energia eccessiva. “Marco, piacere! Dammi pure del tu, non sono formale”, dice mentre cerca di recuperare il biglietto da visita dalla tasca interna della giacca, piegandosi in modo scomposto. L’imprenditore, sulla cinquantina, irrigidisce la stretta di mano e risponde con un educato ma freddo “Buongiorno”. L’atmosfera si è già raffreddata prima ancora che la conversazione cominci.
Questa scena, tutt’altro che rara nel mondo professionale italiano, sintetizza numerosi errori nelle presentazioni aziendali contemporanee. La prima impressione rimane determinante nel business: studi di psicologia sociale dimostrano che formiamo un giudizio iniziale su una persona nei primi sette secondi di interazione, e questo giudizio influenza profondamente l’evoluzione della relazione professionale. Nel settore dei servizi finanziari e assicurativi, dove la fiducia rappresenta il capitale più prezioso, una presentazione inadeguata può compromettere opportunità di business del valore di centinaia di migliaia di euro.
La puntualità come primo biglietto da visita
Nel contesto aziendale italiano, la puntualità non è più una variabile trascurabile come poteva esserlo in passato. Arrivare in ritardo comunica disorganizzazione, mancanza di rispetto per il tempo altrui e scarsa affidabilità. Nel settore della consulenza finanziaria e creditizia, dove si gestiscono le risorse economiche delle imprese, questi messaggi impliciti sono particolarmente dannosi. Un ritardo, anche di pochi minuti, erode immediatamente la credibilità professionale.
L’ideale è presentarsi con cinque-dieci minuti di anticipo, che non significa entrare immediatamente nell’ufficio del cliente ma essere già presenti nell’edificio o nelle immediate vicinanze, pronti a entrare all’orario previsto. Questo margine permette di gestire imprevisti come traffico, difficoltà nel parcheggio o nel trovare l’ingresso corretto, problemi che nel contesto urbano italiano sono tutt’altro che rari.
L’arte della stretta di mano e del contatto visivo
La stretta di mano rimane il gesto rituale fondamentale nelle presentazioni professionali italiane. Una stretta troppo debole comunica insicurezza o disinteresse; una troppo forte, aggressività o bisogno di sovrastare l’interlocutore. La stretta corretta è ferma ma non schiacciante, dura circa tre secondi ed è accompagnata da contatto visivo diretto. La mano deve essere asciutta: se si soffre di sudorazione, è preferibile avere un fazzoletto a portata di mano per asciugarsi discretamente prima dell’incontro.
Il contatto visivo durante la presentazione è fondamentale nella cultura professionale italiana. Evitare lo sguardo viene interpretato come segno di insicurezza, disonestà o scarso interesse. Mantenere il contatto visivo, senza fissare in modo intimidatorio, comunica fiducia, sincerità e rispetto. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel settore finanziario, dove la relazione si basa sulla fiducia reciproca.
Formalità e registro linguistico: quando usare il ‘lei’ e quando il ‘tu’
Uno degli errori più comuni nelle presentazioni professionali contemporanee riguarda il registro linguistico. L’influenza di modelli aziendali anglosassoni e di startup tecnologiche ha spinto molti professionisti a proporre immediatamente il ‘tu’, ritenendolo più moderno e meno gerarchico. In realtà, nel contesto italiano, soprattutto nelle relazioni con imprenditori senior, manager di aziende tradizionali e decisori di istituzioni finanziarie, il ‘lei’ rimane la forma di cortesia appropriata nelle prime interazioni.
La regola d’oro è semplice: si inizia sempre con il ‘lei’, lasciando all’interlocutore più senior o di grado superiore l’eventuale proposta di passare al ‘tu’. Proporre prematuramente il ‘tu’ può essere percepito come presuntuoso, superficiale o come un tentativo di forzare un’intimità non ancora guadagnata. Nel settore della mediazione creditizia e della consulenza finanziaria, dove si maneggiano risorse significative e informazioni sensibili, il ‘lei’ formale contribuisce a stabilire un clima di serietà e professionalità.
La presentazione verbale: nome, ruolo e contesto
Una presentazione professionale completa include nome, cognome, ruolo e, quando appropriato, l’organizzazione di appartenenza. Nel caso del nostro consulente finanziario, una presentazione corretta sarebbe stata: “Buongiorno, sono Marco Bianchi, consulente finanziario di … È un piacere conoscerla”. Questa formula è completa, professionale e rispettosa.
È importante pronunciare chiaramente nome e cognome, senza fretta. Molti professionisti commettono l’errore di dire il proprio nome troppo velocemente, rendendo difficile per l’interlocutore comprenderlo e ricordarlo. Nel contesto italiano, dove i cognomi possono essere complessi, è utile ripetere il proprio cognome se si percepisce incertezza nell’interlocutore.
Il biglietto da visita: rituale ancora attuale
Nonostante la digitalizzazione, il biglietto da visita rimane un elemento importante nelle presentazioni professionali italiane, specialmente nei settori tradizionali come quello finanziario e manifatturiero. Il biglietto va offerto al termine della presentazione verbale, con una mano o con entrambe se si vuole sottolineare particolare rispetto, orientato in modo che l’interlocutore possa leggerlo senza doverlo ruotare.
Quando si riceve un biglietto, è importante guardarlo, leggerlo brevemente e ringraziare, prima di riporlo con cura nel portafoglio o nel porta biglietti. Mai riporlo frettolosamente in tasca senza guardarlo: questo gesto viene percepito come mancanza di rispetto. Nel caso di incontri con delegazioni o clienti asiatici, questo aspetto assume un’importanza ancora maggiore, poiché in molte culture orientali il biglietto da visita è considerato un’estensione della persona stessa.
L’abbigliamento come elemento della presentazione
Sebbene non si tratti strettamente di presentazione verbale, l’aspetto esteriore fa parte integrante della prima impressione. Nel settore finanziario italiano, il dress code tende ancora verso il formale: completo per gli uomini, tailleur o completo giacca-pantalone per le donne. I colori preferibili sono il blu, il grigio e il nero, con camicia bianca o azzurra.
L’abbigliamento deve essere curato ma non appariscente. Accessori vistosi, profumi intensi o abiti troppo casual comunicano scarsa attenzione al contesto professionale. Nel dubbio, è sempre preferibile essere leggermente sovra-vestiti piuttosto che sotto-vestiti: è più facile togliersi la giacca se l’ambiente si rivela più informale del previsto che improvvisare formalità non presente nel proprio abbigliamento.
Presentarsi in azienda: consigli operativi per presentazioni efficaci
- Arrivare con 5-10 minuti di anticipo, ma non entrare prima dell’orario stabilito. Utilizzare i minuti di attesa per ripassare mentalmente i punti chiave della conversazione e controllare il proprio aspetto.
- Preparare i biglietti da visita in tasca o in porta biglietti facilmente accessibile, per evitare gesti scomposti al momento della presentazione.
- Iniziare sempre con il ‘lei’ formale, indipendentemente dall’età apparente o dal settore. Lasciare all’interlocutore senior la possibilità di proporre il passaggio al ‘tu’.
- Mantenere il contatto visivo durante la stretta di mano e la presentazione verbale, senza fissare in modo intimidatorio.
- Pronunciare chiaramente nome, cognome e ruolo professionale. In caso di cognomi complessi, non esitare a ripeterli se si percepisce incertezza.
- Spegnere o silenziare completamente il telefono prima dell’incontro. La vibrazione del telefono durante una presentazione è una distrazione evitabile e comunica mancanza di preparazione.
- Se si è in ritardo per motivi indipendenti dalla propria volontà, avvisare telefonicamente appena possibile e scusarsi sinceramente all’arrivo, senza dilungarsi in spiegazioni dettagliate.
- Nel settore finanziario, portare con sé materiale informativo professionale da lasciare al cliente: brochure, presentazioni aziendali o documenti informativi ben organizzati in una cartellina di qualità.
La capacità di presentarsi correttamente in ambito professionale non è un dettaglio superficiale ma una competenza strategica. Nel settore dei servizi finanziari, dove le relazioni si costruiscono sulla fiducia e sulla percezione di affidabilità, curare ogni aspetto della presentazione significa investire concretamente nel proprio successo professionale e in quello della propria organizzazione. Le buone maniere, in questo senso, sono davvero buoni affari.

Ma si dice ancora “piacere”? È corretto?
È vero Guendalina,
secondo il galateo dire “piacere” quando si incontra qualcuno per la prima volta viene considerato inappropriato perché “il piacere è un’emozione che si prova dopo, non prima, di aver conosciuto una persona”.
È preferibile salutare con un semplice “Buongiorno” o “Buonasera”, dire il proprio nome e magari aggiungere un sorriso. Invece, è corretto dire “è stato un piacere fare la sua conoscenza” quando ci si congeda.
Non è comunque un errore grave: “piacere” è entrato nell’uso comune e nessuno lo vive come una gaffe. Semplicemente, è un’espressione un po’ automatica.
Perché non si dovrebbe dire “piacere” all’inizio?
• Viene percepito come non sincero: “piacere” può suonare come un’espressione vuota perché si sta dichiarando un sentimento prima ancora di aver effettivamente vissuto l’interazione.
• Può mettere a disagio: la formula “piacere” è diventata così automatica che qualcuno potrebbe sentirsi imbarazzato se non la ricambia.
Cosa dire invece al momento della presentazione
• Un “Buongiorno” o “Buonasera” seguito dal proprio nome e cognome è la formula più diretta e corretta, specialmente in contesti formali.
• “Molto lieto” o “Lieto di conoscerla” sono alternative più formali e meno “sbrigative” di “piacere”, anche se il galateo suggerisce di non usare nemmeno queste espressioni, a favore della semplicità.
• Una risposta accogliente – se l’altra persona dice “piacere” – è rispondere con un sorriso e magari ricambiare con un “piacere” solo se ci si sente a proprio agio, senza sentirsi obbligati.
Quando si può dire “piacere”, allora?
• Alla fine dell’incontro: si può dire “È stato un piacere conoscerti” per esprimere sincerità e apprezzamento dopo aver interagito.
• Quando si rivede qualcuno: è corretto dire “Piacere di rivederla” se si incontra nuovamente qualcuno.