La riforma delle detrazioni Irpef introduce per la prima volta in Italia un sistema progressivo basato sul nucleo familiare che ridefinisce completamente l’accesso agli sconti fiscali per i contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro annui.
La svolta del sistema fiscale italiano
Il tradizionale modello di detrazioni universali lascia spazio a una logica selettiva che premia le famiglie numerose e penalizza i contribuenti con redditi elevati privi di carichi familiari. La normativa, operativa dal 1° gennaio 2025, produrrà i suoi effetti concreti nelle dichiarazioni presentate nel 2026, modificando radicalmente la pianificazione fiscale di milioni di italiani.
La circolare 6/2025 dell’Agenzia delle Entrate fornisce le prime indicazioni operative sul nuovo articolo 16-ter del TUIR, chiarendo che il massimale di spese detraibili si riduce drasticamente per chi supera determinate soglie reddituali e non ha una famiglia numerosa.
Come funziona il nuovo meccanismo
Il sistema si basa su tre elementi fondamentali: la soglia di reddito, l’importo base delle detrazioni e il coefficiente familiare.
La soglia reddituale di 75.000 euro rappresenta il punto di svolta. Il calcolo include non solo i redditi ordinari, ma anche quelli soggetti a imposte sostitutive: cedolare secca sugli affitti, regime forfettario per le partite IVA e mance nel settore turistico. Questa precisazione amplia significativamente la platea dei contribuenti interessati dalla riforma.
Gli importi base variano in funzione del reddito complessivo. Chi dichiara tra 75.001 e 100.000 euro può partire da un massimale teorico di 14.000 euro di spese detraibili, mentre oltre i 100.000 euro la base scende a 8.000 euro. Ma questi importi rappresentano solo il punto di partenza del calcolo.
Il coefficiente familiare determina l’importo effettivo. Qui emerge la vera discriminante: i contribuenti senza figli subiscono un dimezzamento del massimale (coefficiente 0,50), mentre chi ha un figlio recupera fino al 70% (coefficiente 0,70), con due figli si arriva all’85% (coefficiente 0,85) e solo le famiglie con almeno tre figli o con un figlio disabile accedono al massimale pieno (coefficiente 1,00).
L’impatto concreto sulle diverse tipologie di contribuenti
Analizziamo scenari reali per comprendere l’effettiva portata della riforma.
Fascia 75.001-100.000 euro: un professionista single con reddito di 90.000 euro potrà detrarre spese per un massimo di 7.000 euro, mentre un collega con due figli arriverà a 11.900 euro. La differenza di quasi 5.000 euro di base imponibile si traduce in un vantaggio fiscale significativo per chi ha carichi familiari.
Fascia oltre 100.000 euro: le differenze si accentuano ulteriormente. Chi non ha figli vede il proprio tetto scendere a soli 4.000 euro, mentre una famiglia con tre figli mantiene il massimale di 8.000 euro. In termini percentuali, parliamo di una penalizzazione del 50% rispetto al massimale teorico.
| Reddito annuo | Senza figli | 1 figlio | 2 figli | 3+ figli |
|---|---|---|---|---|
| 75.001 – 100.000€ | 7.000€ | 9.800€ | 11.900€ | 14.000€ |
| Oltre 100.000€ | 4.000€ | 5.600€ | 6.800€ | 8.000€ |
| Coefficiente | 0,50 | 0,70 | 0,85 | 1,00 |
Le spese escluse dalla stretta
Il legislatore ha previsto alcune salvaguardie per evitare che la riforma colpisca bisogni essenziali o impegni contrattuali già assunti.
Le spese sanitarie restano completamente detraibili al netto della franchigia di 129,11 euro. Questa esclusione rappresenta una garanzia importante, considerato che le spese mediche possono incidere pesantemente sui bilanci familiari, soprattutto in presenza di patologie croniche o disabilità.
Gli interessi passivi sui mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024 mantengono la piena detraibilità, salvaguardando chi ha già assunto impegni finanziari di lungo periodo. Chi invece accenderà un mutuo dal 2025 in poi dovrà considerare questa voce all’interno del massimale complessivo.
Le rate residue di interventi edilizi avviati prima del 2025 non rientrano nei nuovi limiti, così come gli investimenti in startup innovative e PMI, che il legislatore intende continuare a incentivare nonostante la stretta fiscale generale.
Le strategie di ottimizzazione fiscale
I contribuenti interessati dalla riforma dovranno ripensare completamente l’approccio alla dichiarazione dei redditi, sviluppando una vera e propria strategia di selezione delle spese da portare in detrazione.
Priorità alle detrazioni con aliquota più elevata: alcune spese beneficiano di aliquote superiori al 19% standard. Diventa cruciale massimizzare queste voci prima di utilizzare il plafond per le detrazioni ordinarie.
Coordinamento tra coniugi: nelle famiglie con due redditi, la ripartizione ottimale delle spese tra i coniugi può fare la differenza, soprattutto quando uno dei due non supera la soglia di 75.000 euro e quindi non è soggetto ai nuovi limiti.
Tempistica delle spese: la facoltà di distribuire alcune spese su più anni fiscali assume nuova rilevanza strategica, permettendo di ottimizzare l’utilizzo del massimale disponibile.
Le ricadute sul welfare aziendale
La riforma rafforza indirettamente il ruolo del welfare aziendale come strumento di retribuzione complementare. I fringe benefit, esclusi dal calcolo del reddito complessivo entro determinati limiti, acquisiscono maggiore attrattività per i lavoratori dipendenti con redditi elevati che vedono ridotta la capacità di recupero fiscale attraverso le detrazioni.
Le aziende potrebbero orientare le politiche retributive verso forme di compensazione detassate, come rimborsi di spese scolastiche, servizi di assistenza o contributi sanitari integrativi, che non vengono computati nel massimale delle detrazioni e risultano fiscalmente più efficienti.
Prospettive future e possibili evoluzioni
La riforma segna un cambio di paradigma nella politica fiscale italiana, spostando il baricentro dal sostegno universale al supporto selettivo basato sulla composizione familiare. Questa impostazione solleva interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo e sull’equità complessiva del sistema.
Da un lato, la logica del quoziente familiare riconosce che il carico economico di una famiglia con figli è superiore rispetto a un nucleo senza carichi, tentando di riequilibrare la pressione fiscale effettiva. Dall’altro, la drastica riduzione delle detrazioni per i contribuenti single o senza figli può apparire eccessivamente punitiva, soprattutto considerando che in molti casi si tratta di giovani professionisti o persone che hanno fatto scelte di vita legittime.
L’evoluzione del sistema dipenderà anche dal monitoraggio degli effetti pratici: se la riforma genererà un eccesso di gettito fiscale o comporterà distorsioni nelle scelte dei contribuenti, non si escludono aggiustamenti normativi già nelle prossime leggi di bilancio.
Dal lato operativo
I contribuenti con redditi superiori a 75.000 euro devono prepararsi a un cambio di paradigma nella gestione delle detrazioni fiscali. La pianificazione accurata delle spese detraibili, il coordinamento familiare e la valutazione di strumenti alternativi come il welfare aziendale diventano elementi imprescindibili per ottimizzare il carico fiscale complessivo.
La prima dichiarazione interessata dalla riforma sarà quella relativa ai redditi 2025, da presentare nel 2026. Il consiglio è di iniziare fin da subito a tracciare le spese sostenute, valutando quali voci privilegiare in funzione del massimale disponibile e della propria situazione familiare, per evitare di trovarsi a fine anno con spese detraibili che superano il plafond utilizzabile.
