Come va l’economia? Dalle gonne ai grattacieli, dal Big Mac all’indice del rossetto

La salute dell’economia si può leggere anche attraverso gonne, rossetti, grattacieli e cravatte? Un viaggio tra otto indicatori insoliti, intuizioni economiche, comportamenti dei consumatori e correlazioni da interpretare con cautela.
Donna con caschetto e rossetto rosso, gonne su manichini, hamburger e grattacieli sullo sfondo.

Il denaro non dà la felicità.
Figuriamoci la miseria.

Woody Allen

Indicatori economici curiosi: si può capire se l’economia di un Paese sta andando bene o male? Qualcuno dice di sì: basta studiare gli indicatori economici. Parliamo di dati statistici e rapporti matematici che misurano l’andamento del sistema? Non sempre: alcuni di questi indicatori risultano piuttosto curiosi. Ecco le prospettive più insolite dalle quali economisti, analisti e osservatori dei mercati hanno cercato di interpretare il mondo, appuntando intuizioni originali a margine dei soliti grafici.

L’economista George Taylor, negli anni Venti, suggerisce di tenere d’occhio l’orlo delle gonne. Secondo il cosiddetto Hemline Index, la lunghezza delle gonne seguirebbe l’andamento delle borse: nei periodi di euforia economica si accorcerebbero, mentre durante le recessioni tornerebbero ad allungarsi. Una teoria affascinante, anche se le successive verifiche empiriche non ne hanno confermato l’affidabilità come indicatore anticipatore del ciclo economico.

L’analista Andrew Lawrence identifica invece nel 1999 l’indice dei grattacieli, evidenziando una singolare coincidenza storica: la costruzione degli edifici più alti del mondo si è talvolta accompagnata a grandi crisi finanziarie. I cantieri vengono avviati durante le fasi di espansione e abbondanza di capitali, per essere completati quando le condizioni economiche sono ormai cambiate. Anche in questo caso, tuttavia, le coincidenze storiche non bastano a dimostrare una capacità predittiva sistematica.

Una donna misura la lunghezza di una minigonna indossata da una modella in piedi su un tavolo.
Come va l’economia? Dalle gonne ai grattacieli, dal Big Mac all’indice del rossetto. 1

Dall’indice Big Mac al rossetto

Il comportamento dei consumatori cambia in base alla percezione di abbondanza o scarsità. Dalle scelte di consumo si possono ricavare informazioni sulle condizioni economiche e sulle aspettative delle persone. Gli oggetti quotidiani offrono così una lettura psicologica, talvolta sorprendente, delle fasi di crescita e recessione.

Il settimanale The Economist lancia nel 1986 l’indice del Big Mac, confrontando il prezzo del celebre panino di McDonald’s nei diversi Paesi. Il motivo? Valutare, in forma volutamente semplificata, se una valuta risulti sopravvalutata o sottovalutata rispetto a un’altra, sulla base della teoria della parità dei poteri d’acquisto. Secondo questa teoria, nel lungo periodo i tassi di cambio tenderebbero verso livelli capaci di rendere comparabile il prezzo di un identico paniere di beni e servizi nei diversi Paesi. Naturalmente, il prezzo di un solo panino non può rappresentare l’intera economia, ma rende immediatamente comprensibile un concetto altrimenti piuttosto astratto.

Uno degli indicatori più curiosi è il Lipstick Index, reso celebre da Leonard Lauder nel 2001. Secondo questa interpretazione, durante le crisi economiche le vendite di rossetti e piccoli cosmetici di lusso potrebbero aumentare. Il motivo? Quando i consumatori devono rinunciare ad acquisti costosi, cercano comunque una piccola gratificazione accessibile. Il fenomeno è stato osservato in alcune circostanze, ma non costituisce una regola universale: in altre fasi di difficoltà economica le vendite di cosmetici hanno seguito andamenti differenti.

Qualcuno ha pensato bene di riflettere persino sulla biancheria intima maschile: è la teoria del Men’s Underwear Index, comunemente attribuita all’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan. Poiché si tratta di un bene necessario ma invisibile agli altri, gli uomini potrebbero rimandarne la sostituzione quando il bilancio familiare si restringe. Un calo delle vendite potrebbe quindi segnalare una maggiore prudenza nei consumi. L’idea è suggestiva, anche se non esistono prove sufficienti per considerarla uno strumento affidabile di previsione delle recessioni.

Scatole di cartone e cravatte: gli indizi dell’economia

Se fossi Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, non trascurerei l’indice delle scatole di cartone. Il cosiddetto Cardboard Box Index si basa su un’intuizione piuttosto concreta: gli imballaggi in cartone ondulato accompagnano una parte importante della produzione e della distribuzione delle merci. Negli Stati Uniti esistono statistiche ufficiali relative a questo settore, utili per osservare l’andamento dell’attività industriale.

Quando le aziende prevedono un aumento degli ordini possono acquistare maggiori quantità di imballaggi; al contrario, un rallentamento della domanda può riflettersi sulle richieste di scatole. Il rapporto non è però automatico, perché intervengono anche le scorte, l’evoluzione del commercio elettronico e le trasformazioni della logistica.

Se fossi il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti starei invece attento all’indice delle cravatte. Il Necktie Index propone di osservare le vendite di questo accessorio come possibile riflesso delle condizioni del mercato del lavoro. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, nei periodi di crisi alcuni uomini potrebbero acquistare più cravatte per presentarsi in modo impeccabile ai colloqui o apparire più professionali sul lavoro. È un’ipotesi curiosa, ma non una relazione economica dimostrata: mode, abitudini professionali e cambiamenti nell’abbigliamento possono influenzare le vendite indipendentemente dall’andamento dell’economia.

Significativa anche l’osservazione del mercato dei rottami metallici. Prezzi e domanda possono offrire indicazioni sull’attività siderurgica, manifatturiera e delle costruzioni. Se aumenta la richiesta di rottami, potrebbe significare che le industrie stanno intensificando la produzione. Anche qui, però, occorre distinguere gli effetti della domanda da quelli dell’offerta e dalle dinamiche del commercio internazionale.

Economia / Indicatori alternativi

Otto modi insoliti
di leggere l’economia

Dalle gonne ai rottami metallici: che cosa osservano questi indicatori e quanto possiamo fidarci dei loro segnali?

01
Orlo delle gonne Hemline Index · George Taylor
Gonne più corte nelle fasi di prosperità, più lunghe durante le recessioni.
Debole Ipotesi non validata
02
Grattacieli Skyscraper Index · Andrew Lawrence
I record di altezza possono accompagnare fasi di euforia immobiliare e finanziaria.
Debole Coincidenze storiche
03
Big Mac Big Mac Index · The Economist
Confronta il potere d’acquisto delle valute attraverso il prezzo dello stesso prodotto.
Indicativo Misura semplificata
04
Rossetto Lipstick Index · Leonard Lauder
Nelle crisi i piccoli acquisti gratificanti potrebbero sostituire consumi più costosi.
Debole Risultati discontinui
05
Intimo maschile Men’s Underwear Index
Rinviare acquisti poco visibili potrebbe segnalare difficoltà nei bilanci familiari.
Debole Evidenze limitate
06
Scatole di cartone Cardboard Box Index
Produzione e domanda di imballaggi riflettono parte dell’attività industriale.
Concreto Dati osservabili
07
Cravatte Necktie Index
Acquisti legati all’abbigliamento formale potrebbero riflettere insicurezza lavorativa.
Debole Ipotesi informale
08
Rottami metallici Scrap Metal · Mercato industriale
Domanda e prezzi possono riflettere produzione siderurgica e manifatturiera.
Concreto Dati di mercato

Un fenomeno può essere misurabile senza essere un buon indicatore della prossima recessione.

Nota metodologica — La classificazione è una valutazione editoriale qualitativa, non un punteggio statistico. “Concreto” indica l’esistenza di dati economici osservabili, non una capacità predittiva dimostrata. Il Big Mac Index misura differenze di potere d’acquisto, non l’andamento del ciclo economico.

L’acquisto compulsivo e i meccanismi psicologici del consumo

Nella psicologia del profondo di Carl Gustav Jung, gli oggetti e i comportamenti possono assumere significati simbolici che vanno oltre la loro funzione materiale. Anche il consumo, in questa prospettiva, può essere interpretato come espressione di bisogni emotivi e dinamiche inconsce.

C’è una spiegazione al bisogno compulsivo di accumulare beni materiali? Una lettura ispirata alla psicologia junghiana suggerisce che l’accumulo possa talvolta rappresentare il tentativo di compensare un senso di insicurezza o di mancanza interiore attraverso il possesso di oggetti.

Quando un individuo percepisce una condizione di scarsità o vulnerabilità, può cercare negli oggetti tangibili una forma di controllo e rassicurazione. L’immagine simbolica dell’avaro, profondamente radicata nella cultura e nella letteratura, rappresenta bene questo attaccamento alla materia, nel quale il possesso finisce per assumere un valore psicologico superiore alla sua utilità concreta.

Quando gli indicatori raccontano più di quanto misurano

Gonne, grattacieli, rossetti e cravatte non hanno la stessa attendibilità delle statistiche economiche ufficiali. Alcuni di questi indici nascono da osservazioni empiriche, altri da coincidenze storiche o interpretazioni dei comportamenti individuali. Il loro interesse consiste soprattutto nel ricordare che l’economia non è fatta soltanto di produzione, inflazione e tassi d’interesse, ma anche di aspettative, abitudini e decisioni quotidiane.

Per comprendere se un Paese stia attraversando una fase di crescita o recessione occorre naturalmente affidarsi a indicatori verificabili e confrontabili nel tempo. Gli indici più insoliti possono offrire spunti di riflessione, ma una correlazione, per quanto affascinante, non costituisce di per sé una spiegazione economica né una previsione attendibile.

Difficilmente chi non si occupa della libertà economica potrà occuparsi delle altre libertà dell’uomo.

Sergio Ricossa

Apparato documentale

Fonti e riferimenti

Una selezione di documenti istituzionali, ricerche accademiche e approfondimenti per distinguere le basi economiche degli indicatori dalle interpretazioni e dalle correlazioni non dimostrate.

02 Documenti istituzionali 01 Serie statistica 01 Ricerca accademica 01 Analisi giornalistica
  1. Documento istituzionale · Parità dei poteri d’acquisto

    Callen, Tim. 2018. Purchasing Power Parity: Weights Matter. International Monetary Fund, Finance & Development.

    Spiega la parità dei poteri d’acquisto e il principio economico alla base del Big Mac Index.

    Fonte ufficiale
  2. Documento istituzionale · Tassi di cambio

    Catão, Luis. 2019. Real Exchange Rates: What Money Can Buy. International Monetary Fund, Finance & Development.

    Approfondisce il rapporto tra prezzi, tassi di cambio reali e valutazione delle valute, utilizzando anche l’esempio del Big Mac.

    Fonte ufficiale
  3. Ricerca accademica · Hemline Index

    Erasmus University Rotterdam. 2023. The Hemline Index: True or False? 7 marzo.

    Presenta i risultati della ricerca di Philip Hans Franses e Marjolein Baardwijk sulla relazione tra lunghezza delle gonne e ciclo economico. Le evidenze non confermano l’utilità predittiva dell’indice.

    Fonte universitaria
  4. Analisi giornalistica · Lipstick Index

    Knowledge at Wharton Staff. 2009. First the Lipstick Index, Now Spam? Knowledge at Wharton, 28 aprile.

    Ricostruisce l’interpretazione proposta da Leonard Lauder e ne evidenzia i limiti alla luce dei comportamenti di consumo osservati durante la recessione.

    Consulta la fonte
  5. Serie statistica · Imballaggi industriali

    U.S. Bureau of Labor Statistics. Producer Price Index by Commodity: Pulp, Paper, and Allied Products: Corrugated Shipping Containers. Serie WPU09150301. Federal Reserve Bank of St. Louis, FRED.

    Serie ufficiale sui prezzi alla produzione degli imballaggi in cartone ondulato. Documenta una variabile economica osservabile, non un indice ufficiale capace di anticipare le recessioni.

    Serie statistica
Cristina Luciano, autrice di GrifoNews
L’autrice

Cristina Luciano

Autrice · Arte, cultura e storia economica

Cristina Luciano si occupa di arte, cultura e storia, con particolare attenzione alla storia dell’arte italiana, all’antiquariato e ai rapporti tra patrimonio, società ed economia. Ha maturato una lunga esperienza editoriale e opera nel settore dell’antiquariato, affiancando alla conoscenza diretta delle opere una formazione filosofica e un interesse specifico per le arti visive.

Aree di competenza: storia dell’arte, antiquariato, cultura classica, patrimonio storico, arte ed economia.

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