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Lavoro autonomo occasionale e pensione: in Italia sono molti i pensionati che scelgono di rimanere attivi nel mondo del lavoro, pur senza tornare a un’attività a tempo pieno. Una delle formule più utilizzate per farlo è quella del lavoro autonomo occasionale, noto anche come prestazione con ritenuta d’acconto.
Ma questa modalità è davvero compatibile con la pensione? E in quali casi può avere implicazioni previdenziali o fiscali?
Vediamolo insieme con chiarezza.
Lavoro autonomo occasionale e pensione: cosa sono
Si tratta di una forma di lavoro autonomo che non richiede l’apertura della Partita IVA, in quanto esercitata in maniera saltuaria e non organizzata. Il compenso percepito viene fatturato attraverso una ricevuta con ritenuta d’acconto, che il committente trattiene e versa direttamente all’erario come anticipo delle imposte.
È una soluzione utile per svolgere piccole collaborazioni, senza strutturarsi in modo continuativo come libero professionista.
È compatibile con la pensione?
Nella maggior parte dei casi, sì. Il lavoro autonomo occasionale è compatibile con l’erogazione della pensione, anche per i pensionati che percepiscono trattamenti soggetti a limitazioni, come:
- la Quota 103, ovvero l’anticipo pensionistico con 62 anni di età e 41 anni di contributi;
- l’APE Sociale, una forma di accompagnamento alla pensione rivolta a categorie svantaggiate.
In entrambi i casi, il lavoro autonomo occasionale rappresenta l’unica eccezione ammessa al divieto generale di cumulo tra pensione e reddito da lavoro. Tuttavia, per non compromettere il diritto al trattamento pensionistico, è fondamentale non superare la soglia di 5.000 euro lordi annui di compensi.
Cosa succede se supero i 5.000 euro lordi?
Al di sotto di questa soglia, il compenso non ha alcun effetto sulla pensione né comporta obblighi contributivi.
Tuttavia, oltre i 5.000 euro annui, anche se si tratta ancora di lavoro occasionale, scatta l’obbligo contributivo alla Gestione Separata INPS.
In questo caso, è il committente (non il lavoratore) a dover versare i contributi, applicando l’aliquota vigente per i collaboratori occasionali, attualmente pari al 33% circa per la quota pensionabile. Si tratta di contributi che possono contribuire a maturare una pensione supplementare nella Gestione Separata, qualora si accumulino nel tempo.
Lavoro occasionale e pensione: un’opportunità da valutare con attenzione
Il lavoro autonomo occasionale, se gestito nel rispetto delle soglie previste, rappresenta un ottimo strumento per integrare il reddito da pensione senza conseguenze negative.
È l’unica forma di attività lavorativa compatibile anche con pensioni soggette a vincoli, e può persino avere ricadute previdenziali positive, in caso di versamento di contributi oltre i 5.000 euro.
Tuttavia, anche in questo caso, la valutazione deve essere fatta con attenzione: superare la soglia senza rendersene conto potrebbe comportare obblighi contributivi imprevisti o – peggio ancora – mettere a rischio la prestazione pensionistica.

Tutto chiaro. Grazie. Ho un solo dubbio.
Sono un ex ospedaliero di 58 anni ed ho una pensione anticipata INPS per aver raggiunto gli anni di contributi. Faccio dei lavori ccasionali con importo annuale inferiore a 5000 euro lordi. Pago regolarmente il congualio Irpef nel 730.
Sono obbligato a fare qualche comunicazione all’INPS per questo. Se sì, come ?
Grazie