Comprare o fare leasing? La scelta che può cambiare il modo in cui un’impresa finanzia i propri investimenti

Il leasing strumentale può essere una scelta efficace per preservare liquidità e finanziare investimenti produttivi, ma va valutato insieme ad acquisto diretto, credito bancario, fiscalità e struttura finanziaria dell’impresa.
Leasing strumentale: imprenditore davanti alla scelta tra acquisto e leasing di un macchinario industriale

Leasing strumentale, finanziamento e acquisto diretto a confronto: costi, liquidità, fiscalità e impatto finanziario. La guida per capire quando conviene davvero finanziare un bene invece di comprarlo.

Un’impresa deve acquistare un macchinario da 250.000 euro. Ha la liquidità per pagarlo interamente, ma questo non significa che comprarlo cash sia la scelta più razionale. Ha quattro strade davanti: acquisto con mezzi propri, finanziamento bancario, leasing strumentale, oppure il rinvio dell’investimento. La domanda che la maggior parte delle guide online pone, quanto costa il leasing, è quella sbagliata. La domanda corretta è un’altra: quanto capitale conviene immobilizzare per possedere un bene necessario a produrre reddito.

È una differenza che cambia la prospettiva dell’intero problema. Il leasing non va letto come un prodotto finanziario da confrontare per tasso, ma come uno strumento di allocazione del capitale, al pari di una decisione di investimento in circolante, in scorte, in personale o in sviluppo commerciale. Un’impresa con 300.000 euro disponibili può decidere razionalmente di non spenderne 200.000 per acquistare un bene strumentale, perché quella somma ha un costo-opportunità: potrebbe finanziare il capitale circolante, anticipare crediti commerciali, sostenere un’acquisizione o una campagna di sviluppo. Il prezzo nominale del leasing o del finanziamento non risponde a questa domanda. La risposta sta nella struttura complessiva dell’operazione.

Il vero costo dell’acquisto in contanti

L’acquisto cash appare, a un primo sguardo, la soluzione più economica: nessun interesse, nessuna istruttoria, nessun intermediario finanziario tra l’impresa e il bene. Ma pagare per intero un macchinario significa sottrarre immediatamente liquidità all’impresa, e quella liquidità smette di essere disponibile per qualunque altro impiego. Duecentocinquantamila euro immobilizzati in un bene strumentale non finanziano più il circolante, non coprono un picco di magazzino, non sostengono l’espansione commerciale nei mesi successivi. Il concetto rilevante è il costo opportunità della liquidità: un bene può essere interamente pagato e risultare, allo stesso tempo, finanziariamente costoso, perché il capitale che lo ha acquistato non produce più rendimento altrove nell’impresa.

Questo non significa che l’acquisto diretto sia sempre la scelta peggiore. Per un’impresa con liquidità strutturalmente eccedente, senza impieghi alternativi a rendimento comparabile, pagare cash elimina interessi, garanzie e vincoli contrattuali. Il punto è che la convenienza va misurata, non presunta.

Che cos’è davvero il leasing strumentale

Il leasing strumentale è un’operazione trilaterale. Una società di leasing acquista il bene indicato dall’impresa utilizzatrice e glielo concede in uso per un periodo determinato, a fronte del pagamento di un canone periodico. Al termine del contratto, l’utilizzatore può esercitare un’opzione di riscatto, acquisendo la proprietà del bene a un valore residuo prestabilito, oppure restituirlo.

La struttura tipica prevede un anticipo o maxicanone iniziale, una durata contrattuale, canoni periodici (mensili o trimestrali), un valore di riscatto finale, e distingue nettamente la proprietà giuridica del bene (che resta della società di leasing fino al riscatto) dalla disponibilità economica (che è dell’impresa utilizzatrice, che lo impiega nel processo produttivo). A questo si aggiungono le coperture assicurative obbligatorie sul bene e le eventuali garanzie accessorie richieste dalla società di leasing, che variano in funzione del merito creditizio dell’impresa e della natura del bene finanziato.

Il leasing strumentale può finanziare una gamma ampia di beni: macchinari industriali, impianti produttivi, attrezzature, macchine utensili, apparecchiature medicali, hardware, mezzi strumentali e attrezzature professionali. Non tutto ciò che rientra genericamente in queste categorie è automaticamente leasabile alle stesse condizioni: l’ammissibilità dipende dalla struttura dell’operazione, dalla vita utile del bene e dalle politiche della singola società di leasing.

Acquisto, finanziamento, leasing: il confronto che conta davvero

Il punto centrale del ragionamento sta qui. Prendiamo lo stesso investimento di 250.000 euro e confrontiamolo su tre scenari: A, acquisto con mezzi propri; B, finanziamento bancario; C, leasing strumentale.

Struttura dell’investimento

Tre strade per lo stesso macchinario da 250.000 euro

La differenza non è solo nel costo: cambia il modo in cui il capitale resta disponibile dentro l’impresa.

01

Acquisto diretto

Proprietà immediata, ma massimo assorbimento di liquidità.

02

Finanziamento bancario

Proprietà dell’impresa con rimborso distribuito nel tempo.

Esborso iniziale Massimo L’intero valore del bene viene pagato subito.
Esborso iniziale Intermedio Dipende dalla quota finanziata e dall’eventuale anticipo.
Esborso iniziale Generalmente contenuto Tipicamente legato a maxicanone e costi iniziali.
Liquidità residua Più bassa Il capitale non resta disponibile per altri impieghi.
Liquidità residua Preservata in parte L’esborso viene distribuito lungo la durata del debito.
Liquidità residua Preservata in parte L’esborso viene distribuito lungo il contratto.
Proprietà Immediata Il bene entra direttamente nella disponibilità patrimoniale dell’impresa.
Proprietà Dell’impresa L’acquisto è finanziato attraverso debito.
Proprietà Del concedente Passa all’utilizzatore solo con l’eventuale riscatto finale.
Costo finanziario Nessun interesse Resta però il costo opportunità del capitale immobilizzato.
Costo finanziario Da misurare Interessi, spese, durata e garanzie incidono sul costo effettivo.
Costo finanziario Da misurare Canoni, maxicanone, riscatto e oneri accessori vanno letti insieme.
Obiettivo prevalente Possedere subito Più coerente quando la liquidità non rappresenta una risorsa strategica.
Obiettivo prevalente Dilazionare l’acquisto Permette di distribuire nel tempo l’investimento mantenendo la proprietà.
Obiettivo prevalente Finanziare l’uso Particolarmente coerente quando il bene deve produrre reddito prima di essere riscattato.

La differenza decisiva non è “quanto costa il tasso”. È quanto capitale l’impresa deve sottrarre oggi ad altri impieghi per poter utilizzare lo stesso bene produttivo. È questo il punto su cui acquisto, finanziamento e leasing diventano realmente comparabili.

I parametri rilevanti non sono solo il tasso nominale, ma la liquidità iniziale effettivamente impegnata, i flussi finanziari lungo la durata dell’operazione, la proprietà del bene nel corso del contratto, le garanzie richieste, la flessibilità in caso di variazione delle esigenze produttive, il trattamento fiscale e l’impatto complessivo sulla struttura finanziaria dell’impresa. Nell’acquisto diretto l’esborso iniziale coincide con l’intero valore del bene e la proprietà è immediata. Nel finanziamento bancario l’esborso iniziale si riduce a un anticipo, ma l’impresa assume un debito che grava sull’indice di indebitamento e richiede tipicamente garanzie reali o personali. Nel leasing l’esborso iniziale è normalmente più contenuto, la proprietà giuridica resta della società di leasing fino al riscatto, e le garanzie richieste sono spesso meno onerose perché il bene stesso, restando di proprietà del concedente, costituisce una garanzia implicita per l’operazione.

Nessuno di questi tre scenari è oggettivamente superiore agli altri. La scelta corretta dipende da quanto capitale l’impresa può permettersi di impegnare subito, da quanto valuta la propria liquidità residua nei prossimi esercizi, e da come intende strutturare il proprio bilancio.

Il confronto tra tassi nominali è un errore metodologico frequente

Un imprenditore confronta un leasing al 5,8% con un finanziamento al 5,2% e conclude che il secondo sia più conveniente. Non è detto. Il confronto tra tassi nominali isola una sola variabile e ignora la struttura complessiva dell’operazione: maxicanone iniziale, spese di istruttoria, costo dell’assicurazione obbligatoria, valore di riscatto, durata effettiva, garanzie richieste e, soprattutto, il capitale assorbito nel tempo. Due operazioni con lo stesso tasso nominale possono avere un impatto finanziario molto diverso sull’impresa a seconda di come sono distribuiti anticipo, canoni e riscatto. La valutazione corretta richiede di ricondurre entrambe le operazioni a un costo effettivo comparabile, che tenga conto di tutti i flussi di cassa nel tempo e non solo del tasso indicato in offerta.

Fiscalità del leasing: cosa conta realmente

Sul piano fiscale, il leasing strumentale consente la deduzione dei canoni dal reddito d’impresa, con un periodo minimo di deducibilità ancorato ai coefficienti di ammortamento ordinari previsti per la categoria di bene, secondo le regole stabilite dall’articolo 102 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. La componente interessi impliciti nel canone è soggetta, per i soggetti che vi rientrano, alle regole di deducibilità degli oneri finanziari previste dall’articolo 96 del TUIR. Sul fronte IVA, l’imposta si applica sui canoni periodici anziché sull’intero valore del bene al momento dell’acquisto, con un effetto di dilazione dell’esborso IVA nel tempo rispetto all’acquisto diretto.

Il punto che merita di essere ribadito con chiarezza è che trattamento fiscale e convenienza finanziaria non coincidono. La deducibilità dei canoni riduce il carico fiscale, ma non elimina il costo finanziario dell’operazione, che va valutato separatamente. Chi sceglie il leasing solo per il beneficio fiscale, senza verificare l’impatto complessivo sulla liquidità e sull’indebitamento, rischia di ottimizzare la variabile sbagliata.

Leasing e bilancio: cosa vede davvero l’impresa

La rappresentazione contabile dell’operazione dipende dal regime applicabile. Le imprese che adottano i principi contabili nazionali (OIC) rilevano il leasing secondo il metodo patrimoniale, imputando a conto economico i canoni di competenza, senza iscrivere il bene tra le immobilizzazioni fino al riscatto. I soggetti che adottano i principi contabili internazionali IFRS, in particolare l’IFRS 16, sono invece tenuti a iscrivere in bilancio un diritto d’uso dell’attività e una corrispondente passività finanziaria, indipendentemente dalla forma giuridica del contratto. Questo produce effetti sostanzialmente diversi sugli indicatori di bilancio: un’impresa IFRS che sceglie il leasing vede comunque un impatto sul proprio indebitamento contabile, mentre un’impresa OIC può beneficiare di una rappresentazione più snella. La distinzione tra proprietà giuridica, disponibilità economica e rappresentazione contabile non è un dettaglio tecnico: è ciò che determina come la banca, il fornitore o un potenziale investitore leggeranno la solidità patrimoniale dell’impresa.

Leasing e Nuova Sabatini 2026: quando possono lavorare insieme

La Nuova Sabatini, misura di sostegno agli investimenti in beni strumentali riservata a micro, piccole e medie imprese, ammette esplicitamente anche gli investimenti realizzati tramite leasing finanziario, oltre all’acquisto diretto tramite finanziamento bancario. La Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025) ha rifinanziato la misura con 650 milioni di euro complessivi per il biennio 2026-2027, ripartiti in 200 milioni per il 2026 e 450 milioni per il 2027. La misura consiste in un contributo statale in conto interessi, calcolato convenzionalmente su un finanziamento di importo pari all’investimento e durata quinquennale, per investimenti compresi tra 20.000 euro e 4 milioni di euro, con linee dedicate agli investimenti ordinari, a quelli Industria 4.0 e a quelli a carattere green.

Per un’impresa che sta valutando un investimento in macchinari o attrezzature rientranti nei requisiti della misura, la combinazione tra leasing e Nuova Sabatini può ridurre ulteriormente il costo effettivo dell’operazione rispetto al solo confronto tra le forme tecniche di finanziamento. Restano tuttavia da verificare, caso per caso, i requisiti soggettivi e oggettivi di accesso, la compatibilità con eventuali altre agevolazioni già utilizzate dall’impresa nel rispetto dei massimali europei sugli aiuti di Stato, e le scadenze operative dello sportello, che è a esaurimento fondi e non a bando temporale fisso.

Quando il leasing è la scelta più coerente

Alcuni profili d’impresa trovano nel leasing uno strumento particolarmente adatto alla propria struttura operativa. È il caso delle imprese capital intensive che rinnovano periodicamente il parco macchinari e preferiscono distribuire l’esborso lungo la vita utile del bene piuttosto che immobilizzare capitale a ogni ciclo di sostituzione. È il caso delle PMI in fase di crescita, per le quali preservare liquidità disponibile per il circolante ha un valore superiore al costo finanziario aggiuntivo del leasing rispetto all’acquisto cash. È il caso di imprese che devono realizzare più investimenti nello stesso periodo e necessitano di distribuire l’impegno finanziario nel tempo, di professionisti che devono acquistare apparecchiature costose senza disporre di garanzie patrimoniali consistenti, e di imprese che vogliono allineare l’esborso finanziario alla vita economica e produttiva effettiva dell’investimento.

Matrice decisionale

Quanto è coerente il leasing con la situazione dell’impresa?

La convenienza non dipende dal prodotto in sé, ma dal rapporto tra fabbisogno finanziario, liquidità disponibile, caratteristiche del bene e ciclo dell’investimento.

Situazione dell’impresaLogica finanziariaCoerenza leasing
PMI in forte crescita Liquidità necessaria per circolante e sviluppoPreservare capitale per finanziare la crescita operativaAlta
Impresa capital intensive Rinnovo frequente di macchinari e impiantiDistribuire l’esborso lungo la vita economica del beneAlta
Più investimenti simultanei Macchinari, tecnologia e capitale circolanteEvitare una concentrazione eccessiva degli esborsi inizialiAlta
Professionista con attrezzatura costosa Apparecchiature necessarie per produrre redditoAllineare progressivamente pagamento e utilizzo economicoMedio-alta
Impresa con liquidità abbondante Nessun impiego alternativo particolarmente redditizioIl costo finanziario può superare il beneficio della liquidità preservataBassa
Bene molto specifico Mercato dell’usato limitato o valore residuo incertoIl rischio sul bene può tradursi in condizioni meno favorevoliDa valutare
Investimento agevolabile Presenza di strumenti come la Nuova SabatiniValutare il costo effettivo dopo l’eventuale agevolazionePotenzialmente alta

Il principio da ricordare: il leasing non è conveniente perché “costa meno”, ma quando il valore economico della liquidità che consente di preservare supera il maggiore costo finanziario eventualmente sostenuto.

Quando il leasing può essere una scelta peggiore

Il leasing non è per definizione la soluzione più efficiente, e presentarlo come tale comprometterebbe l’affidabilità di qualunque analisi in materia. Perde di interesse quando l’impresa dispone di liquidità strutturalmente eccedente, senza impieghi alternativi a rendimento comparabile al costo del leasing stesso. Perde di senso quando il bene ha caratteristiche particolari, non standardizzate, poco appetibili sul mercato dell’usato, che rendono la società di leasing meno disposta a condizioni favorevoli o più esigente sulle garanzie accessorie. Diventa svantaggioso quando la durata contrattuale, l’anticipo richiesto o il valore di riscatto non sono coerenti con il ciclo economico effettivo dell’investimento, generando un disallineamento tra vita utile del bene e struttura dei pagamenti. E infine perde terreno ogni volta che un finanziamento bancario alternativo presenta condizioni complessive, non solo il tasso nominale, effettivamente migliori.

La decisione tra acquisto, finanziamento e leasing non ammette una risposta valida per ogni impresa. Richiede di mettere a confronto la struttura finanziaria specifica dell’azienda, il valore attribuito alla liquidità residua, il regime contabile applicabile e, quando pertinente, la disponibilità di misure agevolative come la Nuova Sabatini. È un esercizio di allocazione del capitale prima ancora che una scelta tra prodotti finanziari, ed è per questo che il tasso nominale, da solo, non basta mai a rispondere alla domanda che conta davvero.

Domande frequenti

Leasing strumentale: le domande più frequenti

Le risposte essenziali per orientarsi tra leasing, acquisto diretto, finanziamento bancario e agevolazioni per gli investimenti in beni strumentali.

Nel leasing strumentale una società di leasing acquista il bene scelto dall’impresa e lo concede in utilizzo dietro pagamento di un anticipo e di canoni periodici. Al termine del contratto l’impresa può normalmente esercitare l’opzione di riscatto prevista e diventare proprietaria del bene.

Il leasing può essere interessante quando preservare la liquidità dell’impresa è più importante che acquisire subito la proprietà del bene. La convenienza dipende però dal costo complessivo dell’operazione, dalla disponibilità di capitale, dalla durata dell’investimento e dalle alternative di impiego della liquidità.

Non esiste una soluzione migliore in assoluto. Per confrontare leasing e finanziamento occorre considerare anticipo, canoni o rate, durata, spese accessorie, garanzie, valore di riscatto, trattamento fiscale e impatto sulla struttura finanziaria dell’impresa.

Il leasing strumentale può riguardare macchinari, impianti, attrezzature industriali e professionali, hardware e altri beni destinati all’attività produttiva. L’effettiva finanziabilità dipende dalle caratteristiche del bene, dalla sua vita utile e dalle condizioni previste dall’operatore finanziario.

I canoni di leasing possono essere fiscalmente deducibili secondo le regole previste dal TUIR e in funzione della tipologia di soggetto e di bene. La convenienza fiscale deve però essere distinta dalla convenienza finanziaria complessiva, che dipende anche da interessi, spese, durata e flussi di cassa.

Sì. La Nuova Sabatini ammette, per le PMI che rispettano i requisiti previsti, anche investimenti realizzati mediante leasing finanziario per beni strumentali ammissibili. L’accesso all’agevolazione richiede comunque la verifica dei requisiti dell’impresa, del bene e dell’operazione secondo la disciplina vigente.

Fonti e riferimenti / Apparato critico

Riferimenti bibliografici

Le fonti normative, contabili e istituzionali utilizzate per verificare gli aspetti fiscali, di bilancio e agevolativi del leasing strumentale trattati nell’articolo.

Normativa fiscale · 2 Principi contabili · 2 Documenti istituzionali · 2
Fonte normativa 1986, testo vigente

Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 — Articolo 102

Repubblica Italiana. 1986. Testo unico delle imposte sui redditi, art. 102, “Ammortamento dei beni materiali”. La disposizione disciplina, tra l’altro, la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria e la durata fiscale minima applicabile all’impresa utilizzatrice.

Fonte normativa 1986, testo vigente

Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 — Articolo 96

Repubblica Italiana. 1986. Testo unico delle imposte sui redditi, art. 96, relativo alla deducibilità degli interessi passivi e degli oneri finanziari assimilati. L’articolo 102 richiama espressamente tale disciplina per la quota di interessi impliciti nei contratti di locazione finanziaria.

Principio contabile IFRS 16

IFRS Foundation — IFRS 16, Leases

IFRS Foundation. IFRS 16 — Leases. Il principio stabilisce, per il locatario che applica gli standard internazionali, il riconoscimento in bilancio di un diritto d’uso relativo al bene oggetto del leasing e di una corrispondente passività per i pagamenti dovuti.

Principio contabile nazionale OIC

Organismo Italiano di Contabilità — rappresentazione del leasing secondo il metodo patrimoniale

Organismo Italiano di Contabilità. Documentazione relativa alla rappresentazione dei contratti di locazione finanziaria nei bilanci redatti secondo la disciplina contabile nazionale. Nel metodo patrimoniale il bene rimane iscritto nel patrimonio del concedente, mentre l’utilizzatore rileva a conto economico i canoni di competenza fino all’eventuale riscatto.

Documento istituzionale 2026

Ministero delle Imprese e del Made in Italy — Beni strumentali “Nuova Sabatini”

Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Beni strumentali — Nuova Sabatini. Scheda istituzionale della misura destinata alle micro, piccole e medie imprese, con indicazioni su finanziamenti bancari e leasing e sugli investimenti ammissibili in macchinari, impianti, attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali.

Documento istituzionale 2026

Ministero delle Imprese e del Made in Italy — Nuova Sabatini, rifinanziamento per 650 milioni di euro

Ministero delle Imprese e del Made in Italy. 2026. Nuova Sabatini, rifinanziamento per 650 milioni di euro. La Legge di Bilancio 2026 ha destinato alla misura 200 milioni di euro per il 2026 e 450 milioni per il 2027, confermando la possibilità di sostenere investimenti realizzati anche attraverso leasing finanziario.

Andrea Eiraudo, esperto di leasing e finanza d'impresa
L’autore

Andrea Eiraudo

Consigliere di amministrazione · Esperto di leasing, finanza d’impresa e mediazione creditizia

Andrea Eiraudo è laureato con lode in Economia e Commercio e specializzato presso l’Università Bocconi. Vanta oltre trent’anni di esperienza nel settore finanziario e del leasing, maturata attraverso incarichi direttivi in primari gruppi nazionali, tra cui Fidis – Gruppo Fiat, Locat, Unicredit Leasing e MPS Leasing & Factoring. Ha sviluppato competenze specifiche nella finanza d’impresa, nel leasing, nella pianificazione finanziaria, nello sviluppo commerciale e nella mediazione creditizia.

Aree di competenza: leasing strumentale, finanza d’impresa, corporate finance, pianificazione finanziaria, mediazione creditizia, crowdfunding e strumenti di finanza corporate.

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