Il 2025 si chiude con una lezione chiara per chi lavora nell’economia reale: i numeri raccontano una storia diversa dai titoli. Mentre Piazza Affari celebra un +29% annuo, le PMI italiane affrontano tassi sul credito al 5,34% e una crescita del PIL che Banca d’Italia stima all’1% per il triennio 2025-27.
La crescita che non si vede
L’economia italiana ha registrato nel 2025 una crescita moderata: le proiezioni di EY indicano un +0,4%, quelle di Banca d’Italia un +0,8%. Numeri lontani dalle aspettative di inizio anno, ma che raccontano una tenuta strutturale del sistema produttivo.
Il dato rilevante non è la percentuale in sé, ma cosa ci sta dietro. I consumi delle famiglie hanno trainato, beneficiando del recupero del potere d’acquisto. Gli investimenti si sono espansi in misura contenuta, frenati dall’incertezza sui dazi americani ma sostenuti dagli incentivi Transizione 4.0 e 5.0.
L’inflazione si è stabilizzata all’1,1% a novembre 2025, ben sotto l’obiettivo BCE del 2%. Un risultato che sulla carta dovrebbe facilitare l’accesso al credito, ma che nella pratica si scontra con altre dinamiche.
Il credito: costoso nonostante i tagli BCE
La Banca Centrale Europea ha completato il ciclo di allentamento: otto tagli in un anno hanno portato il tasso sui depositi dal 4% al 2%. Eppure il tasso medio sui nuovi prestiti alle PMI resta al 5,34%, più del doppio.
Questa forbice racconta la realtà del sistema creditizio italiano: le banche mantengono criteri di valutazione stringenti, amplificati dalle prospettive economiche incerte. Il Fondo di Garanzia pubblica ha registrato 23,7 miliardi di importo finanziato nel primo semestre 2025, confermandosi strumento essenziale. I prestiti garantiti dallo Stato rimangono 1,2 punti percentuali sopra i livelli pre-pandemici.
Nel primo semestre 2025 i finanziamenti alle PMI sono cresciuti del +13% secondo CRIF, trainati principalmente da mutui chirografari e prestiti (+27,5%). Ma il tasso di default, pur stabile al 3%, è previsto in aumento al 5,5% nei prossimi 12 mesi. Per le PMI specificamente, dal 6,3% del 2025 al 6,6% del 2026.
| Indicatore | 2025 | Note |
|---|---|---|
| PIL Italia | +0,4% / +0,8% | EY / Banca d’Italia |
| Inflazione | 1,1% | Novembre 2025 |
| Tasso BCE depositi | 2,0% | -200 bps in un anno |
| Tasso credito PMI | 5,34% | Ancora elevato |
| Piazza Affari (FTSE MIB) | +29% | 2ª in Europa |
| Pressione fiscale | 42,6% | +1,2 punti vs 2023 |
| Default PMI previsto | 5,5% | Prossimi 12 mesi |
La struttura tiene, ma la pressione aumenta
Il tessuto imprenditoriale italiano conferma la sua resilienza: 4,9 milioni di imprese attive, 99% PMI. Le società di capitale registrano un saldo positivo di +13.358 unità (+0,7%), segnale di maggiore strutturazione. Crescono i servizi avanzati – consulenza, IT, innovazione – con 2.795 nuove imprese (+1,10%).
Parallelamente calano imprese individuali (-11.597) e società di persone (-4.316), con difficoltà concentrate nei settori tradizionali. La pressione fiscale è salita al 42,6% nel 2024, +1,2 punti rispetto al 2023. Nei primi dieci mesi del 2025 le entrate tributarie hanno raggiunto 471,6 miliardi, +2% anno su anno.
I mercati finanziari: un’altra storia
Mentre l’economia reale avanza con passo incerto, i mercati celebrano. Piazza Affari chiude il 2025 come seconda miglior borsa europea dopo Madrid, trainata da banche (consolidamento MPS-Mediobanca, BPER-BPS), utility e difesa.
Questa divergenza non è anomalia italiana. L’S&P 500 americano viene scambiato con un premio del 3% rispetto al fair value – livello raggiunto solo nel 15% dei casi dal 2010. Quasi il 40% della capitalizzazione di mercato USA è concentrata in 10 società mega-cap legate all’intelligenza artificiale.
La lezione: i mercati azionari anticipano aspettative future, non fotografano il presente. Per chi opera nell’economia reale, sono indicatori da monitorare ma non da seguire acriticamente.
Gli incentivi: complessi ma necessari
La Nuova Sabatini è stata rifinanziata con 1,7 miliardi per il periodo 2025-2029. Il credito d’imposta ZES Unica ha ricevuto 2,2 miliardi, con procedure più stringenti dal gennaio 2025: comunicazione, prenotazione risorse, utilizzo a scaglioni.
La percentuale di riparto definitiva per la ZES è 60,38% dei crediti richiesti su un tetto di 3,64 miliardi. Tradotto: circa 36,2% per piccole imprese, 30,1% per medie, 24,15% per grandi. Non più soldi a pioggia, ma risorse contingentate con controlli rafforzati dall’Agenzia delle Entrate.
Cosa portiamo nel 2026
Il 2025 ha insegnato che l’economia reale si muove su binari diversi dai mercati finanziari e dalle headline. La crescita c’è stata, modesta ma solida. Il credito è tornato disponibile, ma costoso e selettivo. Gli incentivi ci sono, ma richiedono pianificazione e competenza.
Per le PMI italiane, tre indicazioni concrete:
Sul credito: non aspettare ulteriori riduzioni dei tassi. La forbice tra tasso BCE e tasso praticato si manterrà ampia. Meglio strutturare le richieste con garanzie pubbliche integrate.
Sugli investimenti: i fondi Transizione 4.0 e 5.0 terminano. La Nuova Sabatini continua, la ZES diventa più restrittiva. Il 2026 richiede programmazione anticipata, non reattività.
Sulla struttura: la crescita delle società di capitale (+0,7%) mentre calano le forme individuali (-2,3%) non è caso. Il sistema bancario premia la strutturazione formale. Chi resta indietro paga tassi più alti o non accede al credito.
L’economia italiana del 2025 ha dimostrato capacità di tenuta in un contesto difficile. Non ha brillato, ma ha retto. Per chi opera nell’economia reale, questa è l’unica metrica che conta.
