Quanto guadagnava un soldato romano? Il falso mito dello stipendio “pagato in sale”

Quanto guadagnava davvero un soldato romano? Dallo stipendium repubblicano al premio di congedo, la paga delle legioni racconta l’evoluzione di retribuzioni, trattenute, fiscalità e previdenza pubblica nell’antica Roma.
Legionario romano conta monete accanto a equipaggiamento e razioni in un accampamento militare

Dallo stipendium repubblicano al praemium militiae: come Roma trasformò il servizio militare in un sistema di paga, trattenute e previdenza pubblica.

01 Paga
02 Trattenute
03 Previdenza pubblica

La paga del legionario racconta molto più della storia militare di Roma. Dentro lo stipendium si intravedono alcuni problemi che accompagnano ancora oggi ogni sistema economico: chi remunera un servizio pubblico, come si finanzia quella spesa, quanto vale realmente una paga quando cambia il valore della moneta e che cosa deve lo Stato a chi gli ha dedicato una parte della propria vita. È per questo che una domanda apparentemente curiosa, quanto guadagnava un soldato romano, appartiene a pieno titolo a una rubrica dedicata alle radici del credito.

La storia di Roma copre quasi dodici secoli, dalla fondazione tradizionale della Città nel 753 a.C. alla caduta dell’Impero d’Occidente nel 476 d.C. e viene convenzionalmente divisa in età regia (753-509 a.C.), repubblicana (509-27 a.C.) e imperiale (27 a.C.-476 d.C.). In questo arco di tempo la remunerazione dei soldati non cambia soltanto negli importi: cambiano il principio che la giustifica, il soggetto che la eroga e il modo in cui viene finanziata.

Il sale, il salario e un equivoco lungo duemila anni

Conviene partire smontando la leggenda più diffusa. I soldati romani non furono mai pagati in sale. La retribuzione militare fu sempre in moneta e i documenti contabili superstiti la registrano fino all’ultimo asse.

Il legame linguistico tra salarium e sal è reale, ma il meccanismo originario che quel legame presuppone non è documentato da alcuna fonte antica. L’idea che salarium significasse in origine “denaro per comprare il sale” è una congettura moderna, costruita per analogia con termini effettivamente attestati come calcearium, l’indennità per le calzature e vestiarium, quella per il vestiario. Nessun autore romano usa mai salarium in quel senso. Plinio il Vecchio, il testo abitualmente citato a sostegno, si limita a osservare che il sale ha a che fare con le magistrature e con il servizio militare e che di lì deriva il termine salaria (Naturalis Historia, XXXI, 89): non scrive che i soldati fossero pagati in sale e nel capitolo sta elogiando le virtù del sale, quindi difficilmente avrebbe taciuto una spiegazione migliore se l’avesse conosciuta. I dizionari latini di riferimento più prudenti evitano infatti di pronunciarsi.

C’è di più ed è il dettaglio che rende il paradosso perfetto. Nell’uso classico attestato, salarium non designa la paga del legionario. Indica l’emolumento riconosciuto a governatori provinciali, tribuni militari, senatori e collaboratori del principe, cioè al personale politico e amministrativo. La paga del soldato si chiama stipendium. La parola da cui discende il nostro “salario” nasce quindi nella burocrazia imperiale, non nell’accampamento.

Prima della paga: la guerra come dovere patrimoniale

Nella Roma monarchica e nella prima Repubblica il servizio militare non è retribuito. È un obbligo censitario: il cittadino combatte perché appartiene alla comunità politica e perché possiede beni da difendere e si arma e si mantiene a proprie spese. La guerra è stagionale, breve e vicina, e l’esercito si scioglie a campagna conclusa. In questo modello il costo militare grava quasi interamente sui privati e il bilancio pubblico ne resta sostanzialmente estraneo.

Il sistema regge finché le condizioni materiali restano quelle. Quando le campagne si allungano e si allontanano, il piccolo proprietario che resta lontano dai campi per mesi non subisce solo un disagio: subisce un danno patrimoniale che nel giro di poche stagioni si traduce in indebitamento e perdita della terra. È da questa tensione, non da una improvvisa generosità, che nasce la paga.

Infografica sul servizio militare romano non retribuito: cittadino, equipaggiamento, guerra breve e bilancio pubblico
Quanto guadagnava un soldato romano? Il falso mito dello stipendio "pagato in sale". 1

406 a.C.: nasce lo stipendium

Livio (IV, 59) colloca l’introduzione dello stipendium nel contesto della guerra contro Veio e della presa di Anxur, in anni che la cronologia liviana fissa intorno al 406 a.C. e la presenta come una decisione spontanea del Senato: che il soldato ricevesse una paga dall’erario pubblico, mentre prima ciascuno assolveva quel dovere a proprie spese. La cronologia di questi anni non è del tutto sicura e la ricostruzione liviana risente di una tradizione tarda, ma la logica economica dell’operazione è chiara.

Lo stipendium delle origini non è uno stipendio nel senso moderno. È un indennizzo, una compensazione pubblica per il costo privato di una guerra troppo lunga. Il termine stesso lo suggerisce: stips, la piccola moneta, e pendere, pesare, cioè la somma pesata e corrisposta. Lo Stato romano, per la prima volta, riconosce che un servizio reso alla collettività produce un costo che la collettività deve sostenere. È un principio di finanza pubblica prima ancora che una misura militare.

La paga secondo Polibio e perché non è uno “stipendio annuo”

Per l’esercito repubblicano del II secolo a.C. la fonte principale è Polibio (VI, 39), che indica per il fante una paga giornaliera di due oboli, quattro per il centurione e una dracma per il cavaliere. Gli storici moderni riconducono i due oboli a circa un terzo di denario al giorno.

Su questa base circola la cifra di 120 denari annui. È una conversione utile ma va maneggiata con cautela, per due ragioni. La prima è che si ottiene moltiplicando la paga giornaliera per un anno convenzionale di 360 giorni, mentre il servizio e i tempi di pagamento non corrispondevano a una retribuzione annuale continuativa come quella dell’esercito imperiale. La seconda è che non conosciamo con certezza il criterio di conversione usato da Polibio tra moneta greca e moneta romana. Il numero è un ordine di grandezza ricostruito, non un dato di bilancio.

A questa paga già modesta si aggiungeva la quota di bottino, distribuita secondo criteri variabili, che restava per molti soldati la vera componente aleatoria del guadagno.

Cesare e il raddoppio che non era un raddoppio

Svetonio scrive che Cesare raddoppiò per sempre la paga delle legioni (Divus Iulius, 26, 3), senza però indicare l’anno. La collocazione cronologica è quindi ricostruita dagli studiosi in modo divergente, tra gli ultimi anni della guerra gallica e l’inizio della guerra civile: la datazione secca al 50 a.C. che si legge spesso non è sostenuta dalle fonti.

Più interessante è il contenuto dell’operazione. La paga passa a dieci assi al giorno, come attesta Tacito (Annales, I, 17), pari a 225 denari l’anno. Ma 225 non è il doppio di 120 e la ragione è di storia monetaria: nel frattempo il denario era stato ritariffato a sedici assi anziché dieci. Espressa in assi, la paga precedente valeva poco più di cinque assi giornalieri e l’aumento cesariano vale circa l’87 per cento, non il cento. Il “raddoppio” celebrato dalla tradizione letteraria è quindi in parte un effetto contabile del sistema monetario. È una delle prime occasioni in cui si vede quanto sia insidioso confrontare importi nominali espressi in unità di conto diverse, problema che la finanza non ha mai smesso di incontrare.

Nello stesso periodo si consolida un altro principio destinato a durare: dalla paga vengono trattenute le spese per vitto equipaggiamento e vestiario.

Augusto: la paga diventa istituzione e nasce un fondo dedicato

Con Augusto il sistema assume forma stabile. La paga base del legionario resta fissata a 225 denari annui, corrisposti in tre rate e viene erogata direttamente dall’amministrazione imperiale anziché dai singoli comandanti. È un passaggio decisivo: la fedeltà del soldato smette di dipendere dalla generosità del generale e viene ancorata a una struttura permanente.

I pretoriani ricevono una paga nettamente superiore, che Tacito indica in due denari al giorno, mentre per gli ausiliari la situazione è più incerta di quanto si legga di solito: l’ipotesi tradizionale di una paga pari a un terzo o alla metà di quella legionaria è stata contestata da chi ritiene che percepissero cinque sesti della paga del legionario e la documentazione disponibile non consente di chiudere la questione.

La parte più moderna della costruzione augustea è però un’altra. Nel 6 d.C. viene istituito l’aerarium militare, un fondo destinato specificamente a pagare i premi di congedo dei veterani. Augusto lo dota di centosettanta milioni di sesterzi del proprio patrimonio, come ricorda nelle Res Gestae e ottiene poi che vi confluiscano due imposte dedicate: la vicesima hereditatium, il 5 per cento sulle successioni e la centesima rerum venalium, l’1 per cento sulle vendite all’asta. È un fondo previdenziale a destinazione vincolata, alimentato da tributi specifici, creato per risolvere un problema politico prima che sociale: i veterani senza mezzi erano stati per un secolo la materia prima delle guerre civili. Chiunque abbia a che fare oggi con la previdenza pubblica riconoscerà lo schema, comprese le resistenze fiscali che quelle imposte suscitarono.

Quanto restava davvero in tasca

La domanda che il lettore si pone a questo punto è inevitabile: 225 denari erano tanti o pochi? La risposta richiede di distinguere tra salario nominale e salario reale e la documentazione superstite consente di farlo in modo sorprendentemente concreto.

Tra i pochi documenti di paga militare conservati, uno dei più noti proviene da Masada e risale agli anni della prima guerra giudaica. Registra l’incasso di una rata di 50 denari e l’elenco delle trattenute a carico del soldato: orzo, spese di vitto, calzature, cinghie di cuoio, una tunica di lino. Il totale delle deduzioni assorbe di fatto l’intera rata. La lettura del documento è discussa e da un singolo conto non si può ricavare una regola generale, ma l’ordine di grandezza è eloquente: la paga nominale era in larga misura una scrittura contabile e ciò che il soldato incassava effettivamente era una frazione dell’importo dichiarato. Parte del saldo residuo veniva inoltre trattenuta come deposito presso l’unità, restituibile al congedo.

Vale la pena aggiungere un termine di paragone: nella tarda Repubblica il salario giornaliero di un lavoratore libero è indicato da Cicerone intorno ai dodici assi, più della paga giornaliera del legionario. Il vantaggio economico del servizio militare non stava dunque nell’importo corrente, ma nella continuità del reddito, nella copertura dei bisogni primari e soprattutto in ciò che arrivava alla fine.

Infografica sulla paga del legionario romano: 50 denari quasi interamente assorbiti da vitto, vestiario ed equipaggiamento
Quanto guadagnava un soldato romano? Il falso mito dello stipendio "pagato in sale". 2

Domiziano, i Severi e il problema del salario reale

Domiziano aumenta la paga legionaria portandola a 300 denari annui mediante l’aggiunta di una quarta rata, misura attestata da Svetonio e confermata da un sesterzio del 84 d.C.

Da qui in avanti la ricostruzione diventa progressivamente più incerta e conviene dirlo apertamente. Le fonti letterarie concordano nel riferire che Settimio Severo concesse all’esercito l’aumento più consistente mai visto, ma non ne indicano l’importo. Gli studiosi hanno quindi proposto ricostruzioni divergenti, che collocano la paga severiana tra i 450 e i 600 denari annui, con un ulteriore incremento del cinquanta o del cento per cento sotto Caracalla, fino alle stime, ancora più fragili, relative all’età di Massimino il Trace. Per il III secolo l’evidenza documentaria è scarsa e le cifre che circolano con apparente precisione sono in realtà il risultato di catene di ipotesi.

Quello che si può affermare con ragionevole sicurezza è più importante delle singole cifre. Nel corso del III secolo il contenuto d’argento del denario si riduce drasticamente e i prezzi salgono. Gli imperatori aumentano la paga nominale perché la fedeltà dell’esercito è ormai la condizione della loro sopravvivenza politica, ma l’aumento insegue la svalutazione senza raggiungerla. Più denari non significano maggiore ricchezza. È il momento in cui Roma sperimenta, su scala imperiale, il meccanismo che collega spesa militare emissione monetaria e perdita del potere d’acquisto: un aumento nominale finanziato deteriorando la moneta con cui viene pagato.

Il congedo: il praemium militiae

Il completamento del sistema è il trattamento di fine servizio. Il praemium militiae poteva consistere in un appezzamento di terra o in una somma di denaro e sotto Augusto è fissato in 12.000 sesterzi per il legionario e 20.000 per il pretoriano.

Anche la durata della ferma non fu mai una regola uniforme. Secondo Cassio Dione, Augusto stabilì nel 13 a.C. sedici anni di servizio per i legionari e dodici per i pretoriani, per poi portarli rispettivamente a venti e sedici nel 5 d.C., con un ulteriore periodo di trattenimento dei veterani sub vexillo. Nella pratica e a fronte delle difficoltà finanziarie del fondo, il congedo effettivo slittò spesso a venticinque anni e proprio i ritardi nel congedo furono tra le rivendicazioni esplicite degli ammutinamenti del 14 d.C. Non esiste quindi una regola dei venti o venticinque anni valida per tutta l’età imperiale: esiste una promessa previdenziale sottoposta a continua tensione tra sostenibilità del fondo e stabilità politica.

Le radici del credito

Come cambia la paga del soldato romano

Dalla compensazione per il servizio alla previdenza dei veterani: la remunerazione militare diventa progressivamente un sistema di finanza pubblica.

svolta istituzionale dato ricostruito o non uniforme perdita di potere d’acquisto
Prima del 406 a.C.

Servizio senza paga

Il cittadino combatte come obbligo censitario e sostiene personalmente armi, vitto e costi della campagna.

406 a.C.

Nasce lo stipendium

L’erario comincia a compensare il costo privato delle campagne militari prolungate.

II sec. a.C.

La paga giornaliera

Polibio indica due oboli al giorno per il fante, ma il famoso equivalente di 120 denari annui resta una ricostruzione convenzionale.

Età cesariana

225 denari

Cesare porta la paga a dieci assi al giorno. Il cosiddetto “raddoppio” vale in realtà circa l’87% per effetto della ritariffazione monetaria.

6 d.C.

Il fondo dei veterani

Augusto istituisce l’aerarium militare, finanziato anche da imposte dedicate, per sostenere i premi di congedo.

III sec. d.C.

Più paga, meno valore

Gli aumenti nominali inseguono svalutazione e inflazione: cresce il numero di denari, non necessariamente il reddito reale.

Paga base
Repubblica ≈ 120 denari* ordine di grandezza ricostruito
Cesare / Augusto 225 denari paga legionaria annua
Domiziano 300 denari con una quarta rata
III secolo Importi crescenti ma fortemente erosi dalla svalutazione
Trattenute
Repubblica Presenti vitto, equipaggiamento e vestiario gravano sul soldato
Cesare / Augusto Strutturali deduzioni documentate anche nei conti militari
Domiziano il lordo non coincide con il denaro disponibile
III secolo Persistono mentre cresce la pressione del deterioramento monetario
Fine servizio
Repubblica Non sistematico bottino e assegnazioni dipendono dal contesto
Cesare / Augusto 12.000 sesterzi praemium militiae del legionario sotto Augusto
Domiziano Sistema consolidato il congedo resta parte integrante del rapporto militare
III secolo Sotto pressione la sostenibilità fiscale diventa più difficile
Logica economica
Repubblica Compensare il costo privato del servizio
Cesare / Augusto Istituzionalizzare paga, amministrazione e previdenza
Domiziano Adeguare la remunerazione nominale
III secolo Difendere la fedeltà anche a costo di deteriorare la moneta
Il punto chiave

La paga romana non va letta come un semplice stipendio: nel tempo diventa un sistema composto da retribuzione, trattenute, trattamento di fine servizio, fiscalità dedicata e gestione del potere d’acquisto.

* La cifra di circa 120 denari deriva dalla conversione convenzionale della paga giornaliera attestata da Polibio e non corrisponde a uno stipendio annuo documentato in senso moderno.

Perché questa storia rappresenta un esempio di ‘radici del credito’

Vista nel suo insieme, la vicenda della paga militare romana contiene quasi tutti gli elementi costitutivi di un sistema economico del lavoro pubblico: il riconoscimento che un servizio reso alla collettività genera un costo da compensare, la periodicità della retribuzione, le trattenute alla fonte, la differenziazione per corpo e grado, un fondo previdenziale dedicato e alimentato da imposte vincolate, la distinzione di fatto tra retribuzione nominale e potere d’acquisto reale.

Roma non teorizzò nulla di tutto questo. Vi arrivò per necessità, risolvendo un problema alla volta e ogni soluzione ne generò uno nuovo: la paga rese possibili guerre lontane, le guerre lontane resero necessario un esercito permanente, l’esercito permanente rese necessario un sistema previdenziale e il sistema previdenziale, quando la base fiscale non fu più sufficiente, contribuì a spingere verso la manipolazione monetaria. La domanda su quanto guadagnasse un legionario è dunque, sotto la superficie, una domanda su come uno Stato finanzia le proprie promesse.

Lessico essenziale

Le parole della paga romana

Sei termini ricorrono nella ricostruzione del sistema militare romano. Distinguerli aiuta a non sovrapporre paga, indennità, premio di congedo e strumenti fiscali.

stipendium
Paga o compenso corrisposto al soldato per il servizio militare; è il termine pertinente alla remunerazione delle truppe.
salarium
Emolumento o indennità attestato in ambiti pubblici e amministrativi; non prova che i legionari fossero pagati materialmente in sale.
praemium militiae
Premio riconosciuto al termine del servizio militare, corrisposto secondo le epoche attraverso assegnazioni o somme di denaro.
aerarium militare
Tesoro militare istituito sotto Augusto per assicurare una fonte stabile di finanziamento ai premi di congedo dei veterani.
vicesima hereditatium
Imposta del cinque per cento sulle eredità, utilizzata tra le entrate destinate al finanziamento dell’aerarium militare.
centesima rerum venalium
Imposta dell’uno per cento sulle vendite all’asta, collegata al sistema di finanziamento del tesoro militare augusteo.
Nota · I termini sono utilizzati nel significato pertinente al contesto storico discusso nell’articolo.

Apparato documentale

Fonti e riferimenti

Fonti antiche, documenti e studi utilizzati per ricostruire l’evoluzione della paga militare romana, dalle origini dello stipendium al sistema augusteo dei premi di congedo.

  1. Fonte primaria · Repubblica

    Livio, Tito. Ab Urbe Condita, IV, 59.

    Passo fondamentale per la tradizione relativa all’introduzione della paga militare a carico dell’erario pubblico durante la guerra contro Veio.

    Consulta la fonte
  2. Fonte primaria · Paga repubblicana

    Polibio. Storie, VI, 39.

    Descrive la paga giornaliera di fanti, centurioni e cavalieri e documenta le deduzioni applicate ai soldati romani per grano, vestiario e armamento supplementare.

    Consulta la fonte
  3. Fonte primaria · Etimologia

    Plinio il Vecchio. Naturalis Historia, XXXI, 89.

    È il passo antico normalmente richiamato per il rapporto linguistico tra sale, servizio pubblico e salarium; non afferma che i legionari fossero materialmente retribuiti in sale.

    Consulta la fonte
  4. Fonte primaria · Età cesariana

    Svetonio. Divus Iulius, 26, 3.

    Attesta l’aumento permanente della paga delle legioni disposto da Cesare, senza fornire una data precisa per il provvedimento.

    Consulta la fonte
  5. Fonte primaria · Età augustea

    Tacito. Annales, I, 17.

    Nella descrizione degli ammutinamenti del 14 d.C. registra la paga di dieci assi al giorno e le lamentele dei soldati per trattenute, durata del servizio e condizioni del congedo.

    Consulta la fonte
  6. Fonte primaria · Previdenza militare

    Augusto. Res Gestae Divi Augusti, 17, 2.

    Augusto dichiara di avere versato 170 milioni di sesterzi del proprio patrimonio nell’aerarium militare, istituito per finanziare i premi ai soldati con almeno vent’anni di servizio.

    Documento originale
  7. Fonte primaria · Ferma e congedo

    Cassio Dione. Roman History, LIV, 25.

    Documenta la regolamentazione augustea della durata del servizio e del trattamento in denaro al congedo, inizialmente fissato a dodici anni per i pretoriani e sedici per gli altri militari.

    Consulta la fonte
  8. Fonte primaria · Età flavia

    Svetonio. Domitianus, 7, 3.

    Attesta l’incremento di un quarto della paga dei soldati sotto Domiziano, mediante l’aggiunta annuale di tre aurei.

    Consulta la fonte
  9. Archivio documentale · Papiro militare

    Database of Military Inscriptions and Papyri of Early Roman Palestine. “§22 Gaius Messius Son of Gaius.” Documento proveniente da Masada, Giudea, 72–75 d.C.

    Trascrizione e traduzione del conto di paga di Gaius Messius: 50 denari ricevuti e deduzioni per orzo, vitto, calzature, corregge di cuoio e tunica di lino. Il database identifica Messius come soldato ausiliario.

    Archivio
  10. Studio specialistico · Paga militare

    Speidel, M. Alexander. 1992. “Roman Army Pay Scales.” The Journal of Roman Studies 82.

    Studio specialistico sulla ricostruzione delle scale salariali dell’esercito romano, utile in particolare per l’interpretazione degli aumenti di Domiziano, Settimio Severo e Caracalla e per i limiti delle cifre tramandate.

    Consulta la fonte
Nota editoriale

Per le testimonianze antiche sono indicati libro, capitolo o paragrafo pertinenti. Le traduzioni online hanno funzione di accesso al testo; per l’interpretazione delle cifre, delle unità monetarie e delle ricostruzioni salariali è necessario distinguere sempre il dato esplicitamente attestato dalla successiva elaborazione storiografica.

Cristina Luciano, autrice di GrifoNews
L’autrice

Cristina Luciano

Autrice · Arte, cultura e storia economica

Cristina Luciano si occupa di arte, cultura e storia, con particolare attenzione alla storia dell’arte italiana, all’antiquariato e ai rapporti tra patrimonio, società ed economia. Ha maturato una lunga esperienza editoriale e opera nel settore dell’antiquariato, affiancando alla conoscenza diretta delle opere una formazione filosofica e un interesse specifico per le arti visive.

Aree di competenza: storia dell’arte, antiquariato, cultura classica, patrimonio storico, arte ed economia.

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