Merita visitare Palazzo Reale a Genova non solo per le meraviglie che si trovano al suo interno ma per un’interessante mostra visibile fino al primo marzo 2026: ‘San Giorgio. Il viaggio di un santo cavaliere dall’Oriente a Genova’. Una grande rassegna interamente dedicata al Santo, uno dei 4 protettori della città insieme a San Lorenzo, San Giovanni Battista e San Bernardo. Un eccezionale viaggio tra dipinti, sculture, bassorilievi, oreficeria, miniature e manufatti per conoscere meglio la figura leggendaria cui si ispira il Banco di San Giorgio.
La leggenda di San Giorgio è una delle più celebri del Medioevo, con origini che risalgono all’XI e XII secolo. San Giorgio è un nobile cavaliere originario della Cappadocia che giunge nel Regno di Silene, in Libia, afflitto da un terribile drago. Vive in uno stagno e terrorizza gli abitanti, costringendoli a sacrificare animali e giovani umani per placare la sua fame. Quando viene scelta la figlia del Re, la principessa Silene, San Giorgio interviene promettendo di salvarla.
Affronta il drago con la spada, riesce a ferirlo e a immobilizzarlo. Chiede quindi alla principessa di legarlo con la sua cintura e di riportarlo in città. Gli abitanti si spaventano ma lui li rassicura: se abbracceranno la fede cristiana e riceveranno il battesimo, il drago morirà. Così avviene e il Regno viene liberato dalla minaccia.
Un santo guerriero, modello per i Crociati: lo vede al suo fianco Riccardo Cuor di Leone
Nelle fonti più antiche San Giorgio non combatte. E’ un soldato ma la sua unica arma è la fede. Solo nell’XI secolo il martire si trasforma in cavaliere con tanto di spada, cavallo e infine il drago. Con le crociate in Terrasanta la sua figura acquista un nuovo significato e diventa un modello per i cristiani in guerra. Nel 1191, durante la terza Crociata, persino Riccardo Cuor di Leone lo vede al suo fianco, splendente nell’armatura. Iacopo da Varazze ne fissa l’immagine nella Legenda Aurea descrivendolo ‘vestito in armi bianche, con la croce rossa sul vessillo’. Dal XII secolo i genovesi combattono così sotto due bandiere: una con la croce rossa in campo bianco, una con l’immagine del Santo.
Da Riccardo cuor di Leone in poi sui palazzi e nelle botteghe, in marmo e in pietra, il Santo è presente nella vita quotidiana attraverso l’arte come segno di potere e appartenenza. Varcare un portale sotto l’effige di San Giorgio significa sentirsi protetti da un potere forte e trovarsi in un ambiente sicuro, capace di difendere i propri affari. Famiglie potenti come i Doria, i Giustiniani o i Grillo lo vogliono affiancato al proprio stemma, in segno di prestigio.
Dalle chiese alle piazze, dai gonfaloni delle flotte alle pagine degli Annales san Giorgio incarna il volto della città. Il grido ‘Per Zena e San Zorzo!’ tramandato dalla memoria popolare ne svela il senso profondo: un santo guerriero, patrono dei naviganti, invocato anche durante la peste, divenuto anima della città marinara.
I simboli e il loro significato: il cavallo, la lancia, il drago, la fanciulla…
Il cavallo incarna la Dynamis, la forza vitale del Santo, mentre la lancia unisce il valore militare alla fede.
Il Drago in origine è un serpente, ma sotto l’influsso dell’immaginario orientale diventa un drago alato e velenoso.
La sua sconfitta ricorda il mito di Perseo e Andromeda e diventa parabola cristiana della vittoria sul male. La fanciulla liberata è sinonimo di salvezza: nella tradizione cristiana rappresenta la chiesa o l’anima del credente, mentre la città minacciata dal drago è l’umanità intera che si apre alla fede. Nella Legenda Aurea, infatti, il racconto termina con un battesimo collettivo.
Il Drago che San Giorgio affronta non è solo un animale fantastico: è il male in tutte le sue forme ‘Apparve un enorme drago rosso con 7 teste e 10 corna’ (Apocalisse 12,3). Per il cristiano medievale il drago è Satana, l’Anticristo, l’eresia. E’ il peccato che insidia, la tentazione che corrompe, la morte che inghiotte. Guardarlo negli occhi significa sfidare il demonio stesso, il caos che minaccia di travolgere il mondo.
| Elemento | Significato simbolico |
|---|---|
| Cavallo | Dynamis, forza vitale del Santo |
| Lancia | Valore militare e fede uniti |
| Drago | Male, Satana, eresia da sconfiggere |
| Fanciulla | Salvezza, Chiesa, anima del credente |
Il braccio del Santo e il dipinto di Mantegna: tesori preziosi tra enigmi e misteri
Il braccio del Santo che brandisce la spada contro il Drago è diventato storicamente una delle reliquie più celebrate.
Il reliquiario in mostra è a dir poco sontuoso: la parte interna, in argento dorato, è stata realizzata in ambito bizantino (ante 1204), mentre la parte esterna è stata rinifita nelle botteghe veneziane (ante 1325).
Tra i reperti eccezionali in mostra figura Il San Giorgio di Andrea Mantegna.
Per secoli di questo dipinto non si è saputo nulla. All’improvviso è riapparso nell’inventario della collezione Manfrin a Venezia: San Giorgio vestito con armatura di ferro e con il drago ai piedi. Già allora è attribuito al celebre pittore ed è considerato tra i pezzi più stimati della collezione, valutato 2300 lire austriache, l’equivalente di 150.000 euro di oggi. Una vera fortuna per l’epoca. Un’opera contesa tra Londra, Vienna e Venezia, che alla fine ha la meglio e riesce a trattenerlo nelle Gallerie dell’Accademia.
Mi rimane nel cuore il medaglione con tanto di uccello in argento dorato (1500) di una Gilda dedicata al Santo: un carisma evocativo unico, potente ed enigmatico.
Il banco di San Giorgio: prima banca pubblica d’Italia
Nel 1407 a Genova nasce l’ufficio di San Giorgio, che l’anno seguente apre il primo sportello del banco, dando vita alla Casa delle compere e dei Banchi di San Giorgio, una delle istituzioni finanziarie più antiche d’Europa, moderna perché pubblica. Non un banco privato come quelli già attivi in città, a Firenze o a Piacenza ma un organismo che unifica i crediti dello Stato, amministra il debito e i territori, concede prestiti. Nella ‘prima banca pubblica d’Italia’ vengono introdotte innovazioni storiche come la partita doppia e i titoli di debito negoziabili. Per secoli diventa il motore finanziario di Genova e influenza la politica e l’economia del Mediterraneo.
