Le radici del nostro sistema finanziario affondano nelle stesse tradizioni che oggi celebriamo a Natale: l’economia del dono, il perdono dei debiti e la solidarietà comunitaria
La liturgia segreta del consumo natalizio
Mentre le vetrine si illuminano e le carte di credito scaldano i motori, pochi si fermano a riflettere sulla profonda connessione tra le festività natalizie e l’evoluzione del sistema creditizio moderno. Il Natale contemporaneo è diventato il momento dell’anno in cui il credito al consumo raggiunge il suo apice, ma le radici di questo fenomeno affondano in tradizioni millenarie che intrecciavano dono, debito e comunità in modi che oggi abbiamo dimenticato.
L’antropologo Marcel Mauss nel suo saggio fondamentale Essai sur le don (1925) aveva già intuito che il dono non è mai gratuito: ogni regalo crea un’obbligazione, instaura un debito morale che attende di essere saldato. “Dare, ricevere, ricambiare” – questa la triade che governa i rapporti sociali da millenni, ben prima che esistessero banche e tassi d’interesse.
Quando la Chiesa inventò il credito etico
La storia del credito natalizio inizia nei conventi francescani del XV secolo. Mentre le festività religiose scandivano il ritmo dell’anno, i frati osservanti si trovarono di fronte a un dilemma morale: come aiutare i poveri senza cadere nel peccato dell’usura?
La risposta arrivò nel 1462 a Perugia, quando il beato Barnaba da Terni fondò il primo Monte di Pietà. L’idea era rivoluzionaria: prestare denaro ai bisognosi richiedendo solo un pegno e un modesto interesse per coprire le spese di gestione, non per arricchirsi. Un credito senza lucro, potremmo dire oggi.
San Bernardino da Siena, predicatore carismatico e riformatore economico, aveva preparato il terreno con le sue prediche infuocate contro gli usurai. Durante i suoi sermoni di Quaresima e Avvento – i periodi liturgici più importanti – tuonava contro chi “vendeva il tempo”, poiché il tempo appartiene solo a Dio. Eppure, lo stesso Bernardino comprese che vietare il credito significava condannare i poveri all’indigenza.
| Aspetto | Credito medievale (Monti di Pietà, XV sec.) |
Credito moderno (Sistema attuale) |
|---|---|---|
| Finalità | Solidarietà sociale e sostegno ai bisognosi | Profitto e stimolo ai consumi |
| Interesse | Minimo (solo copertura spese gestionali) | Variabile (dal 5% al 20% annuo) |
| Garanzia | Pegno fisico (oggetti di valore) | Score creditizio e dati personali |
| Accesso | Priorità a poveri e artigiani | Basato su affidabilità creditizia |
| Periodo festivo | Moratorie e condonazioni natalizie | Picco massimo di indebitamento |
| Filosofia | “Il tempo appartiene a Dio” | “Compra ora, paga dopo” |
Il perdono del debito: dall’Anno Santo al Black Friday
L’idea del Giubileo – l’anno santo in cui tutti i debiti venivano cancellati – affonda le radici nella tradizione ebraica del Yovel. Ogni cinquant’anni, al suono del corno di ariete, schiavi e debitori tornavano liberi. Era un reset economico totale, un riconoscimento che nessun debito poteva essere eterno.
Il Cristianesimo ereditò questa visione nella preghiera più recitata al mondo: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Nel testo greco originale, il termine opheilema significa letteralmente “debito pecuniario”. La dimensione spirituale e quella economica erano inseparabili.
Durante il Medioevo, le festività natalizie rappresentavano uno dei momenti in cui signori feudali e mercanti concedevano moratorie sui debiti, distribuivano elemosine e organizzavano banchetti per i poveri. Non era solo carità, era un meccanismo sociale per mantenere la pace sociale e rinnovare i legami di lealtà.
L’avvento del consumismo: quando Babbo Natale incontrò il credito al consumo
La trasformazione moderna iniziò negli Stati Uniti degli anni ’20 del Novecento. Il Natale stava diventando una festa sempre più commerciale, ma mancava ancora un elemento fondamentale: la possibilità di comprare anche senza avere il denaro.
Le prime carte di credito revolving comparvero negli anni ’50, ma fu negli anni ’80 che il fenomeno esplose. Le campagne pubblicitarie natalizie iniziarono a martellare un messaggio seduttivo: “Regala ora, paga dopo”. Il Natale divenne il momento cruciale per l’industria del credito al consumo.
In Italia, questo processo si accelerò negli anni ’90 con la diffusione di finanziamenti rateali e carte revolving. Il picco degli acquisti natalizi a credito divenne un indicatore economico monitorato da Banca d’Italia e associazioni dei consumatori. Oggi, secondo le rilevazioni CRIF, circa il 30% degli italiani ricorre al credito per finanziare i regali di Natale.
Il debito buono e il debito cattivo: una distinzione antica
I teologi medievali già distinguevano tra debito necessario e debito vizioso. Francesco d’Assisi – che pure rinunciò alla ricchezza paterna – non condannava chi si indebitava per necessità, ma chi lo faceva per vanità o accumulo.
Questa distinzione rimane attuale. Un prestito per liquidità per affrontare spese impreviste durante le festività può essere uno strumento di stabilità familiare. Un debito contratto per ostentazione sociale o per acquisti compulsivi diventa un peso insostenibile.
Gli economisti comportamentali hanno dimostrato che durante il periodo natalizio si attiva quello che chiamano “effetto licenza”: ci concediamo spese che normalmente non faremmo perché “è Natale”. Il problema non è il credito in sé, ma l’illusione che il debito futuro non avrà conseguenze.
Le nuove liturgie del consumo
Il calendario commerciale ha creato nuove festività creditizie: il Black Friday, il Cyber Monday, il Singles’ Day cinese. Sono i nuovi riti collettivi del debito mascherato da opportunità.
Eppure, parallelamente, cresce un movimento di consumo consapevole. Il Buy Nothing Day, che cade proprio il giorno del Black Friday, invita a riflettere sulla dipendenza da consumo e credito. Iniziative di scambio invece di acquisto recuperano l’antica logica del dono reciproco senza mediazione monetaria.
La lezione dei Monti di Pietà per il Natale moderno
Cosa possiamo imparare oggi da quella rivoluzione francescana del XV secolo? Che il credito può essere strumento di solidarietà, non solo di profitto. I Monti di Pietà non prestavano per arricchirsi, ma per creare coesione sociale.
Nel 2025, mentre il crowdlending e la finanza partecipativa offrono nuove forme di credito peer-to-peer, forse stiamo riscoprendo – senza saperlo – quella stessa intuizione francescana: il denaro come mezzo, non come fine.
Durante queste festività, mentre valutiamo se finanziare o meno i regali, potremmo recuperare un’antica domanda: questo debito crea legame o lo distrugge? Genera comunità o solitudine?
Epilogo: il vero regalo sotto l’albero
I saggi francescani del Quattrocento sapevano qualcosa che abbiamo dimenticato: il miglior regalo è quello che libera, non quello che imprigiona. Un credito che permette di superare un momento difficile è liberazione. Un debito contratto per apparire è schiavitù.
Forse il vero spirito del Natale – quello che univa dono, comunità e solidarietà – si ritrova non nell’importo della spesa, ma nella consapevolezza con cui scegliamo di dare, ricevere e, se necessario, indebitarci.
Come scriveva il poeta Charles Péguy: “La grazia non abolisce la natura, la perfeziona”. Allo stesso modo, il credito – quando è etico, consapevole e solidale – non abolisce la generosità natalizia, ma può diventarne lo strumento moderno.
Questo articolo fa parte della rubrica “Le radici del credito” di GrifoNews, che esplora la storia, la filosofia e l’antropologia del denaro e del debito attraverso i secoli.
