25 milioni di euro il colpo di Parma, mentre il TCP recupera 125 capolavori
Due pale d’altare del Maestro Biagio Cestari (XVIII secolo) sono tornate in Italia dopo 24 anni grazie ad un’indagine internazionale. Sottratte dall’Abbazia di Sesto al Reghena a Pordenone erano in vetrina sul sito di un ‘ignaro’ antiquario olandese specializzato in arte sacra. Stessi ladri, strade diverse: ‘l’Assunzione della Vergine Maria’ di Giuseppe Pappini era finito negli Stati Uniti, in Texas. E’ solo uno dei successi ottenuti dal Comando dei Carabinieri dedicato alla Tutela del Patrimonio Culturale: il TPC, nato nel 1969.
Negli ultimi 5 anni il TPC ha recuperati 125 capolavori impiegando tempo e risorse preziose. La pala di Giuseppe Pappini, per esempio, è rientrata in Italia nel 2024 insieme ad altre 600 opere sequestrate e rimpatriate dagli Usa ma è stata restituita pochi giorni fa, dopo il dissequestro e la trafila giudiziaria.
4 capolavori recuperati nel 2025 tra cui un Luca Giordano
4 capolavori sono stati recuperati nel 2025 a seguito di indagini condotte dal TPC, tra cui un olio su tela raffigurante ‘San Nicola di Bari portato in cielo dagli angeli’ del ‘600 attribuito a Luca Giordano (1634-1705) rubato nel 2010 da Palazzo San Giacomo di Napoli e un olio su tela raffigurante ‘Sant’Agnese’ del XVII secolo sparita nel 2004 dalla Chiesa ‘Madonna della Potenza’ di Sulmona (AQ).
Dipinti localizzati grazie ad un innovativo sistema basato sull’intelligenza artificiale (S.W.O.A.D.S. Stolen Work Of Art Detection System): un software avanzato che monitora il web basandosi sul riconoscimento delle immagini.
Recuperato anche un ‘Aureo di Vitellio’, moneta romana in oro del 69 d.C., sparita dal Museo Archeologico Nazionale di Parma. Ritrovato dopo 50 anni il busto di un satiro alato sottratto dall’area degli scavi archeologici di Ercolano (NA).
Fonte: ‘Arte in ostaggio’ numero 47, anno 2025 edito dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC)
Renoire, Matisse e Cezanne rubati a Parma: furto da 25 milioni di euro
Rubare opere d’arte purtroppo va di moda: è stimato in 25 milioni di euro circa (TG la 7) il bottino sottratto alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) il 22 marzo scorso. Furto su commissione? Nessuno potrebbe rivendere all’asta o esporre in pubblico opere così riconoscibili. Scomparsi ‘Les Poissons’ di Pierre-Auguste Renoir (1917), ‘Natura morta con ciliegie’ di Paul Cezanne (1890) e ‘Odalisca sulla terrazza’, acquatinta su carta dipinta da Henri Matisse (1922).
Il traffico di beni culturali trafugati genera miliardi di dollari nel mercato nero globale: un giro d’affari stimato tra gli 8 e i 9 miliardi di euro all’anno (Il Sole 24 ore). I furti d’arte sarebbero addirittura la terza fonte di ricavi al mondo per le organizzazioni criminali dopo droga e di armi, secondo l’organizzazione Association for Research into Crimes against Art. Spesso le opere sparite vengono utilizzate come merce di scambio, garanzia o strumento di riciclaggio. Possono rimanere nascoste per decenni. Il paradosso è quello del prezzo: se sul mercato ufficiale i capolavori mantengono o aumentano il valore stimato, sul mercato nero vengono ‘piazzati’ a una cifra drasticamente più bassa, con una svalutazione che oscilla tra il 70% e il 90%.
I record dei ladri: 500 milioni di dollari per Vermeer, Rembrandt e Degas di Boston
Spesso accade che non vengano più ritrovati, come è accaduto ai 13 quadri del più grande furto d’arte di sempre: museo Isabella Stewart Gardner di Boston, anno 1990. Un colpo da ‘almeno’ 500 milioni di dollari grazie al ‘Concerto’ di Vermeer (1664) considerato l’opera d’arte rubata più preziosa della storia. Il museo ha promesso una ricompensa di 10 milioni di dollari per il ritorno del ‘Cristo nella tempesta sul mare di Galilea’ di Rembrandt (1633). Come in un cartone animato di Lupin i ladri si sono vestiti da poliziotti con tanto di baffi finti e ‘mandato’. A Lupin piaceva Edgard Degas: scomparsi 5 disegni insieme a 3 quadri di Rembrandt di cui sono rimaste solo le cornici.
La Procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha recentemente annunciato il conto dell’incredibile furto al Louvre di gioielli e preziosi del tesoro reale di epoca napoleonica (collana, spilla e tiara). Il curatore del museo ha valutato il valore della refurtiva 88 milioni di euro.
Un colpo da maestri avvenuto in 7 minuti: un camion montacarichi ha raggiunto una finestra e i 4 malfattori sono scappati in scooter, perdendo la corona dell’imperatrice Eugenia recuperata ma parzialmente danneggiata.
A volte attorno alla scomparsa dei quadri nascono storie romanzate, come nel caso della Natività di Caravaggio, tagliato dalla cornice e rubato a Palermo nel 1969: la tela è stata probabilmente arrotolata e portata via su un’Ape Piaggio. Secondo alcune ricostruzioni il furto è stato commissionato da mafiosi che hanno poi mostrato l’opera a uno dei massimi capi di Cosa Nostra. secondo Salvatore Cangemi, un pentito, il quadro era esposto come simbolo di potenza durante le riunioni dei boss.
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