Il futuro dell’euro non è sulle banconote

L’euro digitale apre una trasformazione che va oltre i nuovi strumenti di pagamento. L’analisi ricostruisce, attraverso fonti BCE ed europee, come moneta pubblica, infrastrutture tecnologiche e autonomia strategica stiano ridefinendo il futuro dell’euro.
Futuro dell’euro, rappresentato da una mappa dell’Europa su un quadrante metallico con le stelle dell’Unione europea

Mentre Francoforte consulta i cittadini sui nuovi simboli della moneta unica, una trasformazione molto più importante avanza sotto la superficie: euro digitale, standard di pagamento, infrastrutture di settlement e autonomia strategica stanno cambiando il significato stesso della moneta europea

La Banca centrale europea ha selezionato dieci proposte per la terza generazione di banconote in euro e ha aperto una consultazione pubblica online, che si chiuderà il 21 settembre. I due temi in gara sono “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”: nel primo compaiono, tra gli altri, Leonardo da Vinci, Ludwig van Beethoven e Maria Callas. La decisione sul tema definitivo è attesa entro la fine del 2026, come ha confermato lo stesso membro del comitato esecutivo della BCE Piero Cipollone in un’audizione alla commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo lo scorso 3 giugno. Le prime denominazioni della nuova serie, ha precisato Cipollone, entreranno in circolazione “nei primi anni Trenta”.

Fin qui, la cronaca: un concorso grafico che decide chi comparirà sulle banconote che i cittadini europei useranno tra qualche anno. Fermarsi qui, però, significa osservare soltanto la superficie del fenomeno. Perché nello stesso periodo in cui la BCE progetta la terza generazione delle proprie banconote, sta costruendo anche l’infrastruttura di un euro che potrebbe non passare mai dalla stampante di una zecca: l’euro digitale.

La domanda utile, allora, non è chi comparirà sulla futura banconota da cinquanta euro. È che cosa sarà un euro nel 2035, e attraverso quale infrastruttura circolerà.

Non è una scelta tra carta e digitale

La lettura più superficiale della vicenda inquadra la BCE come un’istituzione indecisa, sospesa tra la nostalgia del contante e la spinta verso il digitale. È una lettura sbagliata. Cipollone lo ha detto esplicitamente in Parlamento europeo, definendo cash ed euro digitale come “the same money, they just use different technologies”: la stessa moneta, che utilizza semplicemente tecnologie diverse.

Il punto non è scegliere tra le due forme. È mantenere la moneta pubblica di banca centrale rilevante in entrambi i mondi. Oggi un cittadino europeo possiede direttamente moneta di banca centrale quasi soltanto attraverso banconote e monete. Quando paga digitalmente, utilizza moneta bancaria commerciale e infrastrutture di pagamento gestite da soggetti privati, in larga parte non europei. L’euro digitale nasce per colmare esattamente questo scarto: portare la moneta di banca centrale dentro il mondo dei pagamenti digitali, dove oggi non esiste in forma diretta per il grande pubblico.

Il restyling delle banconote e il progetto dell’euro digitale, letti insieme, diventano due facce della stessa domanda istituzionale: chi deve garantire l’accesso alla moneta pubblica nell’economia digitale.

Euro digitale e contante rappresentati come due forme della stessa moneta di banca centrale
Il futuro dell'euro non è sulle banconote. 1

Tre modelli, non un ritardo

Il confronto più immediato che viene in mente è quello tra euro e yuan digitale, con la Cina spesso citata come modello di riferimento per i pagamenti mobili di massa attraverso WeChat Pay e Alipay. Preso alla lettera, però, questo confronto dice poco: riduce la questione a un divario di adozione, come se l’Europa fosse semplicemente in ritardo su una stessa strada già percorsa da altri. Non è così. Cina, Stati Uniti ed Europa non stanno correndo sulla stessa pista con partenze diverse: stanno costruendo tre distribuzioni diverse del potere monetario-digitale.

Nel modello cinese, il pagamento smette di essere un’operazione autonoma ed entra dentro l’ecosistema di una piattaforma privata, che lo integra con identità digitale, commercio elettronico, credito e servizi: chi controlla la piattaforma controlla di fatto anche il rapporto quotidiano tra il cittadino e il denaro. Negli Stati Uniti prevale invece un modello market-driven, fondato su circuiti privati globali (le stesse Visa e Mastercard che l’Europa utilizza), su Big Tech che presidiano i wallet e, sempre più, su stablecoin denominate in dollari che stanno diventando un canale di regolamento parallelo anche fuori dai confini americani. L’Europa, con l’euro digitale, tenta una terza strada: preservare uno spazio per la moneta pubblica di banca centrale dentro l’economia digitale, e insieme costruire interoperabilità continentale che non dipenda né da una piattaforma privata né da circuiti esteri.

La domanda che ne segue non riguarda più la comodità del QR code o dell’app di pagamento. Riguarda chi, tra piattaforme private, circuiti globali e istituzioni pubbliche, deterrà il rapporto infrastrutturale con il cittadino nel momento in cui il denaro sarà prevalentemente digitale.

Tre modelli per il denaro nell’economia digitale

Europa, Stati Uniti e Cina stanno sviluppando architetture differenti per pagamenti, infrastrutture e moneta digitale

AreaArchitettura prevalenteAttori centraliQuestione strategica
Europa Modello ibrido Moneta pubblica, sistema bancario privato e costruzione di infrastrutture europee interoperabili. BCE, banche, Eurosistema, operatori dei pagamenti e fintech. Ridurre la dipendenza da standard e circuiti esterni mantenendo uno spazio diretto per la moneta pubblica nell’economia digitale.
Stati Uniti Market driven Forte predominio di infrastrutture e servizi privati, con crescente ruolo degli asset digitali denominati in dollari. Banche, circuiti globali, Big Tech, fintech ed emittenti privati di stablecoin. Conservare la centralità globale del dollaro anche attraverso infrastrutture private capaci di estenderne l’utilizzo digitale.
Cina Platform driven Pagamenti integrati in grandi ecosistemi digitali, affiancati dallo sviluppo della moneta digitale di banca centrale. Banca centrale, sistema bancario e grandi piattaforme come Alipay e WeChat Pay. Integrare pagamento, servizi e infrastruttura digitale mantenendo un forte coordinamento istituzionale sul sistema monetario.

Sovranità monetaria, sovranità infrastrutturale

Lo stesso Cipollone, nell’audizione di giugno, ha offerto un dato che raramente viene ripreso dalla stampa generalista ma che è centrale per capire la posta in gioco: oggi, ha detto, “l’Europa dipende pesantemente dagli standard proprietari controllati dai circuiti internazionali di carte di pagamento”. In pratica, un correntista che dispone di un conto in un paese dell’area euro e vuole pagare con carta in un altro paese dell’area euro utilizza normalmente Visa o Mastercard, perché le soluzioni domestiche esistenti, come quelle di Francia e Germania, funzionano solo entro i confini nazionali.

Questo è precisamente il punto in cui la sovranità monetaria smette di essere una questione di emissione della moneta e diventa una questione di infrastruttura. Avere una moneta sovrana non basta se non si controllano, almeno in parte, i binari attraverso cui quella moneta circola quotidianamente. È per questo che l’euro digitale, nel disegno della BCE, viene esplicitamente presentato non come comodità aggiuntiva per il consumatore, ma come standard aperto europeo che permetterebbe a carte, telefoni e terminali di “parlare la stessa lingua” senza dipendere da protocolli esteri a pagamento.

Che cosa non è l’euro digitale

Qui vale la pena fare una distinzione che l’informazione economica generalista tende a saltare. Conto corrente, carta di pagamento, wallet digitale, stablecoin e criptovaluta appartengono tutti all’universo contemporaneo dei pagamenti digitali, ma sono strumenti e attività di natura profondamente diversa, e confonderli impedisce di capire cosa cambierebbe davvero con l’euro digitale. Il saldo su un conto corrente è moneta bancaria commerciale: una passività della banca presso cui è depositato, non della banca centrale. Carta di pagamento e wallet digitale non sono forme di moneta, ma strumenti che permettono di trasferire quella moneta bancaria commerciale da un soggetto all’altro. Stablecoin e criptovalute sono ancora altro: attività emesse da soggetti privati, con un grado di garanzia e di stabilità che dipende dall’emittente, non da una banca centrale.

L’euro digitale, nel progetto della BCE, sarebbe invece una passività diretta della banca centrale: non un’app in più per movimentare moneta bancaria commerciale, ma la trasposizione digitale della stessa moneta di banca centrale che oggi esiste soltanto in forma fisica, nelle banconote. La distinzione sembra tecnica, ma cambia la natura del problema economico. Digitalizzare il pagamento e digitalizzare la moneta di banca centrale sono due operazioni diverse, e soltanto la seconda tocca la sovranità monetaria nel senso pieno del termine.

Non tutto ciò che è digitale è moneta digitale di banca centrale

Natura dei principali strumenti utilizzati nei pagamenti contemporanei

StrumentoChi lo emetteNaturaChe cosa significa per l’utente
ContanteBanca centraleMoneta pubblicaÈ una passività diretta della banca centrale e può essere utilizzata senza intermediari digitali.
Deposito bancarioBanca commercialeMoneta bancaria privataIl saldo del conto rappresenta un credito del cliente verso la propria banca.
CartaCircuito / bancaStrumento di pagamentoNon crea una nuova moneta: consente di movimentare fondi già presenti su un conto o una linea di credito.
Wallet digitaleOperatore tecnologicoInterfaccia di pagamentoOrganizza e facilita il pagamento, ma normalmente utilizza moneta e circuiti sottostanti gestiti da altri soggetti.
StablecoinSoggetto privatoAsset digitaleÈ progettata per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta o altro asset, ma non equivale a moneta di banca centrale.
Euro digitaleBCE / EurosistemaMoneta pubblica digitaleSarebbe la forma digitale della moneta di banca centrale accessibile al pubblico, complementare al contante.

Un cantiere già avviato, non un progetto sulla carta

Dietro l’apparente lentezza istituzionale, il cantiere è più concreto di quanto la percezione pubblica suggerisca. Ad aprile 2026 la BCE ha firmato accordi con tre organismi europei di standardizzazione (i circuiti CPACE per i pagamenti contactless, le specifiche nexo per i terminali e gli standard del Berlin Group per i pagamenti tramite alias) in modo da dare al mercato certezza tecnica anticipata sugli standard che l’euro digitale utilizzerà, prima ancora che la legislazione sia definitiva. A metà maggio si è chiusa la call for expression of interest rivolta ai prestatori di servizi di pagamento interessati a partecipare alla fase pilota: sono arrivate oltre cinquanta candidature, con un buon equilibrio tra banche grandi e piccole e diversa copertura geografica. La selezione dei partecipanti è stata annunciata a luglio, lo sviluppo dovrebbe partire nel terzo trimestre 2026, e il pilota vero e proprio è atteso nella seconda metà del 2027.

Accanto all’euro digitale retail, l’Eurosistema lavora anche su Pontes, la soluzione che consente il regolamento in moneta di banca centrale delle transazioni basate su tecnologia a registro distribuito, e su Appia, il progetto per un ecosistema europeo integrato degli asset digitali tokenizzati. Sono tasselli meno visibili dell’euro digitale al pubblico, ma appartengono alla stessa strategia: garantire che, qualunque tecnologia di regolamento prevalga nei prossimi anni, esista un binario europeo di moneta di banca centrale che la sostenga.

Perché il contante non sparisce

Le nuove banconote entreranno in circolazione nei primi anni Trenta, quando l’infrastruttura dell’euro digitale sarà verosimilmente già operativa. Il contante, tuttavia, non è destinato a sparire, e la BCE lo ribadisce esplicitamente collegando la proposta di legal tender del contante alla proposta legislativa sull’euro digitale in un unico pacchetto normativo, il Single Currency Package.

Il motivo è che il contante conserva caratteristiche che il digitale non replica automaticamente: accessibilità universale, funzionamento anche in assenza di rete o di energia elettrica, un margine di riservatezza che i pagamenti tracciati non offrono, inclusione delle fasce meno digitalizzate della popolazione. Nel frattempo, però, la sua rilevanza pratica si sta riducendo: secondo un’indagine della stessa BCE, l’accettazione del contante da parte delle imprese nell’area euro è scesa dal 96% al 88% tra il 2021 e il 2024. La domanda utile, quindi, non è se il contante sopravviverà. È quale architettura permetta a circa 450 milioni di cittadini europei di utilizzare entrambe le forme di moneta senza perdere libertà di scelta né sovranità sull’infrastruttura che le sostiene.

Due orologi diversi

Nello stesso periodo, la BCE continua naturalmente a esercitare anche la sua funzione più nota: a fine luglio ha lasciato i tassi invariati al 2,25%, segnalando la possibilità di un rialzo alla riunione di settembre, in un contesto reso più incerto dalle tensioni in Medio Oriente sui prezzi dell’energia. Politica monetaria e architettura infrastrutturale della moneta sono però due funzioni distinte della BCE, governate da logiche e tempi diversi: la prima si misura in trimestri e punti base, la seconda in anni e in standard tecnici. Confonderle produce cronaca. Distinguerle, e capire come interagiscono senza sovrapporsi, produce analisi.

Il problema non è la volontà, è la velocità

Una lettura critica plausibile del ritardo europeo nei pagamenti digitali non è la mancanza di competenze tecniche, regolatorie o monetarie, che l’Europa possiede in abbondanza. È la velocità con cui queste competenze si traducono in infrastrutture utilizzabili su scala. Le piattaforme tecnologiche private innovano secondo tempi industriali; le istituzioni europee procedono secondo tempi legislativi, negoziali e di consenso tra ventisette stati membri. Questo scarto di velocità, nel XXI secolo, tende a tradursi in uno scarto di potere: chi definisce per primo gli standard tecnici tende anche a definire il mercato che si costruisce sopra quegli standard, come la BCE stessa riconosce implicitamente quando descrive la propria dipendenza dagli standard proprietari dei circuiti internazionali di carte.

La moneta come infrastruttura

Per secoli la moneta è stata pensata attraverso tre funzioni: unità di conto, mezzo di pagamento, riserva di valore. Nell’economia digitale è necessario aggiungerne una quarta: infrastruttura. Quando la moneta diventa infrastruttura digitale, il sistema di pagamento smette di essere un tramite neutrale. Produce dati sulle transazioni, stabilisce protocolli tecnici, definisce condizioni di accesso, abilita o impedisce servizi terzi, crea dipendenze tecnologiche e genera economie di rete che premiano chi arriva prima. Questo significa che il controllo dell’infrastruttura monetaria può produrre potere anche senza controllare formalmente la valuta che vi transita.

È questo il motivo per cui Visa e Mastercard, Alipay e WeChat Pay, le stablecoin in dollari, le banche commerciali e la BCE non sono semplicemente modi diversi per pagare qualcosa. Sono livelli differenti di una stessa architettura, e chi governa questa architettura acquisisce una forma di potere economico che va oltre la semplice emissione della valuta. È per questo che il futuro dell’euro non riguarda soltanto la BCE, ma banche, fintech, grandi piattaforme tecnologiche, imprese, commercianti e cittadini.

Verso un futuro digitale

La domanda posta dalle nuove banconote, allora, non riguarda soltanto ciò che gli europei vedranno stampato sull’euro, ma ciò che continueranno a riconoscere come euro quando la moneta avrà sempre meno bisogno di essere stampata. Perché una valuta può conservare il proprio nome, il proprio simbolo e la propria banca centrale, e perdere comunque una parte della propria autonomia se le infrastrutture attraverso cui viene utilizzata appartengono ad altri. È su questo terreno, molto più che sulla grafica delle banconote, che nei prossimi dieci anni si misurerà la capacità europea di trasformare la sovranità monetaria in sovranità digitale.


Fonti e documenti

Documentazione

Le principali fonti istituzionali e giornalistiche utilizzate per ricostruire il quadro sull’evoluzione dell’euro, sui sistemi di pagamento e sulla politica monetaria della BCE.

Fonti primarie

  • Piero Cipollone, BCE
    “Europe’s money evolves so people’s freedom to pay remains”, dichiarazione introduttiva alla commissione ECON del Parlamento europeo, Bruxelles, 3 giugno 2026. ecb.europa.eu
  • Banca centrale europea — Euro digitale
    Documentazione istituzionale sullo stato di avanzamento del progetto, sul pilot, sul rulebook e sull’infrastruttura prevista. ecb.europa.eu/euro/digital_euro
  • Banca centrale europea — Pontes
    Progetto per il regolamento in moneta di banca centrale delle transazioni basate su DLT. ecb.europa.eu/paym/target/pontes
  • Banca centrale europea — Appia
    Iniziativa per lo sviluppo di un ecosistema europeo integrato dedicato agli asset digitali tokenizzati. ecb.europa.eu/paym/dlt/appia
  • Commissione europea — Single Currency Package
    Pacchetto legislativo del 28 giugno 2023 comprendente la proposta sul corso legale del contante e la proposta di regolamento sull’euro digitale. finance.ec.europa.eu
  • Banca centrale europea — Future banknotes
    Documentazione ufficiale relativa alla progettazione della nuova serie di banconote in euro. ecb.europa.eu/euro/banknotes/future_banknotes
  • Banca centrale europea — Uso e accettazione del contante
    Indagini e documentazione BCE sull’evoluzione dell’accettazione del contante nell’area euro, con particolare riferimento al periodo 2021-2024. ecb.europa.eu

Fonte giornalistica

  • Francesco Ninfole, MilanoFinanza
    “Bce lascia i tassi al 2,25% ma è pronta ad alzarli a settembre. Le attese dei mercati”, 23 luglio 2026. Utilizzata esclusivamente come riferimento per la cronaca relativa alla più recente riunione di politica monetaria.

Nota editoriale. L’analisi sviluppata nell’articolo è autonoma. Le fonti sopra indicate sono utilizzate per dati, dichiarazioni, documentazione istituzionale e ricostruzione del contesto.

Domande e risposte

Le domande essenziali sull’euro digitale

06 / FAQ

L’euro digitale sarebbe una forma elettronica di moneta di banca centrale destinata ai pagamenti del pubblico, complementare alle banconote e alle monete. Non sarebbe una nuova valuta: avrebbe lo stesso valore dell’euro già utilizzato oggi.

No. Il progetto europeo prevede che euro digitale e contante siano complementari, non alternativi. Le istituzioni europee stanno infatti lavorando sia alla futura moneta digitale sia alla tutela dell’accessibilità e dell’accettazione del contante.

La carta è uno strumento attraverso cui vengono normalmente movimentati fondi detenuti presso una banca commerciale. L’euro digitale sarebbe invece moneta della banca centrale in formato elettronico: la differenza riguarda quindi la natura del denaro, non soltanto il mezzo con cui viene effettuato il pagamento.

Non esiste ancora una data definitiva di introduzione. Il progetto richiede il completamento del quadro legislativo europeo e successive decisioni dell’Eurosistema; nel frattempo proseguono sviluppo tecnico, definizione degli standard e attività preparatorie.

Il progetto attribuisce grande importanza alla privacy, ma euro digitale e contante non sono concepiti come strumenti identici sotto questo profilo. Le modalità definitive dipenderanno dal quadro normativo e tecnico, con particolare attenzione ai pagamenti offline e alla protezione dei dati personali.

L’euro digitale sarebbe una passività della banca centrale. Le stablecoin sono invece emesse da soggetti privati e cercano di mantenere un valore stabile rispetto a una valuta o a un altro asset, mentre le criptovalute decentralizzate rispondono a logiche differenti e possono presentare una volatilità molto maggiore.

Paolo Calvi, direttore responsabile di GrifoNews
L’autore

Paolo Calvi

Direttore responsabile di GrifoNews · Analista di economia, finanza e innovazione

Paolo Calvi è direttore responsabile di GrifoNews, testata giornalistica specializzata in economia, finanza e innovazione. Firma e coordina approfondimenti dedicati al credito, alla fiscalità, alla fintech, all’intelligenza artificiale e alla trasformazione digitale, analizzandone gli effetti sulle imprese, sui mercati e sulle istituzioni.

Aree di competenza: economia, finanza, compliance, cybersecurity, fintech, intelligenza artificiale e trasformazione digitale.

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