Dal 2005 le emissioni dei settori coperti dal mercato europeo delle quote si sono quasi dimezzate.Oggi però il prezzo del carbonio è soprattutto una voce di costo: Bruxelles sta riscrivendo le regole su quote gratuite, tetto alle emissioni e stabilità dei prezzi.Ecco che cosa significa per chi fa impresa.
In breve
I punti chiaveA metà ottobre 2026 una tonnellata di CO₂ sul mercato europeo costava fra 85 e 88 euro.
Nei settori coperti dal CBAM (acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, idrogeno) le quote gratuite si riducono progressivamente fino ad azzerarsi nel 2034, secondo la normativa attualmente vigente.
Il costo del carbonio arriva anche a chi non fa parte del sistema, attraverso il prezzo dell’elettricità.
Dal 2026 chi importa alcuni prodotti ad alta intensità di emissioni è soggetto al CBAM. La vendita dei certificati inizierà a febbraio 2027.
A luglio la Commissione europea ha proposto di rallentare la riduzione del tetto delle emissioni dopo il 2030 e di prorogare le quote gratuite al 2038. La riforma non è ancora approvata.
Dal 2028 è previsto l’avvio dell’ETS2, il nuovo mercato delle emissioni relativo a carburanti e riscaldamento.
Perché se ne parla adesso
L’EU ETS (European Union Emissions Trading System) esiste dal 2005. È il mercato con cui l’Unione europea fa pagare le emissioni di gas serra a centrali elettriche, industria pesante, aviazione e, dal 2024, trasporto marittimo. Per anni è stato un tema da specialisti. Nel 2026 è diventato una questione di bilancio aziendale. Tre fattori hanno portato il prezzo del carbonio al centro del confronto sulla competitività industriale: costi energetici elevati, investimenti tecnologici impegnativi e riduzione delle quote gratuite.
Il 17 luglio la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione. Cambia il ritmo di riduzione delle emissioni dopo il 2030, le condizioni per ricevere quote gratuite e gli strumenti per stabilizzare il mercato. Il negoziato fra istituzioni europee e governi è in corso. Per capire che cosa c’è in gioco conviene partire dal funzionamento del sistema.
Come funziona, in pratica
Il sistema europeo si basa sul principio del cap and trade, cioè «tetto e scambio». Il tetto è la quantità massima di CO₂ che i settori coperti possono emettere in un anno. Scende del 4,3% all’anno fino al 2027 e del 4,4% dal 2028. L’obiettivo è ridurre entro il 2030 le emissioni di questi settori del 62% rispetto al 2005.
Lo scambio riguarda le quote di emissione, chiamate EUA (European Union Allowances). Ogni quota vale una tonnellata di CO₂. Ogni anno l’impresa misura le proprie emissioni, le fa verificare da un ente indipendente e consegna tante quote quante sono le tonnellate emesse. Le quote si comprano all’asta o sul mercato. Alcune imprese esposte alla concorrenza internazionale ne ricevono una parte gratis, in base a parametri di efficienza chiamati benchmark.
La logica è semplice. Chi riduce le emissioni ha bisogno di meno quote e può vendere o conservare quelle che gli avanzano; chi emette di più deve comprarne altre. Così il carbonio diventa un costo che entra nelle scelte su impianti, combustibili e investimenti.
Che cosa ha prodotto in vent’anni
Secondo i dati della Commissione pubblicati ad aprile 2026, nel 2025 le emissioni dei settori coperti sono scese dell’1,3% rispetto all’anno prima. Dal 2005 il calo complessivo è nell’ordine del 50%. L’effetto più visibile si è avuto nella produzione elettrica. Dovendo pagare la CO₂, le centrali a carbone sono diventate meno convenienti e la produzione si è spostata verso fonti meno inquinanti.
Il merito però non è solo dell’ETS. Hanno contato anche altri fattori:
La crescita delle rinnovabili, sostenuta da incentivi nazionali.
L’efficienza energetica.
I prezzi dei combustibili.
Le crisi economiche.
I cambiamenti della struttura industriale europea.
Il dato dice di quanto sono calate le emissioni. Non dice quanta parte del calo si debba al mercato delle quote.
C’è anche una lezione per chi deve pianificare. Per diversi anni le quote in circolazione sono state troppe e il prezzo è rimasto così basso da non orientare gli investimenti. Il surplus si è ridotto solo con la riforma del 2018 e con la riserva stabilizzatrice del mercato (Market Stability Reserve, MSR), avviata nel 2019. Da allora il prezzo è diventato un segnale credibile. Le regole del sistema cambiano nel tempo e ogni cambiamento sposta il prezzo.
Quanto pesa sui conti delle imprese
Il costo diretto
A metà ottobre 2026 le quote si scambiavano fra 85 e 88 euro per tonnellata. Il peso di questo prezzo varia molto da un’impresa all’altra. Dipende da quanto emette il processo produttivo, dalle tecnologie usate, da quante quote si ricevono gratis e dalla possibilità di trasferire il costo sui prezzi di vendita. Per un’acciaieria a ciclo integrale, un cementificio o un impianto chimico l’acquisto di quote incide direttamente sui margini. Anche dentro lo stesso settore due aziende possono essere esposte in modo molto diverso, a seconda dell’efficienza dei loro impianti.
Le quote gratuite in calo
È la variabile da tenere d’occhio. Nei settori coperti dal CBAM le regole attuali prevedono che le quote gratuite si riducano progressivamente:
Le quote gratuite verso l’azzeramento
EU ETS / CBAM| Anno | Riduzione progressiva prevista |
|---|---|
| 2026 |
2,5%
|
| 2028 |
10%
|
| 2030 |
48,5%
|
| 2034 |
100%
|
Nota: percentuali di riduzione progressiva delle assegnazioni gratuite nei settori interessati dal CBAM, secondo la normativa vigente. La proposta di revisione presentata dalla Commissione europea nel luglio 2026 prevede di prolungare il percorso fino al 2038.
Chi oggi copre buona parte delle proprie emissioni con quote gratuite vedrà quindi crescere il costo del carbonio anche se il prezzo di mercato restasse fermo.
Stesso prezzo della CO₂.
Esborso diverso.
50% di quote gratuite
Nessuna quota gratuita
di esborso nello scenario senza quote gratuite, pur mantenendo invariati emissioni e prezzo del carbonio.
Metodo. Esempio semplificato, non riferito a un’impresa reale: si ipotizzano emissioni costanti, una quota per tonnellata e assenza di quote già disponibili. Il calcolo riguarda esclusivamente l’esborso per acquistare le quote mancanti, non il costo economico complessivo delle emissioni. Non rappresenta il calendario normativo delle assegnazioni gratuite.
La bolletta elettrica
Il costo della CO₂ arriva anche alle imprese che non fanno parte del sistema. Nel mercato elettrico il prezzo all’ingrosso lo fissa l’ultimo impianto chiamato a produrre. Quando è una centrale a combustibili fossili, il costo delle sue quote finisce nel prezzo dell’elettricità pagato da tutti.
Le regole europee sugli aiuti di Stato permettono, a certe condizioni, di compensare in parte questi costi indiretti ai settori più esposti alla concorrenza internazionale. Quanto si ottiene dipende però dalle misure e dalle risorse di ciascuno Stato membro.
Per siderurgia, carta, vetro, ceramica e chimica di base il problema nasce proprio dalla somma di tre fattori: prezzo del carbonio, costo dell’energia e riduzione delle quote gratuite.
Gli investimenti
Decarbonizzare un altoforno, un impianto chimico o un forno per il clinker richiede molti capitali e anni di lavori. Sono decisioni che si valutano su quindici o vent’anni. Il prezzo delle quote invece può cambiare molto in pochi mesi. Per questo le imprese non chiedono soltanto un prezzo sostenibile: chiedono regole stabili su cui costruire i piani di investimento.
Dove finiscono i soldi delle aste
Il sistema produce anche entrate pubbliche consistenti. Secondo la Commissione, i proventi delle aste hanno superato i 258 miliardi di euro fra il 2013 e la fine del 2025. Nel solo 2025 sono stati oltre 43 miliardi. Di questi, circa 24 sono andati direttamente agli Stati membri, che devono usarli (o impiegare un valore equivalente) per le finalità climatiche, energetiche e sociali previste dalla normativa.
Una parte delle risorse alimenta due fondi europei:
- l’Innovation Fund, che finanzia progetti innovativi per ridurre le emissioni industriali, tecnologie pulite, idrogeno a basse emissioni e cattura e stoccaggio della CO₂;
- il Modernisation Fund, che sostiene l’ammodernamento dei sistemi energetici e l’efficienza in alcuni Stati membri.
Quanto rendano davvero queste risorse dipende dalla qualità dei progetti finanziati e dalla capacità di attrarre anche capitali privati.
CBAM: cosa cambia per chi importa e per chi esporta
Il meccanismo alle frontiere (Carbon Border Adjustment Mechanism, CBAM) serve a evitare il carbon leakage. È il rischio che le produzioni più inquinanti si spostino in Paesi con regole climatiche meno severe, oppure che i prodotti europei vengano sostituiti da importazioni con più emissioni. In pratica il CBAM applica alle merci importate un costo del carbonio paragonabile a quello pagato dai produttori europei. Tiene conto del prezzo del carbonio eventualmente già pagato nel Paese d’origine.
Chiamarlo semplicemente tassa sulle importazioni è riduttivo. L’importatore deve dichiarare le emissioni contenute nei prodotti e acquistare certificati il cui prezzo segue quello delle quote EU ETS.
Le date da ricordare:
- ottobre 2023: inizio della fase transitoria, con soli obblighi di comunicazione;
- 1° gennaio 2026: avvio del regime definitivo per cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia elettrica e idrogeno;
- febbraio 2027: inizio della vendita dei certificati;
- 30 settembre 2027: termine per la prima dichiarazione annuale sulle importazioni del 2026 e per la restituzione dei certificati.
Il regolamento di semplificazione del 2025 ha esentato gli importatori che non superano 50 tonnellate annue di merci CBAM. La soglia non vale per elettricità e idrogeno. Chi importa piccole quantità di questi beni è quindi fuori dagli obblighi.
CBAM e quote gratuite vanno letti insieme. Il meccanismo alle frontiere è stato pensato per sostituire gradualmente le quote gratuite. Man mano che i produttori europei pagano di più, anche le importazioni sostengono un costo analogo e i produttori europei non vengono svantaggiati. La corrispondenza però non è perfetta: dipende da come si calcolano le emissioni dei prodotti e dai prezzi del carbonio riconosciuti nei Paesi d’origine.
Restano due nodi. Chi esporta fuori dall’Unione perde progressivamente le quote gratuite senza avere una protezione equivalente nei mercati di destinazione. C’è poi il rischio di aggiramento attraverso prodotti lavorati a valle, che non sempre rientrano nel perimetro del meccanismo.
La riforma proposta a luglio
La proposta della Commissione del 17 luglio non abbandona il cap and trade. Ne cambia però quattro elementi.
- Ritmo di riduzione del tetto. Dopo il 2030 rallenterebbe:
- 3,7% all’anno nel 2031-2035;
- 1,7% all’anno nel 2036-2040, contro il 4,4% previsto oggi dal 2028.
- Crediti internazionali e rimozioni. La proposta apre a un uso più ampio di questi strumenti di flessibilità. Possono aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici complessivi. Non corrispondono però a minori emissioni degli impianti europei.
- Quote gratuite. Nei settori CBAM l’eliminazione verrebbe prolungata dal 2034 al 2038. Dal 2028 tornerebbe inoltre il 15% delle quote che il CBAM avrebbe dovuto sostituire.
- Condizioni legate agli investimenti. L’80% delle quote gratuite sarebbe collegato alla presentazione di piani di decarbonizzazione. Il restante 20% dipenderebbe dalla verifica che quei piani siano stati realizzati e abbiano dato i risultati previsti.
La proposta interviene anche sulla riserva stabilizzatrice. Per le imprese il messaggio è duplice: più tempo per adattarsi ma quote gratuite sempre più legate agli investimenti effettivi. Si tratta comunque di una proposta legislativa: entrerà in vigore solo se Parlamento e Consiglio la approveranno, e nella forma in cui la approveranno.
Ottobre: le ultime decisioni
Il 16 ottobre il Consiglio europeo ha chiesto di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e il suo effetto sui prezzi dell’elettricità, senza rinunciare al ruolo dell’ETS come segnale di mercato. Ha chiesto inoltre alla Commissione di aggiornare la valutazione degli impatti dell’ETS2.
Il 20 ottobre Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una modifica mirata della riserva stabilizzatrice. Oltre una certa soglia, le quote accumulate nella riserva vengono cancellate: l’accordo alza questa soglia da 400 a 700 milioni di quote. L’obiettivo è tenere da parte più quote da rimettere sul mercato in caso di tensioni sui prezzi. L’accordo deve ancora essere approvato formalmente dalle due istituzioni.
È un intervento circoscritto. La riforma complessiva, invece, riguarda il tetto, le quote gratuite e l’equilibrio del sistema nel prossimo decennio.
ETS2: dal 2028 tocca a edifici e trasporti
Dal 2028, un anno dopo il previsto, partirà l’ETS2. È un mercato separato per le emissioni dei combustibili usati negli edifici, nel trasporto stradale e in altri settori. Gli obblighi ricadranno su chi immette i combustibili sul mercato, non direttamente su automobilisti o proprietari di immobili. Il costo potrà comunque trasferirsi almeno in parte sui prezzi di carburanti e riscaldamento. Per le imprese le voci più toccate sono flotte aziendali, logistica e riscaldamento di stabilimenti e uffici.
Per contenere i rincari sono previsti meccanismi di stabilizzazione. Le misure concordate a giugno 2026 raddoppiano da 20 a 40 milioni le quote da immettere sul mercato quando il prezzo supera i 45 euro per tonnellata. La soglia è espressa a prezzi del 2020 e viene adeguata secondo le regole del sistema. Resta aperta la questione sociale: l’impatto su famiglie e consumatori dipenderà dall’efficacia delle misure di accompagnamento.
Quote ETS e crediti volontari: due cose diverse
Le quote EUA sono autorizzazioni a emettere, create da un sistema pubblico con un tetto vincolante. I crediti di carbonio dei mercati volontari sono un’altra cosa: certificano riduzioni o rimozioni di emissioni dichiarate da singoli progetti, con metodologie diverse e qualità molto variabile. I crediti volontari non servono a rispettare gli obblighi ordinari dell’ETS.
Negli ultimi anni studi accademici e inchieste giornalistiche hanno messo in dubbio la qualità di alcune categorie di crediti, in particolare quelli legati alla deforestazione evitata. Chi li usa nella comunicazione aziendale si espone così al rischio di accuse di greenwashing.
Il Regolamento (UE) 2024/3012 ha creato un quadro europeo volontario per certificare tre attività:
- le rimozioni permanenti di carbonio;
- il carbon farming;
- lo stoccaggio del carbonio nei prodotti.
Non copre però tutti i crediti: quelli basati soltanto su emissioni evitate, come la deforestazione evitata, ne restano fuori. Per un’impresa che vuole usare crediti volontari nella propria comunicazione ambientale, la distinzione ha conseguenze concrete.
Le domande da porsi
Per orientarsi un’impresa può partire da alcune domande.
Verifica per l’impresa
05 / Questioni chiaveRientro direttamente nell’EU ETS o ne subisco gli effetti attraverso l’energia e i fornitori?
Quale parte delle mie emissioni è coperta oggi da quote gratuite? Come cambierà fino al 2034 (o al 2038, se passasse la riforma)?
Importo merci soggette al CBAM? Supero la soglia di 50 tonnellate annue?
I miei piani di investimento reggono anche con prezzi del carbonio diversi da quelli attuali?
Dal 2028 quanto peserà l’ETS2 su flotte, logistica e riscaldamento?
Non solo quanto costa ma quanto è prevedibile
Vent’anni di EU ETS indicano che un prezzo vincolante sulle emissioni può cambiare le scelte economiche delle imprese. Il calo delle emissioni resta però il risultato di molti fattori. La riforma del 2026 sposta l’attenzione su un altro piano.
Un prezzo troppo basso indebolisce l’incentivo a ridurre le emissioni, come è accaduto nei primi anni del sistema. Un prezzo troppo volatile rende difficile pianificare investimenti destinati a durare decenni, soprattutto se anche le regole cambiano spesso.
Per le imprese la questione decisiva non è solo quanto costerà emettere una tonnellata di CO₂. È quanta certezza avranno nel momento in cui dovranno decidere oggi su impianti che lavoreranno per i prossimi decenni.
Fonti e riferimenti
Documenti normativi e fonti istituzionali utilizzati per ricostruire il funzionamento dell’EU ETS, l’evoluzione delle emissioni, il CBAM e le modifiche proposte nel 2026.
Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea. 2023. Direttiva (UE) 2023/959, recante modifica della direttiva 2003/87/CE.
Disciplina dell’EU ETS e riduzione progressiva delle quote gratuite nei settori interessati dal CBAM.
Testo normativo ufficiale ↗Commissione europea, DG Climate Action. 2026. EU Emissions Trading System sustains downward trend in covered emissions.
Emissioni verificate del 2025, variazione annua del −1,3% e andamento complessivo dal 2005.
Dati della Commissione ↗Commissione europea. 2026. Proposta di revisione della disciplina EU ETS. COM(2026) 616 final.
Revisione proposta delle assegnazioni gratuite, strumenti di sostegno alla decarbonizzazione industriale e percorso di eliminazione delle quote gratuite fino al 2038.
Proposta originale ↗Commissione europea, DG Climate Action. Market Stability Reserve.
Funzionamento della riserva stabilizzatrice, gestione delle quote in circolazione e proposta di modifica del 2026.
Fonte ufficiale ↗Commissione europea, DG Climate Action. Allocation to industrial installations.
Assegnazione delle quote gratuite agli impianti industriali, benchmark e aggiornamenti per il periodo 2026–2030.
Fonte ufficiale ↗Commissione europea, DG Taxation and Customs Union. CBAM definitive regime.
Applicazione del CBAM dal 1° gennaio 2026, obblighi degli importatori, soglia quantitativa e certificati.
Disciplina operativa ↗Environmental Protection Agency, Ireland. CBAM Certificates.
Acquisto dei certificati, piattaforma centralizzata e avvio delle vendite nel febbraio 2027.
Fonte istituzionale ↗Commissione europea, DG Climate Action. What are ETS revenues used for?
Entrate generate dalle aste delle quote e destinazione delle risorse agli Stati membri e agli strumenti europei.
Dati ufficiali ↗Consiglio dell’Unione europea. 2026. ETS2: Council signs off on rules strengthening the market stability reserve.
Modifiche alla riserva stabilizzatrice dell’ETS2 e calendario previsto per l’avvio del sistema nel 2028.
Comunicato del Consiglio ↗
Nota documentale. Le disposizioni vigenti sono distinte dalle modifiche ancora in fase di proposta. Le pagine istituzionali soggette ad aggiornamento devono essere lette con riferimento alla data di consultazione.




