Spoofing 159? Anatomia di una truffa telefonica che sfrutta i numeri istituzionali
Sul display compare +39 159. Il numero ufficiale del Contact Center INPS. Eppure è il 6 gennaio, festa nazionale, e quel numero non dovrebbe mai chiamare: serve per essere chiamato. È da episodi come questo che si misura quanto stia evolvendo il fenomeno delle truffe telefoniche in Italia, sempre più sofisticate, sempre più credibili.
L’ondata più recente si basa su una tecnica precisa: lo spoofing del numero telefonico. Il truffatore maschera la propria identità reale facendo comparire sul telefono della vittima un numero diverso, spesso appartenente a INPS, banche o istituzioni note. Il risultato è una chiamata che appare legittima e abbassa le difese.
Il numero 159 non chiama: riceve
Il caso del 159 è emblematico proprio perché sfrutta un riferimento conosciuto. È il Contact Center ufficiale dell’INPS, utilizzato da milioni di cittadini per ottenere informazioni su pensioni, contributi, bonus. Ma c’è un dettaglio cruciale che molti ignorano: il 159 nasce come numero di servizio in entrata. È il cittadino che chiama l’Istituto, non il contrario.
Quando l’INPS deve effettivamente contattare qualcuno per una pratica reale, lo fa attraverso canali tracciabili e mai improvvisati: messaggi nell’area riservata MyINPS, comunicazioni via PEC, lettere raccomandate, SMS informativi che invitano a prendere contatto. Una telefonata improvvisa, non annunciata, senza traccia scritta precedente, è già di per sé un’anomalia.
Il 6 gennaio aggiunge un livello ulteriore di incongruenza. Essendo festività nazionale, è altamente improbabile che un ente pubblico effettui chiamate operative. Non è un dettaglio secondario: è un indicatore forte di inattendibilità. Le truffe moderne, però, puntano proprio sulla rapidità, sulla sorpresa, sull’indurre una reazione immediata prima che scatti il ragionamento critico.
| Comunicazione INPS legittima | Truffa telefonica |
|---|---|
| Comunicazione scritta preventiva (PEC, MyINPS, raccomandata) | Telefonata improvvisa senza preavviso |
| Invito a contattare il 159 o accedere all’area riservata | Richiesta di richiamare un altro numero |
| Orari lavorativi nei giorni feriali | Chiamata in giorni festivi o orari insoliti |
| Mai richiesta di dati sensibili al telefono | Richiesta di codici, PIN o coordinate bancarie |
La dinamica: dall’aggancio alla cessione dei dati
La chiamata serve come primo contatto, un aggancio. Può rispondere una voce registrata o una persona con linguaggio formale e rassicurante. Il pretesto varia: una pratica da verificare, un problema contributivo, un aggiornamento necessario, un’anomalia rilevata sul profilo.
L’obiettivo finale non è mai risolvere qualcosa al telefono. L’obiettivo è spingere la vittima a fare un passo successivo: richiamare un altro numero, fornire dati personali, confermare informazioni sensibili, accettare di essere ricontattata.
Anche il semplice atto di rispondere ha conseguenze. Il numero viene registrato come “attivo” e inserito in liste rivendute per tentativi successivi, spesso più mirati. È per questo che le autorità raccomandano di non interagire con chiamate sospette, nemmeno per “capire di cosa si tratta”.
Perché funziona: la fiducia istituzionale
Lo spoofing telefonico è particolarmente insidioso perché non si basa su numeri anonimi o chiaramente sospetti, ma su riferimenti istituzionali che fanno parte della vita quotidiana. È questa normalità apparente a renderlo pericoloso, soprattutto per le fasce più vulnerabili: anziani, persone meno abituate a riconoscere le dinamiche delle frodi digitali.
La strategia punta meno sull’inganno grossolano e più sulla verosimiglianza, sull’autorità apparente, sulla pressione psicologica. Non convince con argomentazioni complesse: sorprende e ottiene una reazione prima del ragionamento.
La regola di fondo
Nessun ente pubblico chiede dati personali, codici, coordinate bancarie o conferme sensibili tramite una telefonata non richiesta. In caso di dubbio, l’unico comportamento corretto è interrompere la chiamata e verificare autonomamente, accedendo ai canali ufficiali dell’INPS o chiamando direttamente i numeri noti. Mai seguire istruzioni ricevute al telefono.
L’episodio della chiamata dal 159 il giorno dell’Epifania non è isolato: è il segnale di una strategia sempre più diffusa, sempre più calibrata. Riconoscerla è il primo passo per difendersi. Ma è altrettanto importante che l’informazione circoli, venga condivisa, contribuisca a costruire una consapevolezza collettiva.
In un contesto in cui la tecnologia rende sempre più facile imitare ciò che è ufficiale, l’attenzione del cittadino diventa l’ultima vera linea di difesa. E spesso basta fermarsi un attimo e porsi una domanda semplice: “È davvero plausibile?”
