Perché esiste l’Arte? Qual è il ruolo dell’artista nel XXI secolo? Ne ha parlato il gallerista e divulgatore d’arte Sergio Mandelli nel corso della presentazione della mostra di pittura ‘Oltre il fiume’ di Gian Piero Viglino a Milano, organizzata in collaborazione con Fabrizio Tagietti e Giuditta Bressan di Pura Energia Italiana Srl nei locali di Grifo Finance. Una sinergia nata per dimostrare come Arte e Finanza possano dialogare in modo concreto e produttivo.
Viviamo in un mondo sempre più laico e materialista. Le chiese brillano di una luce fioca, retaggio dogmatico di un lontano passato. La generazione Z nata sotto il segno di Tik Tok rivendica il diritto al pensiero ateo e libero da condizionamenti culturali. In questo catastrofico panorama post moderno qualcuno ha annunciato la morte della pittura, celebrata insieme ad altri funerali noti: le classi sociali, il romanzo, il ‘contemporaneo’… Ho trovato terapeutica la visione salvifica di Mandelli espressa nel saggio ‘Il senso dell’opera d’arte’ secondo cui l’Arte non solo è viva e vegeta ma ogni opera può essere spiegata come ‘un fenomeno di natura religiosa’.
Quindi cosa accomuna l’Afrodite di Prassitele e l’annunciazione di Beato Angelico? Cosa c’entrano gli Impressionisti o l’urlo di Munch con i tagli di Fontana? Esiste un filo conduttore tra la Venere di Botticelli e la Nona ora di Maurizio Cattelan, con Papa Giovanni Paolo II a terra, travolto da un meteorite?
Per rispondere bisogna distinguere il concetto di Arte da quello di mercato, un tiranno che chiede sempre nuovi feticci per dare in pasto a critici e operatori del settore qualche gustosa novità. Per questo lo ‘Squalo’ in formaldeide firmato Damien Hirst ha raggiunto la cifra storica di 12 milioni di euro. Secondo le stesse misteriose formule alchemiche sono stati nobilitati i letti sfatti e maleodoranti (Tracey Emin), il vomito (Martin Creed) o gli escrementi (da Piero Manzoni a Wim Delvoye e altri).
Il suicidio dell’Arte Contemporanea e le sue logiche perverse: novità a tutti i costi
Il mercato dell’Arte contemporanea, afferma Mandelli ‘Somiglia a quella novella in cui si racconta di un emiro che vede una bella schiava danzare. Attratto dalle sue movenze, chiede che alla danzatrice venga scoperto il volto. L’eunuco obbedisce. L’emiro chiede allora che le vengano tolti i gioielli e sciolti i capelli. L’eunuco obbedisce. Al culmine della frenesia erotica l’emiro esclama ‘Ancora!’ e l’eunuco credendo di interpretare i suoi desideri la accoltella tra le urla disperate dei presenti. Il senso di questa storia è che il mercato dell’arte contemporanea contiene intrinsecamente l’idea della sua morte: ha innescato un processo insostenibile e inesorabilmente votato alla fine. Questo suicidio non coincide però con il concetto di morte dell’Arte, che va in tutt’altra direzione’.
Dalle grotte di Lascaux a Duchamp a Fontana il senso dell’opera d’arte è il sacro
Secondo l’antropologo Julien Ries l’uomo è tale perché riconosce il senso del sacro. Attraverso l’Arte si accede all’interno di uno spazio ‘altro’, diverso da quello della vita di tutti i giorni. L’arte ci incanta: crea complicità tra uomini distanti nel tempo anche migliaia di anni.
Attraverso l’arte l’uomo indaga il mistero legato alla propria esistenza, irriducibile a qualunque teoria scientifica. L’homo religiosus, che si pone domande sul significato di cose e fenomeni, precede idealmente l’homo sapiens, che trova risposte tecniche a bisogni pratici come la costruzione di punte di freccia in pietra.
Nelle figure dipinte della grotta paleolitica di Lascaux si avverte un chiaro, bruciante sentimento di presenza, di attualità. In questo senso sentiamo gli operai di Lascaux che hanno lasciato utensili scolpiti come nostri antenati, mentre i pittori dei bisonti dipinti come nostri contemporanei, capaci di dirci ancora qualcosa.
Kandinskji scrive nel 1910 ‘Lo spirituale nell’arte’. Qui definisce l’artista come sacerdote della bellezza.
Il pittore utilizza il colore e la forma come tasti di un pianoforte per far vibrare l’anima, trasformando la materia in spirito. L’artista ha un compito preciso: elevare l’anima dell’umanità attraverso la sua opera.
La rivoluzione dell’Arte: da esteriore a interiore, da realistica a concettuale, da dogmatica a personale
Dopo la nascita della fotografia, gli impressionisti e la rivoluzione concettuale di Marcel Duchamp la ricerca artistica non coincide più con la rappresentazione della realtà esteriore. L’Arte ha oggi un significato personale e interiore.
Mandelli si ispira così al primo storico dell’arte, il pittore Giorgio Vasari, che ha parlato di opere attraverso le ‘vite’ degli artisti. Dietro ogni artista c’è una persona che ha speso la propria esistenza dedicandola a qualcosa di inafferrabile e misterioso. Pittori come Gian Piero Viglino che, secondo il gallerista, ‘meriterebbe di essere presente alla Biennale di Venezia’.
Oltre il fiume: un rito di pacificazione per riconciliarsi con la forza distruttrice del Tanaro
C’è una data, il 5 novembre 1994, che rimane nella memoria di Gian Piero Viglino: l’alluvione del fiume Tanaro che travolge le sue opere, insieme ad anni di lavoro. Per riconciliarsi con la furia distruttrice della natura nel 2019 dedica al fiume una mostra dal titolo emblematico ‘Avrei voluto avere una barca’.
‘Oltre’ rappresenta quindi la capacità di superare le difficoltà, attraversare la perdita e trasformarla in energia creativa. L’Arte diventa forza alchemica capace di spingersi al di là della forma chiusa per toccare dimensioni più profonde e intime della realtà. Il tempo diventa rigenerazione, lo spazio possibilità di dialogo con il colore.
Le 20 tele presentate sono un viaggio nell’immaginario: un percorso che intreccia memoria e presente, materia e spirito, ombra e luce.
Dal punto di vista tecnico, grazie all’uso sapiente delle velature, Viglino arriva ad una profondità quasi tridimensionale, risucchiando lo spettatore nella tela. Lo sguardo è invitato a sostare, indagare, attraversare la sostanza fisica per raggiungere nuovi mondi, nuove prospettive.
‘Oltre il fiume’ è una dichiarazione poetica: un invito a superare il visibile per tuffarsi in uno spazio di rinascita personale.
Il percorso artistico di Gian Piero Viglino: dalla musica alla pittura seicentesca
L’opera di Gianpiero Viglino nasce da una biografia ricca e multidisciplinare. Inizialmente orientato verso la musica, con una particolare attenzione alle percussioni.
L’incontro con la pittura seicentesca segna una svolta decisiva: da qui nasce il suo interesse per una tecnica ricercata, che diventa nel tempo la firma stilistica distintiva.
Thanh Thao Ly Thi e Sergio Mandelli sono noti per il progetto di divulgazione online ‘Praline. Prelibatezze dal mondo dell’arte’, dedicato alla cultura artistica contemporanea.
Credo che oggi più che mai l’Artista abbia questa missione parareligiosa da riempire: mantenere accesa la fiamma di una visione interiore di cui l’opera d’arte sembra essere la traduzione più fedele per il profano. L’artista deve continuare a illustrare la propria visione interiore e proporla ai profani per liberarli dalla ripetitività e dalla banalità delle vicende quotidiane. Marcel Duchamp
La mostra ‘Oltre il fiume’ di Gianpiero Viglino è visibile a Milano presso gli uffici di Grifo Finance in via Ariosto 6, a pochi passi dalla fermata della metro Conciliazione.
Puoi scorrere la galleria fotografica QUI
A cura di Sergio Mandelli e Thanh Thao Ly Thi.
Visitabile su appuntamento fino al 15 giugno:
Sergio Mandelli – 335 812 7809
www.mandelliarte.com
www.puraenergiaitaliana.it
www.grifofinance.com
