La Nuova Sabatini viene rifinanziata con 1,7 miliardi di euro dal 2025 al 2029 dalla Legge di Bilancio 2026: 200 milioni nel 2026 e 450 milioni nel 2027. Contributi in conto interessi per l’acquisto di macchinari, impianti e tecnologie digitali da parte di micro, piccole e medie imprese. Procedura tramite banche convenzionate, cumulabilità con credito d’imposta ZES e maggiorazioni ammortamenti. La nostra guida.
La Legge di Bilancio 2026 conferma uno degli strumenti più longevi e apprezzati dalle piccole e medie imprese italiane per rinnovare il parco produttivo. La Nuova Sabatini 2026, misura introdotta nel 2013 e più volte rifinanziata, riceve un’iniezione di risorse pari a 1,7 miliardi di euro distribuiti nel quinquennio 2025-2029. Una disponibilità che garantisce continuità operativa almeno fino al 2029, con 200 milioni stanziati per il 2026, 450 milioni per il 2027 e risorse decrescenti negli anni successivi.
Il meccanismo rimane invariato nella sostanza: le imprese accedono a finanziamenti bancari per l’acquisto di beni strumentali nuovi e ricevono dallo Stato un contributo che abbatte il costo degli interessi. Una formula che ha dimostrato efficacia nel corso degli anni, generando investimenti produttivi per miliardi di euro e sostenendo l’ammodernamento tecnologico del tessuto imprenditoriale nazionale.
Come funziona il meccanismo di finanziamento
La Nuova Sabatini 2026 si configura come un contributo in conto interessi che riduce l’onere finanziario dell’impresa. La procedura prevede che la PMI ottenga un finanziamento da una banca o da un intermediario finanziario convenzionato con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il finanziamento può coprire fino al 100 per cento dell’investimento, con importi compresi tra 20.000 e 4 milioni di euro.
Il contributo statale viene erogato in quote annuali di pari importo per tutta la durata del finanziamento, che può variare da un minimo di due a un massimo di cinque anni. L’importo del contributo è calcolato in misura pari agli interessi su un finanziamento quinquennale di pari importo al tasso agevolato stabilito dal Ministero. In pratica, lo Stato si fa carico di una parte significativa del costo del denaro, rendendo conveniente l’accesso al credito anche per imprese con minore capacità di spesa.
Per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti, il contributo viene maggiorato del 30 per cento. Si parla in questo caso di Sabatini Digitale, una declinazione specifica pensata per accelerare la trasformazione tecnologica delle PMI verso i paradigmi dell’industria 4.0 e della sostenibilità ambientale.
Beni ammissibili e perimetro degli investimenti
La misura copre l’acquisto, anche tramite leasing finanziario, di macchinari, impianti, beni strumentali, attrezzature nuovi di fabbrica a uso produttivo e hardware. Rientrano inoltre software e tecnologie digitali, compresi quelli necessari per l’interconnessione dei sistemi produttivi secondo i criteri dell’industria 4.0.
Specificamente, sono ammissibili i beni materiali di cui agli allegati A e B della legge 232/2016, ovvero quelli che rientrano nel perimetro degli investimenti 4.0: macchine utensili interconnesse, robot, impianti per il recupero energetico, sistemi di logistica automatizzata, tecnologie per l’additive manufacturing. La Nuova Sabatini può quindi sovrapporsi, in termini di tipologia di beni, con altre agevolazioni come le maggiorazioni degli ammortamenti previste dalla stessa Legge di Bilancio 2026.
Non sono ammissibili i beni usati, i beni immateriali diversi dal software, i veicoli stradali e i beni destinati alla rivendita. L’investimento deve essere strumentale all’attività produttiva e direttamente utilizzato dall’impresa beneficiaria.
La procedura bancaria: dal finanziamento all’erogazione
L’accesso alla Nuova Sabatini 2026 richiede che l’impresa si rivolga a una banca o a un intermediario finanziario convenzionato. L’elenco degli intermediari è disponibile sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che gestisce la misura. La banca valuta il merito creditizio secondo i propri criteri e, in caso positivo, concede il finanziamento.
L’impresa deve presentare la richiesta di contributo attraverso la piattaforma informatica del Ministero entro 30 giorni dalla stipula del contratto di finanziamento. La domanda deve essere corredata da documentazione attestante le caratteristiche dell’investimento, la conformità dei beni ai requisiti previsti e il rispetto delle normative su sicurezza sul lavoro e regolarità contributiva.
Il Ministero istruisce la pratica e, verificata l’ammissibilità, comunica l’importo del contributo spettante. Il contributo viene poi erogato direttamente alla banca finanziatrice, che lo accredita sul conto dell’impresa in quote annuali per tutta la durata del piano di ammortamento. Questo meccanismo garantisce che il beneficio si traduca effettivamente in una riduzione dell’onere finanziario e non in una semplice liquidità aggiuntiva.
Cumulabilità con altri incentivi: un vantaggio strategico
Una delle caratteristiche più interessanti della Nuova Sabatini è la possibilità di cumulo con altre agevolazioni. La Legge di Bilancio 2026 conferma espressamente la cumulabilità con il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica del Mezzogiorno e con le maggiorazioni degli ammortamenti introdotte per i beni strumentali 4.0.
In concreto, un’impresa del Sud Italia che acquista un macchinario interconnesso può beneficiare contemporaneamente del contributo Sabatini in conto interessi, del credito d’imposta ZES (fino al 70 per cento per le PMI in determinate regioni) e della maggiorazione del 180 per cento del costo di acquisizione ai fini fiscali. Una stratificazione di incentivi che può portare a un abbattimento significativo del costo netto dell’investimento.
Naturalmente, il cumulo è consentito nei limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato. Per gli investimenti di importo rilevante è consigliabile una verifica preventiva con consulenti fiscali per massimizzare i benefici senza incorrere in violazioni delle soglie massime di aiuto ammissibili.
Tempistiche e finestre operative
La Nuova Sabatini opera con un meccanismo a sportello: le domande vengono valutate in ordine cronologico di presentazione fino all’esaurimento delle risorse annuali. Non esistono quindi bandi con scadenze prefissate, ma una disponibilità continua subordinata alla capienza del plafond.
Per il 2026, i 200 milioni stanziati dovrebbero garantire operatività per l’intero anno, considerando che mediamente ogni milione di euro di contributo genera circa 10-12 milioni di investimenti. La velocità di esaurimento dipenderà dall’andamento delle richieste e dalla dimensione media dei finanziamenti.
Le imprese possono presentare più domande per investimenti diversi, purché ogni domanda si riferisca a un progetto specifico e distinto. Non è invece possibile frazionare artificiosamente un unico investimento in più domande per aggirare i limiti di importo.
Il finanziamento deve essere erogato entro 12 mesi dalla concessione del contributo, mentre gli investimenti devono essere completati entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento. Scadenze che richiedono una pianificazione accurata per evitare decadenze.
Sabatini Green: la versione dedicata alla sostenibilità
Parallelamente alla versione ordinaria, esiste una declinazione green della Sabatini, pensata per investimenti con ricadute ambientali positive. La Sabatini Green riconosce contributi più elevati per l’acquisto di macchinari e impianti che riducono l’impatto ambientale o aumentano l’efficienza energetica.
Il contributo è determinato in base alla classe energetica del bene: maggiore è l’efficienza, più elevata la percentuale di copertura. Rientrano in questa categoria impianti di autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, sistemi di recupero di calore, macchinari a basso consumo energetico certificati.
La Sabatini Green si integra con le politiche europee di transizione ecologica e rappresenta un’opzione particolarmente conveniente per imprese che vogliono coniugare innovazione tecnologica e sostenibilità. Gli investimenti green possono inoltre beneficiare di premialità in termini di punteggio nelle graduatorie di altri bandi regionali o settoriali.
Esempi pratici di applicazione
Una piccola impresa metalmeccanica della Lombardia che acquista un centro di lavoro CNC interconnesso del valore di 150.000 euro può ottenere un finanziamento bancario quinquennale con contributo Sabatini che abbatte il costo degli interessi. Se il tasso di mercato è del 5 per cento, il contributo statale può coprire l’equivalente di 2-2,5 punti percentuali, riducendo l’onere effettivo al 2,5-3 per cento. Trattandosi di bene 4.0, l’impresa può inoltre beneficiare della maggiorazione del 180 per cento ai fini degli ammortamenti fiscali.
Una media impresa tessile campana che investe 500.000 euro in macchinari per la tessitura automatizzata e nell’installazione di un impianto fotovoltaico da 100 kW può cumulare Sabatini ordinaria per i telai, Sabatini Green per il fotovoltaico e credito d’imposta ZES. L’effetto combinato può portare a un abbattimento del costo complessivo superiore al 50 per cento.
Una microimpresa artigiana che acquista attrezzature per 30.000 euro, anche in questo caso, può accedere alla misura ottenendo un finanziamento con contributo statale sugli interessi, rendendo sostenibile un investimento altrimenti gravoso per il bilancio.
Prospettive e sostenibilità della misura
Il rifinanziamento quinquennale rappresenta un segnale di continuità importante per le PMI, che possono programmare investimenti pluriennali con certezza normativa. La Nuova Sabatini ha dimostrato nel tempo un rapporto costi-benefici positivo per lo Stato: a fronte di risorse pubbliche relativamente contenute, si genera un moltiplicatore di investimenti privati significativo.
Secondo dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal 2013 a oggi la misura ha sostenuto oltre 130.000 imprese con investimenti complessivi superiori a 40 miliardi di euro. Un track record che ne giustifica la riconferma e che la rende uno strumento consolidato nella cassetta degli attrezzi della politica industriale italiana.
La vera sfida per il prossimo triennio sarà quella di mantenere fluida la gestione amministrativa, evitando colli di bottiglia nelle istruttorie e garantendo tempi certi di erogazione dei contributi. L’esperienza di precedenti esercizi ha mostrato come rallentamenti burocratici possano ridurre l’attrattività della misura, spingendo le imprese verso altre opzioni di finanziamento.
Un altro aspetto da monitorare riguarda l’effettivo livello di cumulo con altri incentivi. La sovrapposizione di più agevolazioni può generare complessità interpretative e necessità di verifiche puntuali sulla conformità ai massimali europei. Sarà importante che le circolari attuative del Ministero forniscano chiarimenti tempestivi su tutte le casistiche di cumulo possibili.
