Molti, soprattutto tra chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo, si pongono la stessa domanda:
“I periodi di lavoro in nero possono essere utili alla pensione? Posso recuperarli in qualche modo?”
La risposta breve è: sì, in alcuni casi è possibile, ma il percorso è tutt’altro che semplice. Vediamo insieme come funziona il recupero dei contributi non versati e quali sono gli ostacoli principali da superare.
Lavoro in nero e contributi mancanti: un problema comune
Purtroppo, il lavoro non regolarizzato, privo di contratto e senza versamento di contributi, è stato (ed è ancora) una realtà per moltissimi italiani.
Spesso si tratta di periodi di lavoro giovanile, magari svolti per necessità, che non risultano in alcuna posizione contributiva all’INPS.
Quei mesi o anni, però, possono fare la differenza, sia per raggiungere prima i requisiti per la pensione, sia per aumentare l’importo dell’assegno.
Come si possono recuperare i periodi di lavoro in nero?
Il meccanismo previsto dall’ordinamento si chiama costituzione di rendita vitalizia.
Si tratta di una procedura attraverso la quale il lavoratore può riscattare a proprie spese i contributi che non gli sono stati versati, senza alcun limite temporale (quindi anche in prossimità della pensione), purché possa dimostrare che il lavoro c’è stato davvero.
Questa procedura ha due finalità:
- Ottenere l’accredito dei contributi non versati, rendendoli utili sia al diritto che al calcolo della pensione.
- Incrementare l’importo dell’assegno, specie se si tratta di anni significativi sotto il profilo reddituale.
Il grande ostacolo: la prova dell’esistenza del rapporto di lavoro
Attenzione: non basta dire di aver lavorato in nero.
L’INPS accredita i contributi solo in presenza di prove certe e documentabili.
In particolare:
- Serve una sentenza del giudice che riconosca ufficialmente l’esistenza del rapporto di lavoro.
- Oppure, servono documenti scritti con data certa (ad esempio: lettere, email, comunicazioni firmate, ricevute) che attestino che quel lavoro è stato effettivamente svolto.
Se non si è in possesso di prove concrete e inconfutabili, la richiesta di riscatto verrà respinta. È per questo che il recupero dei periodi di lavoro in nero è spesso complesso, e in molti casi non realizzabile.
Ma se il lavoro in nero è recente?
Cambia qualcosa se il lavoro non regolarizzato è recente e non risale alla gioventù, ma a pochi anni prima della pensione?
In questo caso, sì: si può valutare un’azione legale per ottenere un risarcimento dal datore di lavoro.
Infatti, il lavoratore può chiedere in giudizio che sia il datore a farsi carico del danno pensionistico, cioè dei contributi non versati, obbligandolo a finanziare la rendita vitalizia che consente di ricostruire la posizione previdenziale.
Un’ultima avvertenza
Il percorso per recuperare i contributi di lavoro nero è:
- Giuridicamente complesso
- Costoso
- Non sempre fruttuoso se mancano prove solide
Tuttavia, in alcuni casi può fare la differenza tra andare o non andare in pensione. Ecco perché è fondamentale affidarsi a esperti in materia previdenziale, che possano valutare la situazione concreta e suggerire la strategia migliore per recuperare il tempo (e i contributi) perduti.
