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Pensione supplementare: molti pensionati scelgono di restare attivi anche dopo il raggiungimento della pensione. Alcuni per necessità, altri per passione o per mantenere un ritmo quotidiano dinamico.
Ma c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato: continuare a lavorare può dare diritto a una pensione in più. Sì, hai capito bene.
In realtà, le opzioni sono due: si può accedere a un supplemento di pensione oppure, in certi casi, a una vera e propria pensione supplementare. Vediamo insieme la differenza e come orientarsi.
Supplemento di pensione: cos’è e quando spetta
Se dopo la pensione continui a lavorare versando contributi alla stessa gestione previdenziale da cui già percepisci l’assegno, allora potresti avere diritto al cosiddetto supplemento di pensione.
Questo vale, ad esempio, per chi era dipendente privato e continua a lavorare come dipendente o autonomo con versamenti alla stessa cassa (FPLD – Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti).
Il supplemento è un incremento dell’importo della pensione, calcolato sulla base dei nuovi contributi versati dopo il pensionamento. Può essere richiesto:
- ogni 5 anni di contribuzione post-pensionamento
- una sola volta, dopo il compimento dei 67 anni, con almeno 2 anni di nuovi contributi.
È importante sapere che il calcolo del supplemento avviene con il metodo contributivo, cioè sulla base dell’ammontare dei contributi versati e dell’età del richiedente al momento della domanda. Il risultato è un aumento della pensione, magari contenuto, ma stabile e garantito.
Pensione supplementare: una nuova prestazione da una gestione diversa
Se invece il pensionato, dopo il collocamento a riposo, inizia a versare contributi in una gestione diversa rispetto a quella che gli eroga la pensione principale, allora si apre la possibilità di ottenere una pensione supplementare.
In questo caso, il diritto scatta solo se la gestione previdenziale in cui si versano i nuovi contributi prevede questa possibilità. La più vantaggiosa? La Gestione Separata INPS.
Infatti, basta anche un solo mese di contributi per maturare il diritto alla pensione supplementare nella Gestione Separata, a partire dai 67 anni.
Facciamo un esempio concreto: un ex dipendente pubblico in pensione inizia a collaborare con aziende private e riceve compensi su cui vengono versati contributi alla Gestione Separata. In questo caso, maturerà una seconda pensione, distinta da quella principale.
Attenzione: non tutte le gestioni previdenziali lo permettono
Va precisato che non tutte le gestioni consentono l’accesso alla pensione supplementare. Per esempio, la gestione dei dipendenti pubblici non dà diritto a questo tipo di prestazione aggiuntiva.
Ecco perché è fondamentale valutare attentamente ogni singola situazione prima di iniziare un’attività lavorativa post-pensionamento: in alcuni casi, i contributi versati potrebbero non produrre alcun beneficio, mentre in altri potrebbero tradursi in un vero e proprio assegno aggiuntivo.
In conclusione
Lavorare dopo il pensionamento può aprire nuove opportunità previdenziali, sia attraverso il supplemento che con una pensione supplementare. Tuttavia, ogni caso va analizzato con cura, per capire:
- quale gestione riceve i nuovi contributi;
- se questi generano effettivamente un diritto a prestazioni aggiuntive;
- e quali effetti fiscali o previdenziali potrebbero comportare.






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