Un’impresa di componentistica meccanica con sede a Brescia decide di aprire un secondo stabilimento produttivo in Puglia. Lo fa perché i costi immobiliari sono più contenuti, perché trova manodopera specializzata disponibile e perché alcuni clienti del settore aerospaziale le hanno aperto opportunità nel Sud. Prima di firmare il preliminare di acquisto dell’area, il commercialista le segnala che quell’investimento potrebbe beneficiare di un credito d’imposta tra il 15% e il 50% del valore degli asset acquistati, a seconda della dimensione aziendale.
Quello strumento è il credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno — introdotto dalla legge di bilancio 2024 e rinnovato con modifiche operative per il 2025 e 2026. Non è uno strumento riservato a chi è già presente al Sud. È accessibile a qualsiasi impresa italiana che realizzi nuovi investimenti in beni strumentali nelle regioni ammesse, indipendentemente dalla sede legale.
Il problema è che la maggior parte delle PMI del Nord non sa che esiste, oppure la ritiene — per pregiudizio — uno strumento pensato per altri. Questo articolo smonta entrambi i presupposti con dati, soglie e un caso numerico che rende il beneficio immediatamente calcolabile.
In breve
Il credito d’imposta ZES Unica 2026 vale tra il 15% e il 50% del valore degli investimenti in beni strumentali realizzati nelle otto regioni del Mezzogiorno. È accessibile a qualsiasi impresa italiana — indipendentemente dalla sede legale — che investa in queste aree. Non è un contributo a fondo perduto: è una compensazione fiscale diretta in F24. Il vincolo principale è il mantenimento dell’attività nella struttura ZES per almeno cinque anni.
Cos’è la ZES Unica e perché è rilevante per le imprese del Nord
La Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno (ZES Unica) è stata istituita con il decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito con modifiche dalla legge 13 novembre 2023, n. 162. Ha unificato in un unico regime le precedenti ZES regionali — che erano frammentate per area portuale e con governance differenziata — creando un sistema omogeneo che copre le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Lo strumento centrale è il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, disciplinato per il 2025-2026 dalla legge di bilancio 2025 (L. 207/2024). Per le imprese del Nord, il punto critico da comprendere è uno: il beneficio segue l’investimento, non la sede dell’impresa. Un’impresa lombarda che acquista un impianto produttivo in Campania è pienamente eligibile, alle stesse condizioni di un’impresa campana.
Questa asimmetria informativa — lo strumento esiste, ma non è percepito come rilevante dalle imprese fuori dalle regioni ammesse — crea una finestra di vantaggio competitivo per chi la sfrutta rispetto ai competitor che non lo fanno.
Le aliquote 2026: quanto vale il credito d’imposta
L’aliquota del credito d’imposta è differenziata in base alla dimensione aziendale, secondo la disciplina europea sugli aiuti di Stato a finalità regionale (Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027). I valori per le regioni del Mezzogiorno nelle mappe approvate dalla Commissione europea sono:
| Dimensione impresa | Aliquota | Fascia investimento | Note operative |
|---|---|---|---|
| Micro impresa | 50% | Fino a € 50 milioni | Aliquota massima — fascia ridotta |
| Piccola impresa | 35% | Fino a € 100 milioni | Fascia standard PMI — caso più diffuso |
| Media impresa | 25% | Nessun massimale esplicito | Sotto soglia de minimis aggravata |
| Grande impresa | 15% | Soggetta a notifica UE oltre certe soglie | Disciplina aiuti di Stato più stringente |
Il credito è utilizzabile in compensazione F24 dall’anno successivo all’investimento. Non cumulabile con altri incentivi automatici sugli stessi beni salvo verifica specifica. Fonte: L. 207/2024 (legge di bilancio 2025).
Per il 2026, la platea delle imprese ammesse include tutti i settori produttivi ad eccezione di quelli esplicitamente esclusi dalla normativa sugli aiuti di Stato (siderurgia, carbone, industria finanziaria, settori in difficoltà strutturale). Il commercio al dettaglio è escluso. La trasformazione agro-alimentare e il turismo sono inclusi con specifiche limitazioni.
Quali investimenti sono ammessi
Il credito d’imposta si applica ai nuovi investimenti in beni strumentali materiali e immateriali destinati a strutture produttive localizzate nelle regioni ZES Unica. La definizione operativa di investimento ammissibile include:
- Macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica destinati all’attività produttiva nella struttura ZES.
- Beni immateriali (software, licenze, sistemi informativi) funzionalmente collegati all’investimento materiale, nel limite del 50% dell’investimento materiale stesso.
- Fabbricati e costruzioni relative a nuove unità produttive o ampliamenti sostanziali di unità esistenti, se l’acquisto o la costruzione è funzionale all’attività ammessa.
- Acquisto di terreni, nel limite del 10% del valore totale degli altri investimenti ammissibili.
Sono invece esclusi: i beni di investimento usati (anche se acquisiti tramite leasing da soggetti terzi), i beni destinati alla mera sostituzione di asset obsoleti senza incremento di capacità produttiva, i veicoli non strumentali all’attività produttiva.
Un punto spesso frainteso: l’investimento deve essere in una struttura produttiva localizzata nella ZES, ma non è necessario che l’impresa abbia già una presenza nella regione. L’apertura di una nuova unità produttiva ex novo è la fattispecie più comune per le imprese del Nord che accedono allo strumento.
Caso numerico: investimento da 2 milioni, piccola impresa manifatturiera
Una piccola impresa manifatturiera (fatturato 4,5 milioni, 28 dipendenti, sede a Torino) decide di aprire una unità produttiva in Puglia per avvicinarsi ai propri clienti del settore oil & gas localizzati nell’area. L’investimento previsto:
| Voce di investimento | Importo |
|---|---|
| Acquisto capannone industriale (3.200 mq, area industriale Taranto) | € 800.000 |
| Impianti e macchinari nuovi (centri CNC, linea di assemblaggio) | € 950.000 |
| Software gestione produzione e sistemi MES | € 150.000 |
| Acquisto terreno (entro limite 10%) | € 100.000 |
| Totale investimento ammissibile | € 2.000.000 |
| Credito d’imposta ZES (aliquota piccola impresa: 35%) | € 700.000 |
| Investimento netto effettivo dopo il credito | € 1.300.000 |
Il credito di 700.000 euro è utilizzabile in compensazione F24 a partire dall’anno successivo all’effettuazione degli investimenti, spalmato su più esercizi in base alla capienza fiscale dell’impresa (IRPEF/IRES + contributi). Non deve essere restituito se l’impresa mantiene l’attività nella struttura ZES per almeno cinque anni dalla data di completamento dell’investimento.
La struttura del beneficio in questo esempio equivale a un abbattimento del 35% del costo di investimento — superiore a qualsiasi altra agevolazione automatica disponibile nel sistema italiano per investimenti di questa dimensione. A titolo di confronto, il credito Transizione 5.0 sulla stessa tipologia di investimento applicherebbe aliquote tra il 15% e il 35% solo sulla componente energeticamente efficiente, con documentazione tecnica più onerosa.
Sì. Il credito d’imposta ZES Unica è collegato al luogo in cui viene realizzato l’investimento, non alla sede legale o fiscale dell’impresa. Un’impresa lombarda, veneta o piemontese che acquista macchinari da installare in una struttura produttiva in Campania ha pieno diritto al credito, alle stesse aliquote di un’impresa campana.
La cumulabilità va verificata caso per caso. Con la Nuova Sabatini la sovrapposizione è soggetta a un massimale complessivo di aiuto (de minimis o intensità massima degli aiuti di Stato). Con il credito Transizione 5.0 la cumulabilità è ammessa ma richiede che i beni non siano stati già agevolati al 100% dalla ZES. Prima di impostare la struttura degli incentivi è necessaria un’analisi delle intensità di aiuto per non incorrere in recuperi.
Sì. Sono esclusi: industria siderurgica, carbone, costruzione navale, fibre sintetiche, settori finanziari e assicurativi, commercio al dettaglio. La trasformazione agro-alimentare e il turismo sono ammessi con specifiche limitazioni. Verificare sempre la compatibilità settoriale prima di avviare la comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate.
Il credito matura in proporzione agli investimenti realizzati entro il 31 dicembre 2026. Gli acconti versati nell’anno sono agevolabili se i beni vengono consegnati entro la stessa data o entro i termini contrattuali. Per i beni in costruzione, la percentuale di avanzamento certificata al 31 dicembre è la base di calcolo.
Il recapture: se i beni agevolati vengono dismessi, ceduti o trasferiti fuori dalla struttura ZES entro cinque anni dal completamento dell’investimento, il credito viene recuperato per intero, con interessi e sanzioni. Un vincolo da integrare nella pianificazione strategica — non un impedimento in sé — ma che richiede presidio contrattuale e contabile.
La ZES non è un’agevolazione di serie B
Il credito d’imposta ZES Unica è lo strumento di incentivo automatico con le aliquote più elevate nel sistema italiano per gli investimenti produttivi. Che sia percepito come ‘roba del Sud’ dalle imprese del Nord è un’asimmetria informativa, non una realtà giuridica. La norma non distingue in base all’origine dell’impresa, ma in base alla destinazione dell’investimento.
Per le PMI che stanno valutando espansioni produttive, acquisizioni di impianti o apertura di nuove unità operative, la ZES è una variabile che può spostare in modo significativo il ritorno sull’investimento. Trattarla come irrilevante senza averla analizzata è una scelta che ha un costo — invisibile nel conto economico, ma reale.
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