Delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo, quattro sono europee. Il dato apre il manifesto del Rhine Group, l’iniziativa annunciata il 24 agosto 2026 da Mario Draghi e Patrick Collison, e ne definisce insieme la premessa e il limite. La premessa è che il divario tecnologico europeo non è più un problema di politica industriale ma di capacità dello Stato di finanziarsi: se la stagnazione prosegue, avverte il documento, il continente perderà progressivamente la possibilità di sostenere difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti climatici e ammortizzatori sociali. Il limite è che a formulare questa diagnosi non è un’istituzione dotata di potere normativo, ma un’associazione privata di diritto svizzero.
4 su 50
delle maggiori aziende tecnologiche mondiali sono europee
Il dato scelto dal Rhine Group per rappresentare la distanza tecnologica dell’Europa dal resto delle principali economie avanzate.
La forma giuridica è la notizia
Il Rhine Group è costituito come associazione ai sensi degli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero, con sede legale presso una società fiduciaria a Ginevra, in Route de Chêne 30A. È rappresentato da Luis Garicano, economista della London School of Economics ed eurodeputato dal 2019 al 2022, nel ruolo di direttore esecutivo. Draghi e Collison sono copresidenti e cofondatori. La struttura operativa si completa con Teresa Raigada come chief of staff e Marta Garayoa come chief operating officer. I lavori si svolgeranno a porte chiuse, sotto Chatham House Rule, su documenti di ricerca distribuiti come pre-letture; le agenzie indicano la sessione inaugurale fra il 20 e il 23 settembre 2026.
Questa scelta non è neutra. L’associazione di diritto svizzero è la forma giuridica più leggera disponibile in Europa: non richiede capitale, non impone iscrizione al registro di commercio se non esercita attività commerciale, non comporta obblighi di rendicontazione pubblica dei finanziamenti. Per un organismo che dichiara di voler accelerare riforme dell’Unione europea, la combinazione fra sede extra Ue, riservatezza dei lavori e assenza di disclosure finanziaria è una scelta di governance con effetti concreti. Consente rapidità decisionale e libertà di discussione, che è esattamente il problema che i formati istituzionali europei non riescono a risolvere. Al tempo stesso colloca l’iniziativa fuori dal perimetro di trasparenza che l’Unione applica ai portatori di interesse che interagiscono con la Commissione. Alla data di pubblicazione non risulta verificabile una posizione del gruppo nel registro per la trasparenza dell’Ue, circostanza attesa per un soggetto costituito da pochi giorni, ma che diventerà un indicatore rilevante nei prossimi mesi.
Conseguenze dell’inazione
Il rischio non è soltanto rinviare le riforme: è lasciare aperto il divario tra capacità di analisi, disponibilità di capitale e potere effettivo di esecuzione.
01
Il risparmio resta improduttivo
L’Europa può disporre di risorse finanziarie elevate senza riuscire a trasformarle in capitale per imprese, innovazione e crescita.
02
Il credito resta frammentato
Regimi fiscali, discipline dell’insolvenza e vigilanza nazionale continuano a impedire una vera scala europea dei mercati dei capitali e del finanziamento d’impresa.
03
La pressione privata sostituisce l’esecuzione pubblica
Se le istituzioni non convertono l’agenda in norme operative, il Rhine Group può influenzare il dibattito ma non colmare il deficit decisionale europeo.
Il divario di attuazione e i tre modi di misurarlo
L’iniziativa nasce dalla constatazione che il rapporto The future of European competitiveness, presentato nel settembre 2024 su incarico della Commissione, ha vinto la battaglia del linguaggio e perso quella dell’esecuzione. Quel documento quantificava un fabbisogno minimo di investimenti aggiuntivi pari a 750-800 miliardi di euro l’anno, corrispondenti al 4,4-4,7 per cento del Pil dell’Unione ai livelli del 2023, contro l’1-2 per cento che rappresentò il Piano Marshall fra il 1948 e il 1951.
Quanto ne sia stato realizzato dipende da come si conta, e la divergenza fra i monitoraggi disponibili è essa stessa un’informazione. Il Draghi Observatory dello European Policy Innovation Council, che valuta l’attuazione esclusivamente attraverso il testo di legge vincolante, ha rilevato nel primo audit completo che su 383 raccomandazioni solo 43, pari all’11,2 per cento, erano state pienamente recepite, e che includendo le attuazioni parziali si arrivava al 31,4 per cento. L’Institut Montaigne, che ha estratto 567 raccomandazioni dalla parte B del rapporto e ha esteso l’analisi fino al maggio 2026, indica un tasso di attuazione intorno al 30 per cento e segnala che oltre la metà delle raccomandazioni si trovava in negoziato formale nel secondo trimestre 2026. La Commissione, dal canto suo, rivendica che il 90 per cento delle iniziative faro della Bussola per la competitività del gennaio 2025 discende direttamente dalle raccomandazioni di Draghi.
Le tre letture non si contraddicono: misurano oggetti diversi. La prima misura il diritto positivo prodotto, la seconda il processo legislativo in corso, la terza l’ispirazione programmatica. La distanza fra il primo e il terzo dato è precisamente lo spazio che il Rhine Group dichiara di voler occupare, ed è anche la ragione per cui la sua utilità andrà giudicata su output verificabili e non su dichiarazioni di intenti.
Rapporto Draghi · stato di attuazione
Tre monitoraggi, tre modi diversi di misurare i progressi europei
Le percentuali non sono direttamente confrontabili: ciascun osservatorio misura una fase diversa del processo, dal diritto già approvato alla semplice traduzione delle raccomandazioni nell’agenda politica.
| Monitoraggio | Che cosa misura | Risultato |
|---|---|---|
| Draghi Observatory · EPIC Primo audit completo |
Diritto positivo Verifica quante raccomandazioni sono già entrate in norme e atti vincolanti. | 11,2% pienamente attuato 31,4% includendo le attuazioni parziali |
| Institut Montaigne Monitoraggio fino a maggio 2026 |
Processo legislativo Considera anche misure in corso di approvazione e negoziato formale. | circa 30% attuato oltre metà delle raccomandazioni risulta in negoziato |
| Commissione europea Bussola per la competitività |
Agenda programmatica Misura la presenza delle raccomandazioni di Draghi nelle iniziative politiche annunciate dalla Commissione. | 90% delle iniziative faro deriva dalle raccomandazioni considerate più urgenti |
Chi siede al tavolo, e con quale interesse
La composizione dei circa cinquantacinque membri è il secondo elemento da leggere con attenzione. Accanto agli economisti accademici, fra cui i premi Nobel Philippe Aghion e Bengt Holmström, l’ex capo economista del Fondo monetario internazionale Pierre-Olivier Gourinchas, Beatrice Weder di Mauro del CEPR, Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi e Francesco Decarolis, siedono operatori con interessi economici diretti nelle materie oggetto di riforma. Sebastian Siemiatkowski per Klarna, Carlos Torres Vila per BBVA, Michael Miebach per Mastercard, Xavier Niel per Iliad, Niklas Zennström per Atomico, Jeannette zu Fürstenberg per General Catalyst, Bastian Nominacher per Celonis, Luca Ferrari per Bending Spoons, Hélène Huby per The Exploration Company. A questi si aggiungono ex responsabili politici come Bruno Le Maire, Benoît Cœuré, Jörg Kukies, Laurence Boone e Toomas Hendrik Ilves, oltre alle direttrici di Financial Times e The Economist, Roula Khalaf e Zanny Minton Beddoes.
Il punto non è la legittimità della presenza di questi soggetti, che è piena e dichiarata. È che l’agenda regolatoria di cui il gruppo si occupa, semplificazione prudenziale, integrazione dei mercati dei capitali, regime della concorrenza, incide direttamente sui conti economici di alcuni dei suoi membri. Un forum a porte chiuse che riunisce regolati ed ex regolatori intorno alle regole future produce valore analitico e, simultaneamente, un problema di percezione che nessuna clausola di indipendenza risolve da sola. Va inoltre osservato che uno dei due copresidenti guida una società di infrastrutture di pagamento con sede operativa negli Stati Uniti, e che la lista pubblicata è largamente composta da profili delle economie dell’Europa occidentale: l’unico ex capo di Stato dell’Europa centro-orientale è Ilves, che ha lasciato l’incarico nel 2016. È la stessa asimmetria che nel 2024 alcuni governi dell’area avevano contestato al rapporto originario.


Il collo di bottiglia è l’intermediazione, non la diagnosi
Per chi opera nel credito e nella finanza d’impresa, la parte operativamente rilevante di questa vicenda non è il manifesto ma il dossier che gli sta sotto. Ottocento miliardi di investimenti aggiuntivi annui non sono un problema di volontà politica: sono un problema di trasformazione del risparmio europeo in capitale produttivo, cioè di intermediazione. È il terreno della Savings and Investments Union, la strategia presentata dalla Commissione il 19 marzo 2025, il cui primo pacchetto legislativo del 17 giugno 2025 ha proposto la revisione del regolamento sulle cartolarizzazioni e del trattamento prudenziale nel CRR. Il Consiglio ha definito la propria posizione negoziale il 19 dicembre 2025; entro il terzo trimestre 2026 sono attese proposte su una vigilanza dei mercati dei capitali più unificata ed entro fine anno una relazione sulla competitività del settore bancario.
Su queste misure la Banca centrale europea, nel parere CON/2025/35, ha espresso valutazione favorevole ma ha posto un limite esplicito: la riforma regolatoria può stimolare il mercato delle cartolarizzazioni solo fino a un certo punto. È l’obiezione che si applica per intero all’iniziativa di Draghi e Collison. La frammentazione dei mercati dei capitali europei non deriva soltanto da requisiti prudenziali eccessivi, ma da diciannove regimi fiscali, ventisette discipline dell’insolvenza e una vigilanza che resta prevalentemente nazionale. Nessuna di queste variabili è modificabile da un think tank, per quanto autorevole, e tutte richiedono ciò che il rapporto del 2024 chiedeva e non ha ottenuto: l’estensione del voto a maggioranza qualificata.
Il Rhine Group nasce dunque con una funzione precisa e circoscritta, che è quella di mantenere pressione reputazionale su un’agenda che i governi nazionali hanno interesse a rallentare. Il suo rendimento andrà valutato su una scala di mesi, non di anni, e su indicatori misurabili: pubblicazione dei paper di ricerca, tracciabilità delle posizioni assunte, dichiarazione delle fonti di finanziamento. In assenza di questi elementi, l’operazione resterà leggibile come un tentativo di sostituire con l’autorevolezza privata un potere decisionale che continua a mancare dove servirebbe.
Fonti e riferimenti
Apparato critico
I riferimenti raccolti documentano la nascita e la struttura del Rhine Group, lo stato di attuazione del Rapporto Draghi e il quadro europeo relativo a competitività, mercati dei capitali, cartolarizzazioni e intermediazione finanziaria. Sono privilegiate fonti primarie, documenti istituzionali e monitoraggi metodologicamente espliciti.
- Fonte primaria 3
- Report 3
- Documento UE 5
- Banca centrale 1
Riferimenti bibliografici
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Fonte primaria 2026
Rhine Group. 2026. We are not too late to change Europe’s trajectory, if we take the right steps today.
Manifesto ufficiale dell’organizzazione. Documenta finalità, impostazione dei lavori, utilizzo di research paper come pre-read e applicazione della Chatham House Rule.
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Fonte primaria 2026
Rhine Group. 2026. Legal Notice.
Fonte ufficiale per la forma di associazione ai sensi degli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero, la sede presso L&S Trust Services SA a Ginevra e la rappresentanza affidata al direttore esecutivo Luis Garicano.
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Fonte primaria 2026
Rhine Group. 2026. Members.
Elenco ufficiale dei membri dell’organizzazione e dei rispettivi ruoli professionali e istituzionali al momento della consultazione.
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Report 9 settembre 2024
Draghi, Mario. 2024. The Future of European Competitiveness. Part A: A Competitiveness Strategy for Europe. Commissione europea.
Rapporto di riferimento sulla competitività europea e fonte primaria per il fabbisogno di investimenti aggiuntivi stimato in 750–800 miliardi di euro l’anno.
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Monitoraggio 2025–2026
European Policy Innovation Council. Draghi Observatory & Implementation Index.
Il primo audit completo rilevava 43 raccomandazioni pienamente attuate su 383, pari all’11,2%, e il 31,4% includendo le attuazioni parziali. L’aggiornamento di gennaio 2026 porta i valori rispettivamente al 15,1% e al 38,9%.
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Studio 25 giugno 2026
Chimits, François, Jeanne Lebaudy, Énora Morin e Eve Talkowski. 2026. Implementing the Draghi Report: The Moment of Truth. Institut Montaigne.
Analisi di 567 raccomandazioni estratte dalla parte B del Rapporto Draghi e confrontate con misure europee e nazionali adottate tra il 9 settembre 2024 e il 1° maggio 2026. Il tasso complessivo di attuazione rilevato è circa il 30%.
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Documento istituzionale 2025
Commissione europea. 2025. Competitiveness Compass for the EU.
Quadro programmatico della Commissione costruito sulle raccomandazioni del Rapporto Draghi. La Commissione dichiara che il 90% delle iniziative faro della Bussola deriva direttamente dalle raccomandazioni più urgenti del rapporto.
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Strategia UE 19 marzo 2025
Commissione europea. 2025. Savings and Investments Union: Better Financial Opportunities for EU Citizens and Businesses.
Strategia europea per migliorare il collegamento tra risparmio, mercati finanziari e investimenti produttivi e per rafforzare l’integrazione del sistema bancario e dei mercati dei capitali.
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Proposta legislativa 17 giugno 2025
Commissione europea. 2025. COM(2025) 825 final — Proposal for a Regulation amending Regulation (EU) No 575/2013 as regards requirements for securitisation exposures.
Proposta relativa al trattamento prudenziale delle esposizioni verso cartolarizzazioni nell’ambito del Capital Requirements Regulation.
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Proposta legislativa 17 giugno 2025
Commissione europea. 2025. COM(2025) 826 final — Proposal for a Regulation amending Regulation (EU) 2017/2402 on the general framework for securitisation.
Proposta di revisione del quadro europeo sulle cartolarizzazioni e del regime per le operazioni semplici, trasparenti e standardizzate.
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Banca centrale 2025
Banca centrale europea. 2025. Opinion of the European Central Bank on the proposed securitisation package (CON/2025/35).
Parere della BCE sulle proposte di riforma del quadro europeo delle cartolarizzazioni, valutate come un passo nella giusta direzione per integrazione dei mercati, trasferimento del rischio e capacità di finanziamento dell’economia reale.
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Documento istituzionale 19 dicembre 2025
Consiglio dell’Unione europea. 2025. Savings and Investment Union: Council Agrees Position on Revitalising the EU’s Securitisation Market.
Posizione negoziale del Consiglio sulle modifiche al quadro regolamentare e prudenziale delle cartolarizzazioni, primo risultato legislativo centrale della Savings and Investments Union.
Riferimento da verificare
Forma associativa svizzera
Il sito ufficiale del Rhine Group conferma la costituzione come associazione ai sensi degli articoli 60 e seguenti del Codice civile svizzero. Le ulteriori affermazioni relative ad assenza di capitale minimo, condizioni di iscrizione al registro di commercio e obblighi di rendicontazione o disclosure finanziaria richiedono una fonte normativa o specialistica svizzera specifica prima di essere presentate come conseguenze giuridiche certe.
Nota editoriale: le fonti sono state selezionate privilegiando documenti originali, istituzioni europee, organizzazioni direttamente responsabili dei monitoraggi e materiali pubblicati dagli stessi soggetti analizzati. Le percentuali di attuazione del Rapporto Draghi dipendono dalla metodologia utilizzata e non sono direttamente sovrapponibili.









