La Zecca del Marchesato di Saluzzo: talleri, cornuti e testoni visibili a Casa Cavassa

Le monete del Marchesato di Saluzzo raccontano l’ambizione politica, l’arte rinascimentale e l’identità di uno dei più affascinanti Stati italiani. Dalla zecca voluta da Ludovico II agli scudi d’oro, fino agli stemmi e ai motti custoditi oggi nella suggestiva Casa Cavassa.
Monete del Marchesato di Saluzzo, incisione rinascimentale della zecca con maestri incisori e battitura delle monete

I motti dei Marchesi di Saluzzo ‘Noch, noch’ e ‘Ne pour ce’ ovvero ‘Ancora, ancora’ e ‘Non sol per questo’ richiamano forza e resistenza nel tener testa ai nemici. ‘Droit quoi quil soit’ della famiglia Cavassa significa ‘Avanti a qualunque costo!’. Esortazioni che rendono bene l’idea di un temperamento tenace e volitivo.

Casa Cavassa è un simbolo del Rinascimento saluzzese: ricorda un momento storico fortunato di grande prestigio e potere. La dimora di Galeazzo Cavassa e di suo figlio Francesco, vicari del Marchese di Saluzzo, si veste nel 1505 di modelli decorativi ‘alla moda’ per l’epoca. Dopo la morte di Francesco inizia una lenta decadenza fino al 1883, quando il Marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio la ristruttura. Oggi è sede del Museo Civico di Saluzzo. La visita lascia il significativo ricordo della rarissima culla scolpita e dipinta con natività datata 1560. Meravigliosa la Madonna della Misericordia di Hans Clemer, vestita di un oro splendente (1500 ca.).

1480
Nasce la Zecca ufficiale del Marchesato di Saluzzo
La fondazione della zecca a Carmagnola, confermata dall’imperatore Federico III, segna l’inizio della stagione di massimo prestigio del Marchesato e della sua raffinata produzione monetaria rinascimentale.

La storia del Marchesato attraverso la raffinata Zecca: monete rare e apprezzate dai collezionisti

Il Marchese Ludovico II è ambizioso, audace, risoluto e impavido: vuole affermare il prestigio e l’indipendenza del suo piccolo Stato contro i potenti vicini, i Savoia e i francesi. E ci riesce: nasce così nel 1480 a Carmagnola la Zecca ufficiale del ⁠Marchesato di Saluzzo con la conferma Imperiale di Federico III. In breve tempo diventa uno dei centri più celebri e artisticamente raffinati del Rinascimento italiano.
Il periodo d’oro di questa enclave strategica per i commerci coincide con i governi di Ludovico II, della caparbia reggente Margherita di Foix e dei loro figli, fino alla fine dell’indipendenza dello Stato nel 1548.
L’attività termina con l’ultimo marchese, Gabriele, poco prima della resa: il sogno di autonomia finisce con l’annessione del Marchesato alla Francia.

Le principali tappe politiche e monetarie del Marchesato di Saluzzo

Anno Evento Protagonisti Significato storico
1480 Istituzione della Zecca ufficiale a Carmagnola Ludovico II e Federico III Affermazione
Il Marchesato rafforza prestigio, autonomia economica e riconoscimento imperiale.
1504 Morte di Ludovico II e avvio della reggenza Margherita di Foix e Michele Antonio Continuità
La Marchesa reggente mantiene il controllo politico durante la minore età del figlio.
1516 Coniazione del Tallero da 40 grossi Margherita di Foix e Michele Antonio Apogeo artistico
La monetazione raggiunge uno dei suoi vertici iconografici e celebrativi.
1528 Morte di Michele Antonio e successione dinastica Giovanni Ludovico, Francesco e Gabriele Instabilità
La pressione francese aumenta e si indebolisce l’autonomia del piccolo Stato.
1548–1549 Fine dell’indipendenza e annessione alla Francia Gabriele di Saluzzo e la monarchia francese Fine della sovranità
Con l’ultimo marchese termina anche la stagione della monetazione autonoma.
1601 Il Marchesato passa definitivamente ai Savoia Carlo Emanuele I e la Francia Nuovo assetto
Il Trattato di Lione assegna Saluzzo ai domini sabaudi.

Le Monete più celebri e le più preziose: lo scudo d’oro del sole, il soldino, i cavallotti

Le monete di Saluzzo si distinguono per l’altissimo livello del ritratto e della simbologia rinascimentale: la moneta d’oro di maggior valore è lo Scudo d’oro del sole.
Tra le più celebri c’è il Tallero da 40 grossi, coniato nel 1516 sotto Margherita di Foix: mostra i busti affrontati della Marchesa e del figlio Michele Antonio. Ancora oggi gli esperti dibattono sui suoi misteriosi simboli.

Tra i più diffusi il Cornuto o Testone: Famoso per l’iconografia di San Costanzo a cavallo sul rovescio e lo stemma sul fronte. Non erano solo strumenti di scambio, ma vere e proprie opere d’arte. Il ‘soldino’ di Ludovico II è carismatico nella sua semplicità: nella parte superiore mostra lo scudo coronato con lo stemma di Saluzzo. L’aquila coronata ad ali spiegate è rivolta a sinistra e sorge dalla corona. La scritta in latino dice LUDOVICUS M SALUTIARUM (Ludovico Marchese di Saluzzo).

La Zecca del Marchesato di Saluzzo: talleri, cornuti e testoni visibili a Casa Cavassa. Le monete del Marchesato di Saluzzo raccontano l’ambizione politica, l’arte rinascimentale e l’identità di uno dei più affascinanti Stati italiani. Dalla zecca voluta da Ludovico II agli scudi d’oro, fino agli stemmi e ai motti custoditi oggi nella suggestiva Casa Cavassa.
La Zecca del Marchesato di Saluzzo: talleri, cornuti e testoni visibili a Casa Cavassa. 1

Tra le altre monete più comuni vengono diffusi rolabassi, forti, grossi, cavallotti e denari.

Le emissioni più rappresentative della Zecca del Marchesato di Saluzzo

Moneta Caratteristiche principali Iconografia Rilevanza
Scudo d’oro del sole Principale emissione aurea del Marchesato, con circa 3,3 grammi d’oro. Sole, stemma e simboli dinastici. Massimo valore
Tra le monete saluzzesi più prestigiose e ricercate.
Tallero da 40 grossi Coniato nel 1516 durante la reggenza di Margherita di Foix. Busti affrontati della Marchesa e del figlio Michele Antonio. Rarità iconografica
Celebre per i simboli ancora discussi dagli studiosi.
Cornuto o Testone Moneta d’argento tra le emissioni più note della Zecca saluzzese. San Costanzo a cavallo sul rovescio e stemma sul fronte. Identità politica
Unisce iconografia religiosa e autorità dinastica.
Soldino di Ludovico II Emissione di piccolo taglio, essenziale nella composizione e facilmente riconoscibile. Scudo coronato, stemma di Saluzzo e aquila ad ali spiegate. Diffusione
Testimonia la presenza della monetazione saluzzese negli scambi quotidiani.
Cavallotto Moneta diffusa in diverse emissioni del Marchesato. Figura equestre e simboli legati al potere marchionale. Interesse numismatico
È oggi ricercata in base a variante e stato di conservazione.
Rolabassi, forti, grossi e denari Tagli monetari destinati a differenti livelli di pagamento e circolazione. Stemmi, aquile, santi e iscrizioni latine. Circolazione ordinaria
Completavano il sistema monetario del Marchesato.

‘Deus Protector et Refugium meum’ ovvero Dio è il mio protettore e il mio rifugio e ‘Si Deus pro nobis quis contra nos’ Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?  Sono i motti protettivi che compaiono sulle monete del Marchesato, spesso associati a San Costanzo a cavallo con vessillo, il Santo patrono.

Questi reperti sono oggi molto apprezzati dai numismatici: le quotazioni partono da alcune centinaia di euro per il Cavallotto, il Cornuto o il Testone in argento, fino a superare i 1.500 euro per gli scudi d’oro del sole, che contengono circa 3,3 grammi d’oro (Fonte: Cambi).

L’affascinante simbologia degli stemmi: due delfini che mordono un pomo, il cavedano, l’aquila imperiale

Il blasone del Marchesato di Saluzzo nasce da quello della famiglia Del Vasto: i suoi esponenti governano dal 1175 al 1549. L’originario azzurro viene con il tempo troncato d’azzurro e d’argento. La S di Saluzzo è in stile gotico. Le prime attestazioni certe risalgono a dopo il 1450 con Ludovico I al potere.

Verso la fine del XVIII secolo il disegno della S si trasforma: viene raffigurata con due delfini; gli animali si agganciano con le mascelle nel centro dello scudo, il corpo piegato l’uno verso destra e l’altro verso sinistra. Quello che campeggia sul campo azzurro è di color argento e viceversa.

Nel 1911 compare un’altra variazione della lettera ‘delfinata’: i delfini mordono un pomo. Un vezzo artistico per rendere il disegno più elegante e simmetrico.

Sulle monete del Marchesato compare anche l’aquila del Sacro Romano Impero. I Marchesi di Saluzzo governano infatti come vassalli. L’aquila nera su sfondo oro è l’emblema dell’autorità imperiale. La carpa (o cavédano) è invece il simbolo della famiglia Cavassa: una stirpe di ricchi, nobili Vicari del Marchesato.

Il pesce è chiamato in dialetto locale Chavasson: scelto perché risale caparbiamente i fiumi. Nuota indomito controcorrente superando ogni avversità.


Per approfondire: le successioni nel Marchesato di Saluzzo

  • Ludovico I di Saluzzo – Marchese di Saluzzo dal 1416 al 1475
  • Ludovico II di Saluzzo – Marchese di Saluzzo dal 1475 al 1504, figlio di Ludovico I e di Isabella Paleologa.
  • La reggenza viene affidata al figlio Michele Antonio dopo la morte di Ludovico II nel 1504. Ha appena 9 anni: l’energica madre e Marchesa Margherita di Foix instaura un tacito governo di fatto, dato che il figlio preferisce gli eventi bellici all’amministrazione dello Stato. Michele Antonio, noto anche come Michele Antonio Ludovico del Vasto è il tredicesimo Marchese di Saluzzo e porta avanti il titolo ‘governando’ per 24 anni.
  • Alla morte di Michele Antonio nel 1528, il titolo passa al fratello minore Giovanni Ludovico. I francesi lo cacciano presto per le sue simpatie spagnole. Tocca quindi agli altri fratelli: prima Francesco e poi Gabriele, ultimo Marchese in carica.
  • Nel 1549, il Re di Francia Francesco I di Valois unisce ufficialmente il Marchesato di Saluzzo ai propri territori del Delfinato. Il dominio francese dura circa 40 anni.
  • Nel 1588, il Duca di Savoia Carlo Emanuele I occupa il Marchesato. La Francia rinuncia alle sue pretese: con il Trattato di Lione nel 1601 Saluzzo viene destinata ai Savoia.

Casa Cavassa
Museo d’arte in Saluzzo
Via San Giovanni 5 – 12037 Saluzzo (Piemonte, CN) 
Per info: tel 329 394 0334

Storia e numismatica

Domande frequenti sulle monete del Marchesato di Saluzzo

Una sintesi dedicata alla zecca saluzzese, alle emissioni più note e ai simboli con cui i marchesi affermarono il prestigio del loro Stato.

Articoli collegati
Investire in arte contemporanea: ritratto dipinto sorretto da fili tenuti da più mani, simbolo del sistema di legittimazione
Continua a leggere

Pittori emergenti come asset

Investire in arte contemporanea significa acquistare una posizione in un sistema di legittimazione, non un oggetto con valore intrinseco. Come funziona il mercato, chi costruisce il prezzo e quali rischi non compaiono nei modelli finanziari tradizionali.
Crisi dell’arte contemporanea alla Biennale di Venezia con installazione provocatoria osservata da collezionisti e visitatori
Continua a leggere

Il grande bazar dell’ineffabile

La crisi dell’arte contemporanea emerge dalla Biennale di Venezia come sintomo di un sistema dominato da mercato, ideologia e spettacolo, dove la ricerca estetica lascia spazio alla provocazione programmata e alla legittimazione del potere culturale.
Total
0
Share