Dentro l’investimento

Capire come analizzare un investimento significa imparare a distinguere le informazioni davvero rilevanti dal rumore dei mercati. Un approccio strutturato aiuta a valutare dati, rischi e opportunità con maggiore consapevolezza, evitando decisioni dettate dall’emotività.
Dentro l’investimento. Capire come analizzare un investimento significa imparare a distinguere le informazioni davvero rilevanti dal rumore dei mercati. Un approccio strutturato aiuta a valutare dati, rischi e opportunità con maggiore consapevolezza, evitando decisioni dettate dall’emotività.

Introduzione

Nel capitolo precedente abbiamo visto cosa significa investire e quale sia la differenza tra semplice risparmio, inteso come accantonamento di risorse, e investimento tout court. Abbiamo individuato tre elementi essenziali e strettamente interconnessi (tempo, rendimento e rischio) per poi introdurre i concetti di diversificazione e asset allocation. E, soprattutto, abbiamo concluso che non esiste l’investimento perfettoesiste, piuttosto, un approccio personalizzato che, tramite una pianificazione coerente, un adeguato orizzonte temporale e un’efficace distribuzione degli attivi, punta ad avvicinarsi il più possibile al risultato atteso dal singolo investitore.

Facciamo un passo avanti e iniziamo a familiarizzare con le principali strategie utilizzate per decifrare i mercati e coglierne le opportunità.

La tecnica è fondamentale

Da dove si comincia per scegliere un titolo? E in che modo si stabilisce se sia giunto il momento di acquistarlo o venderlo? Un responso univoco non c’è. Da qualche decennio si sono affermate due grandi scuole di pensiero, all’apparenza discordanti: analisi tecnica e analisi fondamentale.

Entrambe provano a rispondere alla medesima domanda: come valutare un’attività finanziaria?A dividerle sono, però, le strade scelte. Lanalisi tecnica concentra l’attenzione sui prezzi e sui loro movimenti; lanalisi fondamentale indaga le ragioni economiche che li dovrebbe determinare. In sintesi, la prima osserva cosa sta facendo il mercatola seconda cerca di capire perché lo sta facendo

L’analisi tecnica

Lo StocRSI segnala ipervenduto, mentre il MACD resta negativo e l’ADX conferma la forza del trend. Il quadro migliorerebbe con il recupero della MA50 e il breakout della resistenza, con primo target sul pivot R1.

Più che un report finanziario, sembra un referto medico scritto in codice. È, invece, il linguaggio abituale dell’analisi tecnica, disciplina di carattere quantitativo che tenta di estrapolareindicazioni sull’andamento futuro di un’attività, studiandone le oscillazioni passate. La sua impostazione poggia su tre postulati. Il primo: il prezzo sconta tutto, perché incorpora ogniinformazione disponibile; il secondo: i prezzi si muovono seguendo tendenze, che possono essere identificate e cavalcate; il terzo: la storia è ciclica e si ripete, poiché dietro i numeri ci sono sempre gli esseri umani, con comportamenti ed emozioni ricorrenti, sospesi tra paura ed euforia.

Grafici e statistiche diventano, quindi, la bussola dell’esperto, che scruta supporti e resistenze, medie mobili, volumi, figure come testa e spalle e svariati altri parametri. Il vantaggio è la capacità di sintetizzare graficamente quel che accade sul mercato e di leggerne i trendIl limite è altrettanto evidente: un tracciato racconta con precisione dove siamo arrivati oggi, ma non necessariamente dove andremo domani.

L’analisi fondamentale

Cambiamo lingua, ma non troppo: Nvidia tratta a circa 23 volte gli utili forward e 25 volte l’EV/EBITDA. Il margine EBITDA supera il 65%, con ROE oltre il 110% e una robusta generazione di free cash flow. Multipli elevati, dunque, ma sostenuti da una crescita degli EPS ancora eccezionale.

Niente StocRSI o pivot R1, ma tra EV/EBITDAROEEPS e free cash flow anche in questo caso un interprete può far comodo. L’analisi fondamentale parte da un assunto differente: un’attività finanziaria possiede un valore intrinseco, che può non coincidere con il prezzo attribuitole dal mercato. Per stimarlo occorre esaminare i fondamentali dell’azienda – ricavi, profitti, indebitamento, flussi di cassa, aspettative di crescita e così via – e incrociarli con il contesto macroeconomico generale: inflazione, tassi d’interesse, politica monetaria, ciclo economico, andamento di un settore.

Il grande pregio di questo orientamento è la profondità dell’indagine: non si accontenta dimonitorare il prezzo, ma si prefigge di comprenderne le cause. E proprio qui risiede il suo difettomaggiore. Le variabili sono moltissime, interagiscono fra loro e non è sempre agevole stabilire quale avrà un peso preponderante. Il pericolo è che la completezza del quadro finisca per complicarne la lettura.

Lo stile attivo

Finora abbiamo parlato di metodi di analisi, cioè di strumenti impiegati per maturare una decisione. Cambiamo ora angolo prospettico e consideriamo le modalità con cui quelle decisioni si concretizzano nel processo di investimento.

Lo stile attivo nasce dalla convinzione che sia possibile fare meglio del mercato, ottenendoperformance superiori a quella di un indice di riferimento, o benchmark. Il gestore inserisce liberamente in portafoglio titoli, tassi e valute, aumenta o riduce alcune posizioni e mira abeneficiare di eventuali inefficienze: un’azione sottovalutata da comprare, un’altra sopravvalutata da evitare. 

Ecco due esempi di strategie: il market timing ambisce a riconoscere il momento più favorevole per entrare e uscire dalla Borsa. All’opposto, il buy and hold, associato a una leggenda come Warren Buffett, permette di selezionare attività di valore a prezzi convenienti e conservarle alungo, senza inseguire le fluttuazioni quotidiane. La gestione attiva richiede competenze, ricerca, tempo e risorse, ma implica un costo, talora difficile da giustificare, in assenza di risultati all’altezza delle attese.

Lo stile passivo

La filosofia passiva scaturisce da una premessa quasi contraria: se i mercati incorporano tuttele informazioni disponibili, è arduo, se non impossibile batterli con continuità. Perché, dunque,sforzarsi di prevederne l’evoluzione? Tanto vale replicarli. È il principio dell’investimento indicizzato, reso popolare da John Bogle, fondatore di Vanguard, e divenuto uno dei fenomeni più rilevanti dell’industria finanziaria. Gli ETF, gli Exchange-Traded Fundne sono l’espressione più nota: soluzioni costruite per riprodurre fedelmente la composizione di un basket azionario oobbligazionario. Il gestore non deve scoprire le prossime perle del listino: se clona un paniere, acquista la totalità dei componenti, in base a criteri predeterminati. Ne derivano semplicità, trasparenza e commissioni assai contenute.

Pure la gestione passiva presenta le sue lacune. Duplicare un indice significa uniformarsi, sia insalita, sia in discesa; inoltre, eliminando ogni discrezionalità, si rinuncia ad intervenire per sfruttare particolari occasioni o attenuare talune criticità.

Conclusioni

Grafici o fondamentali? Attivo o passivo? Chi ha ragione? Le prime due scuole esplorano la realtà da punti di vista antitetici: una studia il comportamento dei prezzi, l’altra le motivazionieconomiche che li muovono. Le seconde traducono visioni contrapposte sul funzionamento dei mercati in altrettanti modelli operativi. Ma è davvero necessario schierarsi? Analisi tecnica efondamentale possono fornire spiegazioni complementari; gestione attiva e passiva possono persino convivere nello stesso portafoglio.

Torniamo così all’ipotesi di partenza: non esiste una formula valida per tutti. La strategia migliore non è quella che esce vincitrice da una disputa teorica, ma quella che, combinando strumenti e metodologie variegate, riesce a servire meglio obiettivi, tempistiche e propensione al rischio di ciascun investitore.

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