Negli ultimi mesi il dibattito pubblico ha rilanciato con toni allarmistici un messaggio molto semplificato: “I medici dipendenti pubblici andranno tutti in pensione a 72, forse 73 anni”.
Dal punto di vista previdenziale, questa affermazione è errata o, meglio, riguarda un altro piano, quello del trattenimento in servizio, non quello del diritto alla pensione.
Quando si parla di “72” o “73 anni” per i medici dipendenti pubblici, si fa riferimento al limite massimo di trattenimento in servizio; è l’età fino alla quale, in presenza di specifici presupposti e nell’interesse dell’amministrazione, il medico può essere mantenuto in servizio oltre i normali limiti di età ed è un istituto di gestione del personale, non un requisito pensionistico.
Il diritto al trattamento pensionistico segue invece le regole generali dei lavoratori dipendenti iscritti all’INPS, con alcune particolarità per il pubblico impiego, ma senza alcun vincolo automatico a 72 o 73 anni.
I medici dipendenti pubblici nel sistema INPS
Dal punto di vista previdenziale, il medico dipendente pubblico rientra nel perimetro della gestione pubblica dell’INPS (ex INPDAP) con applicazione delle medesime tipologie di prestazioni previste per la generalità dei dipendenti.
In estrema sintesi, le principali uscite possibili sono le seguenti.
| Tipologia pensione | Età richiesta | Contributi richiesti |
|---|---|---|
| Pensione di vecchiaia | 67 anni | 20 anni |
| Pensione anticipata ordinaria | Qualsiasi | 42 anni e 10 mesi (uomini) 41 anni e 10 mesi (donne) |
| Pensione anticipata contributiva | 64 anni | 20 anni + importo soglia |
| ENPAM Quota A (anticipata) | ~65 anni | Secondo regolamento ENPAM |
1. Pensione di vecchiaia (67 anni)
Il medico dipendente pubblico ha accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni (salvo futuri adeguamenti alla speranza di vita con un requisito contributivo minimo normalmente di 20 anni.
Il calcolo della prestazione avviene con sistema retributivo + contributivo (misto) per chi possiede anzianità anteriori al 1996 o con sistema interamente contributivo per chi ha la prima contribuzione dal 1° gennaio 1996 in poi.
2. Pensione anticipata ordinaria
A prescindere dall’età, il medico può accedere alla pensione anticipata ordinaria quando raggiunge un’elevata anzianità contributiva: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
In questo caso l’età anagrafica è irrilevante: un medico con carriera precoce può, in teoria, uscire ben prima dei 67 anni, se ha maturato l’anzianità richiesta.
3. Pensione anticipata contributiva (64 anni)
Per i medici dipendenti pubblici che non hanno contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996 (interamente nel sistema contributivo) o raggiungono un importo minimo di pensione (cd. importo soglia), è prevista la pensione anticipata contributiva a 64 anni.
Si tratta di una forma di flessibilità in uscita che consente di anticipare la pensione rispetto alla vecchiaia, a condizione che la carriera contributiva sia sufficientemente robusta da garantire un assegno non inferiore alle soglie previste.
ENPAM: gestione “Quota A” obbligatoria del medico
Un elemento fondamentale, spesso sottovalutato, è che tutti i medici, inclusi quelli dipendenti pubblici, sono obbligati ad iscriversi all’ENPAM nella cosiddetta gestione “Quota A”, la gestione obbligatoria di base, finanziata con contributi fissi, dovuta da tutti gli iscritti all’ordine, indipendentemente dal fatto che esercitino o meno la libera professione.
Questa gestione riconosce una pensione anticipata intorno ai 65 anni, calcolata con sistema contributivo (con importo tendenzialmente più contenuto) o una pensione di vecchiaia dalla soglia dei 68 anni, con possibilità di posticipo volontario, secondo la regolamentazione vigente.
Di conseguenza, il medico dipendente pubblico, a certe condizioni, si troverà ad avere una pensione principale INPS (vecchiaia/anticipata, oltre ad una pensione ENPAM Quota A e, in presenza di altre iscrizioni ENPAM (convenzioni, fondi specialistici, ecc.), ulteriori trattamenti.
Carriere articolate e gestioni multiple: cumulo, totalizzazione, ricongiunzione
Molti medici dipendenti pubblici non hanno una carriera “lineare”.
È frequente riscontrare, infatti, periodi da libero professionista con iscrizione a gestioni ENPAM ulteriori rispetto alla Quota A, anni da specialista ambulatoriale convenzionato o eventuali periodi nel settore privato o all’estero.
In questi casi, per ottimizzare la strategia di uscita, è necessario valutare l’utilizzo di strumenti quali:
- Cumulo contributivo
che consente di sommare gratuitamente, ai soli fini del diritto e del calcolo, periodi accreditati in più gestioni previdenziali (INPS e casse professionali che lo prevedono), con liquidazione unitaria. - Totalizzazione nazionale
applicabile in presenza di contribuzione in gestioni diverse, con calcolo interamente contributivo e regole proprie in termini di requisiti anagrafici e decorrenze. - Ricongiunzione (onerosa o gratuita a seconda del caso)
che permette di trasferire la contribuzione da una gestione all’altra, accentrare la posizione e liquidare un’unica pensione, pagando eventualmente un onere di ricongiunzione.
La scelta tra cumulo, totalizzazione, ricongiunzione o mantenimento di pensioni separate (INPS + ENPAM) non è mai neutra, infatti incide sull’età di accesso, modifica le modalità di calcolo e può determinare differenze anche molto rilevanti sull’importo finale.
Riscatto di laurea e specializzazione: dove conviene farlo?
Per i medici la durata del percorso formativo è particolarmente lunga.
Il riscatto di periodi come laurea, specializzazione o eventuali periodi di formazione può essere richiesto presso l’INPS (per il versante da dipendente, con diverse modalità: ordinario, agevolato, ecc.) oppure presso l’ENPAM, a seconda delle regole delle singole gestioni.
Le valutazioni da compiere sono almeno tre:
- In quale gestione conviene riscattare?
- INPS, se l’obiettivo è anticipare la pensione anticipata ordinaria o incrementare l’importo della quota retributiva/contributiva INPS.
- ENPAM, se il focus è valorizzare maggiormente la componente professionale e incrementare la rendita della Quota A o di altre gestioni di categoria.
- Quale forma di riscatto utilizzare?
- Ordinario (con onere calcolato sulla retribuzione o reddito)
- Agevolato (per i soggetti nel contributivo puro), con costi più contenuti ma effetti differenti sul calcolo.
- Qual è il rapporto costo/beneficio?
- Quanti anni mancano al pensionamento?
- Di quanto aumenta l’assegno mensile?
- In quanti anni si recupera l’onere sostenuto?
Senza simulazioni specifiche, il rischio è di sostenere un costo importante senza massimizzare il ritorno in termini di anticipo o incremento dell’assegno.
Perché non esiste una sola età pensionabile per il medico dipendente pubblico
Alla luce di quanto sopra, la risposta alla domanda: “Quando va in pensione un medico dipendente pubblico?” non può essere un numero unico (67, 72 o 73), ma dipende da anzianità contributiva complessiva (INPS + ENPAM + eventuali altre gestioni), data di primo accredito contributivo (ante o post 1996), presenza o meno di carriere miste, eventuali istituti di invalidità e maggiorazioni, scelte strategiche su cumulo, totalizzazione, ricongiunzione, riscatto
Un medico con lunga anzianità potrà accedere alla pensione anticipata ordinaria INPS prima dei 67 anni, alla pensione ENPAM Quota A già a 65 anni, combinando poi, a regime, più trattamenti.
Parlare di “pensione solo a 72–73 anni” significa confondere il limite organizzativo del trattenimento in servizio con i diritti previdenziali effettivi.
Il ruolo della consulenza previdenziale specialistica
Per un medico dipendente pubblico, specie se con periodi ENPAM aggiuntivi, esperienze nel privato o all’estero, carriere lunghe e frammentate, la pianificazione previdenziale non può essere affidata a calcoli approssimativi o a informazioni parziali.
Un’analisi previdenziale specialistica, come quelle svolte da PrevidAge, permette di ricostruire l’intera storia contributiva INPS ed ENPAM, simulare le diverse opzioni di uscita (vecchiaia, anticipate, cumulo, totalizzazione), valutare dove e come effettuare il riscatto di laurea e specializzazione, confrontare più scenari in termini di: età di decorrenza, importo lordo e netto della pensione, costi (riscatti, ricongiunzioni), compatibilità con i propri obiettivi professionali e personali.
