Socrate, Platone e Aristotele: quando i filosofi greci misero il denaro sotto processo

Socrate, Platone e Aristotele hanno posto il denaro al centro di una domanda che resta attuale: quando la ricchezza è uno strumento utile e quando diventa un fine? Un viaggio nella filosofia greca tra virtù, proprietà, potere, crematistica e ricerca della vita buona.
Statua di filosofo greco accanto a monete d’oro rovesciate, con l’Acropoli di Atene sullo sfondo

I grandi pensatori Da GrifoNews

Le idee che continuano a parlarci

Con questo articolo GrifoNews inaugura una serie settimanale dedicata ai grandi pensatori che hanno contribuito a costruire le categorie con cui ancora oggi interpretiamo l’uomo, la società, il potere e l’economia. Cristina Luciano partirà dall’antica Grecia per attraversare, un autore dopo l’altro, idee nate secoli fa ma tutt’altro che confinate nel passato: concetti, domande e contraddizioni che continuano a riaffiorare nel nostro modo di leggere il presente. Un percorso da seguire ogni weekend, senza trasformare la filosofia in un museo delle idee, ma provando a capire perché alcune di quelle idee siano ancora qui.

A cura di Cristina Luciano

‘Di quante cose non sento la mancanza!’, dice Socrate mentre passeggia per il mercato di Atene, guardando le pittoresche merci esposte. Diogene Laerzio racconta l’aneddoto per darci un’idea della vita semplice del Padre della filosofia (Vite dei Filosofi). Semplice ma rivoluzionaria. Nel 399 a.c. viene condannato a bere la cicuta per ‘empietà’ con l’accusa di corrompere i giovani: secondo Theodor Gomperz è il primo ‘martire occidentale per la libertà di pensiero’ poiché difende fino all’ultimo le sue idee.

Platone parla del Maestro nell’Apologia di Socrate senza troppi complimenti: lo presenta come un tafano pungente, antipatico a politici e uomini illustri costretti a rispondere a continue domande. E’ la maieutica o ‘arte dell’ostetrica’: un metodo che fa emergere verità profonde dall’animo umano mettendo in crisi le sicurezze della vittima di turno.

Filosofia della ricchezza

Tre modi di porre un limite al denaro

Il problema non è soltanto quanto possedere, ma quale posto assegnare alla ricchezza nella vita.

Socrate

Il mezzo

La ricchezza perde autonomia: il suo valore dipende dalla qualità di chi la usa.

Platone

Il potere

Quando ricchezza e governo coincidono, l’interesse privato può entrare in conflitto con quello della polis.

Aristotele

Il fine

L’accumulazione cambia significato quando smette di servire i bisogni e diventa uno scopo senza limite.

La questione cambia

chi usa il denaro chi detiene il potere che cosa diventa il fine

Per Socrate il denaro non è buono né cattivo in sé

Nel dialogo platonico Eutidemo Socrate ci dice che i beni materiali non sono buoni né cattivi in sé. Parlando con Critobulo, smonta l’idea che la ricchezza sia un valore assoluto. Il denaro diventa addirittura dannoso se usato da chi è ignorante o stolto; è utile invece se amministrato da un virtuoso. Tutto sommato è meglio essere poveri, piuttosto che gestire ricchezze senza la ‘saggezza pratica’ o prudenza (phronesis).

In ogni caso è inutile cercare la felicità nel denaro: risiede solo nell’anima. Povero e sobrio, cammina scalzo in città per coltivare sapienza (sofia), virtù (areté) e dominio di sé (enkràteia). La libertà interiore è il bene più prezioso da conquistare rinunciando al superfluo. Se i sofisti si fanno pagare per le lezioni lui no: insegna gratuitamente. 

‘Non dalle ricchezze ma dalle virtù nasce la bellezza. La ricerca porta alla verità. Un’ingiustizia non va commessa mai neppure quando la si riceve. Ad una persona buona non può capitare nulla di male: né in vita né in morte, le cose che lo riguardano non vengono trascurate da Dio. Ma ormai è giunta l’ora di andare io a morire e voi invece a vivere. Chi di noi vada verso ciò che è meglio è oscuro a tutti tranne che a Dio’ Platone, Apologia di Socrate

La missione divina affidatagli dall’oracolo di Apollo a Delfi è spingere i cittadini ad occuparsi di anima e miglioramento morale, prima che del denaro o del corpo.

L’economia è quindi utile solo quando si possiede la conoscenza e la sapienza per un profitto saggio e per fare il bene (Economico di Senofonte).

Nel dialogo Ipparco (IV tetralogia) discute sull’avidità di guadagno, esplorando se sia un bene o un vizio. Il profitto coincide con il bene, poiché ogni uomo desidera ciò che è utile e vantaggioso, mentre rifugge la perdita che è un male. Ma senza saggezza bene e male possono confondersi. Chi agisce rettamente cerca un vantaggio reale guidato dalla scienza e dall’intelligenza (phronesis): il vero profitto non nasce dall’arraffare casualmente. Ad esempio un agricoltore esperto sa come piantare per ottenere un guadagno reale, mentre un ignorante causerà solo perdite. Il valore di un’azione non sta nell’accumulo, ma nella conoscenza di ciò che è davvero utile.

Infografica su Socrate, Platone e Aristotele: tre concezioni della ricchezza tra persona, polis e fine del denaro
Socrate, Platone e Aristotele: quando i filosofi greci misero il denaro sotto processo. 1

Il virtuoso Filosofo-Re di Platone rinuncia alla proprietà privata

Chi l’avrebbe detto: da giovane Platone praticava il pancrazio, una disciplina che univa lotta e pugilato, distinguendosi per la prestanza fisica. Il suo vero nome è Aristocle: pare essersi meritato il soprannome (platùs, largo) per la fronte ampia e la robusta corporatura. Un pensatore affascinato dalla ‘forza’ cosa pensa del denaro? Che può corrompere l’anima e disgregare una comunità, se diventa oggetto di bramosia e accumulo. Nella Repubblica critica la ricchezza smodata: divide la polis in due ‘città nemiche’, quella dei ricchi e quella dei poveri.Chi fa veramente il bene della comunità è il Filosofo-re, che governa non per interesse personale ma per dovere, come servizio per il bene comune. Le virtù legate alla ricchezza ‘illuminata’ sono la liberalità e la magnificenza.

Nello Stato ideale le classi dirigenti non hanno proprietà: i filosofi che governano e i guerrieri che difendono la polis non possiedono né case private, né terre, né denaro, né oro o argento. Vivono in alloggi comuni, mangiano insieme e ricevono il necessario dai cittadini della classe produttiva. Chi guida lo Stato deve pensare solo al bene pubblico, senza tentazioni egoistiche. Alcuni hanno visto in lui un antesignano del comunismo. Rimangono però alcune differenze fondamentali: per esempio l’abolizione della proprietà riguarda solo gli aristocratici al potere. Karl Popper, nell’opera La società aperta e i suoi nemici, lo definisce non solo un precursore del comunismo, ma una delle prime radici del totalitarismo moderno per il controllo totale che lo Stato eserciterebbe sulla vita dei cittadini.

‘Prima di tutto nessuno possieda alcuna proprietà privata, se non in casi di assoluta necessità; nessuno poi abbia un alloggio o un magazzino tale che non vi possa entrare chiunque lo desideri. Il vitto e l’alloggio siano forniti in comune dagli altri cittadini come compenso per la difesa della città, affinché i custodi non corrompano il proprio ruolo mescolando interessi economici e politici’. Repubblica Libro III

Aristotele e la crematistica, l’arte dell’arricchirsi: difende la proprietà

Aristotele entra nell’Accademia di Platone a 17 anni e si ferma qui altri 20, fino alla morte del longevo Maestro, ottantenne. Eredita il dono della dialettica ma con una variante: cammina su e giù, parlando. Fonda così una scuola piena di vialetti, il Liceo di Atene (335 a.C.): chiamano i suoi discepoli i peripatetici, cioè ‘quelli che camminano’.

Non condivide l’idea della comunione dei beni, anzi la critica duramente per 3 ragioni: i beni condivisi tendono a essere trascurati ‘perché ognuno pensa che spetti a un altro occuparsene’; possedere qualcosa è una fonte naturale di piacere e risponde a un profondo istinto umano; se non esistesse la proprietà privata nessuno potrebbe essere generoso, condividendo o donando ciò che è proprio agli amici.

L’opera principale in cui parla di Economia è la Politica. Qui ci spiega come la gestione del denaro prenda due vie ben distinte: l’Economia e la Crematistica.

L’Economia (Oikonomia) è l’amministrazione dell’oikos (la casa, la famiglia). E’ naturale procurare i beni materiali necessari alla vita buona della famiglia e della Città Stato, la polis. Il valore degli oggetti è legato al loro utilizzo diretto e il denaro è utile solo come mezzo di scambio per l’autosufficienza (autarcheia). La moneta nasce per facilitare gli scambi ma bisogna essere prudenti: ha il potere di sconvolgere l’ordine naturale delle cose dando il via all’accumulo sregolato.

Filosofia della ricchezza

Il denaro davanti a tre domande

Socrate, Platone e Aristotele non discutono soltanto di quanto possedere. Cambia, di volta in volta, il criterio con cui la ricchezza viene giudicata.

Grecia classica
V–IV sec. a.C.

Socrate

Chi usa la ricchezza?
Valore del denaro
Non autonomo: dipende dalla qualità morale e dalla conoscenza di chi lo impiega.
Problema
Possedere senza sapere che cosa sia realmente utile.
Criterio
Virtù, sapienza e dominio di sé.

Platone

Chi possiede il potere?
Valore del denaro
Legittimo, ma pericoloso quando l’interesse economico incontra il governo.
Problema
Il conflitto tra interesse privato e bene della polis.
Criterio
Separare il governo dall’accumulazione personale.

Aristotele

A quale fine?
Valore del denaro
Mezzo di scambio utile finché resta legato ai bisogni reali.
Problema
L’accumulazione potenzialmente illimitata trasformata in fine.
Criterio
Distinguere economia e crematistica.

Dove passa il limite

Nell’uomo Il possesso non sostituisce la saggezza.
Nel potere Governare non deve diventare interesse patrimoniale.
Nel fine Il mezzo non deve trasformarsi nello scopo.

Quando il denaro genera denaro e viene svalutato il ‘ricco’ può morire di fame

Il pericolo da cui guardarsi è la Crematistica (Chrematistiké, da chrema, bene o ricchezza), ovvero l’Arte di arricchirsi: l’agricoltura e il baratto sono necessari, ma l’attività mercantile e finanziaria tende all’accumulazione illimitata di denaro e al profitto per se stesso. Aristotele la considera ‘innaturale’ quando diventa fine a se stessa e slegata dai beni reali. Rifiuta l’idea che il denaro ‘generi’ altro denaro: è contrario all’interesse e all’usura (tokos). La condanna perché trasforma il denaro nel fine e non nel mezzo, inseguendo un guadagno ‘senza fine’ contro natura.

Aristotele nel 343 a.C. viene chiamato da Filippo II di Macedonia ad educare il giovane figlio Alessandro, che diventerà Magno conquistando in pochi anni un Impero esteso dalla Grecia all’India al Danubio, fino all’Egitto.

‘Esiste poi una terza forma non naturale denominata ‘crematistica’, ‘arte che produce i beni’. È a causa di tale arte che non si dà alcun apparente limite alla ricchezza e all’acquisizione […]  Una ricchezza di questo tipo non ha di per sé alcun valore se sganciata dall’economia reale:

‘Basta che i soggetti dello scambio ne mutino il valore convenzionale, ed ecco che il denaro non vale più nulla e non riesce più a soddisfare alcun bisogno vitale; sicché, chi è ricco di denaro, spesso, non avrà di che mangiare. E davvero è una ricchezza ben curiosa, quella che farà morire di fame chi ne è ricco: come quel Mida della leggenda, che volle troppo, e pregò che diventasse oro tutto ciò che gli si presentava’…

‘C’è un altro tipo di ricchezza, un altro tipo di crematistica, ed è l’economia in senso autentico. Quella fondata sul commercio, invece, produce beni, sì, ma non in senso assoluto: produce beni solo attraverso lo scambio di beni. Quella che deriva dalla crematistica è una ricchezza che non ha alcun limite’.

Lisippo e l’erma di Socrate: oltre la compostezza classica verismo e statura morale

L’erma di Socrate è considerato uno dei più significativi esempi di arte classica. Realizzato nel 330 a.C. circa rappresenta un momento chiave dell’evoluzione della scultura, ovvero il passaggio dalla compostezza e dalla ricerca della bellezza idealizzata secondo il canone di Policleto ad un verismo più fedele alla realtà. Lisippo coglie il pensatore con una fisionomia silenica (simile a quella di un satiro). I capelli e la barba sono composti e ripartiti simmetricamente ma anziché idealizzare il volto riportandolo alla perfezione classica, lo scultore accentua i tratti somatici irregolari, nobilitandoli attraverso l’espressione. La fronte è ampia e solcata da rughe per indicare lo sforzo del pensiero razionale, mentre lo sguardo intenso e concentrato comunica la presenza di spirito e la superiorità dell’anima rispetto all’apparenza fisica. Sono giunte a noi solo copie romane dell’opera. La più celebre è l’erma dei Musei Capitolini a Roma (nella celebre Sala dei Filosofi).

Apparato critico

Fonti e riferimenti

Testi antichi, studi e documentazione museale utilizzati per verificare i principali passaggi dedicati al rapporto fra denaro, ricchezza, proprietà e vita buona nel pensiero di Socrate, Platone e Aristotele.

8 riferimenti verificati

  • Fonti antiche
  • Studio critico
  • Monografia
  • Archivio museale
  1. Fonte antica Libro II, §25

    Diogene Laerzio. Vite dei filosofi illustri, libro II, vita di Socrate.

    Fonte dell’aneddoto in cui Socrate, osservando la quantità di merci esposte, sottolinea quante cose non gli siano necessarie.

  2. Fonte primaria Apologia 30a–30c; 38a–38c

    Platone. Apologia di Socrate.

    Documenta la priorità attribuita alla cura dell’anima rispetto ai beni e il rapporto fra virtù e ricchezza; il passo 38b testimonia inoltre la modesta disponibilità economica dichiarata da Socrate al processo.

  3. Fonte primaria Economico, II–III

    Senofonte. Economico.

    Il dialogo fra Socrate e Critobulo affronta direttamente ricchezza, patrimonio, utilità dei beni e capacità di amministrarli: è il riferimento pertinente per il passaggio dell’articolo dedicato a Critobulo.

  4. Fonte primaria Repubblica III, 416d–417b

    Platone. Repubblica, libro III.

    Passo centrale sulla condizione economica dei custodi: limitazione della proprietà privata, vita comune e separazione fra funzione di governo e accumulazione individuale di terre, case, oro e argento.

  5. Fonte primaria Politica I, 1257b–1258b

    Aristotele. Politica, libro I.

    Fonte principale per la distinzione fra amministrazione domestica e acquisizione della ricchezza, il carattere convenzionale della moneta, l’accumulazione senza limite e il paradosso di Mida.

  6. Fonte primaria Politica I, 1258b

    Aristotele. Politica, libro I, 1258b.

    Passo specifico sulla condanna dell’interesse: Aristotele distingue la funzione di scambio della moneta dal guadagno ottenuto dalla moneta stessa e definisce quest’ultimo contrario alla sua funzione naturale.

  1. Monografia Edizione Princeton Classics, 2020

    Popper, Karl R. The Open Society and Its Enemies. Princeton University Press, 2020.

    Riferimento per la critica popperiana a Platone e per l’interpretazione delle strutture politiche della Repubblica nel quadro delle origini intellettuali dell’autoritarismo.

  2. Archivio museale Musei Capitolini · MC0508

    Musei Capitolini. Erma di Socrate. Palazzo Nuovo, Sala dei Filosofi.

    Scheda ufficiale dell’erma in marmo derivata da un originale greco della seconda metà del IV secolo a.C. La documentazione della Sala dei Filosofi collega il tipo iconografico di Socrate al modello creato da Lisippo dopo la morte del filosofo.

Cristina Luciano, autrice di GrifoNews
L’autrice

Cristina Luciano

Autrice · Arte, cultura e storia economica

Cristina Luciano si occupa di arte, cultura e storia, con particolare attenzione alla storia dell’arte italiana, all’antiquariato e ai rapporti tra patrimonio, società ed economia. Ha maturato una lunga esperienza editoriale e opera nel settore dell’antiquariato, affiancando alla conoscenza diretta delle opere una formazione filosofica e un interesse specifico per le arti visive.

Aree di competenza: storia dell’arte, antiquariato, cultura classica, patrimonio storico, arte ed economia.

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