Capita spesso di sentire frasi come: “Se prendo la NASPI, vado in pensione prima”,
“Tanto i contributi figurativi coprono tutto”.
La realtà, dal punto di vista tecnico-previdenziale, è più complessa.
NASPI e pensione sono strettamente collegate, ma non in modo lineare e, soprattutto, non sempre a favore del lavoratore.
In questo articolo analizziamo, con taglio tecnico, come i periodi di NASPI incidono sul diritto e sulla misura della pensione, quali sono i rischi nascosti e perché è indispensabile una valutazione personalizzata.
Che cos’è la NASPI e perché è rilevante ai fini pensionistici
La NASPI è l’indennità di disoccupazione che spetta, in via generale, ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro e possiedono i requisiti previsti dalla normativa.
Dal punto di vista previdenziale, la NASPI non è solo un sostegno al reddito, ma anche un periodo coperto da contribuzione figurativa accreditata presso l’INPS o un tratto di carriera che entra nel calcolo pensionistico sia ai fini del diritto a pensione (raggiungimento dei requisiti in anni/sett. di contribuzione), sia, in molte situazioni, ai fini della misura della prestazione (importo dell’assegno).
È qui, però, che iniziano le complessità.
NASPI e misura della pensione: quando aiuta e quando viene “neutralizzata”
In linea di principio, i periodi coperti da NASPI sono utili alla misura della pensione, perché danno luogo a contribuzione figurativa che alimenta il montante contributivo (per le quote calcolate con sistema contributivo) e la retribuzione pensionabile/media (per le quote calcolate con sistema retributivo).
Per le quote retributive (tipicamente riferite ai periodi ante 1996 o ante 2012 a seconda della carriera),tuttavia, esiste una tutela importante per il lavoratore; se i periodi coperti da NASPI dovessero abbassare la media delle retribuzioni presa a riferimento per il calcolo della pensione, l’INPS può applicare la cosiddetta neutralizzazione.
In pratica:
- il periodo di NASPI viene escluso dal calcolo della retribuzione pensionabile;
- la media degli stipendi/redditi viene calcolata “andando più indietro nel tempo”, saltando gli anni di disoccupazione che risulterebbero penalizzanti;
- in questo modo, il periodo di NASPI resta utile al diritto a pensione, ma non incide negativamente sulla misura della quota retributiva.
Questo meccanismo è particolarmente rilevante per chi ha una lunga prima parte di carriera con retribuzioni medio-alte, è rimasto disoccupato negli ultimi anni prima della pensione, teme un forte impatto negativo della disoccupazione sull’assegno.
La neutralizzazione, se applicata correttamente, può attenuare, o annullare, questo effetto distorsivo.
NASPI e diritto alla pensione: il “doppio binario” da non sottovalutare
Sul piano del diritto alla pensione, i periodi di NASPI sono, in generale, pienamente utili e consentono di incrementare l’anzianità contributiva complessiva o di avvicinare il raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia e per molte pensioni anticipate.
Per le pensioni anticipate e di anzianità, tuttavia, il legislatore ha previsto un doppio requisito che spesso sfugge:
- Requisito generale di anzianità contributiva
Ad esempio:- 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata ordinaria (uomini);
- 41 anni e 10 mesi per le donne;
- oppure 41 anni per i lavoratori precoci, per la Quota 103, ecc.
A questo requisito, i periodi di NASPI concorrono normalmente: contano ai fini del “monte complessivo” degli anni di contribuzione.
- Requisito dei 35 anni “puliti”
Per molte pensioni anticipate, la normativa richiede anche:- almeno 35 anni di contributi “effettivi”, cioè al netto di alcuni periodi figurativi,
- tra i quali rientrano, in modo significativo, i periodi di disoccupazione indennizzata (NASPI).
In altre parole i periodi di NASPI aiutano a raggiungere il requisito generale, ad esempio i 42 anni e 10 mesi, ma non possono essere conteggiati nel pacchetto dei 35 anni effettivi richiesti “al netto” di disoccupazione, malattia, cassa integrazione e altri periodi figurativi.
Questo significa che un lavoratore può aver raggiunto, per esempio, 43 anni complessivi di contribuzione ma di questi, 8–9 anni sono figurativi da NASPI e altri istituti e di fatto possedere meno di 35 anni utili “puliti”.
Il risultato è che formalmente “sembra” aver raggiunto il requisito, ma non soddisfa la condizione dei 35 anni al netto dei figurativi e non ha ancora diritto alla pensione anticipata.
È uno degli errori di valutazione più frequenti tra chi ha avuto lunghi periodi di disoccupazione nel corso della carriera.
| Tipo di requisito | La NASPI conta? | Note operative |
|---|---|---|
| Requisito generale (es. 42 anni e 10 mesi) |
✓ Sì | I periodi NASPI concorrono al monte complessivo degli anni di contribuzione |
| 35 anni effettivi (al netto dei figurativi) |
✗ No | I periodi NASPI vengono esclusi dal calcolo dei 35 anni “puliti” richiesti |
| Calcolo importo pensione (quota retributiva) |
± Dipende | Possibile neutralizzazione se i periodi NASPI abbassano la media retributiva |
NASPI e decorrenza della pensione: attenzione alla compatibilità
Altro punto critico riguarda la compatibilità economica tra NASPI e pensione.
La NASPI è incompatibile con la pensione diretta (vecchiaia o anticipata). Nel momento in cui viene presentata domanda di pensione il trattamento pensionistico matura e viene posto in pagamento (decorrenza), la NASPI decade automaticamente.
Ne deriva che è possibile utilizzare la NASPI come “ponte” fino al momento in cui si matura il diritto e si chiede la pensione, ma non è possibile cumulare NASPI e pensione erogata per lo stesso periodo.
Questo aspetto va pianificato con grande attenzione, specialmente per chi si avvicina alla pensione durante un periodo di disoccupazione, chi valuta se anticipare la domanda di pensione o attendere la fine naturale della NASPI, chi potrebbe accedere a misure specifiche per disoccupati di lunga durata (ad esempio alcune forme di anticipo pensionistico agevolato).
NASPI “conviene” sempre in ottica pensionistica?
La risposta è: dipende.
Quali sono gli scenari in cui la NASPI può essere un fattore positivo?
Sicuramente in caso di perdita del lavoro a pochi anni dalla pensione oppure nel caso di carriere nel sistema interamente contributivo, dove ogni anno figurativo incrementa il montante, pur con retribuzione figurativa standard.
Altre situazioni, invece, richiedono maggiore cautela: lavoratori con molti anni di disoccupazione complessiva, soggetti che puntano a una pensione anticipata e rischiano di non raggiungere i 35 anni effettivi al netto dei figurativi, percorsi misti (dipendenti + autonomi) in cui è necessario verificare come si combinano NASPI, gestione separata, casse professionali, ecc.
In questi casi l’impatto della NASPI sui tempi di accesso e sull’importo della pensione può essere tutt’altro che intuitivo.
Valutare l’effetto della NASPI sulla pensione non significa solo sommare periodi.
È necessario, almeno, verificare la situazione contributiva completa che estratti conto INPS, eventuali casse professionali, gestione separata, la quota di pensione calcolata con metodo retributivo e quella con metodo contributivo.
Per chi è attualmente disoccupato o ha alle spalle una carriera con lunghi periodi di NASpI, una valutazione superficiale può portare a conclusioni errate, ossia quella di credere di avere i requisiti per la pensione quando, tecnicamente, manca ancora parte dell’anzianità utile “pulita”.
