San Pietro in Banchi a Genova: lo spirito commerciale al servizio di una causa giusta

San Pietro in Banchi a Genova racconta l’unione tra commercio e spiritualità: una chiesa rinascimentale costruita nel 1585 sopra botteghe che autofinanziarono l’opera. Nella vicina Piazza Banchi nacque nel 1855 la prima Borsa Valori d’Italia, preceduta dalla Loggia dei Mercanti del 1590.
San Pietro in Banchi Genova veduta storica Piazza Banchi XVI secolo

Davanti alla prima Borsa d’Italia, il campanile batteva le ore e le negoziazioni

‘L’oro è servo, oppure padrone’ Omero (VIII secolo a.c.)

Ermes, il messaggero degli Dei, per gli antichi greci è un giovane atletico con cappello e sandali alati. E’ veloce e può muoversi senza essere visto. Guida e protegge i viaggiatori: diventa Dio dei commercianti, dei confini, dell’eloquenza, invocato per la prosperità degli affari e… protettore dei ladri. E’ un Dio perspicace, simpatico e ambiguo: appena nato sottrae una mandria di buoi ad Apollo, camminando all’indietro per non lasciare tracce. Scoperto, riesce a evitare la punizione offrendogli la prodigiosa lira da lui appena inventata, costruita con il guscio di una tartaruga. Questo gesto rappresenta la sua essenza: astuto, creativo, capace di risolvere i conflitti attraverso parola, ingegno e rapida intuizione. Ma non sempre si fa garante di prosperità e successo per una causa ‘giusta’.

Ermes ci parla di una radice profonda del pensiero umano, che scende nel torbido conflitto ancestrale tra economia ed etica. Sul fascino oscuro del denaro, che può abbassare l’uomo e impoverirlo moralmente rendendolo avido, falso e gretto, filosofi e letterati hanno versato fiumi di inchiostro. Eppure, per il principio alchemico degli opposti, ciò che porta verso il fondo può far salire fino alla vetta più alta. Ermes muta infatti il nome in Mercurio nella mitologia romana, portando con sé il fascino della sostanza più enigmatica e potente: la sola capace, per gli alchimisti, di far giungere l’uomo all’apice della conoscenza trasmutando la materia in oro con la leggendaria pietra filosofale.

San Pietro in Banchi a Genova è l’esempio di come la mente umana, ispirata dai miti del passato e guidata dai valori che orientano azioni illuminate, possa risolvere l’apparente antitesi tra commercio e spiritualità verso l’elevazione: quanto grande può essere l’Uomo, e quanto lontano può portare l’ingegno se ben indirizzato!

San Pietro sorge oggi sulle fondamenta di un’antica chiesa dell’804, San Pietro della Porta, distrutta nella lotta tra Guelfi e Ghibellini e a propria volta costruita sulle rovine di un tempio pagano. La sua storia ci parla di coraggio e spirito imprenditoriale, tenacia, pragmatismo e nobiltà d’animo.

Siamo a Genova al crepuscolo del Rinascimento. La Spagna e la Francia sono in guerra per il predominio in Italia e in Europa. La Riforma protestante (1517) e la Controriforma con il Concilio di Trento (1545-63) hanno portato a gravi fratture nella Chiesa, concentrata sui propri giochi di potere. La scoperta del Nuovo Mondo ha cambiato la visione economica e politica dell’Europa, allargando l’orizzonte verso nuove colonie. Intanto a Genova imperversa la peste, che tra il 1579 e il 1580 decima la popolazione.

Su questo palcoscenico fatto di instabilità, guerre sanguigne e fervore religioso Signori e Principi si dilettano nel gioco sottile dei formalismi: l’ambasciatore Giorgio Doria ottiene dall’Imperatore Rodolfo II la concessione del prezioso titolo di Serenissimo per il Doge, con fiera opposizione del Duca di Savoia (1580).

San Pietro in Banchi a Genova: lo spirito commerciale al servizio di una causa giusta. San Pietro in Banchi a Genova racconta l'unione tra commercio e spiritualità: una chiesa rinascimentale costruita nel 1585 sopra botteghe che autofinanziarono l'opera. Nella vicina Piazza Banchi nacque nel 1855 la prima Borsa Valori d'Italia, preceduta dalla Loggia dei Mercanti del 1590.
San Pietro in Banchi a Genova: lo spirito commerciale al servizio di una causa giusta. 1

Sacro e Profano divisi e uniti per autofinanziare il progetto della ricostruzione

Tra dispute su come ornare il cappello del Doge o come mostrarsi in parata il popolo fa sentire la propria voce: la chiesa va ricostruita. Si deve adempiere al voto pubblico celebrato il 22 maggio 1580 dai padri cappuccini in onore dell’Immacolata concezione: un atto di devozione e speranza per la fine della pandemia. Si trova quindi un compromesso con la Famiglia Lomellino, che voleva destinare l’area ad uso commerciale: alcuni spazi vengono venduti e la chiesa viene rialzata su una terrazza sotto cui si aprono botteghe di ferramenta, casalinghi e utensili. Sacro e profano vengono separati ma restano di fatto uniti per autofinanziarne i lavori.

Il Senato della Repubblica approva l’edificazione dell’edificio di culto sopra le attività commerciali e rinforza così il valore simbolico della protezione delle persone al lavoro. Ai mercanti viene dato l’impegno del mantenimento della Chiesa,

La costruzione viene completata con successo nel 1585: una struttura maestosa con pianta a croce greca e cupola ottagonale. Rimane una delle più antiche della città.

La chiesa di san Pietro in Banchi è uno dei tre edifici religiosi con la cattedrale di San Lorenzo e San Bernardo fatti costruire dal governo della Repubblica di Genova.

Piazza Banchi con la sua posizione strategica diventa il principale punto di arrivo e luogo privilegiato di affari, sede dei banchi di cambiavalute e notai.
La celebre Loggia dei Mercanti viene eretta di fronte alla chiesa verso il 1590 per offrire ai banchieri, che qui operavano all’aperto, un’illustre sede coperta con marmi e ampie arcate. Nel 1855 la Loggia dei Mercanti accoglie la prima Borsa Merci e Valori d’Italia.

I tre campanili e il Cristo senza mani

Una curiosità: il portico esterno della chiesa di San Pietro sostiene due campanili angolari che al tempo ospitavano le piccole campane e i quadranti dell’orologio comunale che scandivano le ore di contrattazione della vicina borsa. Un terzo campanile posto sul retro regolava la vita parrocchiale.

Ospitata nella Chiesa la celebre statua di un Cristo con le braccia aperte, senza più le mani resa teatrale da un semplice drappo rosso posto sullo sfondo. Si tratta di un calco per una fusione in bronzo del XV secolo e alla base di essa sono riportate alcune parole di un anonimo fiammingo del XV Secolo, ispirate dall’opera: Cristo non ha più mani ha soltanto le nostre mani per fare oggi le nostre opere. (…) Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora. Siamo l’unico Vangelo scritto in opere e parole.

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