Quando si parla di pensioni, ogni categoria ha regole e opportunità diverse, spesso complesse da comprendere senza il giusto supporto. Una delle domande che riceviamo più frequentemente è: “I commercialisti vanno davvero in pensione prima rispetto agli altri lavoratori?”. La risposta è: sì, ma con importanti precisazioni da fare.
In questo articolo approfondiamo la situazione dei dottori commercialisti iscritti alla CNPADC, la loro cassa professionale, e vediamo quali opportunità esistono per il pensionamento anticipato, a quali condizioni e con quali limiti.
Requisiti per la pensione anticipata dei commercialisti
I commercialisti iscritti alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti (CNPADC) possono accedere a forme di pensione anticipata più vantaggiose rispetto a quelle garantite ai lavoratori INPS.
In particolare, la pensione anticipata CNPADC può essere ottenuta con 61 anni di età e 38 anni di contributi, oppure senza alcun requisito anagrafico, ma con almeno 40 anni di contributi effettivi versati alla Cassa.
Queste soglie risultano più favorevoli rispetto ai trattamenti anticipati INPS, dove attualmente si richiedono:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne) senza limite di età;
- Quota 103 (nel 2025) che prevede 62 anni di età e 41 anni di contributi, soglia comunque più alta rispetto a quella prevista per i commercialisti.
Pensione agevolata in caso di invalidità
Esiste una possibilità particolarmente interessante per i commercialisti con invalidità pari o superiore al 50%: possono accedere alla pensione con un requisito ancora più favorevole:
- 58 anni di età e 35 anni di contributi, simile alla vecchia pensione di anzianità precedente alla riforma Fornero.
Un’opzione preziosa per chi si trova in una condizione di salute delicata, ma che deve essere valutata con attenzione anche per l’impatto che può avere sull’importo dell’assegno e sulla decorrenza della prestazione.
Attenzione alle finestre di decorrenza
Anche se i requisiti per il diritto alla pensione anticipata possono essere maturati, la data effettiva di decorrenza della pensione non è immediata. Infatti, la CNPADC prevede delle finestre mobili che posticipano l’erogazione della pensione anche di diversi mesi.
Per esempio:
- se i requisiti vengono maturati nel primo trimestre dell’anno, la pensione decorre dal 1° ottobre dello stesso anno.
Questo significa che, pur avendo maturato il diritto, sarà necessario attendere diversi mesi prima di ricevere il primo assegno pensionistico.
Contributi versati anche all’INPS: si possono utilizzare?
Questa è una delle criticità principali per i commercialisti che, nel corso della loro carriera, hanno versato contributi anche presso l’INPS (ad esempio per lavoro da dipendente o per attività diverse dalla libera professione).
Attenzione: le pensioni anticipate agevolate della CNPADC possono essere raggiunte solo con i contributi effettivamente versati alla Cassa. Non è possibile utilizzare i contributi INPS per raggiungere i requisiti richiesti né con il cumulo gratuito, né con la totalizzazione.
Le strade possibili, in questi casi, sono:
- richiedere una ricongiunzione, cioè trasferire i contributi INPS alla CNPADC (operazione spesso onerosa, ma in alcuni casi gratuita);
- oppure optare per un trattamento INPS, utilizzando il cumulo o la totalizzazione, ma rinunciando ai trattamenti anticipati più vantaggiosi della Cassa.
Come orientarsi tra tutte queste opzioni?
Le variabili sono tante: età, anni di contribuzione, gestioni previdenziali coinvolte, stato di salute, decorrenza della pensione, convenienza economica… È evidente che non esiste una risposta univoca, ma solo valutazioni personalizzate in base al singolo caso.
