Perché il factoring cresce mentre le banche stringono i cordoni: i dati che le PMI dovrebbero conoscere

Il factoring per PMI non è più una soluzione residuale, ma uno strumento sempre più utilizzato per gestire tensioni di liquidità e capitale circolante. Ecco quando può risultare più efficace del credito bancario tradizionale.
factoring per PMI, bilancia con documenti finanziari e liquidità su un tavolo

Ci sono numeri che, messi uno accanto all’altro, raccontano una storia strutturale. Nel 2025, il turnover cumulativo del mercato italiano del factoring ha raggiunto 289,1 miliardi di euro, con una crescita del 3,83% rispetto al 2024. Nello stesso periodo, i dati della Banca d’Italia indicano che nel 2024 i prestiti alle imprese sono diminuiti del 2,6% su base annua — e la tendenza non si è invertita in modo significativo nel 2025. Il credito bancario in Italia entra nel quarto trimestre del 2025 in una fase di assestamento: il dato complessivo segna un +0,8%, segnale di ritorno a valori positivi ma non ancora di un vero cambio di passo.

Due traiettorie opposte. Non è una coincidenza.

Un mercato da 289 miliardi che vale il 13% del PIL

Il factoring non è una nicchia. Nonostante un volume d’affari arrivato a valere il 13% del PIL, con 32.000 imprese che già lo utilizzano, il factoring ha ancora ampi margini di crescita. La componente internazionale accelera ulteriormente: nel primo trimestre del 2025 il factoring internazionale è cresciuto del 20%, trainato dall’incremento delle esportazioni di merci italiane e dalla crescente domanda di transazioni in open account da parte degli acquirenti internazionali.

Sul piano delle strutture utilizzate, il pro soluto si conferma la formula prevalente con circa l’83% dei volumi — pari a 239,8 miliardi — mentre il pro solvendo si attesta intorno ai 49 miliardi. L’outstanding raggiunge i 71,3 miliardi, con anticipi erogati per 59,7 miliardi. La prevalenza del pro soluto — la formula che trasferisce il rischio di insolvenza al factor — non è un dato neutro: segnala che le imprese cercano nello strumento non solo liquidità, ma protezione attiva sul portafoglio clienti.

Factoring e credito bancario alle imprese: due dinamiche che raccontano il cambiamento della finanza aziendale italiana.

Indicatore Dato Variazione Lettura
Turnover factoring Italia 289,1 miliardi di euro +3,83% Mercato in crescita e ormai sistemico.
Peso sul PIL 13% Dato strutturale Il factoring non è più una nicchia finanziaria.
Prestiti bancari alle imprese 2024 -2,6% Contrazione del credito tradizionale alle imprese.
Credito bancario complessivo Quarto trimestre 2025 +0,8% Ritorno positivo, ma non ancora inversione piena.
Imprese utilizzatrici 32.000 Base ancora espandibile Ampio spazio di crescita tra le PMI italiane.

Il lato bancario: selettività crescente, non crisi di sistema

La lettura corretta della stretta creditizia non è catastrofistica. Le banche italiane sono patrimonialmente solide. Con un RoE al 13,77% e il cost of risk sotto la media, le banche italiane hanno spazio patrimoniale e reddituale per sostenere il credito alle imprese — ma la selezione è sempre più basata sui rating interni e sulla qualità del merito creditizio.

Il problema non è la disponibilità di capitale bancario. È il filtro attraverso cui quel capitale viene allocato. Le banche stanno diventando sempre più selettive nella concessione dei finanziamenti, soprattutto nei confronti delle PMI. Nel secondo trimestre del 2025 continua a crescere il numero di richieste di finanziamento respinte, in particolare da parte delle imprese di dimensioni più contenute.

Il paradosso è quello già documentato da Federcepicostruzioni: nel 2025 i primi sei istituti di credito italiani hanno registrato profitti cumulati per circa 27,7 miliardi di euro, in crescita di oltre il 16% rispetto al 2024, mentre il credito alle imprese — specie alle più piccole — resta difficile da ottenere. Il profilo di rischio delle PMI italiane pesa sul pricing: con PD al 4,72% e LGD al 39,75%, il credito incorpora strutturalmente un costo del rischio più elevato rispetto alle controparti tedesche o francesi.

In questo quadro, la difficoltà di accesso non riguarda le imprese in difficoltà. Riguarda imprese operative, con clienti solidi, che non superano le soglie di rating interno o che hanno linee già sature.

La struttura del mercato mostra una preferenza netta per formule che combinano liquidità e gestione del rischio.

Formula Volume Quota indicativa Significato per le imprese
Factoring pro soluto 239,8 miliardi di euro Circa 83% Prevale la ricerca di liquidità insieme alla protezione dal rischio di insolvenza.
Factoring pro solvendo 49 miliardi di euro Quota minoritaria Soluzione più vicina all’anticipo finanziario, con rischio ancora in capo all’impresa cedente.
Outstanding complessivo 71,3 miliardi di euro Stock attivo Misura la rilevanza dello strumento nella gestione corrente del capitale circolante.
Anticipi erogati 59,7 miliardi di euro Liquidità operativa Mostra il ruolo del factoring come leva concreta di finanziamento del ciclo aziendale.
Factoring internazionale Primo trimestre 2025 +20% Crescita collegata a export, open account e transazioni con acquirenti esteri.

La logica che spiega la crescita del factoring

Il factoring cresce perché risponde a un problema che il credito bancario strutturalmente non intercetta con precisione: il disallineamento temporale tra uscite e incassi in aziende con ciclo commerciale lungo.

Un’impresa che paga fornitori a trenta giorni, stipendi ogni mese e incassa clienti a novanta-centoventi giorni può avere EBITDA positivo e cassa sotto pressione. Il credito bancario fotografa la solidità complessiva dell’impresa. Il factoring lavora su un asset specifico: il credito commerciale esistente, verso debitori identificati. La valutazione si sposta — almeno in parte — dalla cedente al debitore. Un credito verso una grande corporate o una PA è un asset con caratteristiche proprie, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa che lo cede.

Questo spiega perché la crescita del factoring non è semplicemente correlata alla stretta bancaria: è anche la risposta a un’esigenza che il credito bancario non era progettato per soddisfare in modo ottimale.

Il punto che i dati non dicono direttamente

Tra il 2011 e il settembre 2025, il credito bancario totale erogato alle imprese ha subito una contrazione strutturale significativa. In questo arco temporale, il factoring ha progressivamente smesso di essere percepito come strumento residuale e ha acquisito rilevanza sistemica — fino a rappresentare oggi il 13% del PIL.

Il cambio di percezione non è ancora completo. Molte PMI continuano ad avvicinarsi al factoring come seconda scelta dopo un rifiuto bancario, invece di valutarlo come strumento primario nella gestione del capitale circolante. La differenza non è solo semantica: chi lo usa proattivamente ha un accesso a liquidità che segue il ciclo reale del fatturato; chi lo usa come rimedio emergenziale lo approccia in condizioni di maggiore pressione e minore potere negoziale.

I dati Assifact 2025 suggeriscono che la quota di imprese che ha già fatto questa transizione culturale — le 32.000 che usano il factoring stabilmente — è ancora una minoranza del tessuto PMI italiano. Il che, da una prospettiva di mercato, indica esattamente dove si trova lo spazio di crescita che l’associazione di categoria segnala.

Domande frequenti

Factoring per PMI: le risposte essenziali

Il factoring per PMI è uno strumento finanziario che consente a un’impresa di trasformare i crediti commerciali verso i clienti in liquidità anticipata. Può includere anche servizi di gestione, incasso e copertura del rischio di insolvenza.

Conviene quando l’impresa ha crediti commerciali solidi, tempi di incasso lunghi e bisogno di liquidità legata al capitale circolante. È particolarmente utile se le linee bancarie sono già impegnate o se il ciclo clienti-fornitori genera tensione di cassa.

Nel factoring pro soluto il rischio di insolvenza del debitore viene trasferito al factor nei limiti previsti dal contratto. Nel pro solvendo, invece, il rischio resta in capo all’impresa cedente se il cliente non paga.

Dipende dalla struttura dell’operazione, dal tipo di factoring e dal trattamento contabile applicabile. In molti casi il factoring viene utilizzato proprio per migliorare la gestione del capitale circolante senza ricorrere a nuovo credito bancario tradizionale.

Sì, se l’impresa dispone di crediti commerciali cedibili verso clienti affidabili. La dimensione aziendale conta, ma spesso la qualità del debitore e la regolarità del rapporto commerciale sono elementi decisivi nella valutazione.

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