La Commissione europea ha presentato il 17 luglio la riforma del mercato delle emissioni (ETS), il principale strumento con cui l’Unione persegue la riduzione delle emissioni nocive del 90% entro il 2040 in vista della neutralità climatica del 2050. Il testo non tocca l’impianto del mercato nato vent’anni fa, ma ne ridefinisce le condizioni di accesso e, soprattutto, la destinazione dei proventi: una scelta che sposta l’ETS da strumento puramente sanzionatorio a leva di finanziamento della transizione, con implicazioni dirette sulla governance ambientale delle imprese energivore.
Il nodo centrale è quello della competitività industriale. Le associazioni datoriali di Germania, Francia e Italia — BDI, Medef e Confindustria — avevano chiesto nei giorni scorsi una revisione radicale del sistema, sostenendo che in diversi comparti l’efficienza energetica abbia già raggiunto i limiti tecnologici attuali, rendendo l’ETS assimilabile a un’imposta più che a un incentivo. Bruxelles risponde non abbandonando i certificati gratuiti per i settori a rischio di rilocalizzazione produttiva, ma prorogandone la distribuzione oltre il 2030: la curva di riduzione sarà meno ripida tra il 2031 e il 2035, mentre dal 2036 al 2040 le imprese potranno compensare fino al 2% del fabbisogno con progetti di decarbonizzazione realizzati in paesi terzi.
È tuttavia sul piano della condizionalità che la riforma introduce l’elemento più rilevante in chiave ESG. L’80% dei certificati gratuiti sarà erogato solo a fronte della pubblicazione annuale di piani di decarbonizzazione concreti da parte delle aziende beneficiarie; il restante 20% richiederà la prova dell’effettiva attuazione di tali piani. Si tratta, di fatto, di un meccanismo di rendicontazione obbligatoria che lega il beneficio economico alla trasparenza e alla verificabilità dell’impegno climatico d’impresa — un precedente che rafforza la logica di disclosure già introdotta da CSRD e tassonomia verde, questa volta applicata direttamente al mercato delle emissioni.
Riforma ETS: le principali modifiche previste
Il nuovo impianto non elimina il mercato europeo delle emissioni, ma modifica tempi, condizioni e destinazione delle risorse, collegando più direttamente gli aiuti alla decarbonizzazione effettiva.
Più tempo per adeguare impianti, processi produttivi e investimenti industriali.
Elaborazione GrifoNews sulla proposta di riforma del mercato europeo delle emissioni.
Sul fronte della destinazione dei proventi, il cambio di impostazione è netto. In vent’anni l’ETS ha generato 260 miliardi di euro, in gran parte confluiti nelle finanze pubbliche degli Stati membri: secondo il commissario al Clima Wopke Hoekstra, solo il 10% delle entrate è oggi reinvestito a favore dell’industria. La riforma impone che almeno metà dei proventi futuri sia vincolata al finanziamento di progetti di decarbonizzazione, trasformando l’ETS in uno strumento di investimento esplicitamente orientato alla competitività e all’indipendenza energetica, oltre che al clima.
Il perimetro del mercato si allarga inoltre alla gestione dei rifiuti — settore in cui operatori come Veolia e ACEA hanno segnalato il rischio di essere penalizzati per input che non controllano direttamente, spesso su commessa pubblica — e ai trasporti, con l’inclusione dei voli privati, dei voli commerciali entro i 5.000 chilometri dal centro Europa e di alcuni scali marittimi extra-UE nel vicinato allargato.
La traiettoria della riforma ETS dal 2030 al 2040
Le misure proposte distribuiscono nel tempo la riduzione delle quote gratuite, gli obblighi di decarbonizzazione e i nuovi obiettivi energetici europei.
Rendere economicamente più sostenibile l’elettrificazione dei processi produttivi.
Bilanciamento tra emissioni residue e capacità complessiva di assorbimento o rimozione.
Elaborazione GrifoNews sulla proposta europea di revisione del sistema ETS e sugli obiettivi climatici al 2040 e al 2050.
A completare il quadro, la Commissione propone un obiettivo indicativo di elettrificazione dei consumi finali del 46% entro il 2040, contro un 23% fermo da un decennio, accompagnato da un tetto al differenziale di prezzo tra elettricità e gas (2,5 volte per le famiglie, 2 volte per l’industria entro il 2030). Su quest’ultimo punto, che richiede l’unanimità degli Stati membri in materia fiscale, si gioca la tenuta politica dell’intera riforma: l’obiettivo dichiarato di far “camminare a braccetto” clima ed economia resta condizionato al consenso di governi con priorità industriali ed energetiche non sempre allineate.
Riforma ETS, imprese e decarbonizzazione
Le risposte essenziali per comprendere come potrebbe cambiare il sistema europeo di scambio delle emissioni e quali conseguenze sono previste per i settori industriali.
Il mercato europeo delle emissioni, noto come EU ETS, assegna un prezzo alle emissioni prodotte dagli impianti e dalle attività comprese nel sistema. Le imprese devono disporre di quote sufficienti a coprire le proprie emissioni, mentre il numero complessivo delle quote viene progressivamente ridotto.
La proposta concede una riduzione più graduale delle quote gratuite tra il 2031 e il 2035, senza eliminare l’obbligo di decarbonizzazione. Introduce inoltre condizioni più stringenti per ottenere le assegnazioni gratuite e vincola una parte maggiore dei proventi al finanziamento della transizione industriale.
La riforma prevede il mantenimento temporaneo delle quote gratuite per i settori maggiormente esposti al rischio di delocalizzazione produttiva. La loro assegnazione sarà però collegata alla pubblicazione di piani di decarbonizzazione e alla dimostrazione che gli interventi annunciati siano stati realmente attuati.
Le imprese beneficiarie dovranno pubblicare ogni anno piani concreti, verificabili e coerenti con la riduzione delle emissioni. Secondo la proposta, l’80% delle quote gratuite dipenderà dalla presentazione dei piani e il restante 20% dalla prova della loro effettiva esecuzione.
La Commissione propone che almeno metà dei proventi futuri venga destinata a progetti di decarbonizzazione. Le risorse dovrebbero quindi sostenere investimenti in efficienza energetica, elettrificazione, tecnologie a basse emissioni e riconversione dei processi industriali.
Il perimetro potrebbe essere ampliato alla gestione dei rifiuti e a ulteriori attività del trasporto aereo e marittimo. Tra le ipotesi figurano i voli privati, alcuni collegamenti commerciali e determinati scali marittimi situati al di fuori dell’Unione europea.
Transizione energetica · Investimenti industriali · Finanza d’impresa
La decarbonizzazione diventa obbligatoria.
Il problema è finanziare la trasformazione.
La riforma del mercato europeo delle emissioni lega sempre più direttamente competitività, accesso alle quote gratuite e realizzazione concreta dei piani di decarbonizzazione. Per molte imprese energivore questo significa programmare investimenti in nuovi impianti, efficienza energetica, elettrificazione, tecnologie produttive e riconversione dei processi, senza compromettere liquidità e sostenibilità finanziaria.
GrifoFinance, mediatore creditizio iscritto OAM al n. M538, affianca le imprese nella valutazione e nella strutturazione delle operazioni finanziarie connesse agli investimenti produttivi, individuando soluzioni di credito, leasing e finanza d’impresa coerenti con dimensione, fabbisogno e sostenibilità dell’intervento.
