Mentre l’Europa si concentra sulle dichiarazioni espansionistiche di Donald Trump sulla Groenlandia e sul Canale di Panama, a Bruxelles cresce la preoccupazione per una minaccia molto più concreta: l’assalto del presidente americano all’indipendenza della Federal Reserve.
L’attacco a Jerome Powell, presidente della Fed, non è solo una questione di politica interna statunitense. Dietro lo scontro si nasconde un rischio sistemico che potrebbe travolgere l’Europa in caso di prossima crisi finanziaria: cosa accadrebbe se gli Stati Uniti decidessero di non agire più come prestatore di ultima istanza per il sistema finanziario globale?
La domanda non è peregrina. Per la prima volta nella storia, un gruppo di banchieri centrali internazionali – tra cui Christine Lagarde per la BCE, Andrew Bailey per la Bank of England e Tiff Macklem per la Banca del Canada – è intervenuto pubblicamente in difesa di Powell, contrapponendosi apertamente al presidente americano in carica.
Le linee swap: l’assicurazione invisibile del sistema finanziario
Al centro della questione ci sono le linee di swap in dollari della Fed, uno strumento tecnico poco conosciuto ma fondamentale per la stabilità finanziaria globale. Si tratta di accordi tra banche centrali che garantiscono liquidità in dollari nei momenti di crisi, evitando il collasso dei mercati.
Questi meccanismi sono stati decisivi durante la crisi del 2008, quando la Fed ha fornito dollari alle banche europee sull’orlo del fallimento. Stesso intervento durante la crisi del debito sovrano europeo e durante la pandemia, quando la liquidità iniettata ha impedito una stretta creditizia devastante per l’economia reale.
Il problema è che la responsabilità di attivare queste linee spetta alla Fed, non all’amministrazione americana. Tuttavia il presidente può esercitare una forte influenza attraverso la nomina dei membri del board e attraverso quella che gli anglosassoni chiamano “moral suasion”.
Scenario da incubo: una Fed politicizzata
Con Trump che martella quotidianamente Powell e minaccia di rimuoverlo, con un Dipartimento di Giustizia che ha aperto un’inchiesta sul presidente della Fed per presunte false testimonianze al Congresso, lo scenario preoccupa gli analisti europei.
Gli economisti Stephen Cecchetti e Kermit Schoenholtz hanno ricordato che questo strumento ha svolto un ruolo fondamentale nel sostenere il sistema finanziario basato sul dollaro al di fuori degli Stati Uniti, isolando così il sistema americano dai rischi degli intermediari esteri. La scomparsa di questi swap potrebbe amplificare una crisi o addirittura innescarla.
Deutsche Bank attraverso i suoi analisti George Saravelos e Oliver Harvey ha definito le linee swap come un “pulsante nucleare” che gli Stati Uniti potrebbero teoricamente usare in modo selettivo come contropartita per altri obiettivi politici. Un ritiro della Fed dal ruolo di creditore internazionale di ultima istanza equivarrebbe a una sospensione del ruolo del dollaro quale valuta globale più sicura.
L’Europa senza rete di sicurezza
Il rischio per l’Europa è concreto. Nelle parole di una fonte europea coinvolta nelle discussioni sul coordinamento delle politiche economiche internazionali, riportate dall’articolo originale: quando il vicepresidente americano Vance scrisse nella famosa chat riservata di condividere l’odio per “il parassita europeo”, indicando di non sopportare di salvare di nuovo l’Europa, chi si occupa di questioni monetarie si è legittimamente chiesto come si comporterebbero gli USA nel caso di una crisi finanziaria dai potenziali effetti globali.
In questo contesto, alcuni stanno ipotizzando la creazione di una coalizione tra le 14 maggiori banche centrali (esclusa la Fed) che detengono attualmente circa 1.900 miliardi di dollari per agire da prestatore di ultima istanza in caso di necessità. Un piano B che dimostra quanto sia reale la preoccupazione.
L’autonomia strategica passa anche dalla finanza
La vicenda Trump-Fed aggiunge un tassello fondamentale al dibattito sull’autonomia strategica europea. Non si tratta solo di difesa, energia o tecnologia. Anche la stabilità finanziaria del Vecchio Continente dipende dalla buona volontà di Washington.
Con un’amministrazione americana che si sta ritirando dal sistema di coordinamento multilaterale internazionale e che usa gli strumenti di politica economica come leva coercitiva, l’Europa scopre di essere vulnerabile anche sul fronte finanziario.
L’indipendenza della Federal Reserve non è più solo una questione interna americana. È diventata una questione di sicurezza economica per l’intera Unione Europea.
APPROFONDIMENTO
Linee swap: come funziona l’assicurazione del sistema finanziario globale
Le linee di swap valutario sono accordi bilaterali tra banche centrali che consentono di scambiare temporaneamente valute nazionali. Nel caso specifico delle linee swap della Federal Reserve, il meccanismo funziona così:
Il problema di partenza
Durante una crisi finanziaria, le banche europee che hanno prestiti o investimenti denominati in dollari hanno bisogno urgente di liquidità in valuta americana. Se non riescono a ottenerla sul mercato (perché i tassi sono troppo alti o perché nessuno presta), rischiano il fallimento.
La soluzione: lo scambio temporaneo
- La BCE chiede dollari alla Fed: quando le banche europee sono in difficoltà, la Banca Centrale Europea attiva la linea swap con la Federal Reserve
- Lo scambio: la BCE consegna euro alla Fed e riceve dollari in cambio, a un tasso di cambio prestabilito
- La distribuzione: la BCE presta questi dollari alle banche europee che ne hanno bisogno
- La restituzione: dopo un periodo concordato (solitamente 7, 14 o 84 giorni), la BCE restituisce i dollari alla Fed e riottiene i suoi euro
Il costo dell’operazione
La Fed addebita una commissione per questo servizio, che attualmente è il tasso OIS (Overnight Index Swap) più uno spread aggiuntivo. Durante la crisi del 2008, questo spread era di 50 punti base; durante la pandemia è stato ridotto a 25 punti base per facilitare l’accesso alla liquidità.
Perché sono cruciali
Senza queste linee, in una crisi le banche europee sarebbero costrette a:
- Vendere asset in perdita per ottenere dollari (amplificando il crollo dei mercati)
- Pagare tassi di interesse proibitivi sul mercato interbancario
- Ridurre drasticamente i prestiti all’economia reale (credit crunch)
- In casi estremi, dichiarare fallimento
I numeri delle crisi passate
Durante la crisi finanziaria del 2008, la Fed ha fornito attraverso le linee swap oltre 580 miliardi di dollari alle banche centrali estere. Nel picco della pandemia (marzo 2020), l’utilizzo ha raggiunto i 449 miliardi di dollari in poche settimane.
| Evento | Periodo | Liquidità erogata |
|---|---|---|
| Crisi finanziaria globale | 2008-2009 | 580 mld $ |
| Crisi debito sovrano europeo | 2011-2012 | 108 mld $ |
| Pandemia COVID-19 | Marzo 2020 (picco) | 449 mld $ |
| Linee permanenti attive | BCE, Bank of England, Bank of Japan, Bank of Canada, Swiss National Bank | |
Le linee swap permanenti della Fed
La Federal Reserve mantiene linee swap permanenti e illimitate con cinque banche centrali:
- Banca Centrale Europea (BCE)
- Bank of England (Regno Unito)
- Bank of Japan (Giappone)
- Bank of Canada (Canada)
- Swiss National Bank (Svizzera)
Esistono anche linee swap temporanee con altre 9 banche centrali (tra cui Brasile, Messico, Singapore e Corea del Sud), attivabili in caso di necessità.
Il potere politico dello strumento
Proprio perché queste linee sono fondamentali per la stabilità finanziaria globale, il loro eventuale ritiro o uso selettivo rappresenterebbe un’arma economica di portata devastante. La Fed potrebbe teoricamente:
- Rifiutare di attivare le linee in caso di crisi
- Aumentare drasticamente i costi (spread più alti)
- Condizionare l’accesso alla liquidità ad accordi politici
- Favorire alcuni paesi a scapito di altri
È proprio questo potere discrezionale che preoccupa l’Europa, soprattutto con una Federal Reserve sotto pressione politica dell’amministrazione Trump.
