I periodi di disoccupazione indennizzata, come la NASpI, la vecchia ASpI, la Mini-ASpI o la Disoccupazione Ordinaria (DS), sono spesso considerati utili alla pensione. E in molti casi è così: permettono di anticipare l’accesso alla pensione e, in alcune situazioni, aumentano anche l’importo dell’assegno previdenziale.
Ma attenzione: non è sempre tutto a vantaggio del lavoratore. In alcuni casi, i periodi di NASpI possono danneggiare il calcolo della pensione, soprattutto per chi ha diritto a una quota retributiva nel proprio assegno.
Vediamo nel dettaglio quando la NASpI incide positivamente e quando, invece, può rappresentare una penalizzazione sul piano economico.
NASpI: contributi figurativi sì, ma con un limite
Durante il periodo di NASpI, l’INPS accredita automaticamente i contributi figurativi, che risultano utili sia per maturare il diritto alla pensione, sia per aumentare l’importo nei casi di calcolo contributivo. Tuttavia, c’è un aspetto tecnico da considerare: i contributi figurativi della NASpI sono soggetti a un tetto massimo.
Cosa significa questo in pratica? Se durante il lavoro avevi uno stipendio medio-alto, ma durante la NASpI i contributi figurativi sono calcolati su un massimale annuo stabilito dalla legge, allora la media delle retribuzioni su cui si calcola la pensione si abbassa.
Questo meccanismo può ridurre l’importo dell’assegno pensionistico, in particolare per le quote calcolate con il sistema retributivo, ovvero la quota A (fino al 1992), basata sulle ultime retribuzioni e la quota B (dal 1993 al 1995), calcolata su una media quinquennale.
Il rischio concreto: penalizzazione sulle quote retributive
Per molti lavoratori che hanno meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, la pensione viene calcolata in parte con il metodo retributivo (fino al 1995) e in parte con il metodo contributivo (dal 1996 in poi).
In questi casi, i periodi di NASpI possono abbassare sensibilmente la media reddituale utilizzata per il calcolo della parte retributiva. Il risultato? Una pensione più bassa di quella attesa, anche di centinaia di euro l’anno.
La soluzione esiste: si chiama neutralizzazione
Fortunatamente, la legge prevede una tutela specifica per evitare che la NASpI danneggi il calcolo dell’assegno pensionistico. Si tratta del meccanismo di neutralizzazione. Cos’è?
La neutralizzazione esclude automaticamente dal calcolo della media degli stipendi i periodi di disoccupazione figurativa (come la NASpI) quando questi risultano penalizzanti.
In pratica, l’INPS esegue un doppio calcolo:
- Uno includendo i periodi di NASpI
- Uno escludendoli, e quindi “saltando” quegli anni nella media degli stipendi
Dopodiché, sceglie il calcolo più favorevole per il lavoratore.
Attenzione: non sempre la neutralizzazione viene applicata correttamente
Nella prassi, il confronto tra i due calcoli non è sempre automatico o trasparente. È capitato, infatti, che l’INPS non applicasse correttamente la neutralizzazione, portando a un assegno più basso del dovuto – anche senza che il pensionato se ne accorga.
Risultato? Si rischia di ricevere una pensione più bassa per tutta la vita, pur avendo diritto a un importo maggiore.
Cosa fare allora?
Se hai alle spalle periodi di NASpI o di altre indennità di disoccupazione, è fondamentale eseguire un controllo previdenziale dettagliato prima di andare in pensione.
PrevidAge, grazie a oltre 20 anni di esperienza nella consulenza previdenziale avanzata, aiuta i lavoratori a:
- Verificare l’effetto della NASpI sul calcolo della pensione.
- Applicare correttamente la neutralizzazione dei periodi penalizzanti
- Calcolare l’assegno spettante con la massima precisione, evitando errori e sorprese
