I CCNL e gli accordi Aziendali prevedono sempre di più il ricorso al Welfare Aziendale

Il welfare aziendale è sempre più centrale nei CCNL e negli accordi aziendali. Il Rapporto ADAPT 2025 mostra la crescita di sanità integrativa e previdenza complementare. Scopri come il consulente assicurativo può valorizzare il welfare per imprese e dipendenti.
Donna con camicia a righe costruisce una piramide di cubi colorati simbolo del welfare aziendale.

È stato pubblicato a inizio ottobre 2025, da ADAPT – Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Lavoro – in collaborazione con Intesa Sanpaolo l’Ottavo Rapporto sul welfare occupazionale e aziendale in Italia. Il rapporto fornisce un’analisi dettagliata delle trasformazioni in atto nel welfare aziendale e occupazionale in Italia, con particolare attenzione al ruolo dei contratti collettivi nazionali e degli accordi aziendali, e alle misure di welfare adottate dalle imprese e alle nuove priorità emergenti.

Il Rapporto analizza i rinnovi dei contratti collettivi nazionali e gli accordi aziendali siglati nel periodo 2022-2024. In particolare, si basa su 132 CCNL monitorati e su 616 accordi aziendali raccolti nella banca dati di ADAPT. Gli autori hanno voluto offrire una fotografia delle tendenze evolutive del welfare, considerando sia aspetti settoriali (come il turismo), che territoriali (la città di Milano e le politiche per la casa) e contrattuali (previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, flexible benefits). 

Il Rapporto segnala che nel triennio oggetto di studio è crescente la percentuale di contratti che prevedono forme di previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa e flexible benefits. In particolare, l’assistenza sanitaria integrativa sembra aver avuto un aumento importante, presente in molti rinnovi contrattuali. I flexible benefits (come asili, borse di studio, abbonamenti, buoni acquisto) sono analizzati come misure che possono migliorare la qualità della vita lavorativa e privata, rappresentando un valore aggiunto oltre la retribuzione.  Un altro tema portante è che il welfare aziendale/occupazionale non è più solo un optional, ma fa parte integrante di quella che ADAPT definisce “la nuova grande trasformazione del lavoro”. Il Rapporto suggerisce che il welfare, se usato in modo efficace, può contribuire a costruire nuove forme di equilibrio sociale ed economico. 

Il Rapporto fornisce evidenze concrete dell’aumento delle misure di welfare contrattuale negli ultimi anni. Il coinvolgimento di 132 CCNL e 616 accordi aziendali mostra quanto le imprese e le parti sociali stiano riconoscendo il valore del welfare occupazionale come leva strategica. analisi territoriali (es. Milano) e settoriali (turismo) evidenziano che il welfare non è omogeneo: ci sono realtà che sperimentano molto, altre che arrancano, e contesti dove le misure migliori possono generare vantaggi competitivi. Nonostante l’avanzamento, permangono discrasie territoriali e settoriali: non tutte le aziende o i CCNL implementano le stesse misure, con conseguenze sulla copertura delle tutele. Le nuove sfide demografiche (invecchiamento della popolazione), economiche e sociali richiedono che il welfare si evolva costantemente. In particolare, il tema abitativo appare sempre più centrale: rispondere a questa dimensione richiede collaborazione pubblico-privato, investimenti strutturali e innovazione normativa. 

Come può contribuire un consulente assicurativo, al miglioramento del Welfare Aziendale?

L’Ottavo Rapporto ADAPT rappresenta un contributo importante per chiunque voglia comprendere lo stato dell’arte del welfare in Italia: da professionisti HR, imprese, sindacati, fino a studiosi e policy maker. Le sue analisi offrono sia dati concreti che spunti di riflessione per il futuro. Ma non solo. Un buon consulente assicurativo può spingere la propria analisi e la propria capacità tecnica nel suggerire, nell’aiutare l’imprenditore verso l’adozione di programmi di Welfare utili per i dipendenti e per l’azienda. La tendenza degli ultimi anni, come si evince dal grafico sotto riportato, è verso un aumento di accordi aziendali che prevedono misure in materia di assistenza sanitaria, mentre sono in diminuzione quelle relative ai flexible benefits, e in sostanziale equilibrio le misure in materia di previdenza complementare integrativa.

Il consulente assicurativo, l’esperto welfare, il professionista consulente del lavoro hanno un’indicazione chiara. I dipendenti sono interessati a tutte quelle misure che possano integrare, migliorare, estendere i loro piani di assistenza sanitaria e della previdenza complementare. Questa indicazione implica che l’imprenditore debba lavorare in questo senso per fornire risorse dedicate a queste attività.

Proviamo a vedere quali motivazioni dovrebbero spingere un’azienda nell’introduzione del welfare. 

Il welfare aziendale riduce assenze, stress e turnover, aumentando l’efficienza e la concentrazione dei dipendenti.

Secondo vari indicatori di efficienza, tra cui il Welfare Index PMI 2024, le imprese con un welfare molto sviluppato al loro interno hanno maggiore probabilità di aumentare il fatturato.

Le misure di conciliazione vita-lavoro, assistenza sanitaria o supporto economico (es. buoni spesa, mense, rimborsi libri di testo o corsi di formazione) riducono il tempo perso per problemi personali e migliorano il clima aziendale.

Il welfare consente di contenere il costo del lavoro grazie alle agevolazioni fiscali previste dall’art. 51 del TUIR e dalla normativa sui premi di produttività inseriti nel welfare.

Trasformare parte del premio di produttività in welfare aziendale riduce il cuneo fiscale fino al 30–40%, generando un vantaggio sia per l’azienda sia per il lavoratore.

I dipendenti che percepiscono attenzione al loro benessere tendono a restare più a lungo.

Non dimentichiamo, inoltre, che le imprese che offrono welfare registrano un turnover inferiore del 25 %, secondo i dati ADAPT e del Welfare Index PMI Generali. Il dato più importante è che la fidelizzazione riduce i costi di sostituzione e formazione del personale.

Programmi di welfare (flessibilità oraria Strumenti di welfare inclusivo (permessi aggiuntivi, sostegno alla genitorialità, tutela della salute mentale, programmi per caregiver) aiutano a gestire una forza lavoro sempre più eterogenea per età, genere e provenienza, smart working, supporto genitoriale, assistenza sanitaria) aumentano il senso di appartenenza e la soddisfazione.

Il welfare aziendale è oggi una delle colonne della “Corporate Social Responsibility”: significa investire nel benessere delle persone e delle comunità.

Contribuisce a migliorare l’immagine dell’azienda verso clienti, fornitori e territorio.

Il welfare è una delle leve più forti per attrarre talenti, soprattutto giovani generazioni (Millennials e Gen Z) che pongono il benessere al centro delle scelte lavorative.

Un’azienda con un piano welfare solido si presenta come un datore di lavoro “di qualità”.

A conclusione il welfare non è più solo un’opzione per risparmiare una parte dei contributi: secondo ADAPT, il 43 % dei rinnovi contrattuali e oltre il 60 % degli accordi aziendali recenti includono misure di welfare.

Ciò significa che il welfare sta diventando una parte strutturale delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva.

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