Non mancano i boschi, mancano le politiche. E mentre la scarsità diventa racconto utile a pochi, i cittadini pagano il riscaldamento come fosse oro.
Dai 3,90 euro del 2021 ai 6,30 euro di oggi per un sacco da 15 kg: il pellet è passato da alternativa economica a lusso di stagione.
Il mercato non è libero, è opaco. E dove manca trasparenza, prospera la speculazione.
A fine ottobre 2025, mentre le temperature scendono e le stufe si accendono, il termometro che conta davvero è quello dei prezzi.
E segna febbre alta. Altro che “cinque euro e sessanta di media nazionale”: il pellet ENplus® A1 da 15 kg si trova — quando si trova — tra 6,20 e 6,40 euro, spesso accompagnato da un eloquente cartello: “esaurito”.
Presso i rivenditori specializzati come nei punti vendita della grande distribuzione, lo scenario si ripete con ostinata regolarità.
Il Paese che non esiste: le false medie nazionali
Chi cita le medie nazionali fotografa un Paese che non esiste: quello dei polli di Trilussa, dove qualcuno lo paga cinque euro e qualcun altro resta senza.
È la cartina al tornasole di un mercato disallineato, non trasparente e permeabile alla speculazione. Un mercato dove i numeri ufficiali servono più a tranquillizzare che a informare.
Nessuna guerra, nessuna crisi. Solo assenza di controllo
Eppure non c’è nessuna guerra alle porte, nessuna carestia, nessun alibi credibile. I boschi italiani non sono finiti, non esiste una nuova crisi geopolitica né un blocco dei trasporti che possa giustificare quanto sta accadendo. Ciò che manca, semplicemente, è una filiera logistica e produttiva sotto controllo pubblico.
Le cause strutturali (e le scuse che non reggono)
La crisi del legno del 2022 ha lasciato in eredità alcuni problemi reali:
- scarsità di residui di segheria,
- aumento dei costi energetici,
- noli internazionali più cari.
Ma questi fattori, sommati, spiegano un incremento del 15%, non del 60%.
Il resto è “bonus rendita”: quella quota invisibile ma pesantissima che si distribuisce lungo la catena tra produttori, intermediari e distributori. Ciascuno si serve, nessuno controlla.
L’Europa importatrice: un paradosso verde
E l’Europa? Resta importatrice netta di pellet, nonostante le sue foreste e la capacità produttiva. Un’anomalia industriale prima ancora che ambientale, un paradosso che nessuno sembra voler risolvere.
Se l’Unione è costretta ad acquistare all’estero ciò che potrebbe produrre in casa, significa che ministri e commissari non stanno facendo il proprio lavoro. Un’Europa che dichiara “transizione verde” e poi importa combustibile per scaldarsi è una contraddizione vivente.
Un cortocircuito di sistema che pesa sulle tasche dei cittadini.
Lo Stato “dorme”, l’Antitrust tace
Intanto lo Stato dorme e l’Antitrust tace. Non risultano, ad oggi, indagini specifiche dell’AGCM sulla filiera del pellet.
Nessun provvedimento, nessuna analisi sui margini, nessun obbligo di trasparenza nei listini. Un vuoto normativo che lascia campo libero a chi gioca sull’effetto “scarsità imminente”: si insinua il panico d’acquisto, le scorte spariscono dai magazzini, i prezzi salgono.
Un meccanismo vecchio come il mondo, ma sempre efficace quando nessuno vigila.
Le soluzioni possibili: non servono miliardi, serve volontà
Eppure basterebbe poco. Non servono miliardi di investimenti, serve volontà politica.
1. Un Osservatorio Prezzi Biomasse
Sul modello di quello dei carburanti:
un portale open data aggiornato settimanalmente per provincia, che mostri:
- il prezzo al sacco presso GDO e rivenditori,
- il prezzo al bancale e sfuso (€/tonnellata),
- il differenziale rispetto a import e trasporto.
Quando gli scarti superano il 20%, dovrebbe scattare un alert automatico per l’Antitrust.
Semplice, trasparente, efficace.
2. Tracciabilità obbligatoria
Ogni grande distributore dovrebbe dichiarare giacenze e tempi di consegna.
Così si smonta la narrativa del “non si trova, quindi salirà ancora”:
un mantra che alimenta la speculazione più di qualsiasi dato reale.
3. Contratti di filiera e micro-depositi
Accordi pluriennali tra segherie, produttori e distributori, con forniture garantite e logistica sfusa certificata ENplus®.
Più trasparenza lungo la catena significa meno margine per chi specula e più stabilità per chi produce onestamente.
4. Comunicazione pubblica responsabile
Le Authority e i Ministeri devono parlare ai cittadini: pubblicare grafici chiari, dati aggiornati, curve di domanda e offerta.
L’ignoranza informativa è terreno fertile per la speculazione.
La trasparenza è l’unico antidoto efficace.
Come difendersi (in attesa che lo Stato si svegli)
Nel frattempo i cittadini possono difendersi, anche se non dovrebbe essere loro compito.
- Gruppi d’acquisto locali: riducono fino al 10% il prezzo medio.
- Pellet sfuso tracciato: espone meno alle manovre speculative.
- Segnalazioni all’AGCM: allegare scontrini o listini anomali è un dovere civico.
- Verificare la certificazione ENplus®: non è pedanteria, è sicurezza. Il falso pellet è già oggetto di sequestri della Guardia di Finanza, e comprarlo significa pagare due volte.
La tassa nascosta dell’inverno
Quando una famiglia italiana paga oggi 6,30 euro per un sacco da 15 kg, non sta pagando il legno. Sta pagando l’inerzia.
È la tassa invisibile della cattiva politica industriale, dell’assenza di controllo, della rendita di posizione che si annida dove lo Stato ha smesso di guardare. È la nuova tassa dell’inverno: invisibile nei bilanci pubblici, ma pesantissima in quelli domestici.
