In Italia, dove il turismo rappresenta una delle colonne portanti dell’economia, il lavoro stagionale è una realtà diffusa e consolidata, soprattutto nei settori dell’ospitalità, della ristorazione e dei servizi legati alla stagione estiva o invernale.
Ma se da un lato il lavoro stagionale offre opportunità preziose in determinati momenti dell’anno, dall’altro presenta delle criticità sotto il profilo previdenziale, in particolare per quanto riguarda i periodi non lavorati tra una stagione e l’altra.
Vediamo dunque quali sono le opportunità previste dalla normativa per rendere questi periodi utili alla pensione e quali strumenti si possono attivare per recuperarli.
I contributi versati durante il lavoro stagionale
Quando il lavoratore stagionale è regolarmente assunto, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi previdenziali all’INPS, al pari di qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato.
Questi periodi, dunque, sono pienamente utili sia ai fini del diritto alla pensione che del calcolo dell’importo, a condizione che la retribuzione percepita raggiunga almeno i minimali previsti per legge.
Va però prestata attenzione ai casi in cui l’impiego stagionale venga svolto con orario ridotto o part-time: in presenza di stipendi molto bassi, potrebbe accadere che i contributi accreditati risultino inferiori a quelli necessari per coprire un mese intero, determinando una riduzione del montante contributivo.
Cosa succede nei periodi non lavorati tra una stagione e l’altra?
Il vero nodo critico per i lavoratori stagionali riguarda i lunghi periodi di inattività tra una stagione e l’altra. Questi intervalli, pur essendo frequenti e strutturali in molti settori, non sono automaticamente coperti da contribuzione.
Tuttavia, la normativa offre alcune possibilità per valorizzare anche questi periodi, distinguendo due situazioni:
- Se il periodo di inattività è coperto da una prestazione di disoccupazione (ad esempio NASpI o indennità precedenti), l’INPS accredita automaticamente contributi figurativi, senza necessità di ulteriori richieste da parte del lavoratore. Questi contributi sono utili per il diritto e in parte anche per la misura della pensione, anche se in alcuni casi – soprattutto per chi ha quote retributive – potrebbero incidere negativamente sull’importo finale. È infatti previsto un meccanismo di neutralizzazione dei periodi meno favorevoli, ma non sempre viene applicato correttamente: per questo è importante effettuare verifiche puntuali della propria posizione assicurativa.
- e invece il periodo tra un lavoro stagionale e l’altro non è coperto da alcuna indennità, esiste comunque una possibilità: il riscatto dei periodi non coperti da contribuzione. Questa forma di riscatto può essere richiesta per i periodi successivi al 1° gennaio 1997 e consente di rendere utile alla pensione un periodo altrimenti “vuoto”. Tuttavia, si tratta di un’opzione a pagamento: è il lavoratore a dover sostenere l’onere, il cui importo varia in base alla situazione reddituale e alla durata del periodo da riscattare.
La pace contributiva: un’opportunità per i lavoratori più giovani
Un’ulteriore possibilità, prevista dalla normativa in via sperimentale, è rappresentata dalla pace contributiva. Introdotta per aiutare soprattutto i lavoratori con carriere discontinue, consente di riscattare fino a 5 anni di vuoti contributivi compresi tra il primo e l’ultimo contributo accreditato.
La pace contributiva è riservata a chi:
- non ha versato contributi prima del 1° gennaio 1996 (quindi rientra interamente nel sistema contributivo);
- ha periodi di disoccupazione o inattività non coperti da altre forme di contribuzione;
- presenta la domanda entro il 31 dicembre 2025, data di scadenza della misura.
Si tratta di uno strumento molto utile anche per i lavoratori stagionali, ma richiede una valutazione accurata del costo e dei benefici reali in termini di aumento della pensione o di accesso anticipato.
Come orientarsi tra riscatto, figurativi e opportunità
La carriera di un lavoratore stagionale può risultare frammentata e irregolare, ma ciò non significa che non possa essere valorizzata in modo efficace ai fini previdenziali.
Per farlo, è essenziale:
- verificare con attenzione tutti i periodi lavorati, anche se brevi o discontinui
- accertare l’esistenza di contributi figurativi accreditati in seguito a indennità di disoccupazione
- valutare l’opportunità di riscattare periodi scoperti, tenendo conto dei costi e dei benefici attesi
- analizzare se si rientra nei requisiti per accedere alla pace contributiva, approfittando della finestra temporale ancora aperta
Affidarsi a un consulente esperto in materia previdenziale è fondamentale per evitare errori, non perdere anni preziosi e massimizzare le opportunità offerte dalla normativa vigente.
