Sempre più pensionati, una volta raggiunto il traguardo della pensione, decidono di rimettersi in gioco, magari avviando un’attività in proprio o offrendo consulenze nel settore in cui hanno maturato esperienza. Ma lavorare dopo la pensione è davvero sempre possibile? E soprattutto, è vantaggioso dal punto di vista fiscale?
Pensione e lavoro: non sempre sono compatibili
La prima cosa da chiarire è che non tutti i trattamenti pensionistici consentono di lavorare dopo il pensionamento. Alcune formule di pensione anticipata prevedono infatti delle restrizioni. Ad esempio:
- La Quota 103, misura di prepensionamento che permette l’uscita con 62 anni e 41 di contributi, non consente attività lavorativa successiva, ad eccezione di quella occasionale con compensi molto limitati.
- Lo stesso vale per l’Ape Sociale, che prevede il divieto di cumulo con redditi da lavoro fino alla trasformazione in pensione di vecchiaia.
Dunque, prima di valutare un’attività autonoma dopo il pensionamento, è necessario verificare quale trattamento si sta percependo e quali vincoli comporta.
E se aprissi la partita IVA?
Chi ha una pensione pienamente compatibile con il lavoro può senz’altro valutare l’idea di aprire una partita IVA e intraprendere un’attività autonoma, magari in un settore affine al proprio percorso professionale. In questi casi, il regime forfettario è spesso la prima opzione che viene presa in considerazione.
Questo regime fiscale, riservato alle partite IVA con ricavi contenuti, prevede:
- una tassazione agevolata al 15% (ridotta al 5% per i primi anni in alcune condizioni);
- una gestione semplificata senza IVA né obbligo di fatturazione elettronica per alcune categorie;
- l’applicazione di un coefficiente di redditività al posto del calcolo analitico dei costi.
Tuttavia, non tutti i pensionati possono accedere al forfettario.
Il limite dei 35.000 euro: la soglia che esclude molti pensionati
Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, non è possibile aderire al regime forfettario se si percepiscono redditi da lavoro dipendente, da pensione o da cariche amministrative superiori a 35.000 euro annui.
Questo significa che:
- se la tua pensione lorda supera i 35.000 euro all’anno, non potrai accedere al regime forfettario;
- sarai obbligato a entrare nel regime ordinario IRPEF, dove i redditi si sommano (pensione + reddito da lavoro autonomo) e vengono tassati in base agli scaglioni progressivi.
Tradotto in termini pratici, più alta è la tua pensione, più alta sarà la pressione fiscale complessiva se decidi di intraprendere un’attività autonoma.
Forfettario o ordinario: cosa cambia davvero?
Il grande vantaggio del regime forfettario è che il reddito da lavoro autonomo non si somma a quello della pensione. Viene tassato separatamente, con un’aliquota unica e generalmente inferiore a quella applicata nel regime ordinario.
Al contrario, nel regime ordinario il cumulo dei redditi può far salire l’aliquota IRPEF complessiva, erodendo i benefici economici dell’attività lavorativa. In alcuni casi, chi pensava di ottenere un’integrazione interessante al proprio reddito si ritrova invece a pagare un conto fiscale salato, con scarse convenienze economiche.
Per questo motivo è importante fare una valutazione accurata prima di aprire la partita IVA.
Cosa conviene fare?
Se sei già pensionato, o lo diventerai a breve, e stai pensando di iniziare una nuova attività o continuare a lavorare come autonomo, ti consigliamo di:
- verificare il tipo di pensione che percepisci e le sue compatibilità con l’attività lavorativa;
- controllare l’importo annuo lordo della tua pensione per capire se puoi accedere al forfettario;
- simulare il carico fiscale complessivo in caso di adesione al regime ordinario;
- valutare con un esperto previdenziale e fiscale se davvero ne vale la pena, o se rischi di vanificare i benefici economici.
In conclusione
Mettersi in proprio dopo la pensione è una scelta legittima e, in molti casi, stimolante. Ma senza una corretta pianificazione previdenziale e fiscale, si rischia di fare i conti con sorprese poco piacevoli.
Da un lato ci sono vincoli normativi che vietano del tutto il cumulo tra pensione e lavoro; dall’altro, ci sono limiti fiscali che rendono poco conveniente l’attività autonoma, soprattutto in presenza di una pensione elevata.
Per questo, se ti trovi in questa situazione o stai valutando un passo del genere, il nostro consiglio è di affidarti a un consulente previdenziale esperto.
