Fare da banca ai propri clienti: il costo nascosto dei 90 giorni

Una fattura a 90 giorni equivale a credito concesso al cliente. Un esempio numerico mostra perché il divario tra incassi e pagamenti non basta a misurare il capitale immobilizzato e quanto la crescita può aumentare il fabbisogno finanziario.
Clessidra tra documenti con pagamento fornitori a 30 giorni e incasso clienti a 90 giorni
Chiave di lettura
Capitale circolante · Credito commerciale

Il tempo entra nel prezzo

Il divario fra incasso e pagamento non misura da solo il capitale assorbito dal ciclo commerciale. Il cliente deve infatti all’impresa l’intero valore della vendita, mentre la dilazione ottenuta dai fornitori finanzia soltanto la quota degli acquisti incorporata nei ricavi. È questa asimmetria a trasformare un termine apparentemente ordinario in una variabile finanziaria: nell’esempio dell’articolo, 90 giorni concessi al cliente e 30 ottenuti dai fornitori non producono 60 giorni di capitale immobilizzato, ma 72. Su 6 milioni di ricavi equivalgono a circa 1,18 milioni di euro. La conseguenza emerge soprattutto quando l’impresa cresce: ogni nuovo ordine genera margine, ma richiede anche capitale prima che quel margine diventi cassa. Il termine di pagamento entra così nell’economia effettiva della vendita, anche quando non compare nel prezzo negoziato.

Relazione
(90 − 0,6 × 30) / 365 = 19,7% dei ricavi immobilizzato
Credito commerciale Capitale circolante Tempi di pagamento Crescita

Si immagini un’impresa di serramenti industriali con sei milioni di ricavi. Il caso è esemplificativo e non descrive un’azienda reale. Il cliente più importante è un grande gruppo che paga a 90 giorni mentre i fornitori dell’impresa vogliono essere saldati a 30. Il titolare conosce la differenza a memoria: sessanta giorni. Ogni volta che il portafoglio ordini cresce sa che la cassa ne risentirà e misura il disagio su quei sessanta giorni. Il conto è sbagliato per difetto. Il modo in cui lo è spiega come funziona davvero il credito tra imprese.

Il tempo del credito

Fattura → capitale → incasso

Termine di pagamento 90 giorni

Una fattura a 90 giorni è un finanziamento concesso senza istruttoria e senza interessi: quanto capitale immobilizza dipende da un conto che quasi nessuno fa.

Fattura
Incasso
Relazione economica Vendita immediata · cassa differita · capitale immobilizzato

Un prestito che nessuno chiama così

Una fattura a 90 giorni contiene un finanziamento. L’impresa consegna subito il bene o il servizio e accetta di incassare tre mesi dopo: ha prestato al cliente il valore della vendita senza istruttoria senza garanzie e senza interessi. Le condizioni le fissa quasi sempre il contraente più grande. Il Payment Observatory della Commissione europea rileva che più l’impresa è grande e meno è probabile che paghi puntualmente; la regolarità si ripete in tutti gli anni analizzati.

Settantadue giorni e non sessanta

La differenza tra 90 e 30 suggerisce sessanta giorni di fatturato bloccato. Il calcolo corretto parte da un’asimmetria. Il cliente deve all’impresa il prezzo pieno della vendita mentre i fornitori finanziano soltanto la parte di quel prezzo che l’impresa ha speso per acquistare. Se gli acquisti pesano il 60% dei ricavi trenta giorni di dilazione dei fornitori coprono l’equivalente di diciotto giorni di fatturato e non di trenta. Il capitale immobilizzato vale dunque 72 giorni di ricavi: su sei milioni sono circa 1,18 milioni di euro, il 19,7% del fatturato annuo.

La differenza che conta

Sessanta giorni sulla carta. Settantadue nella cassa.

90 − (60% × 30) giorni di incasso − copertura fornitori
Lettura intuitiva
60 giorni

90 giorni − 30 giorni

Tratta incassi e pagamenti come se riguardassero lo stesso valore economico.

Lettura economica
72 giorni

90 − (0,60 × 30)

I fornitori finanziano soltanto la quota acquistata: nell’esempio il 60% dei ricavi.

Copertura effettiva
30 giorni di dilazione × 60% di acquisti sui ricavi
18 giorni di fatturato coperti
Su 6 milioni di ricavi

Il capitale trattenuto dal ciclo commerciale equivale al 19,7% del fatturato annuo.

≈ € 1,18 mln

In formula: (giorni di incasso − peso degli acquisti × giorni di pagamento) / 365, cioè (90 − 0,6 × 30) / 365 = 19,7% dei ricavi.

Quella cifra non è l’importo da chiedere a una banca. Misura il capitale che il ciclo commerciale tiene fermo. Una parte corrisponde a costi già sostenuti. Una parte più piccola, circa 89 mila euro se il margine operativo è del 6%, è utile maturato che non è ancora diventato cassa. Come coprire il tutto resta una questione separata: risorse proprie utili trattenuti debito.

Il prezzo che non compare in listino

Se l’intero capitale fosse finanziato a debito a un tasso del 7% annuo (ipotesi di scuola) gli oneri varrebbero circa l’1,4% dei ricavi: quasi un quarto di un margine operativo del 6%. Nella realtà il costo dipende dalle fonti usate. Il punto è un altro: il termine di pagamento è una componente del prezzo che nei listini non compare. Un’impresa che concede 90 giorni senza averli messi in conto li paga con il proprio margine.

Quando arrivano gli ordini

Ogni milione di ricavi in più richiede, a parità di condizioni, circa 197 mila euro di capitale. Se l’impresa dell’esempio passa da 6 a 7,2 milioni il capitale immobilizzato sale da 1,18 a 1,42 milioni: 237 mila euro in più. Il margine operativo aggiuntivo vale circa 72 mila euro lordi e arriva in cassa dopo 90 giorni. Un grande ordine è quindi una buona notizia per il conto economico e una richiesta di capitale per la cassa.

Che cosa dicono la legge e i numeri

Per le transazioni tra imprese il D.Lgs. 231/2002 assume come termine ordinario 30 giorni dal ricevimento della fattura o dagli altri momenti previsti dall’articolo 4. Le parti possono concordare termini più lunghi. Oltre i 60 giorni l’accordo deve essere espresso, provato per iscritto e non gravemente iniquo per il creditore. Novanta giorni non è quindi vietato: è un termine che regge o cade sul giudizio di iniquità caso per caso. In caso di ritardo gli interessi decorrono dal giorno successivo alla scadenza al tasso BCE maggiorato di otto punti.

L’Europa ha provato a stringere. Nel 2023 la Commissione ha proposto un tetto di 30 giorni per tutte le transazioni commerciali e il Parlamento ha adottato la propria posizione nell’aprile 2024. Secondo l’Osservatorio legislativo la procedura è ancora in attesa della posizione del Consiglio. Per le imprese italiane vale la disciplina nazionale.

Il termine scritto, poi, non è quello reale. Secondo l’European Payment Report 2026 di Intrum le imprese europee concedono in media 43 giorni e incassano dopo 63; lo scarto era di 16 giorni nel 2023. In Italia nel secondo trimestre 2026 il 42,0% delle imprese ha pagato alla scadenza e il 53,6% dei pagamenti è arrivato con ritardo entro 90 giorni dalla scadenza (CRIBIS). Se lo scarto medio europeo si applicasse all’impresa dell’esempio i 90 giorni diventerebbero 110 e il capitale immobilizzato salirebbe a circa 1,51 milioni. Il 62% delle imprese europee dichiara inoltre di pagare a sua volta i fornitori in ritardo perché è stato pagato in ritardo. Il dato è coerente con l’idea che il vuoto si sposti lungo la filiera; non dice però dove si fermi.

Una voce da negoziare

Prima di accettare 90 giorni servono due numeri: i giorni di incasso che si registrano davvero e il peso degli acquisti sui ricavi. Con quei due numeri il termine smette di essere una condizione da subire e diventa una voce di prezzo che si può negoziare o rifiutare. La legge italiana lo consente entro limiti di equità e il tentativo europeo di fissare un tetto resta fermo. La parte che l’impresa governa è quella che ha già in mano: sapere quanto costa.

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Capitale circolante · Finanza d’impresa

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Il primo contatto ha finalità di inquadramento dell’esigenza e non costituisce concessione di credito, approvazione di un finanziamento, promessa di erogazione né garanzia del relativo esito. L’eventuale concessione del credito e le relative condizioni sono determinate dagli intermediari finanziatori.

Apparato documentale

Fonti e riferimenti

07 documenti
Criterio

Normativa, documenti europei e rilevazioni sui comportamenti di pagamento utilizzati per inquadrare termini contrattuali, ritardi e capitale circolante. I calcoli dell’esempio aziendale sono elaborazioni illustrative dell’articolo.

  1. Fonte normativa

    Repubblica Italiana. 2002. Decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Gazzetta Ufficiale n. 249, 23 ottobre 2002.

    Disciplina nazionale dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, successivamente modificata nel recepimento della direttiva 2011/7/UE.

    Consulta il testo
  2. Fonte normativa

    Repubblica Italiana. 2012. Decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192. Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per l’integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Gazzetta Ufficiale n. 267, 15 novembre 2012.

    Intervento che ha ridefinito la disciplina dei termini di pagamento e degli interessi moratori applicabile alle transazioni commerciali.

    Fonte ufficiale
  3. Documento istituzionale

    Ministero della Giustizia. 2012. Schema di D.Lgs. – Recepimento della direttiva 2011/7/UE sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali – Relazione.

    Illustra il termine ordinario di 30 giorni, la possibilità nelle transazioni tra imprese di concordare termini superiori e la maggiorazione di otto punti percentuali prevista per gli interessi legali di mora.

    Documento originale
  4. Fonte primaria UE

    European Commission. 2023. Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council on combating late payment in commercial transactions. COM(2023) 533 final, 12 September 2023. Procedure 2023/0323(COD).

    Proposta di riforma europea richiamata nell’articolo, comprendente il limite di 30 giorni per i termini di pagamento nelle transazioni commerciali.

    Documento originale
  5. Procedura legislativa UE

    European Parliament. 2024. Commercial transactions: combating late payment. Procedure 2023/0323(COD). Position adopted at first reading, 23 April 2024.

    Documenta la posizione adottata dal Parlamento europeo e lo stato della procedura legislativa, tuttora in attesa della posizione del Consiglio in prima lettura.

    Segui la procedura
  6. Report europeo

    European Commission, EU Payment Observatory. 2025. Annual Report 2025.

    Analizza i comportamenti di pagamento nell’Unione europea e rileva, tra l’altro, che all’aumentare della dimensione dell’impresa diminuisce la probabilità di pagamento puntuale.

    Fonte ufficiale
  7. Report

    Intrum. 2026. European Payment Report 2026. April 2026.

    Indagine condotta su 8.385 dirigenti in 20 Paesi europei. Documenta l’allungamento effettivo dei tempi di incasso e l’effetto a catena dei ritardi lungo le filiere.

    Consulta il report
  8. Osservatorio · Italia

    CRIBIS. 2026. Studio Pagamenti CRIBIS Secondo Trimestre 2026. 10 luglio 2026.

    Fonte dei dati italiani sulla puntualità: 42,0% di pagamenti alla scadenza, 53,6% entro 90 giorni dalla scadenza e 4,4% oltre i 90 giorni nel secondo trimestre 2026.

    Fonte ufficiale
Nota editoriale

Le fonti documentano disciplina normativa, iter europeo e dati sui comportamenti di pagamento. Gli importi relativi all’impresa esemplificativa, inclusi 72 giorni, 1,18 milioni di euro e 197 mila euro per ogni milione di ricavi aggiuntivi, derivano invece dalle ipotesi e dai calcoli esplicitati nell’articolo e non rappresentano statistiche di mercato.

Nel dossier

Dal tempo commerciale al fabbisogno finanziario

I 90 giorni diventano più leggibili se collocati nella struttura che li produce: credito tra imprese, capitale circolante e crescita assorbono cassa attraverso lo stesso meccanismo temporale.

  1. Contesto Il capitale circolante è diventato il vero mercato finanziario delle PMI

    Allarga il singolo termine di pagamento alla struttura finanziaria della filiera: chi concede tempo sta trasferendo liquidità e rischio a un’altra impresa.

  2. Applicazione Fatturato in crescita, cassa in calo: dove si ferma il denaro di una PMI che vende di più

    Porta lo stesso meccanismo dentro un caso numerico più ampio, includendo crediti, magazzino, fornitori e il momento in cui la tensione di cassa raggiunge il massimo.

  3. Passaggio successivo Fabbisogno finanziario: quanta cassa serve per crescere

    Distingue l’origine del fabbisogno dalla sua copertura: clienti, scorte e fornitori determinano natura e durata del capitale necessario prima della scelta dello strumento finanziario.

Paolo Calvi, direttore responsabile di GrifoNews
L’autore

Paolo Calvi

Direttore responsabile di GrifoNews · Analista di economia, finanza e innovazione

Paolo Calvi è direttore responsabile di GrifoNews, testata giornalistica specializzata in economia, finanza e innovazione. Firma e coordina approfondimenti dedicati al credito, alla fiscalità, alla fintech, all’intelligenza artificiale e alla trasformazione digitale, analizzandone gli effetti sulle imprese, sui mercati e sulle istituzioni.

Aree di competenza: economia, finanza, compliance, cybersecurity, fintech, intelligenza artificiale e trasformazione digitale.

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